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2729. Presunzioni semplici.

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Codice Civile Libro Sesto: DELLA TUTELA DEI DIRITTI Titolo II: DELLE PROVE Capo IV: DELLE PRESUNZIONI Art.2729. Presunzioni semplici.

Art. 2729. Presunzioni semplici.

1. Le presunzioni non stabilite dalla legge sono lasciate alla prudenza del giudice, il quale non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti.

2. Le presunzioni non si possono ammettere nei casi in cui la legge esclude la prova per testimoni.

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Indennizzo del danno da emotrasfusioni – Cass. n. 29453/2020Indennizzo del danno da emotrasfusioni – Cass. n. 29453/2020

Assistenza e beneficenza pubblica - prestazioni assistenziali - Indennizzo del danno da emotrasfusioni - Decadenza ex l. n. 238 del 1997 - Decorrenza - Presupposti - Consapevolezza del nesso causale tra patologia ed emotrasfusione - Riferimento alle conoscenze comuni dell'uomo medio integrate da diagnosi mediche - Necessità - Fattispecie.

In tema di indennizzo in favore di soggetti danneggiati da epatite post-trasfusionale, la decorrenza del termine triennale di decadenza per la proposizione della domanda, previsto dall'art. 3, comma 1, della l. n. 210 del 1992, come modificato dalla l. n. 238 del 1997, va stabilita ricostruendo il momento in cui deve ritenersi maturata in capo all'interessato la conoscibilità del nesso causale tra la trasfusione e la patologia, sulla base di indici oggettivi e con alto grado di probabilità, alla luce delle nozioni comuni dell'uomo medio, eventualmente integrate da valutazioni mediche e secondo il parametro dell'ordinaria diligenza. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione emessa in sede di giudizio di rinvio, sul rilievo che lo specifico accertamento demandato dalla sentenza rescindente in punto di consapevolezza su quel nesso era stato disatteso con motivazione tautologica e con ragionamenti meramente congetturali, in violazione dell'art. 2729 c.c.).

Corte di Cassazione, Sez. L - , Ordinanza n. 29453 del 23/12/2020

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2729

corte

cassazione

29453

2020

Diritto alla maggiorazione contributiva da esposizione all'amianto – Cass. n. 27761/2020Diritto alla maggiorazione contributiva da esposizione all'amianto – Cass. n. 27761/2020

Previdenza (assicurazioni sociali) - contributi assicurativi - Diritto alla maggiorazione contributiva da esposizione all'amianto - Prescrizione - Decorrenza - Atti ministeriali di indirizzo e coordinamento - Presunzione legale di conoscenza - Esclusione - Fattispecie.

Ai fini della decorrenza della prescrizione del diritto al riconoscimento dei benefici previdenziali previsti dall'art. 13, comma 8, della l. n. 257 del 1992 per l'esposizione ad amianto, non sussiste la presunzione assoluta di conoscenza dell'atto ministeriale di indirizzo e coordinamento, con il quale il Ministero del lavoro riconosce l'esposizione qualificata di tutti gli addetti operanti in determinati reparti, né può presumersi la conoscenza da parte del lavoratore di avere svolto la sua attività in stabilimento o in reparto con nota esposizione quotidiana alle emissioni di amianto, rientrante tra quelli indicati nell'atto di indirizzo, non esistendo alcun riferimento normativo che confermi la ricorrenza di una presunzione legale, assoluta o relativa, in ordine a tali due circostanze.(In attuazione del predetto principio, la S.C. ha cassato la pronuncia di merito che aveva dichiarato la prescrizione decennale del diritto del lavoratore ad ottenere il riconoscimento dei benefici previdenziali da amianto con decorrenza dalla data dell'atto ministeriale che riconosceva l'esposizione qualificata di tutti gli addetti operanti nel reparto oligofrene dello stabilimento, in cui prestava le sue funzioni il lavoratore, ritenendo presunta la conoscenza dell'atto di indirizzo e notoria l'appartenenza del reparto tra quelli indicati nell'atto di indirizzo).

Corte di Cassazione, Sez. L - , Ordinanza n. 27761 del 03/12/2020

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2729, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2728

corte

cassazione

27761

2020

Redazione del bilancio - Mancata corrispondenza della materia tributaria con quella civilistica - Cass. n. 25501/2020Redazione del bilancio - Mancata corrispondenza della materia tributaria con quella civilistica - Cass. n. 25501/2020

Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - scritture contabili - inventario e bilancio - Redazione del bilancio - Mancata corrispondenza della materia tributaria con quella civilistica - Fondamento - Differenza tra utile e reddito imponibile - Conseguenze.

I principi civilistici in materia di predisposizione del bilancio non sono vincolanti in ambito tributario, in quanto il reddito imponibile non corrisponde all’utile civilistico, ben potendo il Fisco pretendere che sia fornita la prova della correlazione tra operazioni contabili e realtà economiche e, ai sensi dell'art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 600 del 1973, valutare in via presuntiva, ai fini reddituali, anche le passività dichiarate ma inesistenti o prescindere del tutto dalle risultanze di bilancio, salva la prova contraria riconosciuta al contribuente.

Corte di Cassazione, Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 25501 del 12/11/2020 (Rv. 659825 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2425_1, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729

corte

cassazione

25501

2020

Prova dell'esistenza del testamento - distruzione del testamento olografo – Cass. n. 22191/2020Prova dell'esistenza del testamento - distruzione del testamento olografo – Cass. n. 22191/2020

Prova civile - documentale (prova) - scrittura privata - verificazione – disconoscimento - Irreperibilità del testamento olografo di cui si produca una copia informale - Equiparazione alla sua distruzione - Effetti - Presunzione di revoca tacita - Sussistenza - Conseguenze - Mancato disconoscimento della conformità della copia dell'olografo all'originale - Irrilevanza - Prova dell'esistenza del testamento - Ammissibilità - Contenuto. Successioni "mortis causa" - successione testamentaria - testamento in genere - revocazione delle disposizioni testamentarie - tacita - distruzione del testamento olografo

L'irreperibilità del testamento olografo, di cui si provi l'esistenza in un certo tempo, mediante la produzione di una copia informale, è equiparabile alla sua distruzione e, pertanto, ingenera una presunzione di revoca dello stesso, non scalfita dal mancato disconoscimento della conformità all'originale - rilevante solo una volta che sia superata la detta presunzione -, rispetto alla quale grava su chi vi ha interesse l'onere di provare che esso "fu distrutto, lacerato o cancellato da persona diversa dal testatore" oppure che costui "non ebbe intenzione di revocarlo". Tale prova, salvo che la scomparsa sia dovuta a chi agisce per la ricostruzione del testamento medesimo, può essere data con ogni mezzo, dimostrando l'esistenza dell'olografo al momento della morte ovvero che esso, seppur scomparso prima della morte del testatore, sia stato distrutto da un terzo o sia andato perduto fortuitamente o, comunque, senza alcun concorso della volontà del testatore ovvero, ancora, che la distruzione del testamento da parte di costui non era accompagnata dall'intenzione di togliere efficacia alle disposizioni ivi contenute.

Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 22191 del 14/10/2020 (Rv. 659329 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_0684, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Civ_art_2724, Cod_Civ_art_2725, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2719

corte

cassazione

22191

2020

Occupazione immobiliare abusiva – Cass. n. 21272/2020Occupazione immobiliare abusiva – Cass. n. 21272/2020

Risarcimento del danno - Danno da occupazione immobiliare abusiva - Prova per presunzioni - Ammissibilità - Fattispecie.

Nel caso di occupazione illegittima di un immobile, il danno subito dal proprietario discende dalla menomazione della facoltà di godimento anche indiretta del bene e ben può essere apprezzato sul piano presuntivo. (Nella fattispecie, la S.C. ha cassato la decisione gravata che aveva rigettato la domanda risarcitoria da occupazione "sine titulo"perché non vi era prova che il bene, ove lasciato libero, sarebbe stato fruttuosamente utilizzato).

Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 21272 del 05/10/2020 (Rv. 659368 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_1223, Cod_Civ_art_1226, Cod_Civ_art_2043, Cod_Civ_art_2056, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

corte

cassazione

21272

2020

Validità della presunzione - Requisiti - Dati meramente ipotetici – Cass. n. 20342/2020Validità della presunzione - Requisiti - Dati meramente ipotetici – Cass. n. 20342/2020

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) -Validità della presunzione - Requisiti - Dati meramente ipotetici - Insufficienza.

Una presunzione giuridicamente valida non può fondarsi su dati meramente ipotetici, ma, trattandosi di una deduzione logica, deve essere desunta da fatti certi sulla base di massime di esperienza o dell'"id quod plerumque accidit"; al contrario, la congettura è una mera supposizione che si ricava da fatti incerti in via di semplice ipotesi.

Corte di Cassazione, Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 20342 del 28/09/2020 (Rv. 659250 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2728, Cod_Civ_art_2729

CORTE

CASSAZIONE

20342

2020

Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari - azione di riduzione – Cass. n. 18199/2020Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari - azione di riduzione – Cass. n. 18199/2020

Successioni "mortis causa" - successione necessaria - reintegrazione della quota di riserva dei legittimari - azione di riduzione (lesione della quota di riserva) -Onere di allegazione a carico dell'attore - Indicazione, in termini numerici, del valore dei beni interessati dalla riunione fittizia - Esclusione.

Nel caso di esercizio dell'azione di riduzione, il legittimario, ancorché abbia l'onere di precisare entro quali limiti sia stata lesa la sua quota di riserva, indicando gli elementi patrimoniali che contribuiscono a determinare il valore della massa ereditaria nonché, di conseguenza, quello della quota di legittima violata, senza che sia necessaria all'uopo l'indicazione in termini numerici del valore dei beni interessati dalla riunione fittizia e della conseguente lesione, può, a tal fine, allegare e provare, anche ricorrendo a presunzioni semplici, purché gravi precise e concordanti, tutti gli elementi occorrenti per stabilire se, ed in quale misura, sia avvenuta la lesione della riserva.

Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 18199 del 02/09/2020 (Rv. 659096 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_0553, Cod_Civ_art_0556, Cod_Civ_art_0564, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729

CORTE

CASSAZIONE

18199

2020

Società di capitale a base ristretta - Accertamento di maggior reddito - Cass. n. 16913/2020     Società di capitale a base ristretta - Accertamento di maggior reddito - Cass. n. 16913/2020

Tributi erariali diretti - imposta sul reddito delle persone fisiche (i.r.p.e.f.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - redditi di capitale -imputazione irpeg - Società di capitale a base ristretta - Accertamento di maggior reddito - Presunzione di distribuzione ai soci - Riscontri bancari - Necessità - Esclusione.

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di società di capitali con ristretta base partecipativa, ove sia accertata la percezione di redditi societari non contabilizzati, opera la presunzione di loro distribuzione "pro quota" ai soci, salva la prova contraria che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti dalla società, non occorrendo che l'accertamento emesso nei confronti dei soci risulti fondato anche su elementi di riscontro tesi a verificare, attraverso l'analisi delle loro movimentazioni bancarie, l'intervenuto acquisto di beni di particolare valore, non giustificabili sulla base dei redditi dichiarati.

Corte di Cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 16913 del 11/08/2020 (Rv. 658657 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

corte

cassazione

16913

2020

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - Cass. n. 15401/2020Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - Cass. n. 15401/2020

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - per giustificato motivo - obiettivo - Possibilità del "repêchage" - Grave crisi economica ed organizzativa dell'impresa - Indicazione da parte del lavoratore di posizioni lavorative disponibili - Accertata insussistenza di dette posizioni - Conseguenze - Fattispecie.

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sebbene non sussista un onere del lavoratore di indicare quali siano al momento del recesso i posti esistenti in azienda ai fini del "repêchage", ove il lavoratore medesimo, in un contesto di accertata e grave crisi economica ed organizzativa dell'impresa, indichi le posizioni lavorative a suo avviso disponibili e queste risultino insussistenti, tale verifica ben può essere utilizzata dal giudice al fine di escludere la possibilità del predetto "repêchage". (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la possibilità di un reimpiego del lavoratore in mansioni inferiori rientranti nel suo bagaglio professionale, per avere ciò verificato anche mediante la ravvisata insussistenza delle posizioni lavorative indicate dal lavoratore medesimo come disponibili).

Corte di Cassazione, Sez. L, Ordinanza n. 15401 del 20/07/2020 (Rv. 658574 - 02)

Riferimenti normativi: Cod_Proc_Civ_art_414, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729

corte

cassazione

15401

2020

Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Cass. n.11925/2020Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Cass. n.11925/2020

Protezione internazionale - Dichiarazioni del richiedente - Valutazione - Criteri procedimentali di cui all'art. 3, comma 5, del d.lgs. n. 251 del 2007 e criteri generali - Giudizio di inattendibilità - Sindacabilità in sede di legittimità - Limiti.

