Art. 28 - Riserbo e segreto professionale - codice deontologico forense 2014

Articolo vigente

Art. 28 - Riserbo e segreto professionale

1. È dovere, oltre che diritto, primario e fondamentale dell'avvocato mantenere il segreto e il massimo riserbo sull'attività prestata e su tutte le informazioni che gli siano fornite dal cliente e dalla parte assistita, nonché su quelle delle quali sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato.

2. L'obbligo del segreto va osservato anche quando il mandato sia stato adempiuto, comunque concluso, rinunciato o non accettato.

3. L'avvocato deve adoperarsi affinché il rispetto del segreto professionale e del massimo riserbo sia osservato anche da dipendenti, praticanti, consulenti e collaboratori, anche occasionali, in relazione a fatti e circostanze apprese nella loro qualità o per effetto dell'attività svolta.

4. È consentito all'avvocato derogare ai doveri di cui sopra qualora la divulgazione di quanto appreso sia necessaria:

a) per lo svolgimento dell'attività di difesa;

b) per impedire la commissione di un reato di particolare gravità;

c) per allegare circostanze di fatto in una controversia tra avvocato e cliente o parte assistita;

d) nell'ambito di una procedura disciplinare.

In ogni caso la divulgazione dovrà essere limitata a quanto strettamente necessario per il fine tutelato.

5. La violazione dei doveri di cui ai commi precedenti comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura e nei casi in cui la violazione attenga al segreto professionale, l'applicazione della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale da uno a tre anni.


