Il consulente tecnico (art. 61 c.p.c.)

Il consulente tecnico (art. 61 c.p.c.)

Il Consulente Tecnico d'Ufficio nasce come figura professionale con l'art. 61 del codice di procedura civile e con le disposizioni attuative dello stesso, viene collocato nel C.P.C. (art. da 61 a 64)
tra gli ausiliari del Giudice nel titolo "Degli Organi Giudiziari". La nuova normativa pertanto, a differenza della abrogata che includeva la perizia tra le prove processuali, pone in evidenza l'aspetto
soggettivo dell'istituto e cioè il consulente tecnico, regolando la sua nomina ed attività nella sezione dedicata all'istruzione probatoria. (art. 191 e ss C.P.C.) La dottrina processualcivilistica non le
riconosce natura di vero e proprio mezzo di prova se non è unico o più appropriato strumento di accertamento.

Il Consulente Tecnico, investito di pubblica funzione, assiste il Giudice ordinario in singoli atti o per tutto il processo nell'acquisizione delle prove fornendo i chiarimenti tecnici ( artt. 194 e seg.)
che gli vengono richiesti in udienza ed in camera di consiglio.

Pertanto, collabora con il Giudice per assisterlo e consigliarlo nel campo della propria particolare esperienza fornendo la valutazione tecnica sulla quale il giudice darà la sua valutazione giuridica.

Il Giudice, qualora in causa siano già stati espletati i mezzi di prova, può affidare al C.T.U. l'incarico di valutare i fatti da lui stesso accertati o dati per esistenti. Diversamente può chiedere di
accertare i fatti stessi. In tal caso la consulenza costituirà "fonte oggettiva di prova" dovendo accertare i fatti posti dalle parte a fondamento del proprio diritto.

Il professionista per accedere all'iscrizione presso l'Albo, o Elenco, suddiviso per categorie ed istituito in ogni Tribunale, deve appartenere ad un Collegio od Ordine professionale legalmente
riconosciuto, anche se, dietro parere del Presidente del Tribunale, il Giudice può nominare anche un soggetto non iscritto in alcun Albo, ma fornito della competenza tecnica particolare richiesta
nella fattispecie; se le parti non si oppongono, il Giudice può anche nominare chi, non abilitato, non sia quindi iscritto ad alcun ordine professionale.

L'art. 61 del cpc, prevedendo che la scelta del consulente deve essere fatta normalmente tra le persone iscritte in albi speciali, enuncia solo una direttiva, ma non pone un limite al giudice. La scelta
del consulente che questi faccia, non è in alcun modo sindacabile in sede di legittimità (Cass. Sezione II, sentenza 12 aprile 2001, n. 5473).

In attuazione della direttiva Comunitaria n. 84/253 possono essere iscritti all'Albo dei CTU anche i Revisori Contabili non iscritti in albi professionali.

Detto inserimento è stato confermato dalla Corte d'Appello di Trento con decisione del 18/07/1997 "Nel merito, osservasi che il Registro dei Revisori Contabili istituito con D.L.gs. del
27/01/1992, presenta tutti i requisiti per essere ritenuto equipollente, ad ogni effetto, ad albo professionale per categorie commerciali, previsto dall'art. 13 delle citate disp. att. c. p. c.".

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