In materia di protezione internazionale, la valutazione di affidabilità del richiedente è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione che deve essere svolta alla luce dei criteri specifici, indicati dall'art. 3, comma 5, del d.lgs. n. 251 del 2007, oltre che di quelli generali di ordine presuntivo, idonei ad illuminare circa la veridicità delle dichiarazioni rese; sicché, il giudice è tenuto a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, i cui esiti in termini di inattendibilità costituiscono apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti dell'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

Corte di Cassazione Sez. 3 - , Ordinanza n. 11925 del 19/06/2020 (Rv. 658017 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Proc_Civ_art_116, Cod_Proc_Civ_art_360_1

CORTE

CASSAZIONE

11925

2020

Azione revocatoria ordinaria - Prova della Azione revocatoria ordinaria - Prova della "participatio fraudis" del terzo - Cass. n. 10928/2020

Responsabilita' patrimoniale - conservazione della garanzia patrimoniale - revocatoria ordinaria (azione pauliana) Rapporti con la simulazione - condizioni e presupposti (esistenza del credito, "eventus damni, consilium fraudis et scientia damni") Prova della "participatio fraudis" del terzo - Ricorso alle presunzioni semplici - Ammissibilità - Rapporti di convivenza extramatrimoniale - Rilevanza - Fattispecie.

 

La prova della "participado fraudis" del terzo, necessaria per l'accoglimento dell'azione revocatoria ordinaria nel caso in cui l'atto dispositivo sia oneroso e successivo al sorgere del credito, può essere ricavata anche da presunzioni semplici, ivi compresa la sussistenza di rapporti di convivenza extramatrimoniale tra il debitore e il terzo tali da rendere estremamente inverosimile che quest'ultimo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da critiche la sentenza di appello che aveva attribuito rilevanza, a fini probatori, ad un rapporto affettivo e personale cessato nella convivenza, ma non venuto meno nella frequentazione e nella confidenza reciproca, data pure l'esistenza di figli minori in comune).

Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 10928 del 09/06/2020 (Rv. 658216 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Civ_art_2901

Revocatoria

Ordinaria

Pauliana

Azione

corte

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10928

2020

Edilizia popolare ed economica - cooperative edilizie – Corte di Cassazione Sez. 3 - , Ordinanza n. 10804 del 05/06/2020 (Rv. 657964 - 02)Edilizia popolare ed economica - cooperative edilizie – Corte di Cassazione Sez. 3 - , Ordinanza n. 10804 del 05/06/2020 (Rv. 657964 - 02)

Ritardato rilascio di immobile da parte del socio estromesso - Danno - Liquidazione in via equitativa - Ammissibilità - Criteri.

Il danno subito da una società cooperativa edilizia per effetto del ritardato rilascio dell'alloggio da parte del socio estromesso può essere liquidato in via equitativa ex art. 2727 c.c., anche in mancanza di una prova specifica del suo esatto ammontare, avuto riguardo all'oggetto sociale, al presumibile uso che la medesima società avrebbe fatto del bene nel caso di tempestiva riconsegna, alla durata dell'occupazione illegittima ed alle caratteristiche dell'immobile.

 Corte di Cassazione Sez. 3- , Ordinanza n. 10804 del 05/06/2020 (Rv. 657964 - 02)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_1223, Cod_Civ_art_1226, Cod_Civ_art_2043, Cod_Civ_art_2056, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

Tributi (in generale) - accertamento tributario (nozione) - avviso di accertamento - notifica - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Ordinanza n. 10131 del 28/05/2020 (Rv. 657732 - 01)Tributi (in generale) - accertamento tributario (nozione) - avviso di accertamento - notifica - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Ordinanza n. 10131 del 28/05/2020 (Rv. 657732 - 01)

Notifica atti impositivi - Notificazione diretta a mezzo posta - Temporanea assenza del destinatario - Rilascio dell'avviso di giacenza ai sensi del regolamento postale - Sufficienza - Iter notificatorio semplificato - Fondamento - Mancata previsione della comunicazione di avvenuta notifica - Irrilevanza - Spedizione di raccomandata "informativa" contenente l'avviso di giacenza - Necessità - Esclusione.

In tema di notifica diretta degli atti impositivi, eseguita a mezzo posta dall'Amministrazione senza l'intermediazione dell'ufficiale giudiziario, in caso di mancato recapito per temporanea assenza del destinatario, la notificazione si intende eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio dell'avviso di giacenza e di deposito presso l'Ufficio Postale (o dalla data di spedizione dell'avviso di giacenza, nel caso in cui l'agente postale, sebbene non tenuto, vi abbia provveduto), trovando applicazione in detto procedimento semplificato, posto a tutela delle preminenti ragioni del fisco, il regolamento sul servizio postale ordinario che non prevede la comunicazione di avvenuta notifica, avendo peraltro n. 175 del 2018 ritenuto legittimo l'art. 26, comma 1, d.P.R. 602 del 1973 (nel rilievo che il ragionevole bilanciamento degli interessi pubblici e privati è comunque assicurato dalla facoltà per il contribuente di richiedere la rimessione in termini, ex art. 153 c.p.c., ove dimostri, anche sulla base di idonei elementi presuntivi, di non aver avuto conoscenza effettiva dell'atto per causa a lui non imputabile).

Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Ordinanza n. 10131 del 28/05/2020 (Rv. 657732 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Proc_Civ_art_153, Cod_Civ_art_2729

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - in genere - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 8814 del 12/05/2020 (Rv. 657836 - 01)Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - in genere - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 8814 del 12/05/2020 (Rv. 657836 - 01)

Fatto oggetto di una testimonianza - Presunzioni semplici - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Ricostruzione del fatto dando preferenza alle presunzioni semplici rispetto alle prove dirette - Indicazione delle ragioni per cui risulta inattendibile la prova diretta da parte del giudice - Necessità.

Non è consentito fare ricorso alle presunzioni semplici per desumere, ai sensi dell'art. 2729 c.c., dal fatto noto uno ignoto, quando quest'ultimo ha costituito oggetto di prova diretta, in quanto, da un lato, ciò esclude che il fatto possa considerarsi "ignoto" e, dall'altro, lo stesso contrasto fra le risultanze di una prova diretta (nella specie, una testimonianza oculare) e le presunzioni semplici priva queste dei caratteri di gravità e precisione, con la conseguenza che il giudice di merito, il quale intenda basare la ricostruzione del fatto su presunzioni semplici, ha prima l'obbligo di illustrare le ragioni per cui ritiene inattendibili le prove dirette che depongono in senso contrario, non potendosi limitare ad una generica valutazione di maggiore persuasività delle dette presunzioni.

Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 8814 del 12/05/2020 (Rv. 657836 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2729, Cod_Proc_Civ_art_244, Cod_Proc_Civ_art_132

Borsa - Abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998 - Prova della condotta illecita - Presunzioni - Ammissibilità – Fondamento - Cass. n. 8782/2020Borsa - Abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998 - Prova della condotta illecita - Presunzioni - Ammissibilità – Fondamento - Cass. n. 8782/2020

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - in genere.

Sanzioni amministrative - applicazione - opposizione - procedimento - in genere.

In tema di abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998, non esiste alcuna incompatibilità tra tale condotta ed il suo accertamento mediante presunzioni semplici, essendo, piuttosto, la prova presuntiva spesso l'unica che consenta di accertare il possesso delle dette informazioni, dal momento che il trasferimento di queste si attua, di regola, con modalità che escludono attività di documentazione, mentre la rappresentazione dell'"insider trading" attraverso prove orali è eventualità per lo più esclusa dalla naturale riservatezza delle comunicazioni e dalla mancata conoscenza, da parte della Consob, di quanti, vicini all'incolpato, potrebbero fornire precise informazioni al riguardo.

Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 8782 del 12/05/2020 (Rv. 657699 - 03)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Civ_art_2697

corte

cassazione

8782

2020

Risarcimento del danno - patrimoniale e non patrimoniale (danni morali) - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 7748 del 08/04/2020 (Rv. 657507 - 01)Risarcimento del danno - patrimoniale e non patrimoniale (danni morali) - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 7748 del 08/04/2020 (Rv. 657507 - 01)

Lesione da sinistro stradale - Danno patito dagli stretti congiunti “iure proprio” - Sconvolgimento delle abitudini di vita - Necessità - Esclusione - Prova - Rapporto di stretta parentela - Valenza presuntiva - Sussistenza - Fattispecie.

In tema di lesioni conseguenti a sinistro stradale, il danno "iure proprio" subito dai congiunti della vittima (nella specie, i suoi genitori e fratelli) non è limitato al solo totale sconvolgimento delle loro abitudini di vita, potendo anche consistere in un patimento d'animo o in una perdita vera e propria di salute. Tali pregiudizi possono essere dimostrati per presunzioni, fra le quali assume rilievo il rapporto di stretta parentela esistente fra la vittima ed i suoi familiari che fa ritenere, secondo un criterio di normalità sociale, che essi soffrano per le gravissime lesioni riportate dal loro prossimo congiunto.

Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 7748 del 08/04/2020 (Rv. 657507 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2059, Cod_Civ_art_2056, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Civ_art_2043

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 5279 del 26/02/2020 (Rv. 657231 - 01)Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 5279 del 26/02/2020 (Rv. 657231 - 01)

Prova civile - Ricorso alle presunzioni - Apprezzamento al giudice di merito - Censurabilità in cassazione - Limiti.

In tema di giudizio di cassazione, la censura per vizio di motivazione in ordine all'utilizzo o meno del ragionamento presuntivo non può limitarsi ad affermare un convincimento diverso da quello espresso dal giudice di merito, ma deve fare emergere l'assoluta illogicità e contraddittorietà del ragionamento decisorio, restando peraltro escluso che la sola mancata valutazione di un elemento indiziario possa dare luogo al vizio di omesso esame di un punto decisivo.

Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 5279 del 26/02/2020 (Rv. 657231 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Proc_Civ_art_360_1

PROVA CIVILE

PROVE INDIZIARIE

PRESUNZIONI

 

Previdenza (assicurazioni sociali) - controversie - domanda giudiziale – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 4280 del 20/02/2020 (Rv. 657301 - 01)Previdenza (assicurazioni sociali) - controversie - domanda giudiziale – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 4280 del 20/02/2020 (Rv. 657301 - 01)

Prestazione previdenziale - Domanda amministrativa - Natura di atto giuridico in senso stretto - Conseguenze - Procura - Forma scritta - Necessità - Esclusione - Prova per presunzioni - Idoneità - Fattispecie.

La domanda amministrativa, avente ad oggetto una prestazione previdenziale, è un atto giuridico in senso stretto di cui la legge predetermina gli effetti, senza che rilevi la volontà di produrli, ed alla quale non si applica la regola prevista dall'art_ 1392 c.c., secondo cui la procura deve rivestire la stessa forma del contratto che il rappresentante deve concludere, estensibile ex art_ 1394 c.c. solo agli atti unilaterali negoziali; ne consegue che la procura per la presentazione di una domanda amministrativa, in quanto non soggetta ad oneri formali, può risultare anche da comportamenti concludenti, essendo sufficiente che il mandatario sia investito del potere rappresentativo, la cui sussistenza può essere dimostrata con ogni mezzo di prova, comprese le presunzioni. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto invalida la domanda amministrativa presentata da un avvocato, perché priva della procura rilasciata dal cliente, pur menzionata nel testo, senza verificare se l'esistenza di un mandato verbale potesse desumersi dalla nomina dello stesso difensore a mezzo di procura apposta in calce al ricorso di primo grado).

Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 4280 del 20/02/2020 (Rv. 657301 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_1392, Cod_Civ_art_1324, Cod_Civ_art_2729

PREVIDENZA

CONTROVERSIE

DOMANDA GIUDIZIALE

 

Personalita' (diritti della) - onore (reputazione) - risarcimento del danno - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 4005 del 18/02/2020 (Rv. 657006 - 01)Personalita' (diritti della) - onore (reputazione) - risarcimento del danno - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 4005 del 18/02/2020 (Rv. 657006 - 01)

Danno all'immagine ed alla reputazione - Danno "in re ipsa" - Esclusione - Onere di allegazione e prova - Necessità - Quantificazione - Criteri - Ricorso alle presunzioni - Ammissibilità - Contestazione in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie.

Risarcimento del danno - valutazione e liquidazione.

Il danno all'immagine ed alla reputazione (nella specie, per un articolo asseritamente diffamatorio), inteso come "danno conseguenza", non sussiste "in re ipsa", dovendo essere allegato e provato da chi ne domanda il risarcimento. Pertanto, la sua liquidazione deve essere compiuta dal giudice, con accertamento in fatto non sindacabile in sede di legittimità, sulla base non di valutazioni astratte, bensì del concreto pregiudizio presumibilmente patito dalla vittima, per come da questa dedotto e dimostrato, anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, che siano fondate, però, su elementi indiziari diversi dal fatto in sé, ed assumendo quali parametri di riferimento la diffusione dello scritto, la rilevanza dell'offesa e la posizione sociale della vittima.

Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 4005 del 18/02/2020 (Rv. 657006 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_1226, Cod_Civ_art_2043, Cod_Civ_art_2059, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729

DIRITTI DELLA PERSONALITA'

ONORE REPUTAZIONE

RISARCIMENTO DEL DANNO

 

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici - Corte di Cassazione, Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3541 del 13/02/2020 (Rv. 657016 - 01)Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici - Corte di Cassazione, Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3541 del 13/02/2020 (Rv. 657016 - 01)

Violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. - Censurabilità in sede di legittimità - Limiti.