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art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Corrispondenza riservata - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 177 - 2
La corrispondenza tra colleghi dichiarata “riservata” non può essere prodotta (né riferita) in giudizio a prescindere dal suo contenuto L’art. 28 del Codice Deontologico vieta non solo di produrre la corrispondenza riservata ma anche di riferirne in giudizio il contenuto, sussistendo riservatezza sia nell’ipotesi in cui la missiva contenga proposte transattive sia in quella in cui venga espressamente definita come riservata dal mittente (quale che ne sia il contenuto). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 177  ...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10corrispondenza tra colleghi dichiarata “riservata” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 177
La corrispondenza tra colleghi dichiarata “riservata” non può essere prodotta (né riferita) in giudizio a prescindere dal suo contenuto - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 177 L’art. 28 del Codice Deontologico (ora, art. 48) vieta non solo di produrre la corrispondenza riservata ma anche di riferirne in giudizio il contenuto, sussistendo riservatezza sia nell’ipotesi in cui la missiva contenga proposte transattive sia in quella in cui venga espressamente definita come riservata dal mittente (quale che ne sia il contenuto). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 177...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10riservatezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 130
Sul dovere di riservatezza nel rapporto tra avvocato e cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 130 La deontologia forense ha uno dei suoi pilastri fondamentali nella tutela della riservatezza del rapporto avvocato – cliente, che impone al primo il vincolo di tenere riservata la stessa esistenza del rapporto, con particolare riguardo alla trattazione/esternazione dell’oggetto del mandato difensivo (Nel caso di specie, a seguito del suicidio del proprio assistito, al malcelato fine di farsi pubblicità, il professionista rilasciava a diversi quotidiani nazionali alcune dichiarazioni relative al citato rapporto professionale, senza il consenso ma anzi con l’espresso dissenso dei familiari del cliente stesso. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare dell’avvertimento).Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 130...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10riservatezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 giugno 2014, n. 84
Il dovere di riservatezza riguarda il cliente, non la controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 giugno 2014, n. 84 Il dovere di riservatezza dell’avvocato è posto esclusivamente a tutela della sfera privata del cliente o parte assistita e non anche di quella della controparte (Nel caso di specie, l’avvocato veniva sanzionato dall’ordine di appartenenza perché, in una controversia avente ad oggetto una separazione tra coniugi, aveva inviato una comunicazione “riservata-personale” al fax di studio della controparte, avvocato in proprio, con la conseguenza che i collaboratori dello studio che avevano potuto prendere visione del fax stesso. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha cassato la decisione disciplinare).Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 giugno 2014, n. 84...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10dovere di riservatezza avvocato deontologia - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 giugno 2014, n. 84
Il dovere di riservatezza riguarda il cliente, non la controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 giugno 2014, n. 84 Il dovere di riservatezza dell'avvocato è posto esclusivamente a tutela della sfera privata del cliente o parte assistita e non anche di quella della controparte (Nel caso di specie, l'avvocato veniva sanzionato dall'ordine di appartenenza perché, in una controversia avente ad oggetto una separazione tra coniugi, aveva inviato una comunicazione "riservata-personale" al fax di studio della controparte, avvocato in proprio, con la conseguenza che i collaboratori dello studio che avevano potuto prendere visione del fax stesso. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha cassato la decisione disciplinare). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 giugno 2014, n. 84  ...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10L’uso (illecito) di telefonino da parte di un cliente detenuto - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 dicembre 2014, n. 188
L’uso (illecito) di telefonino da parte di un cliente detenuto - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 dicembre 2014, n. 188 L’avvocato non ha l’obbligo di denunciare all’autorità giudiziaria la circostanza che un proprio cliente detenuto utilizzi illecitamente un proprio apparecchio di telefonia mobile in violazione dell’art. 39 del D.M. 230 del 30/6/2000, giacché un tale onere non è previsto a suo carico né dagli artt. 331 e 333 c.p. né dal vigente codice deontologico, il quale gli impone anzi di mantenere il segreto anche “su tutto ciò di cui sia venuta a conoscenza in pendenza di mandato” (art. 9 cdf, ora artt. 13 e 28 ncdf). Ciò non significa, tuttavia, che egli possa accettare di conferire direttamente con detto cliente al di fuori dei limiti imposti dalle norme, avendo invece l’onere di far cessare tale prassi rifiutando il colloquio sin dal primo contatto telefonico o, in mancanza, dismettere il mandato, a pena di illecito deontologico. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 dicembre 2014, n. 188...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Sul dovere di riservatezza nel rapporto tra avvocato e cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 130