In sede di legittimità è possibile censurare la violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. solo allorché ricorra il cd. vizio di sussunzione, ovvero quando il giudice di merito, dopo avere qualificato come gravi, precisi e concordanti gli indizi raccolti, li ritenga, però, inidonei a fornire la prova presuntiva oppure qualora, pur avendoli considerati non gravi, non precisi e non concordanti, li reputi, tuttavia, sufficienti a dimostrare il fatto controverso.

Corte di Cassazione, Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 3541 del 13/02/2020 (Rv. 657016 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Proc_Civ_art_360_1

PROVA CIVILE

PROVE INDIZIARIE

PRESUNZIONI

 

Personalita' (diritti della) - onore (reputazione) - risarcimento del danno - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 3133 del 10/02/2020 (Rv. 657144 - 01)Personalita' (diritti della) - onore (reputazione) - risarcimento del danno - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 3133 del 10/02/2020 (Rv. 657144 - 01)

Danno patrimoniale da indebita segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia - Prova per presunzioni - Ammissibilità - Liquidazione - Criteri.

Il danno patrimoniale derivante da indebita segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia può essere provato dal danneggiato anche per presunzioni, potendo consistere, se imprenditore, nel peggioramento della sua affidabilità commerciale, essenziale pure per l'ottenimento e la conservazione dei finanziamenti, con lesione del diritto ad operare sul mercato secondo le regole della libera concorrenza, e, per qualsiasi altro soggetto, nella maggiore difficoltà nell'accesso al credito.

Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 3133 del 10/02/2020 (Rv. 657144 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2043, Cod_Civ_art_1223, Cod_Civ_art_1226, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

DIRITTI DELLA PERSONALITA’

ONORE (REPUTAZIONE)

RISARCIMENTO DEL DANNO

 

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 1163 del 21/01/2020 (Rv. 656633 - 03)Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 1163 del 21/01/2020 (Rv. 656633 - 03)

Deduzione del fatto da provare da quello noto - Criteri - Fattispecie.

Nella prova per presunzioni, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che dal fatto noto sia desumibile univocamente quello ignoto, alla stregua di un giudizio di probabilità basato sull'"id quod plerumque accidit", sicché il giudice può trarre il suo libero convincimento dall'apprezzamento discrezionale degli elementi indiziari prescelti, purché dotati dei requisiti legali della gravità, precisione e concordanza. (Nella specie, la S.C. ha escluso che rispondesse ai requisiti di cui all'art. 2729 c.c. la decisione di merito secondo la quale, ai fini dell'accertamento del danno da perdita della capacità di produrre reddito, l'intenzione dell'attore di astenersi dalla ricerca di un'occupazione per il resto della propria vita potesse desumersi dal mancato inserimento, nella richiesta di iscrizione nelle liste di collocamento, della dichiarazione di disponibilità a svolgere attività lavorativa, circostanza verificatasi quando egli aveva appena ventitré anni).

Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 1163 del 21/01/2020 (Rv. 656633 - 03)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

PROVA CIVILE

PROVE INDIZIARIE

PRESUNZIONI

 

Risarcimento del danno - valutazione e liquidazione - invalidita' personale – permanente - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 1163 del 21/01/2020 (Rv. 656633 - 01)Risarcimento del danno - valutazione e liquidazione - invalidita' personale – permanente - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 1163 del 21/01/2020 (Rv. 656633 - 01)

Soggetto leso - Disoccupazione al momento del sinistro -Risarcimento del danno da invalidità temporanea - Esclusione - Danno futuro collegato all'invalidità permanente - Risarcibilità.

In tema di risarcimento del danno alla persona, la mancanza di un reddito al momento dell'infortunio, dovuta allo stato di disoccupazione del soggetto leso, può escludere il danno da invalidità temporanea, ma non anche il danno futuro collegato all'invalidità permanente, il quale verrà ad incidere sulla capacità di guadagno della vittima nel momento in cui questa inizierà un'attività remunerata, salvo che si tratti di disoccupazione volontaria, ovvero di un consapevole rifiuto dell'attività lavorativa.

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) – semplici - Deduzione del fatto da provare da quello noto - Criteri - Fattispecie.

Nella prova per presunzioni, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che dal fatto noto sia desumibile univocamente quello ignoto, alla stregua di un giudizio di probabilità basato sull'"id quod plerumque accidit", sicché il giudice può trarre il suo libero convincimento dall'apprezzamento discrezionale degli elementi indiziari prescelti, purché dotati dei requisiti legali della gravità, precisione e concordanza. (Nella specie, la S.C. ha escluso che rispondesse ai requisiti di cui all'art. 2729 c.c. la decisione di merito secondo la quale, ai fini dell'accertamento del danno da perdita della capacità di produrre reddito, l'intenzione dell'attore di astenersi dalla ricerca di un'occupazione per il resto della propria vita potesse desumersi dal mancato inserimento, nella richiesta di iscrizione nelle liste di collocamento, della dichiarazione di disponibilità a svolgere attività lavorativa, circostanza verificatasi quando egli aveva appena ventitré anni).

Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 1163 del 21/01/2020 (Rv. 656633 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

RISARCIMENTO DEL DANNO

VALUTAZIONE E LIQUIDAZIONE

INVALIDITA' PERSONALE

 

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto -licenziamento collettivo - riduzione e criteri di scelta del personale - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 1 deLavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto -licenziamento collettivo - riduzione e criteri di scelta del personale - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 1 de

Giudizi antidiscriminatori - Regime probatorio - Riparto ex art. 2729 c.c. - Esclusione - Regime speciale dell'agevolazione probatoria - Presunzione di discriminazione indiretta - Presupposti -Conseguenze - Fattispecie.

Nei giudizi antidiscriminatori, i criteri di riparto dell'onere probatorio non seguono i canoni ordinari di cui all'art. 2729 c.c., bensì quelli speciali di cui all'art. 4 del d.lgs. 216 del 2003 (applicabile "ratione temporis"), che non stabiliscono un'inversione dell'onere probatorio, ma solo un'agevolazione del regime probatorio in favore del ricorrente, prevedendo una "presunzione" di discriminazione indiretta per l'ipotesi in cui, specie nei casi di coinvolgimento di una pluralità di lavoratori, abbia difficoltà a dimostrare l'esistenza degli atti discriminatori; ne consegue che il lavoratore deve provare il fattore di rischio, e cioè il trattamento che assume come meno favorevole rispetto a quello riservato a soggetti in condizioni analoghe e non portatori del fattore di rischio, ed il datore di lavoro le circostanze inequivoche, idonee a escludere, per precisione, gravità e concordanza di significato, la natura discriminatoria della condotta, in quanto dimostrative di una scelta che sarebbe stata operata con i medesimi parametri nei confronti di qualsiasi lavoratore privo del fattore di rischio, che si fosse trovato nella stessa posizione. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di appello che, applicando i criteri presuntivi ordinari, aveva addossato l'onere probatorio sul sindacato ricorrente senza tener conto che i trasferimenti, che avevano interessato il 6% degli addetti allo stabilimento, avessero tuttavia colpito per l'80% gli iscritti al sindacato medesimo).

Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 1 del 02/01/2020 (Rv. 656650 - 03)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729

LAVORO

LAVORO SUBORDINATO

ESTINZIONE DEL RAPPORTO

 

Azienda - cessione - debiti - Cass. n. 32134/2019Azienda - cessione - debiti - Cass. n. 32134/2019

Responsabilità del cessionario per i debiti - Presupposti - Iscrizione nei libri contabili obbligatori - Necessità - Limiti - Finalità di tutela del creditore - Fattispecie.

In tema di cessione di azienda, il principio di solidarietà fra cedente e cessionario - fissato dall'art. 2560, comma 2, c.c. con riferimento ai debiti inerenti all'esercizio dell'azienda ceduta anteriori al trasferimento e condizionato a che i debiti risultino dai libri contabili obbligatori - deve essere applicato considerando la "finalità di protezione" della disposizione, la quale permette di far comunque prevalere il principio generale di responsabilità solidale del cessionario qualora risulti, da un lato, un utilizzo della norma volto a perseguire fini diversi rispetto a quelli per i quali essa è stata introdotta e, dall'altro, un quadro probatorio che, ricondotto alle regole generali fondate anche sul valore delle presunzioni, consenta di assicurare tutela effettiva al creditore. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione impugnata che, in mancanza delle scritture contabili, aveva respinto la domanda della creditrice nei confronti della cessionaria, ma aveva omesso di considerare le evidenze processuali dalle quali risultava che la cessione dell'azienda - in favore di società di nuova costituzione, con la stessa compagine sociale, per l'esercizio della medesima attività e con trasferimento della clientela - era stata utilizzata come strumento fraudolento per spogliare la società debitrice di ogni attivo, precludendo in tal modo il recupero del credito).

Corte di Cassazione, Sez. 3 , Ordinanza n. 32134 del 10/12/2019 (Rv. 656505 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2560, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

corte

cassazione

32134

2019

Prova civile - documentale (prova) - scrittura privata - scritture di terzi - Corte di Cassazione, Sez. 2 , Ordinanza n. 31974 del 06/12/2019 (Rv. 656197 - 01)Prova civile - documentale (prova) - scrittura privata - scritture di terzi - Corte di Cassazione, Sez. 2 , Ordinanza n. 31974 del 06/12/2019 (Rv. 656197 - 01)

Documento di trasporto firmato dal solo vettore - Natura - Conseguenze sul piano dell'efficacia probatoria.

Il documento di trasporto firmato dal solo vettore, costituente scrittura proveniente dal terzo e, come tale, avente mero valore indiziario, necessita, ove non puntualmente confermato dalla deposizione del compilatore o da altre dichiarazioni testimoniali, di essere suffragato, sul piano probatorio, da presunzioni ai sensi dell'art. 2729 c.c., di talché da solo non soddisfa l'onere che l'art. 2697 c.c. pone a carico del mittente, in ordine alla consegna di determinati beni al destinatario.

Corte di Cassazione, Sez. 2 , Ordinanza n. 31974 del 06/12/2019 (Rv. 656197 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2719, Cod_Civ_art_2720, Cod_Civ_art_2729, Cod_Civ_art_2697, Cod_Proc_Civ_art_116

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) – Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 31243 del 29/11/2019 (Rv. 655944 - 02)Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) – Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 31243 del 29/11/2019 (Rv. 655944 - 02)

Art. 12, comma 2, del d.l. n. 78 del 2009 - Irretroattività - Fondamento - Detenzione in Paesi a fiscalità privilegiata di redditi non dichiarati - Prova per anni di imposta antecedenti al 1 luglio 2009 - Ammissibilità - Presunzione semplice - Sussistenza.

Tributi (in generale) - accertamento tributario (nozione) - In genere.

In tema di accertamento tributario, sebbene la presunzione di evasione sancita dall'art. 12, comma 2, del d.l. n. 78 del 2009, conv., con modif., dalla l. n. 102 del 2009, con riferimento agli investimenti e alle attività di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, non sia suscettibile di essere applicata retroattivamente agli anni di imposta antecedenti alla sua entrata in vigore (prevista dal 1° luglio 2009), stante la natura sostanziale e non procedimentale delle presunzioni, l'Ufficio può ricorrere ai medesimi fatti oggetto della suddetta presunzione legale (redditi non dichiarati occultamente detenuti in Paesi a fiscalità privilegiata) "sub specie" di presunzione semplice. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto provata la pretesa tributaria sulla base del dato - emergente dalla c.d. "lista Falciani" - che il contribuente fosse intestatario di un conto corrente in un Paese a fiscalità privilegiata).

Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 31243 del 29/11/2019 (Rv. 655944 - 02)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2729

Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 30969 del 27/11/2019 (Rv. 656199 - 01)Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 30969 del 27/11/2019 (Rv. 656199 - 01)

"Status" di rifugiato - Riconoscimento - Fondato timore di persecuzione "personale e diretta" nel Paese d'origine - Onere probatorio - Contenuto.

Requisito essenziale per il riconoscimento dello "status" di rifugiato è il fondato timore di persecuzione "personale e diretta" nel Paese d'origine del richiedente a causa della razza, della religione, della nazionalità, dell'appartenenza a un gruppo sociale ovvero per le opinioni politiche professate; il relativo onere probatorio - che riceve un'attenuazione in funzione dell'intensità della persecuzione - incombe sull'istante, per il quale è tuttavia sufficiente dimostrare, anche in via indiziaria, la "credibilità" dei fatti allegati, i quali, peraltro, devono avere carattere di precisione, gravità e concordanza.

Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 30969 del 27/11/2019 (Rv. 656199 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

Contratti in genere - simulazione (nozione) - prova – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 29540 del 14/11/2019 (Rv. 656242 - 01)Contratti in genere - simulazione (nozione) - prova – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 29540 del 14/11/2019 (Rv. 656242 - 01)

Azione di simulazione di un contratto esperita dal creditore di una delle parti - Dichiarazione di pagamento del prezzo contenuta nel rogito notarile - Inopponibilità al creditore - Fondamento - Valutazione globale e sintetica degli indizi - Censurabilità in sede di legittimità - Limiti.