Sul dovere di riservatezza nel rapporto tra avvocato e cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 130 La deontologia forense ha uno dei suoi pilastri fondamentali nella tutela della riservatezza del rapporto avvocato – cliente, che impone al primo il vincolo di tenere riservata la stessa esistenza del rapporto, con particolare riguardo alla trattazione/esternazione dell’oggetto del mandato difensivo (Nel caso di specie, a seguito del suicidio del proprio assistito, al malcelato fine di farsi pubblicità, il professionista rilasciava a diversi quotidiani nazionali alcune dichiarazioni relative al citato rapporto professionale, senza il consenso ma anzi con l’espresso dissenso dei familiari del cliente stesso. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 130...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10riservatezza ufficio a pian terreno sul fronte strada,- Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 marzo 2013, n. 37
L’avvocato non può esporre i propri clienti in vetrina - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 marzo 2013, n. 37 Lo studio professionale deve garantire la riservatezza del cliente, quale esplicazione del decoro e della dignità che la funzione sociale della professione impone, sicché, qualora l’ufficio si trovi a pian terreno sul fronte strada, porte e finestre devono essere schermati o riparati dalla vista dei passanti.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 marzo 2013, n. 37...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Decoro e riservatezza nell’incasso di somme dal cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 aprile 2012, n. 57
Decoro e riservatezza nell’incasso di somme dal cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 aprile 2012, n. 57 Commette illecito disciplinare l’avvocato che intaschi il denaro corrispostogli dal cliente senza la dovuta riservatezza ovvero con modalità non consone allo stile ed al decoro della professione (Nella specie, il denaro veniva incassato per strada davanti al Tribunale). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 aprile 2012, n. 57...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10L’avvocato non può esporre i propri clienti in vetrina - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 39
L’avvocato non può esporre i propri clienti in vetrina - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 39 Lo studio professionale deve garantire la riservatezza del cliente, quale esplicazione del decoro e della dignità che la funzione sociale della professione impone, sicché, qualora l’ufficio si trovi a pian terreno sul fronte strada, porte e finestre devono essere schermati o riparati dalla vista dei passanti. Tale riservatezza, peraltro, non è rinunciabile da parte del cliente (che, in thesi, riconoscendo ictu oculi lo stato dei luoghi come “meno riservati” scegliesse comunque di affidarsi a quel professionista), giacché il relativo dovere è posto a carico dell’avvocato a tutela dell’interesse pubblico in quanto anche la riservatezza nei rapporti fra cliente e professionista garantisce lo svolgersi dell’attività di assistenza e consulenza legale nell’ottica dell’attuazione dell’ordinamento; pertanto, così come è inibito all’avvocato rivelare i nomi dei propri clienti (art. 17 CDF), non è per costui neppure possibile esporli in vetrina. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 39...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Doveri di probità, lealtà e fedeltà –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 154
Doveri di probità, lealtà e fedeltà –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 154 Patrocinio simulato – Autentica di firme non apposte alla presenza dell’interessato – Truffa ai danni di Compagnie assicurative – Sanzione disciplinare – Misura Pone in essere un contegno connotato da particolare gravità l’avvocato che svolga attività giudiziale e stragiudiziale nei confronti di compagnie di assicurazione, ottenendo indennizzi per sinistri inesistenti o per danni inesistenti riferiti ai sinistri accaduti, senza avere mai avuto né ricercato contatti diretti con i simulati ed ignoti clienti per il fatto di aver ricevuto il conferimento degli incarichi direttamente dal titolare di una carrozzeria mediante la consegna al legale fogli con firme di procura alle liti mai apposte in sua presenza eppure autenticate unitamente a quelle risultanti sulle quietanze. Mediante il compimento di atti giudiziali e stragiudiziali, invero, il legale assume specifica responsabilità nei confronti del giudice e dei controinteressati (nel caso di specie, le società assicuratrici truffate), giacchè tali atti sono assistiti da una presunzione di affidabilità circa la liceità dell’interesse tutelato e l’autenticità dichiarata dal legale, per il fatto di provenire da un avvocato la cui iscrizione all’albo implica l’osservanza dei doveri di probità, lealtà e fedeltà nonché la consapevole assunzione di responsabilità connesse al rilievo pubblicistico della funzione difensiva. (Nella specie, il C.N.F. ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due irrogata dal C.d.O.). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Piacenza, 30 ottobre 2009) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 154...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Dovere di riservatezza –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2011, n. 150
Dovere di riservatezza –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2011, n. 150 Rapporti con la stampa – Divulgazione di notizia relative al mandato – Illecito deontologico In materia di corretto rapporto tra il professionista e gli organi di stampa, pone in essere un comportamento contrario agli obblighi imposti dalla normativa deontologica il professionista che intrattenga con la stampa una crescente rapporto, consentendo la divulgazione di notizie relative al mandato difensivo conferito dal clienteLa deontologia forense ha uno dei suoi pilastri fondamentali nella tutela della riservatezza del rapporto avvocato – cliente, che impone al primo il vincolo di tenere riservata la stessa esistenza del rapporto, con particolare riguardo alla trattazione/esternazione dell’oggetto del mandato difensivo. Il rispetto di tale vincolo da parte dell’avvocato costituisce condizione imprescindibile per la realizzazione del diritto costituzionale del cittadino a difendersi, tanto più quando, come nella specie, la vicenda resa nota alla stampa, già di per se particolarmente delicata, veda coinvolta una persona minore. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Pordenone, 15 aprile 2009) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2011, n. 150...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 112 del 18 luglio 2011
Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 112 del 18 luglio 2011 Dovere di informazione veritiera e corretta – Misura – Dovere di riservatezza – Formale cessazione dell’incarico – Irrilevanza L’art. 40 c.d.f., nel disciplinare gli obblighi (o la facoltà) di informazione al cliente, impone in ogni caso una informazione corretta e veritiera, a prescindere dalla virtuale innocuità delle false comunicazioni. Un rapporto fiduciario quale è quello che lega l’avvocato al suo cliente (art. 35 c.d.f.) non può infatti tollerare alcun comportamento che violi un aspetto essenziale della “fiducia”, consistente nella completezza e verità delle informazioni destinate all’assistito, mentre la maggiore o la minore gravità di siffatte violazioni può incidere soltanto sulla misura della sanzione applicabile (nella specie, quella dell’ avvertimento).Non incide sui generali doveri di riservatezza nei confronti dei clienti la circostanza della formale cessazione del mandato. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Torino, 5 febbraio 2009). Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 112 del 18 luglio 2011...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Rapporti con la controparte –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 10
Rapporti con la controparte –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 10 Doveri di dignità – probità e decoro – Dovere di segretezza e riservatezza. Viola i doveri imposti dall’art. 5 comma II e 9 c.d.f., l’avvocato che, nell’ambito di una corrispondenza epistolare avente altro oggetto, renda noto alla società con la quale il proprio cliente intrattenga rapporti professionali lo svolgimento di un’attività giudiziale in favore di costui, nonché la circostanza del mancato pagamento del compenso maturato per tale attività difensiva, con ciò rivelando notizie assolutamente irrilevanti ed inconferenti ed altresì potenzialmente lesive dell’onore e del decoro del predetto assistito. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lucca, 18 luglio 2008) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 10...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Principi generali –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 maggio 2009, n. 26
Principi generali –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 maggio 2009, n. 26 Divieto di pubblicità – Violazione a mezzo stampa – Illecito deontologico – Sussistenza Viola il dovere di riservatezza propria della professione forense ex art. 9 C.D.F., nonché il divieto di sollecitare articoli di stampa o interviste su organi di informazione, spendendo il nome dei propri clienti ex art. 18 C.D.F., il professionista che, attraverso le pagine di un quotidiano locale divulghi il contenuto della propria corrispondenza, inviata per conto dei propri assistiti.Pone in essere un contegno contrario ai principi di correttezza e riservatezza nonché violativo del divieto di pubblicità propri della professione forense, l’avvocato professionista che in ordine alle modalità di svolgimento di un incarico professionale renda ad un giornalista dichiarazioni poi pubblicate dalla stampa al fine di pubblicizzare la propria attività professionale. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Treviso, 29 maggio 2006) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 maggio 2009, n. 26...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Divieto di pubblicità – Violazione a mezzo stampa – Illecito deontologico – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 maggio 2009, n. 26
Avvocato – Norme deontologiche – Principi generali – Divieto di pubblicità – Violazione a mezzo stampa – Illecito deontologico – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 maggio 2009, n. 26 Viola il dovere di riservatezza propria della professione forense ex art. 9 C.D.F., nonché il divieto di sollecitare articoli di stampa o interviste su organi di informazione, spendendo il nome dei propri clienti ex art. 18 C.D.F., il professionista che, attraverso le pagine di un quotidiano locale divulghi il contenuto della propria corrispondenza, inviata per conto dei propri assistiti.Pone in essere un contegno contrario ai principi di correttezza e riservatezza nonché violativo del divieto di pubblicità propri della professione forense, l’avvocato professionista che in ordine alle modalità di svolgimento di un incarico professionale renda ad un giornalista dichiarazioni poi pubblicate dalla stampa al fine di pubblicizzare la propria attività professionale. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 maggio 2009, n. 26...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10L’illecita rivelazione di notizie riguardanti un giudizio in corso - Cassazione Civile, sez. Unite, 11 dicembre 2007, n. 25816