In tema di prova per presunzioni della simulazione di un contratto, la dichiarazione relativa al versamento del prezzo di una compravendita immobiliare, seppur contenuta nel rogito notarile, non ha valore vincolante nei confronti del creditore di una delle parti - ovvero del legittimario, come nel caso di specie - che abbia proposto azione diretta a far valere la simulazione dell'alienazione, poiché questi è terzo rispetto ai soggetti contraenti. Spetta in questo caso al giudice del merito valutare l'opportunità di fondare la decisione sulla prova per presunzioni e di apprezzare l'idoneità degli elementi presuntivi a consentire deduzioni che ne discendano secondo l'"id quod plerumque accidit", restando il relativo apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico.

Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 29540 del 14/11/2019 (Rv. 656242 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_1416, Cod_Civ_art_1417, Cod_Civ_art_2726, Cod_Civ_art_2729

SIMULAZIONE

CONTRATTI

Fallimento ed altre procedure concorsuali - fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) – Cass. n. 29257/2019 Fallimento ed altre procedure concorsuali - fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) – Cass. n. 29257/2019

Azione revocatoria fallimentare - atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - in genere

Presupposto soggettivo dell'azione - "Scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - Conoscenza effettiva - Desumibilità da elementi presuntivi - Valutazione complessiva - Necessità..

In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente, pur dovendo essere effettiva, può essere provata anche mediante elementi indiziari idonei a dimostrare per presunzioni detta effettività. All’uopo il giudice, prima è tenuto a selezionare analiticamente gli elementi presuntivi provvisti di potenziale efficacia probatoria, successivamente a sottoporre quelli prescelti ad una valutazione complessiva, tesa ad accertarne la concordanza, quindi ad appurare se la loro combinazione sia idonea a rappresentare una valida prova presuntiva. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza d'appello, che si era limitata ad esaminare singolarmente - e non complessivamente - tre soltanto degli elementi presuntivi tra quelli dedotti dalla curatela).

Corte di Cassazione, Sez. 1 , Ordinanza n. 29257 del 12/11/2019 (Rv. 655636 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_2729Dlgs_14_2019_art_056, Dlgs_14_2019_art_166

Revocatoria

Ordinaria

Pauliana

Azione

corte

cassazione

29257 

2019

Contratti di borsa - in genere – Corte di Cassaizone, Sez. 1 - , Sentenza n. 25843 del 14/10/2019 (Rv. 655626 - 01)Contratti di borsa - in genere – Corte di Cassaizone, Sez. 1 - , Sentenza n. 25843 del 14/10/2019 (Rv. 655626 - 01)

Servizio bancario di "trading on line" - Operazione di acquisto "long overnight" - Previsione dello "stop loss" - Vendita coattiva dei titoli senza il raggiungimento del "prezzo soglia" - Danno - Liquidazione - Criteri - Fattispecie.

Obbligazioni in genere - inadempimento - responsabilita' - risarcimento del danno

In tema di contratti di borsa effettuati tramite il servizio di "trading on line", la banca che, gestendo la piattaforma, proceda alla vendita coattiva delle azioni acquistate dal cliente in una operazione "long overnight" (cd. acquisto allo scoperto), senza il raggiungimento del prezzo fissato ai fini dello "stop loss", è tenuta a risarcire il danno cagionato al cliente, costituito dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il minor prezzo di rivendita dei titoli, da liquidarsi equitativamente, tenendo presente, al massimo, il prezzo più alto ottenuto dalle azioni nel periodo compreso tra il momento della vendita coattiva e quello di "stop loss", poi verificatosi, senza che assuma rilievo, ai fini dell'esclusione del danno, il fatto che il cliente, prima della vendita coattiva, non avesse rivenduto i titoli, nonostante il raggiungimento di un valore anche maggiore del prezzo di acquisto, perché tale condotta non costituisce un elemento dotato di gravità ed univocità ex art. 2729 c.c., dovendo la valutazione presuntiva del comportamento dell'investitore tenere conto del complessivo andamento dei titoli. (La S.C. ha enunciato il principio in un caso in cui la vendita coattiva era stata eseguita dopo che, nel mercato di riferimento, si era verificato uno scambio ad un prezzo inferiore al "prezzo soglia", che poi era stato annullato, ma la banca non aveva provveduto ad annullare la vendita effettuata di conseguenza né a riacquistare i titoli venduti).

Corte di Cassaizone, Sez. 1 - , Sentenza n. 25843 del 14/10/2019 (Rv. 655626 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_1218, Cod_Civ_art_1223, Cod_Civ_art_1226, Cod_Civ_art_2729

CONTRATTI DI BORSA

CONTRATTI

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione - Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 2458Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione - Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 2458

Demansionamento - Danno non patrimoniale - Condizioni - Prova - Onere - Mezzi - Fattispecie.

In tema di dequalificazione professionale, è risarcibile il danno non patrimoniale ogni qual volta si verifichi una grave violazione dei diritti del lavoratore, che costituiscono oggetto di tutela costituzionale, da accertarsi in base alla persistenza del comportamento lesivo, alla durata e alla reiterazione delle situazioni di disagio professionale e personale, all'inerzia del datore di lavoro rispetto alle istanze del prestatore di lavoro, anche a prescindere da uno specifico intento di declassarlo o svilirne i compiti. La relativa prova spetta al lavoratore, il quale tuttavia non deve necessariamente fornirla per testimoni, potendo anche allegare elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, quali, ad esempio, la qualità e la quantità dell'attività lavorativa svolta, la natura e il tipo della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento o la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata dequalificazione. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione impugnata, che aveva omesso qualsiasi indagine in ordine al prospettato danno non patrimoniale, astenendosi dal fare cenno alle circostanze di fatto dedotte dal lavoratore, anche solo al fine di escluderne la sussistenza o il valore sintomatico).

Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 24585 del 02/10/2019 (Rv. 655766 - 02)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_1226, Cod_Civ_art_2087, Cod_Civ_art_2103, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729

Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Corte Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 20580 del 31/07/2019 (Rv. 654946 - 01)Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Corte Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 20580 del 31/07/2019 (Rv. 654946 - 01)

Protezione internazionale - Dichiarazioni del richiedente asilo - Credibilità soggettiva - Valutazione - Criteri ex art. 3, comma 5, d.lgs. n. 251 del 2007 - Non esaustività - Fondamento.

In tema di protezione internazionale, l'art. 3 del d.lgs. n 251 del 2007 enuncia alcuni parametri, meramente indicativi e non tassativi, che possono costituire una guida per la valutazione nel merito della veridicità delle dichiarazioni del richiedente, i quali, tuttavia, fondandosi sull'"id quod plerumque accidit", non sono esaustivi, non precludendo la norma la possibilità di fare riferimento ad altri criteri generali di ordine presuntivo, idonei ad illuminare il giudice circa la veridicità delle dichiarazioni rese, non essendo, in particolare, il racconto del richiedente credibile per il solo fatto che sia circostanziato, ai sensi del comma 5, lett. a), della medesima norma, ove i fatti narrati siano di per sé inverosimili secondo comuni canoni di ragionevolezza.

Corte Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 20580 del 31/07/2019 (Rv. 654946 - 01)

Riferimenti normativi: Cod_Proc_Civ_art_116, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – Corte di Cassazione, Sez. L - , Ordinanza n. 19923 del 23/07/2019 (Rv. 654787 - 02)Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – Corte di Cassazione, Sez. L - , Ordinanza n. 19923 del 23/07/2019 (Rv. 654787 - 02)

Categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione - Demansionamento professionale del lavoratore - Diritto al risarcimento del danno - Natura patrimoniale - Liquidazione in via equitativa - Ammissibilità - Criteri presuntivi - Utilizzabilità - Fattispecie.

In tema di dequalificazione professionale, il giudice del merito, con apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se adeguatamente motivato, può desumere l'esistenza del relativo danno - avente natura patrimoniale e il cui onere di allegazione incombe sul lavoratore - e determinarne l’entità, anche in via equitativa, con processo logico-giuridico attinente alla formazione della prova, anche presuntiva, in base agli elementi di fatto relativi alla qualità e quantità della esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento, all'esito finale della dequalificazione e alle altre circostanze del caso concreto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva riconosciuto al lavoratore il danno patrimoniale da demansionamento in misura corrispondente all’importo da questi versato all'INPS per il riscatto degli anni universitari, onde accedere prima al pensionamento anticipato di anzianità e porre fine alla situazione di degrado ed emarginazione professionale).

Corte di Cassazione, Sez. L - , Ordinanza n. 19923 del 23/07/2019 (Rv. 654787 - 02)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_1218, Cod_Civ_art_1223, Cod_Civ_art_2103, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729

Risarcimento del danno - patrimoniale e non patrimoniale (danni morali) - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 19434 del 18/07/2019 (Rv. 654622 - 02)Risarcimento del danno - patrimoniale e non patrimoniale (danni morali) - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 19434 del 18/07/2019 (Rv. 654622 - 02)

Danno non patrimoniale da immissioni intollerabili - Risarcibilità "in re ipsa" - Esclusione - Onere probatorio in capo al danneggiato - Fattispecie.

Il danno non patrimoniale subito in conseguenza di immissioni di rumore superiori alla normale tollerabilità non può ritenersi sussistente "in re ipsa", atteso che tale concetto giunge ad identificare il danno risarcibile con la lesione del diritto (nella specie, quello al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria abitazione ed alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane) ed a configurare un vero e proprio danno punitivo, per il quale non vi è copertura normativa. Ne consegue che il danneggiato che ne chieda il risarcimento è tenuto a provare di avere subito un effettivo pregiudizio in termini di disagi sofferti in dipendenza della difficile vivibilità della casa, potendosi a tal fine avvalere anche di presunzioni gravi, precise e concordanti sulla base però di elementi indiziari diversi dal fatto in sé dell'esistenza di immissioni di rumore superiori alla normale tollerabilità.

Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 19434 del 18/07/2019 (Rv. 654622 - 02)

Riferimenti normativi: Cod_Civ_art_0844, Cod_Civ_art_2059, Cod_Civ_art_2729, Cod_Civ_art_2043, Cod_Civ_art_2697

Prove indiziarie - presunzioni semplici – cass. 14762/2019Prove indiziarie - presunzioni semplici – cass. 14762/2019

Deduzione del fatto da provare da quello noto - Criteri.

Nella prova per presunzioni non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità, ovvero che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, la cui sequenza e ricorrenza possano verificarsi secondo regole di esperienza. Il giudice che ricorra alle presunzioni, nel risalire dal fatto noto a quello ignoto, deve rendere apprezzabili i passaggi logici posti a base del proprio convincimento.

Corte di Cassazione, Sez. 3, Ordinanza n. 14762 del 30/05/2019 (Rv. 654095 - 02)

Riferimenti normativi: 

Cod. Civ. art. 2727 – Nozione

Cod. Civ. art. 2729 – Presunzioni semplici

Assicurazioni sociali - assicurazione per l'invalidità, vecchiaia e superstiti -  Cass. 13202/2019Assicurazioni sociali - assicurazione per l'invalidità, vecchiaia e superstiti -  Cass. 13202/2019

Omissioni contributive - Costituzione della rendita ex art. 13 della l. n. 1338 del 1962 - Prova scritta - Necessità - Oggetto - Subordinazione - Inclusione - Prova per presunzioni - Esclusione.

In caso di omesso versamento dei contributi assicurativi da parte del datore di lavoro e di avvenuta prescrizione dei medesimi, la necessità della prova scritta ai fini della costituzione della rendita vitalizia, prevista dall'art. 13, commi 4 e 5, della l. n. 1338 del 1962, riguarda non solo l'esistenza del rapporto di lavoro, ma anche la sua qualificazione in termini di subordinazione, senza che sia sufficiente allo scopo la prova per presunzioni.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, ai fini dell'attribuzione della rendita vitalizia, aveva ritenuto inidonea a provare la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, la produzione delle scritture contabili della società datrice di lavoro, redatte dalla stessa lavoratrice, e una dichiarazione postuma dell'amministratrice della società).

Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 13202 del 16/05/2019 (Rv. 653836 - 01)

Riferimenti normativi: 

Cod. Civ. art. 2729 – Presunzioni semplici

Imposta sul reddito delle persone fisiche (i.r.p.e.f.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - redditi di impresa - determinazione del reddito - plusvalenze patrimoniali – Cass. 12131/2019Imposta sul reddito delle persone fisiche (i.r.p.e.f.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - redditi di impresa - determinazione del reddito - plusvalenze patrimoniali – Cass. 12131/2019

Reddito da plusvalenza - Art. 5, comma 3, del d.lgs. n. 147 del 2015 - Efficacia retroattiva - Retroattività - Conseguenze - Accertamento - Valore dichiarato ai fini dell'imposta di registro - Rilevanza - Esclusione - Onere della prova - Riparto.

Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - imposta di registro - determinazione della base imponibile - valore venale - immobili o diritti reali immobiliari .

In tema di imposte sui redditi, la norma di interpretazione autentica di cui all'art. 5, comma 3, del d.lgs. n. 147 del 2015, avente efficacia retroattiva, esclude che l'Amministrazione finanziaria possa determinare, in via induttiva, la plusvalenza realizzata dalla cessione di immobili e di aziende solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro, ipotecaria o catastale, dovendo l'Ufficio individuare ulteriori indizi, gravi, precisi e concordanti, che supportino l'accertamento del maggior corrispettivo rispetto a quanto dichiarato dal contribuente, su cui grava la prova contraria.

Corte di Cassazione, Sez. 5, Sentenza n. 12131 del 08/05/2019 (Rv. 653854 - 01)

Riferimenti normativi: 

Cod. Civ. art. 2697 – Onere della prova

Cod. Civ. art. 2729 – Presunzioni semplici

Possesso   (nozione, caratteri, distinzioni) (Possesso   (nozione, caratteri, distinzioni) ("ius possessionis" e "ius possidendi") - Danno da occupazione immobiliare abusiva – Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 11203 del 24/04/2019 (Rv. 653590 - 01)

Risarcimento - Esistenza di danno "in re ipsa" - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie.

Nel caso di occupazione illegittima di un immobile il danno subito dal proprietario non può ritenersi sussistente "in re ipsa", atteso che tale concetto giunge ad identificare il danno con l'evento dannoso ed a configurare un vero e proprio danno punitivo, ponendosi così in contrasto sia con l'insegnamento delle Sezioni Unite della S.C. (sent. n. 26972 del 2008) secondo il quale quel che rileva ai fini risarcitori è il danno-conseguenza, che deve essere allegato e provato, sia con l’ulteriore e più recente intervento nomofilattico (sent. n. 16601 del 2017) che ha riconosciuto la compatibilità del danno punitivo con l'ordinamento solo nel caso di espressa sua previsione normativa, in applicazione dell'art. 23 Cost.; ne consegue che il danno da occupazione "sine titulo", in quanto particolarmente evidente, può essere agevolmente dimostrato sulla base di presunzioni semplici, ma un alleggerimento dell'onere probatorio di tale natura non può includere anche l'esonero dall'allegazione dei fatti che devono essere accertati, ossia l'intenzione concreta del proprietario di mettere l'immobile a frutto. (In applicazione del principio, la S.C., in fattispecie relativa a richiesta di risarcimento danni per trasloco di mobilio e trasferimento degli abitanti in altro alloggio, ha confermato la sentenza secondo cui difettava la prova del danno - qualificato come emergente - avendo i ricorrenti invocato un obbligo di liquidazione "in re ipsa", attraverso il criterio equitativo del valore locativo dell'immobile, anziché provare nell'"an" e nel "quantum" le conseguenze negative derivanti, di regola, dallo spossessamento).

Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 11203 del 24/04/2019 (Rv. 653590 - 01)

Cod_Civ_art_0832, Cod_Civ_art_1223, Cod_Civ_art_1226, Cod_Civ_art_2043, Cod_Civ_art_2056, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

Prove indiziarie - presunzioni (nozione) - ammissibilita' - Proprietà - Accertamento - Prova per presunzioni - Configurabilità -Prove indiziarie - presunzioni (nozione) - ammissibilita' - Proprietà - Accertamento - Prova per presunzioni - Configurabilità -

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - ammissibilita' -Proprietà - Accertamento - Prova per presunzioni - Configurabilità - Sussistenza - Limiti - Ricorso alle risultanze catastali - Ammissibilità.

Al di fuori dell'ipotesi della rivendicazione, per la quale l'art. 948 c.c. prevede un regime probatorio rigoroso, la proprietà può essere dimostrata, come tutti i fatti, anche con presunzioni e, quindi, pure attraverso il ricorso alle risultanze catastali.

Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 7567 del 18/03/2019

Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Civ_art_0948

Filiazione naturale - dichiarazione giudiziale di paternità e maternita' - prova Accertamento della paternità - Prova critica - Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 7197 del 13/03/2019Filiazione naturale - dichiarazione giudiziale di paternità e maternita' - prova Accertamento della paternità - Prova critica - Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 7197 del 13/03/2019

Famiglia - filiazione - filiazione naturale - dichiarazione giudiziale di paternità e maternita' - prova Accertamento della paternità - Prova critica - Prova di rapporti sessuali tra la madre ed il presunto padre - Rilevanza indiziaria - Sussiste - Attitudine a costituire piena prova - Insussistenza - Fattispecie.

In tema di dichiarazione giudiziale della paternità, la prova dell'esistenza di rapporti sessuali tra il presunto padre e la madre, nel periodo di concepimento del bambino, assume un elevato rilievo indiziario ma, ai sensi del disposto di cui all'art. 269, comma 4, c.c., non è sufficiente a provare la paternità, occorrendo anche l'accertamento almeno di un ulteriore dato indiziario, che sia stato correttamente declinato dal giudice di merito nel suo nucleo essenziale, individuato senza decontestualizzazioni, per una complessiva ed univoca lettura. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che l'ulteriore dato indiziario, oltre l'esistenza dei rapporti sessuali non protetti tra le parti, valorizzato dalla Corte territoriale, e consistente nel versamento di somme cospicue dal presunto padre alla madre, non fosse stato adeguatamente valutato dal giudice di secondo grado, il quale non aveva tenuto conto della giustificazione dei versamenti fornita, e neppure aveva consentito l'espletamento delle prove ematologiche, sebbene il presunto padre si fosse assoggettato ai necessari prelievi, a causa dell'omesso versamento dell'anticipo dell'onorario al consulente ad opera dalle parti, quantunque l'ordinamento attribuisca all'ausiliario gli strumenti per il recupero di quanto a lui dovuto).

Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 7197 del 13/03/2019

Cod_Civ_art_0269 , Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729, Cod_Proc_Civ_art_116

dichiarazione giudiziale della paternità

Prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici convincimento del giudice fondato solo su presunzioni semplici - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 5484 del 26/02/2019Prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici convincimento del giudice fondato solo su presunzioni semplici - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 5484 del 26/02/2019

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici Convincimento del giudice fondato solo su presunzioni semplici - Ammissibilità - Censurabilità in cassazione - Limiti - Fattispecie.

La prova per presunzione semplice, che può anche costituire l'unica fonte del convincimento del giudice, integra un apprezzamento di fatto che, se coerentemente motivato, non è censurabile in sede di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da vizi logici la sentenza impugnata che, in causa per responsabilità sanitaria, aveva desunto dall'emorragia pre-ricovero di una gestante il derivato danno cerebrale del figlio, con ragionamento in sé coerente sotto il profilo logico-formale oltre che confortato delle risultanze di una consulenza tecnica d'ufficio).

Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 5484 del 26/02/2019

Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729, Cod_Proc_Civ_art_360_1

prova per presunzione semplice

Fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) - Cass. n. 3854/2019Fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) - Cass. n. 3854/2019

Fallimento ed altre procedure concorsuali - fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) - azione revocatoria fallimentare - atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - presupposto soggettivo dell'azione - "scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - conoscenza effettiva - necessità - desumibilità della stessa da elementi presuntivi - condizioni - incensurabilità in cassazione - Corte di Cassazione Sez. 1 - , Ordinanza n. 3854 del 08/02/2019

In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente deve essere effettiva, ma può essere provata anche con indizi e fondata su elementi di fatto, purché idonei a fornire la prova per presunzioni di tale effettività. La scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità.

Corte di Cassazione Sez. 1 - , Ordinanza n. 3854 del 08/02/2019

Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

Revocatoria

Ordinaria

Pauliana

Azione

corte

cassazione

3854 

2019

Lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - Corte di Cassazione Sez. L - , Sentenza n. 3647 del 07/02/2019Lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - Corte di Cassazione Sez. L - , Sentenza n. 3647 del 07/02/2019

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - Revoca del licenziamento - Accettazione della revoca - Libertà di forma - Comportamenti taciti del lavoratore - Ricostruzione della volontà abdicativa del lavoratore - Necessità – Fondamento - Corte di Cassazione Sez. L - , Sentenza n. 3647 del 07/02/2019

La revoca del licenziamento non richiede la forma scritta atteso il principio per cui i negozi risolutori degli effetti di atti che richiedono - come il licenziamento - la forma scritta non sono assoggettati ad identici requisiti formali in ragione dell'autonomia negoziale, di cui la libertà di forma costituisce, in mancanza di diversa prescrizione legale, significativa espressione. E parimenti libera, per le medesime ragioni, la forma dell'accettazione, da parte del lavoratore, della revoca del licenziamento, che può avvenire anche in forma tacita o presunta, ma il relativo accertamento presuppone una ricostruzione della volontà abdicativa, anche attraverso elementi indiziari ex art. 2729 c. c., in termini certi e idonei a consentire di attestare, in modo univoco, la volontà del lavoratore a rinunziare ad un diritto già entrato nel suo patrimonio.

Corte di Cassazione Sez. L - , Sentenza n. 3647 del 07/02/2019

Cod_Civ_art_2112, Cod_Civ_art_2729, Cod_Proc_Civ_art_100

revoca del licenziamento

Effetti - usucapione - di beni immobili e diritti reali immobiliari - Onere probatorio a carico di chi invoca l'usucapione - Corte  di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 3487 del 06/02/2019Effetti - usucapione - di beni immobili e diritti reali immobiliari - Onere probatorio a carico di chi invoca l'usucapione - Corte  di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 3487 del 06/02/2019

Possesso - effetti - usucapione - di beni immobili e diritti reali immobiliari - Onere probatorio a carico di chi invoca l'usucapione - Rigore interpretativo - Differenze tra processo civile e penale - Fondamento – Fattispecie - Corte  di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 3487 del 06/02/2019

In tema di usucapione, l'assolvimento dell'onere probatorio gravante su chi invoca l'acquisto a titolo originario della proprietà, pur dovendo essere apprezzato con particolare rigore, è comunque soggetto alla regola della "preponderanza dell'evidenza" o "del più probabile che non" propria del processo civile e non a quella della prova "oltre il ragionevole dubbio" propria del processo penale, stante l'equivalenza dei valori in gioco tra le due parti contendenti nel processo civile e la diversità di quelli in gioco tra accusa e difesa in quello penale.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata in quanto il giudice del merito aveva rigettato la domanda di usucapione, ritenendo che in questa materia trovasse applicazione il criterio del processo penale della prova oltre ogni ragionevole dubbio e fosse, viceversa, insufficiente il canone civilistico del "più probabile che non").

Corte  di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 3487 del 06/02/2019

Cod_Civ_art_1140, Cod_Civ_art_1142, Cod_Civ_art_1158, Cod_Civ_art_2697, Cod_Civ_art_2729

Prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici deduzione del fatto da provare da quello noto - criteri - Corte di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 3513 del 06/02/2019 Prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici deduzione del fatto da provare da quello noto - criteri - Corte di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 3513 del 06/02/2019

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici deduzione del fatto da provare da quello noto - criteri - fattispecie in tema di donazione - Corte di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 3513 del 06/02/2019

Nella prova per presunzioni, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che dal fatto noto sia desumibile univocamente quello ignoto, alla stregua di un giudizio di probabilità basato sull'"id quod plerumque accidit", sicché il giudice può trarre il suo libero convincimento dall'apprezzamento discrezionale degli elementi indiziari prescelti, purché dotati dei requisiti legali della gravità, precisione e concordanza.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il giudice di merito, in applicazione di tali principi, avesse correttamente qualificato come donazioni simulate alcune vendite poste in essere dalla "de cuius" a favore di un figlio, deponendo in tal senso l'inverosimiglianza del prezzo indicato, notevolmente inferiore a quello di mercato, l'esistenza di un decadimento fisico della alienante al momento delle apparenti vendite, nonché la mancata prova dell'effettiva percezione del corrispettivo delle vendite, della provenienza della provvista relativa agli assegni consegnati in pagamento e della capacità reddituale degli acquirenti).

Corte di Cassazione Sez. 2 - , Sentenza n. 3513 del 06/02/2019

Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

Prove indiziarie - presunzioni (nozione) -  Caratteri - Gravità, precisione, concordanza – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2482 del 29/01/2019Prove indiziarie - presunzioni (nozione) -  Caratteri - Gravità, precisione, concordanza – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2482 del 29/01/2019

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) -  Caratteri - Gravità, precisione, concordanza – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2482 del 29/01/2019

Nozione - Pluralità di elementi presuntivi - Necessità - Esclusione.

L'art. 2729 c.c. ammette solo le presunzioni che abbiano i connotati della gravità, precisione e concordanza, laddove: la "precisione" va riferita al fatto noto (indizio) che costituisce il punto di partenza dell'inferenza e postula che esso non sia vago, ma ben determinato nella sua realtà storica; la "gravità" va ricollegata al grado di probabilità della sussistenza del fatto ignoto che, sulla base della regola d'esperienza adottata, è possibile desumere da quello noto; la "concordanza" richiede che il fatto ignoto sia, di regola, desunto da una pluralità di indizi gravi e precisi, univocamente convergenti nella dimostrazione della sua sussistenza, dovendosi tuttavia precisare, al riguardo, che tale ultimo requisito è prescritto esclusivamente nell'ipotesi di un eventuale, ma non necessario, concorso di più elementi presuntivi.

Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2482 del 29/01/2019

 

Comproprietà indivisa (nozione, caratteri, distinzioni) - in genere - comunione di una via privata costituita Comproprietà indivisa (nozione, caratteri, distinzioni) - in genere - comunione di una via privata costituita "ex collatione agrorum privatorum"

Comunione dei diritti reali - comproprietà indivisa (nozione, caratteri, distinzioni) - in genere - comunione di una via privata costituita "ex collatione agrorum privatorum" - accertamento - regime della prova - Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 30723 del 27/11/2018

L'accertamento della comunione di una via privata, costituita "ex collatione agrorum privatorum", non è soggetto al rigoroso regime probatorio della rivendicazione, potendo tale comunione, al pari di ogni "communio incidens", dimostrarsi con prove testimoniali e presuntive, comprovanti l'uso prolungato e pacifico della strada da parte dei frontisti e la rispondenza della stessa alle comuni esigenze di comunicazione in relazione alla natura dei luoghi, con la conseguente necessità di una valutazione complessiva degli elementi, anche indiziari, addotti, al fine di stabilire l'effettiva destinazione della via alle esigenze comuni di passaggio.

Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 30723 del 27/11/2018

 

Lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento individualeLavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento individuale

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - per giustificato motivo – obiettivo - possibilità del "repêchage" - grave crisi economica ed organizzativa dell'impresa - indicazione da parte del lavoratore di posizioni lavorative disponibili - accertata insussistenza di dette posizioni – conseguenze - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 30259 del 22/11/2018

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sebbene non sussista un onere del lavoratore di indicare quali siano al momento del recesso i posti esistenti in azienda ai fini del "repêchage", ove il lavoratore medesimo, in un contesto di accertata e grave crisi economica ed organizzativa dell'impresa, indichi le posizioni lavorative a suo avviso disponibili e queste risultino insussistenti, tale verifica ben può essere utilizzata dal giudice al fine di escludere la possibilità del predetto "repêchage".

Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 30259 del 22/11/2018

 

Accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - poteri degli uffici delle imposteAccertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - poteri degli uffici delle imposte

Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - poteri degli uffici delle imposte - in genere - società di persone a ristretta base familiare - indagini bancarie - risultanze di conti correnti intestati ai soci - utilizzazione - legittimità – conseguenze - Corte di Cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 30098 del 21/11/2018

In tema di accertamenti sui redditi di società di persone a ristretta base familiare, l'Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell'esercizio dei poteri attribuitigli dall'art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, le risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci, riferendo alla società le operazioni ivi riscontrate, perché la relazione di parentela tra i soci è idonea a far presumere la sostanziale sovrapposizione tra interessi personali e societari, identificandosi gli interessi economici in concreto perseguiti dalla società con quelli propri dei soci, salva la facoltà dell'ente di dimostrare l'estraneità delle singole operazioni alla comune attività d'impresa.

Corte di Cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 30098 del 21/11/2018

 

Valutazione e liquidazione - danno emergente e lucro cessante - occupazione “sine titulo” Valutazione e liquidazione - danno emergente e lucro cessante - occupazione “sine titulo”

Risarcimento del danno - valutazione e liquidazione - danno emergente e lucro cessante - occupazione “sine titulo” – spossessamento – danno conseguente – liquidazione – criterio equitativo – individuazione – interessi legali – ammissibilità – fondamento - Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 29990 del 20/11/2018

In caso di occupazione illegittima di un immobile è ravvisabile, secondo una presunzione "iuris tantum", l'esistenza di un danno connesso alla perdita di disponibilità del bene ed all'impossibilità di conseguirne la relativa utilità; in conseguenza di un simile spossessamento non sussiste uno specifico criterio di legge che indichi in qual modo il danno debba essere liquidato, ed occorre provvedere ad una stima equitativa, potendo anche utilizzarsi il criterio degli interessi legali calcolati sul prezzo di cessione volontaria del bene, quando esso non conduca ad una quantificazione del danno manifestamente incongrua in considerazione del caso concreto.

Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 29990 del 20/11/2018

prove indiziarie - presunzioni (nozione) semplici - sindacato del giudice di meritoprove indiziarie - presunzioni (nozione) semplici - sindacato del giudice di merito

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici - sindacato del giudice di merito - censurabilità in sede di legittimità - vizio denunciabile - violazione o falsa applicazione di norme di diritto - sussistenza – fattispecie - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 29635 del 16/11/2018

In tema di presunzioni, qualora il giudice di merito sussuma erroneamente sotto i tre caratteri individuatori della presunzione (gravità, precisione, concordanza) fatti concreti che non sono invece rispondenti a quei requisiti, il relativo ragionamento è censurabile in base all'art. 360, n. 3, c.p.c. (e non già alla stregua del n. 5 dello stesso art. 360), competendo alla Corte di cassazione, nell'esercizio della funzione di nomofilachia, controllare se la norma dell'art. 2729 c.c., oltre ad essere applicata esattamente a livello di declamazione astratta, lo sia stata anche sotto il profilo dell'applicazione a fattispecie concrete che effettivamente risultino ascrivibili alla fattispecie astratta. (Nella specie, è stata cassata la decisione di merito che aveva individuato il presupposto soggettivo per la decorrenza della prescrizione del diritto alla rivalutazione contributiva ex art. 13, comma 8, l. n. 257 del 1992 - rappresentato dalla conoscenza o conoscibilità in capo all'interessato della propria pregressa esposizione ad amianto - nell'invio di una nota alla Contarp, ufficio tecnico dell'I.N.A.I.L., da parte una rappresentanza sindacale dei lavoratori operanti in azienda, sul rilievo, non rispondente a criteri di elevata probabilità logica, che la stessa fosse conosciuta anche del ricorrente benché pensionato da circa sette anni).

Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 29635 del 16/11/2018

Operazioni soggettivamente inesistenti  Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 27566 del 30/10/2018Operazioni soggettivamente inesistenti Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 27566 del 30/10/2018

Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - determinazione dell'imposta - detrazioni - operazioni soggettivamente inesistenti - detrazione - esclusione - prova della consapevolezza del contribuente - necessità - oggetto - prova contraria del contribuente - contenuto. Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 27566 del 30/10/2018

>>> In tema di IVA, l'Amministrazione finanziaria, se contesta che la fatturazione attenga ad operazioni soggettivamente inesistenti, inserite o meno nell'ambito di una frode carosello, ha l'onere di provare, non solo l'oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario che l'operazione si inseriva in una evasione dell'imposta, dimostrando, anche in via presuntiva, in base ad elementi oggettivi e specifici, che il contribuente era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, usando l'ordinaria diligenza in ragione della qualità professionale ricoperta, della sostanziale inesistenza del contraente; ove l'Amministrazione assolva a detto onere istruttorio, grava sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un'operazione volta ad evadere l'imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto, non assumendo rilievo, a tal fine, né la regolarità della contabilità e dei pagamenti, né la mancanza di benefici dalla rivendita delle merci o dei servizi.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 27566 del 30/10/2018

Accertamento fondato su parametri e studi di settoreAccertamento fondato su parametri e studi di settore

Tributi (in generale) - accertamento tributario (nozione) - in genere - accertamento fondato su parametri e studi di settore - natura - sistema di presunzioni semplici - instaurazione del contraddittorio con il contribuente - necessità - accertamento in sede amministrativa - omessa partecipazione del contribuente - conseguenze. Corte di Cassazione Sez. 5, Ordinanza n. 27617 del 30/10/2018

>>> La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è "ex lege" determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli "standards" in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente. In tale fase, infatti, quest'ultimo ha la facoltà di contestare l'applicazione dei parametri provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, con ciò costringendo l'ufficio - ove non ritenga attendibili le allegazioni di parte - ad integrare la motivazione dell'atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento. Tuttavia, ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l'ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri.

Corte di Cassazione Sez. 5, Ordinanza n. 27617 del 30/10/2018

Decreto pretorile di riconoscimento della proprietà - Cass. n. 27648/2018Decreto pretorile di riconoscimento della proprietà - Cass. n. 27648/2018

Agricoltura - piccola proprietà contadina - regolarizzazione del titolo di proprietà - decreto pretorile di riconoscimento della proprietà emesso ai sensi dell'art. 4 l. n. 1610 del 1962 - natura - sentenza - esclusione - conseguenze - valenza probatoria. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27648 del 30/10/2018

>>> Il decreto emesso dal pretore, ai sensi della l. n. 1610 del 1962 in tema di cosiddetta usucapione abbreviata, pur costituendo titolo per la trascrizione e per usufruire delle agevolazioni creditizie e fiscali previste dalla legge, non ha natura di sentenza e non acquista autorità ed efficacia di cosa giudicata. Pertanto, da un lato, coloro che da esso ricevono pregiudizio possono proporre opposizione, su cui il pretore decide con sentenza e, qualora siano rimasti estranei al procedimento, possono agire autonomamente per l'accertamento dei loro diritti reali; dall'altro lato, il decreto, ove il soggetto che lo ha ottenuto agisca in rivendicazione, può concorrere, insieme ad altri elementi, a fornire la prova incombente sul rivendicante.

Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27648 del 30/10/2018

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Diritto al risarcimento del danno da perdita di Diritto al risarcimento del danno da perdita di "chance"

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - qualifiche - carriera - concorsi interni - mancata attribuzione di qualifica superiore - diritto al risarcimento del danno da perdita di "chance" - prova del nesso causale- presunzioni - sufficienza - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. L, Ordinanza n. 25727 del 15/10/2018

>>> In tema di risarcimento del danno per perdita di "chance", come conseguenza del mancato riconoscimento di una qualifica superiore,l'onere di provare il nesso di causalità tra l'inadempimento datoriale ed il danno può essere rispettato dal lavoratore anche solo mediante presunzioni. (Nella specie, la dipendente lamentava che la mancata attribuzione della qualifica superiore le aveva precluso anche il riconoscimento della posizione organizzativa e la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva rigettato la domanda senza considerare che gli altri candidati, avendo ottenuto le mansioni superiori, avevano conseguito anche la predetta posizione).

Corte di Cassazione Sez. L, Ordinanza n. 25727 del 15/10/2018

Danni derivanti da demansionamento e dequalificazioneDanni derivanti da demansionamento e dequalificazione

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione - danni derivanti da demansionamento e dequalificazione del lavoratore dipendente - prova - onere del lavoratore - presunzioni- ammissibilità. Corte di Cassazione Sez. L, Ordinanza n. 25743 del 15/10/2018

>>> Il danno derivante da demansionamento e dequalificazione professionale non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale, ma può essere provato dal lavoratore anche ai sensi dell'art. 2729 c.c., attraverso l'allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, potendo a tal fine essere valutati la qualità e quantità dell'attività lavorativa svolta, il tipo e la natura della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento, la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata dequalificazione.

Corte di Cassazione Sez. L, Ordinanza n. 25743 del 15/10/2018

Discriminazioni basate sul sessoDiscriminazioni basate sul sesso

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - donne – in genere - discriminazioni basate sul sesso - rimedi giudiziali - disciplina dell'onere probatorio - alleggerimento in favore del ricorrente - prospettazione di elementi di fatto precisi e concordanti, anche se non gravi - necessità - conseguenze - presunzione circa l'esistenza di comportamenti discriminatori. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 25543 del 12/10/2018

>>> In tema di comportamenti datoriali discriminatori, l'art. 40 del d.lgs. n. 198 del 2006 - nel fissare un principio applicabile sia nei casi di procedimento speciale antidiscriminatorio che di azione ordinaria, promossi dal lavoratore ovvero dal consigliere di parità - non stabilisce un'inversione dell'onere probatorio, ma solo un'attenuazione del regime probatorio ordinario in favore del ricorrente, prevedendo a carico del datore di lavoro, in linea con quanto disposto dall'art. 19 della Direttiva CE n. 2006/54 (come interpretato da Corte di Giustizia Ue 21 luglio 2011, C-104/10), l'onere di fornire la prova dell'inesistenza della discriminazione, ma a condizione che il ricorrente abbia previamente fornito al giudice elementi di fatto, desunti anche da dati di carattere statistico, idonei a fondare, in termini precisi e concordanti, anche se non gravi, la presunzione dell'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori in ragione del sesso.

Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 25543 del 12/10/2018

Licenziamento discriminatorioLicenziamento discriminatorio

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – estinzione del rapporto - licenziamento individuale - in genere - licenziamento discriminatorio - onere della prova - incidenza sulle parti del rapporto - contenuto - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 23338 del 27/09/2018

>>> In tema di licenziamento discriminatorio, in forza dell'attenuazione del regime probatorio ordinario introdotta per effetto del recepimento delle direttive n. 2000/78/CE, n. 2006/54/CE e n. 2000/43/CE, così come interpretate dalla CGUE, incombe sul lavoratore l'onere di allegare e dimostrare il fattore di rischio e il trattamento che assume come meno favorevole rispetto a quello riservato a soggetti in condizioni analoghe, deducendo al contempo una correlazione significativa tra questi elementi,mentre il datore di lavoro deve dedurre e provare circostanze inequivoche, idonee ad escludere, per precisione, gravità e concordanza di significato, la natura discriminatoria del recesso. (Nella specie, è stata esclusa la configurabilità di una condotta discriminatoria nel licenziamento di una lavoratrice affetta da handicap, in forza della dimostrata necessità di riduzione del personale di un'unità e del divieto di recesso nei confronti dell'unica altra dipendente ex art. 54, comma 9,del d.lgs. n. 151 del 2001).

Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 23338 del 27/09/2018

Efficacia probatoriaEfficacia probatoria

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - semplici - unico elemento indiziario - efficacia probatoria - condizioni. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 23153 del 26/09/2018

>>> In tema di presunzioni semplici, gli elementi assunti a fonte di prova non debbono essere necessariamente più d'uno, ben potendo il giudice fondare il proprio convincimento su uno solo di essi, purché grave e preciso, dovendo il requisito della "concordanza" ritenersi menzionato dalla legge solo in previsione di un eventuale, ma non necessario, concorso di più elementi presuntivi.

Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 23153 del 26/09/2018

Risarcimento del danno - valutazione e liquidazione - danno emergente e lucro cessante - Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 20545 del 06/08/2018Risarcimento del danno - valutazione e liquidazione - danno emergente e lucro cessante - Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 20545 del 06/08/2018

Danno da occupazione immobiliare abusiva - Risarcimento - Esistenza di danno "in re ipsa" – Sussistenza - Fondamento.

Nel caso di occupazione illegittima di un immobile il danno subito dal proprietario è "in re ipsa", discendendo dalla perdita della disponibilità del bene, la cui natura è normalmente fruttifera, e dalla impossibilità di conseguire l'utilità da esso ricavabile.

Corte di Cassazione, Sez. 2, Ordinanza n. 20545 del 06/08/2018

 

Previdenza (assicurazioni sociali) - assicurazione per l'invalidità, vecchiaia e superstiti - pensioni - in genere - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 20458 del 02/08/2018Previdenza (assicurazioni sociali) - assicurazione per l'invalidità, vecchiaia e superstiti - pensioni - in genere - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 20458 del 02/08/2018

Prosecuzione dell'attività lavorativa ex art. 24, comma 4, del d.l. n. 201 del 2011, conv. con modif. in l. n. 214 del 2011 - Diritto potestativo del lavoratore - Esclusione - Prosecuzione di fatto del rapporto - Clausola generale di buona fede e correttezza - Applicabilità - Fattispecie.

In materia di trattamenti pensionistici, la disposizione dell'art. 24, comma 4, del d.l. n. 201 del 2011, conv. con modif. nella l. n. 214 del 2011, non attribuisce al lavoratore il diritto potestativo di proseguire nel rapporto di lavoro fino al raggiungimento del settantesimo anno di età, in quanto la norma non crea alcun automatismo, ma si limita a prefigurare condizioni previdenziali di incentivo, sulla cui base le parti possano consensualmente stabilire la prosecuzione dello stesso rapporto; qualora tuttavia ricorrano dette condizioni e il lavoratore abbia chiesto la prosecuzione, l'assenso del datore di lavoro a tale proposta non deve necessariamente esprimersi in forma scritta, ma può trarsi anche dal comportamento concludente tenuto nella fase successiva al raggiungimento dell'età pensionabile, interpretato alla luce dei criteri di buona fede oggettiva e correttezza contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che, utilizzando corretti canoni ermeneutici e così sottraendosi a censure di legittimità, aveva desunto la volontà della società di aderire alla proposta di prosecuzione del rapporto avanzata dal lavoratore sulla base di molteplici e convergenti elementi, quali la completezza della proposta stessa, il silenzio serbato su di essa, accompagnato dal protrarsi dell'esercizio dei poteri datoriali per oltre sedici mesi, nonché l'avvio di una trattativa per l'ulteriore prolungamento).

Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 20458 del 02/08/2018

 

Tributi erariali diretti - imposta sul reddito delle persone fisiche (I.R.P.E.F.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - redditi di capitale - imputazione - Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 18042 del 09/07/2018Tributi erariali diretti - imposta sul reddito delle persone fisiche (I.R.P.E.F.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - redditi di capitale - imputazione - Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 18042 del 09/07/2018

Società di capitali a base ristretta - Utili extracontabili - Distribuzione ai soci - Presunzione - Ammissibilità - Prova contraria - Oggetto.

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di società di capitali a ristretta base partecipativa, è legittima la presunzione di attribuzione ai soci degli eventuali utili extracontabili accertati, rimanendo salva la facoltà del contribuente di provare che i maggiori ricavi non sono stati distribuiti, ma accantonati o reinvestiti dalla società, nonché di dimostrare la propria estraneità alla gestione e conduzione societaria.

Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 18042 del 09/07/2018

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) – semplici - Corte di Cassazione Sez. 3, Ordinanza n. 17720 del 06/07/2018Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) – semplici - Corte di Cassazione Sez. 3, Ordinanza n. 17720 del 06/07/2018

Sindacato del giudice di merito - Censurabilità in sede di legittimità - Vizi denunciabili - Distinzioni – Mancata applicazione del ragionamento presuntivo - Vizio di omesso esame di un fatto secondario - Sussistenza - Fondamento.

In tema di presunzioni di cui all'art. 2729 c.c., la denunciata mancata applicazione di un ragionamento presuntivo che si sarebbe potuto e dovuto fare, ove il giudice di merito non abbia motivato alcunche´ al riguardo (e non si verta nella diversa ipotesi in cui la medesima denuncia sia stata oggetto di un motivo di appello contro la sentenza di primo grado, nel qual caso il silenzio del giudice puo` essere dedotto come omissione di pronuncia su motivo di appello), non e` deducibile come vizio di violazione di norma di diritto, bensi` solo ai sensi e nei limiti dell'art. 360, co. 1, n. 5 c.p.c., cioè come omesso esame di un fatto secondario (dedotto come giustificativo dell'inferenza di un fatto ignoto principale), purché decisivo.

Corte di Cassazione Sez. 3, Ordinanza n. 17720 del 06/07/2018

Riscossione delle imposte - a mezzo ruoli (tributi diretti) (disciplina anteriore alla riforma tributaria del 1972) - riscossione esattoriale - pagamento delle imposte - cartelle - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 16528 del 22/06/2018Riscossione delle imposte - a mezzo ruoli (tributi diretti) (disciplina anteriore alla riforma tributaria del 1972) - riscossione esattoriale - pagamento delle imposte - cartelle - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 16528 del 22/06/2018

Notifica cartella di pagamento – Atto spedito in busta raccomandata – Contestazione del contenuto – Onere probatorio del destinatario – Sussistenza – Fondamento.

In tema di notifica della cartella di pagamento mediante raccomandata, la consegna del plico al domicilio del destinatario risultante dall'avviso di ricevimento fa presumere, ai sensi dell'art. 1335 c.c., in conformità al principio di cd. vicinanza della prova, la conoscenza dell'atto da parte del destinatario, il quale, ove deduca che il plico non conteneva alcun atto o che lo stesso era diverso da quello che si assume spedito, è onerato della relativa prova.

Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 16528 del 22/06/2018

 

accertamento tributario (nozione) - avviso di accertamento – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 8406 del 04/04/2018accertamento tributario (nozione) - avviso di accertamento – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 8406 del 04/04/2018

Accertamento parziale - Natura - Oggetto - Conseguenze.

'accertamento parziale non costituisce un metodo di accertamento autonomo rispetto a quello previsto dagli artt. 38 e 39 del d.P.R. n. 600 del 1973 e 54 e 55 del d.P.R. n.633 del 1972, bensì una modalità procedurale che ne segue le medesime regole, sicché il relativo oggetto non è circoscritto ad alcune categorie di redditi e la prova può essere raggiunta anche in via presuntiva: ne deriva che non assume rilievo alcuno il fatto che nel relativo avviso ci si riferisca erroneamente al predetto art. 39 anziché all'art. 41-bis del d.P.R. n. 600 del 1973.

Corte di Cassazione, Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 8406 del 04/04/2018

 

Fallimento ed altre procedure concorsuali - fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) - azione revocatoria fallimentare - atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie – Cass. n. 3081/2018Fallimento ed altre procedure concorsuali - fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) - azione revocatoria fallimentare - atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie – Cass. n. 3081/2018

Stato di insolvenza del debitore - "Scientia decoctionis" da parte del convenuto - Nozione - Concreta situazione psicologica - Configurabilità - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Condizione professionale dell'"accipiens" e modalità del pagamento - Rilevanza.

In tema di elemento soggettivo dell'azione revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, l.fall., la "scientia decoctionis" in capo al terzo, come effettiva conoscenza dello stato di insolvenza, è oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alle presunzioni, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell'"accipiens" e del contesto nel quale gli atti solutori si sono realizzati.

Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 3081 del 08/02/2018 (Rv. 646870 - 01)

Riferimenti normativi: Dlgs_14_2019_art_056, Dlgs_14_2019_art_166, Cod_Civ_art_2727, Cod_Civ_art_2729

Revocatoria

ordinaria

pauliana

azione

corte

cassazione

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2018

Fallimento ed altre procedure concorsuali - fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) - azione revocatoria fallimentare - atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Cass. n. 26061/2017Fallimento ed altre procedure concorsuali - fallimento - effetti - sugli atti pregiudizievoli ai creditori (rapporti con l'azione revocatoria ordinaria) - azione revocatoria fallimentare - atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Cass. n. 26061/2017

Accertamento della "scientia decoctionis" ai sensi dell’art. 67, comma 2, l.fall. - Valutazione complessiva degli indizi - Natura di agente economico qualificato del terzo - Acquisizione di informazioni ordinariamente non accessibili - Rilevanza - Atteggiamento soggettivo del debitore – Irrilevanza.

In tema di azione revocatoria fallimentare, la qualità di operatore economico qualificato della banca convenuta, pur non integrando, da sola, la prova dell'effettiva conoscenza dei sintomi dell'insolvenza, impone di considerare la professionalità ed avvedutezza con cui normalmente gli istituti di credito esercitano la loro attività. Ne consegue che la "scientia decoctionis" non può escludersi solo perchè, in sede di concessione di dilazione per il rimborso di un prestito, si sia tenuto conto delle aspettative degli organi sociali (manifestate nella relazione di accompagnamento al bilancio) della società successivamente dichiarata fallita, giacchè la banca ha disponibilità di mezzi ed informazioni tali da consentirle di verificare, in modo autonomo e tecnicamente qualificato, il carattere realistico di tali aspettative, di per sé inidonee ad essere oggetto di valutazione nella ricerca degli indizi dello stato d'insolvenza.

 Corte di Cassazione, Sez. 1, Ordinanza n. 26061 del 02/11/2017

Revocatoria

ordinaria

pauliana

azione

corte

cassazione

26061 

2017

 

Tributi (in generale) - accertamento tributario (nozione) - in genere - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 21754 del 20/09/2017Tributi (in generale) - accertamento tributario (nozione) - in genere - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 21754 del 20/09/2017

Accertamento fondato su parametri e studi di settore - Natura - Sistema di presunzioni semplici - Instaurazione del contraddittorio con il contribuente - Necessità - Accertamento in sede amministrativa - Omessa partecipazione del contribuente - Conseguenze.

La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è "ex lege" determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli "standards" in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente. In tale fase, infatti, quest'ultimo ha la facoltà di contestare l'applicazione dei parametri provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, con ciò costringendo l'ufficio - ove non ritenga attendibili le allegazioni di parte - ad integrare la motivazione dell'atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento. Tuttavia, ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l'ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri.

Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 21754 del 20/09/2017

 

Circolazione stradale - responsabilità civile da incidenti stradali - colpa - presunzione agli effetti civili - scontro di veicoli - prova liberatoria - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 18259 del 24/07/2017Circolazione stradale - responsabilità civile da incidenti stradali - colpa - presunzione agli effetti civili - scontro di veicoli - prova liberatoria - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 18259 del 24/07/2017

Accertamento della responsabilità ex art. 2054 c.c. - Ricorso alle presunzioni semplici - Ammissibilità - Fondamento.

In tema di valutazione della prova, è possibile il ricorso alle presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. al fine di valutare la responsabilità ai sensi dell'art. 2054 c.c., giacchè anche dette presunzioni sono “prova”, senza che, salvo la cd. “prova legale”, possa istituirsi una gerarchia tra le diverse e relative fonti.

Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 18259 del 24/07/2017

 

Risarcimento del danno - patrimoniale e non patrimoniale (danni morali) - Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 17058 del 11/07/2017Risarcimento del danno - patrimoniale e non patrimoniale (danni morali) - Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 17058 del 11/07/2017

Sofferenza morale per le lesioni patite dal prossimo congiunto - Prova del danno - Ricorso alla prova presuntiva - Ammissibilità - Criteri - Fattispecie.

Il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall’altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva, che deve essere cercata anche d’ufficio, se la parte abbia dedotto e provato i fatti noti dai quali il giudice, sulla base di un ragionamento logico-deduttivo, può trarre le conseguenze per risalire al fatto ignorato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva ritenuto non provato il danno non patrimoniale patito dal padre della vittima di un incidente stradale, senza considerare i fatti da quegli dedotti e provati nel corso del giudizio, ove era stato accertato che la vittima era minorenne, conviveva con il padre ed aveva subito lesioni personali in conseguenza delle quali era stata ricoverata in ospedale e da cui era derivata un’inabilità permanente di grado pari al 25 per cento ed un periodo di inabilità temporanea assoluta di oltre quattro mesi).

Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 17058 del 11/07/2017

 

Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - rettifica delle dichiarazioni - Corte di Cassazione Sez. 5, Ordinanza n. 14388 del 09/06/2017Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - rettifica delle dichiarazioni - Corte di Cassazione Sez. 5, Ordinanza n. 14388 del 09/06/2017

Reddito d'impresa derivante dalla cessione di immobili - Rettifica - Scostamento tra il minor prezzo indicato nell’atto di compravendita e l’importo del mutuo erogato all’acquirente - Sufficienza.