L’illecita rivelazione di notizie riguardanti un giudizio in corso - Cassazione Civile, sez. Unite, 11 dicembre 2007, n. 25816 In tema di violazioni disciplinari da parte degli avvocati, la rivelazione di notizie relative ad una controversia in corso da parte di un avvocato che svolge il patrocinio è di per sé lesiva dell’interesse delle parti alla non pubblicizzazione delle vicende giudiziarie che le riguardano, indipendentemente dal fatto che nella specie una di esse non se ne sia lamentata, costituendo condotta idonea a pregiudicare la dignità della professione e l’immagine dell’intera classe forense. (Rigetta, Cons. Naz. Forense Roma, 6 Dicembre 2006) Cassazione Civile, sez. Unite, 11 dicembre 2007, n. 25816...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Rapporti con la stampa – Dovere di riservatezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 dicembre 2006, n. 139
Rapporti con la stampa – Dovere di riservatezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 dicembre 2006, n. 139 Viola il dovere di riservatezza proprio della professione forense (art. 9 c.d.f.), nonché il divieto di sollecitare articoli di stampa o interviste su organi di informazione, spendendo il nome dei propri clienti (art.18 c.d.f.), il professionista che, attraverso le pagine di un quotidiano locale, divulghi il contenuto di una sua lettera inviata alla controparte per conto dei propri assistiti.Integra, altresì, violazione dei principi di correttezza e riservatezza, nonché del divieto di pubblicità, proprî della professione forense, il professionista che, in ordine al contenuto della predetta missiva, renda ad un giornalista dichiarazioni poi pubblicate su un quotidiano locale, al fine di pubblicizzare la propria attività professionale, utilizzando in tal modo, per la tutela degli interessi dei propri assistiti, strumenti diversi da quelli previsti dall’ordinamento, quali la divulgazione alla stampa di censure e critiche al comportamento della controparte. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Vicenza, 6 giugno 2005). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 dicembre 2006, n. 139...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Rapporti con la stampa – Dovere di riservatezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 dicembre 2006, n. 139
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la stampa – Dovere di riservatezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 dicembre 2006, n. 139 Viola il dovere di riservatezza proprio della professione forense (art. 9 c.d.f.), nonché il divieto di sollecitare articoli di stampa o interviste su organi di informazione, spendendo il nome dei propri clienti (art.18 c.d.f.), il professionista che, attraverso le pagine di un quotidiano locale, divulghi il contenuto di una sua lettera inviata alla controparte per conto dei propri assistiti.Integra, altresì, violazione dei principi di correttezza e riservatezza, nonché del divieto di pubblicità, proprî della professione forense, il professionista che, in ordine al contenuto della predetta missiva, renda ad un giornalista dichiarazioni poi pubblicate su un quotidiano locale, al fine di pubblicizzare la propria attività professionale, utilizzando in tal modo, per la tutela degli interessi dei propri assistiti, strumenti diversi da quelli previsti dall’ordinamento, quali la divulgazione alla stampa di censure e critiche al comportamento della controparte. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 dicembre 2006, n. 139...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Dovere di correttezza e probità – Dovere di riservatezza – Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2005, n. 190
Dovere di correttezza e probità – Dovere di riservatezza – Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2005, n. 190 Dichiarazioni alla stampa enfatizzanti l’attività svolta – Pubblicità ingannevole – Illecito deontologico. Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che in numerosi articoli di stampa enfatizzi la propria attività professionale e le proprie competenze, autoreferenziandosi specialista in alcuni settori, spendendo il nome dei clienti e rilasciando dichiarazioni, relative all’attività svolta, che avrebbero dovuto rimanere riservate. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell’avvertimento). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Rovereto, 9 ottobre 2003). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2005, n. 190...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Dovere di riservatezza – Dovere di colleganza –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 maggio 2002, n. 70
Dovere di riservatezza – Dovere di colleganza –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 maggio 2002, n. 70 Utilizzo in giudizio di corrispondenza scambiata con il collega – Illecito deontologico. Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante il professionista che produca in giudizio una lettera inviatagli dal collega di controparte e contenente una proposta transattiva. La riservatezza, infatti, colpisce non solo tutte le comunicazioni espressamente dichiarate riservate ma anche le comunicazioni scambiate tra avvocati nel corso del giudizio, e quelle anteriori allo stesso, quando le stesse contengano espressioni di fatti, illustrazioni di ragioni e proposte a carattere transattivo ancorché non dichiarate espressamente “riservate”. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell’avvertimento). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Udine, 11 ottobre 1999). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 maggio 2002, n. 70...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Dovere di riservatezza –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 ottobre 2000, n. 112
Dovere di riservatezza –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 ottobre 2000, n. 112 Divieto di pubblicità – Pubblicità a dei prodotti – Illecito deontologico. Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, perché lesivo del dovere di riservatezza e del divieto di pubblicità, il professionista che in un articolo su una rivista faccia pubblicità a prodotti di bellezza, associandosi le qualità dell’avvocato con la bontà degli stessi prodotti. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Milano, 23 novembre 1998). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 ottobre 2000, n. 112...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Principi generali – Divieto di accaparramento di clientela –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 settembre 2000, n. 89
Principi generali – Divieto di accaparramento di clientela –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 settembre 2000, n. 89 Divieto di pubblicità – Dovere di decoro e riservatezza – Diffusione di notizie false circa gli incarichi ricevuti – Illecito deontologico. Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante il professionista che abbia diffuso notizie false circa gli incarichi ricevuti. (Nella specie il professionista aveva dichiarato falsamente di aver ricevuto incarichi professionali da un personaggio famoso e la notizia aveva avuto un forte riscontro nella stampa. In considerazione dei buoni precedenti disciplinari e dei gravi problemi familiari, la sanzione della sospensione è stata ridotta da mesi sei a mesi due). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Padova, 3 aprile 1998). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 settembre 2000, n. 89...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Dovere di difesa –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 settembre 2000, n. 81
Dovere di difesa –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 settembre 2000, n. 81 Dovere di riservatezza – Comunicazione del mandato di cattura e dell’interrogatorio dal proprio assistito ad altro soggetto – Illecito deontologico – Non sussiste. Non commette illecito deontologico e violazione del dovere di riservatezza l’avvocato che, venuto a conoscenza del mandato di cattura emesso nei confronti di un suo cliente ed avuta copia dell’interrogatorio, non secretato ex art. 329 c.p.p., lo comunichi, autorizzato dal cliente, ad altro avvocato coinvolto nella vicenda. (Nella specie è stata confermata la decisione di archiviazione). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Torino, 20 settembre 1996). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 settembre 2000, n. 81...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Dovere di riservatezza –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 febbraio 2000, n. 2
Avvocato – Norme deontologiche – Principi generali – Dovere di riservatezza –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 febbraio 2000, n. 2 Dovere di verità – Diffusione di notizie apprese in ragione del mandato – Espressioni offensive nei confronti di ex-clienti – Autentica di firma non verificata – Illecito deontologico. Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante il professionista che autentichi firme apposte non in sua presenza e che diffonda notizie apprese in ragione del mandato svolto ed usi espressioni offensive e minacciose nei confronti di ex-clienti. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per mesi due). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Mantova, 2 dicembre 1997). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 febbraio 2000, n. 2...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Rapporti con i colleghi –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 1995, n. 110
Rapporti con i colleghi –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 1995, n. 110 Dovere di colleganza e riservatezza – Dovere di difesa. Nemmeno il fine, peraltro commendevole, di dare il massimo della tutela all’interesse del proprio cliente, fosse anche quello della libertà personale, può giustificare la lesione del principio deontologico legato al dovere di riservatezza in ordine alle comunicazioni tra colleghi, vero cardine sul quale poggia la deontologia forense. (Nella specie è stata inflitta la sanzione dell’avvertimento). (Rigetta ricorso avverso decisione C.d.O. di Bergamo dell’1 dicembre 1992). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 1995, n. 110...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 24
Avvocato e procuratore – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 24 Dovere di riservatezza – Citazione del nome del cliente in una intervista anche a distanza di tempo dalla conclusione del rapporto – Violazione – Sussiste. Il diritto del cliente a non essere pubblicamente citato non viene meno per il fatto che le sue traversie siano state, al tempo dei fatti e dei processi, di pubblico dominio. Se è impossibile concepire un diritto alla riservatezza nel clamore comunicativo che esplode quando determinati fatti si verificano, o in occasione dei pubblici processi che li riguardano, è evidente che, passate tali evenienze, i protagonisti di esse recuperano una legittima attesa ad essere dimenticati. L’avvocato che, senza il consenso del cliente, ne cita il nome riferendo fatti che riguardano la sua vita privata e dei quali aveva avuto cognizione a causa e nell’esercizio del suo mandato professionale, viola i doveri di correttezza e di lealtà che devono informare il suo comportamento. (Accoglie parzialmente ricorso avverso decisione del C.d.O. di Roma dell’11 marzo 1993). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 24...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Rapporti con la parte assistita e con i terzi –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 25
Avvocato e procuratore – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita e con i terzi –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 25 Dovere di segretezza e riservatezza e divieto di pubblicità – Fattispecie. Viola i doveri di dignità e decoro professionale e, in specie, il divieto di pubblicità, unitamente al dovere di segretezza e riservatezza, l’avvocato che nel corso di un’intervista rilasci ai giornalisti notizie obiettivamente pregiudizievoli per il proprio assistito, anche al fine di porre in risalto la propria figura di professionista. (Rigetta ricorso avverso decisione del C.d.O. di Torino del 16 dicembre 1992). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 25...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Citazione del nome del cliente in una intervista anche a distanza di tempo dalla conclusione del rapporto – Violazione – Sussiste - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 24
Avvocato e procuratore – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita – Dovere di riservatezza – Citazione del nome del cliente in una intervista anche a distanza di tempo dalla conclusione del rapporto – Violazione – Sussiste - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 24 Il diritto del cliente a non essere pubblicamente citato non viene meno per il fatto che le sue traversie siano state, al tempo dei fatti e dei processi, di pubblico dominio. Se è impossibile concepire un diritto alla riservatezza nel clamore comunicativo che esplode quando determinati fatti si verificano, o in occasione dei pubblici processi che li riguardano, è evidente che, passate tali evenienze, i protagonisti di esse recuperano una legittima attesa ad essere dimenticati. L’avvocato che, senza il consenso del cliente, ne cita il nome riferendo fatti che riguardano la sua vita privata e dei quali aveva avuto cognizione a causa e nell’esercizio del suo mandato professionale, viola i doveri di correttezza e di lealtà che devono informare il suo comportamento. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 marzo 1995, n. 24...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Divieto di pubblicità e dovere di riservatezza – Intervista rilasciata ad un giornale con cui si evidenzia la propria capacità professionale –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 1994, n. 71
Divieto di pubblicità e dovere di riservatezza – Intervista rilasciata ad un giornale con cui si evidenzia la propria capacità professionale –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 1994, n. 71 Illecito deontologico – Sussiste – Avvertimento. Viola il divieto di pubblicità e il dovere di riservatezza l’Avvocato che, nel rilasciare un’intervista ad un mensile, abbia sottolineato la propria capacità ed esperienza professionale attraverso l’acquisizione di vari clienti (indicati nominativamente e con precisazione dell’attività svolta). (Nel caso di specie il Consiglio Nazionale Forense, tenuto conto dell’errore materiale in cui era incorso il C.d.O. per essersi espresso nel senso di «dover contenere nel minimo l’entità della sanzione da infliggere», ha applicato la sanzione dell’avvertimento in luogo della censura). (Accoglie parzialmente ricorso contro decisione Consiglio Ordine Milano, 14 ottobre 1991). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 1994, n. 71...
art. 28 - Riserbo e segreto professionale (2014) - Foroeuropeo freccia_27_10Intervista rilasciata ad un giornale con cui si evidenzia la propria capacità professionale – Illecito deontologico – Sussiste – Avvertimento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 1994, n. 71
Divieto di pubblicità e dovere di riservatezza – Intervista rilasciata ad un giornale con cui si evidenzia la propria capacità professionale – Illecito deontologico – Sussiste – Avvertimento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 1994, n. 71 Viola il divieto di pubblicità e il dovere di riservatezza l’Avvocato che, nel rilasciare un’intervista ad un mensile, abbia sottolineato la propria capacità ed esperienza professionale attraverso l’acquisizione di vari clienti (indicati nominativamente e con precisazione dell’attività svolta). (Nel caso di specie il Consiglio Nazionale Forense, tenuto conto dell’errore materiale in cui era incorso il C.d.O. per essersi espresso nel senso di «dover contenere nel minimo l’entità della sanzione da infliggere», ha applicato la sanzione dell’avvertimento in luogo della censura). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 1994, n. 71...


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