In tema di accertamento induttivo del reddito d’impresa, l’accertamento di un maggior reddito derivante dalla cessione di beni immobili può essere fondato anche soltanto sull’esistenza di uno scostamento tra il minor prezzo indicato nell’atto di compravendita e l’importo del mutuo erogato all’acquirente, ciò non comportando alcuna violazione delle norme in materia di onere della prova.

Corte di Cassazione Sez. 5, Ordinanza n. 14388 del 09/06/2017

 

Tributi erariali diretti - imposta sul reddito delle persone fisiche (i.r.p.e.f.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - redditi di impresa - determinazione del reddito - plusvalenze patrimoniali - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 12265 del 1Tributi erariali diretti - imposta sul reddito delle persone fisiche (i.r.p.e.f.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - redditi di impresa - determinazione del reddito - plusvalenze patrimoniali - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 12265 del 1

Cessione d'immobile o di azienda - Accertamento induttivo fondato solo sul valore accertato per l'imposta di registro - Legittimità - Esclusione - Fondamento - Art. 5 del d.lgs. n. 147 del 2015 - Norma d'interpretazione autentica.

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'art. 5, comma 3, del d.lgs. n. 147 del 2015 - che, quale norma di interpretazione autentica, ha efficacia retroattiva - esclude che l'Amministrazione finanziaria possa ancora procedere ad accertare, in via induttiva, la plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione di immobile o di azienda solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 12265 del 17/05/2017

 

Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - imposta sul valore aggiunto (i.v.a.) - obblighi dei contribuenti - fatturazione delle operazioni - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 10120 del 21/04/2017Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - imposta sul valore aggiunto (i.v.a.) - obblighi dei contribuenti - fatturazione delle operazioni - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 10120 del 21/04/2017

Frodi carosello - Operazioni soggettivamente inesistenti - Di tipo triangolare - Onere della prova a carico della Amministrazione finanziaria - Prova della mancanza di dotazioni personali dell’interposto - Sufficienza - Onere a carico del contribuente - Prova contraria - Contenuto.

In tema di evasione dell’IVA a mezzo di frodi carosello, quando l’operazione soggettivamente inesistente è di tipo triangolare, poco complessa e caratterizzata dalla interposizione fittizia di un soggetto terzo tra il cedente comunitario ed il cessionario italiano, l’onere probatorio a carico della Amministrazione finanziaria, sulla consapevolezza da parte del cessionario che il corrispettivo della cessione sia versato al soggetto terzo non legittimato alla rivalsa né assoggettato all’obbligo del pagamento dell’imposta, è soddisfatto dalla dimostrazione che l’interposto sia privo di dotazione personale e strumentale adeguata alla prestazione fatturata, mentre spetta al contribuente-cessionario fornire la prova contraria della buona fede con cui ha svolto le trattative ed acquistato la merce, ritenendo incolpevolmente che essa fosse realmente fornita dalla persona interposta.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 10120 del 21/04/2017

 

Tributi (in generale) - in genere - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 4785 del 24/02/2017Tributi (in generale) - in genere - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 4785 del 24/02/2017

Dichiarazione fuori termine - Equiparazione all'omessa presentazione - Conseguenze - Accertamento induttivo del reddito - Legittimità - Presunzioni semplici - Ammissibilità - Onere della prova contraria a carico del contribuente.

La dichiarazione fuori termine da parte del contribuente, essendo equiparata alla sua omessa presentazione, abilita l'Ufficio a servirsi di qualsiasi elemento probatorio ai fini dell'accertamento del reddito e, quindi, a determinarlo con metodo induttivo, utilizzando, in deroga alla regola generale, anche presunzioni semplici, prive dei requisiti di cui all'art. 38, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, sicchè incombe sul contribuente, a fronte di tale prova presuntiva, l'onere di dedurre e dimostrare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi della pretesa tributaria.

Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 4785 del 24/02/2017

 

Risarcimento del danno - in genere - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 25898 del 15/12/2016Risarcimento del danno - in genere - Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 25898 del 15/12/2016

Occupazione “sine titulo” di immobile – Danno da perdita della temporanea sua disponibilità – Oneri di allegazione e prova a carico dell’attore – Contenuto.

Nella ipotesi di occupazione “sine titulo” di un cespite immobiliare altrui, il danno subito dal proprietario per l’indisponibilità del medesimo può definirsi “in re ipsa”, purché inteso in senso descrittivo, cioè di normale inerenza del pregiudizio all’impossibilità stessa di disporre del bene, senza comunque far venir meno l’onere per l’attore quanto meno di allegare, e anche di provare, con l’ausilio delle presunzioni, il fatto da cui discende il lamentato pregiudizio, ossia che se egli avesse immediatamente recuperato la disponibilità dell’immobile, l’avrebbe subito impiegato per finalità produttive, quali il suo godimento diretto o la sua locazione.

Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 25898 del 15/12/2016

Lavoro - lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17163 del 18/08/2016Lavoro - lavoro subordinato - categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - mansioni - diverse da quelle dell'assunzione - Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17163 del 18/08/2016

Danno da dequalificazione professionale - Prova presuntiva - Valutazione - Criteri - Richiamo a categorie generali - Insufficienza - Precisa individuazione dei fatti - Necessità.

In tema di prova del danno da dequalificazione professionale ex art. 2729 c.c., non è sufficiente a fondare una corretta inferenza presuntiva il semplice richiamo di categorie generali, come la qualità e quantità dell'attività lavorativa svolta, il tipo e la natura della professionalità coinvolta, la gravità del demansionamento, la sua durata e altri simili indici, dovendo procedere il giudice di merito, pur nell'ambito di tali categorie, ad una precisa individuazione dei fatti che assume idonei e rilevanti ai fini della dimostrazione del fatto ignoto, alla stregua di canoni di probabilità e regole di comune esperienza.

Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17163 del 18/08/2016

 

Risarcimento del danno - valutazione e liquidazione - danno emergente e lucro cessante - Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 16670 del 09/08/2016Risarcimento del danno - valutazione e liquidazione - danno emergente e lucro cessante - Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 16670 del 09/08/2016

Danno da occupazione immobiliare abusiva - Risarcimento - Esistenza di danno "in re ipsa" - Presunzione "iuris tantum" - Conseguenze sulla liquidazione.

Nel caso di occupazione illegittima di un immobile il danno subito dal proprietario è "in re ipsa", discendendo dalla perdita della disponibilità del bene, la cui natura è normalmente fruttifera, e dalla impossibilità di conseguire l'utilità da esso ricavabile, sicchè costituisce una presunzione "iuris tantum" e la liquidazione può essere operata dal giudice sulla base di presunzioni semplici, con riferimento al cd. danno figurativo, quale il valore locativo del bene usurpato.

Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 16670 del 09/08/2016

 

Contratti in genere - simulazione - prova - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 13857 del 07/07/2016Contratti in genere - simulazione - prova - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 13857 del 07/07/2016

Simulazione di contratto di trasferimento di quote di partecipazione sociale - Prova nei rapporti tra le parti - Limiti - Interrogatorio formale - Ammissibilità - Fondamento.

In tema di prova della simulazione di un contratto di trasferimento di quote di partecipazione in una società, il quale non richiede la forma scritta "ad substantiam" o "ad probationem", le limitazioni poste, nei rapporti tra le parti contraenti, dall'art. 1417, comma 2, c.c., riguardano soltanto la prova testimoniale (e, correlativamente, quella per presunzioni) ma non l'interrogatorio formale, non essendo prevista per la confessione, che ha carattere di piena prova legale, una disposizione corrispondente a quella della simulazione ed attraverso il cui espletamento può essere utilmente acquisita sia la prova piena della simulazione, in caso di confessione piena e completa, sia un principio di prova, se le risposte sono tali da rendere verosimile la simulazione, sì da rendere ammissibile la prova testimoniale, a norma dell'art. 2724, comma, 1, n. 1, c.c.

Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 13857 del 07/07/2016

SIMULAZIONE

CONTRATTI

 

Contratti in genere - simulazione - prova - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 13857 del 07/07/2016Contratti in genere - simulazione - prova - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 13857 del 07/07/2016

Simulazione di contratto di trasferimento di quote di partecipazione sociale - Prova nei rapporti tra le parti - Limiti - Interrogatorio formale - Ammissibilità - Fondamento.

In tema di prova della simulazione di un contratto di trasferimento di quote di partecipazione in una società, il quale non richiede la forma scritta "ad substantiam" o "ad probationem", le limitazioni poste, nei rapporti tra le parti contraenti, dall'art. 1417, comma 2, c.c., riguardano soltanto la prova testimoniale (e, correlativamente, quella per presunzioni) ma non l'interrogatorio formale, non essendo prevista per la confessione, che ha carattere di piena prova legale, una disposizione corrispondente a quella della simulazione ed attraverso il cui espletamento può essere utilmente acquisita sia la prova piena della simulazione, in caso di confessione piena e completa, sia un principio di prova, se le risposte sono tali da rendere verosimile la simulazione, sì da rendere ammissibile la prova testimoniale, a norma dell'art. 2724, comma, 1, n. 1, c.c.

Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 13857 del 07/07/2016

SIMULAZIONE

CONTRATTI

 

liquidazione coatta amministrativa - amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11059 del 19/05/2011liquidazione coatta amministrativa - amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11059 del 19/05/2011

Società appartenente ad un gruppo - Sottoposizione ad amministrazione straordinaria - Azione revocatoria ex art. 67, secondo comma, legge fall. - Prova della "scientia decoctionis" - Necessità - Stato d'insolvenza del gruppo - Valore indiziario - Configurabilità. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11059 del 19/05/2011

In caso di sottoposizione ad amministrazione straordinaria di una società appartenente ad un gruppo, qualora il commissario straordinario agisca, ai sensi dell'art. 67, secondo comma, legge fall., per la revoca dei pagamenti di debiti liquidi ed esigibili effettuati dalla società in favore di un soggetto estraneo al gruppo stesso, la prova della "scientia decoctionis" può essere desunta, in via presuntiva, anche dallo stato d'insolvenza in cui versava l'intero gruppo od una sua consistente parte, potendo tale elemento di natura indiziaria, in concorso con altri, formare nel terzo il convincimento dello stato di decozione della società autrice dell'atto oggetto della predetta azione; né tale conclusione è esclusa dal principio per cui la distinta personalità giuridica e l'autonomia patrimoniale di cui restano dotate le società, nonostante il vincolo derivante dal rapporto di collegamento o controllo, comporta che l'accertamento dello stato di insolvenza necessario per sottoporre ciascuna di essa ad amministrazione straordinaria debba essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica di ogni singola società.

Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11059 del 19/05/2011

 

Lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016Lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016

Controllo del datore di lavoro sul lavoratore - Obbligo - Esclusione - Conseguenze in ordine alla tempestività della contestazione.

Il datore di lavoro ha il potere, ma non l'obbligo, di controllare in modo continuo i propri dipendenti, contestando loro immediatamente qualsiasi infrazione al fine di evitarne un possibile aggravamento, atteso che un simile obbligo, non previsto dalla legge né desumibile dai principi di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., negherebbe in radice il carattere fiduciario del lavoro subordinato, sicché la tempestività della contestazione disciplinare va valutata non in relazione al momento in cui il datore avrebbe potuto accorgersi dell'infrazione ove avesse controllato assiduamente l'operato del dipendente, ma con riguardo all'epoca in cui ne abbia acquisito piena conoscenza.

Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016

 

Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016

Controllo del datore di lavoro sul lavoratore - Obbligo - Esclusione - Conseguenze in ordine alla tempestività della contestazione.

Il datore di lavoro ha il potere, ma non l'obbligo, di controllare in modo continuo i propri dipendenti, contestando loro immediatamente qualsiasi infrazione al fine di evitarne un possibile aggravamento, atteso che un simile obbligo, non previsto dalla legge né desumibile dai principi di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., negherebbe in radice il carattere fiduciario del lavoro subordinato, sicché la tempestività della contestazione disciplinare va valutata non in relazione al momento in cui il datore avrebbe potuto accorgersi dell'infrazione ove avesse controllato assiduamente l'operato del dipendente, ma con riguardo all'epoca in cui ne abbia acquisito piena conoscenza.

Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016

 

Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016Lavoro - lavoro subordinato - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - disciplinare – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016

Controllo del datore di lavoro sul lavoratore - Obbligo - Esclusione - Conseguenze in ordine alla tempestività della contestazione.

Il datore di lavoro ha il potere, ma non l'obbligo, di controllare in modo continuo i propri dipendenti, contestando loro immediatamente qualsiasi infrazione al fine di evitarne un possibile aggravamento, atteso che un simile obbligo, non previsto dalla legge né desumibile dai principi di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., negherebbe in radice il carattere fiduciario del lavoro subordinato, sicché la tempestività della contestazione disciplinare va valutata non in relazione al momento in cui il datore avrebbe potuto accorgersi dell'infrazione ove avesse controllato assiduamente l'operato del dipendente, ma con riguardo all'epoca in cui ne abbia acquisito piena conoscenza.

Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 10069 del 17/05/2016

 

prova civile - prove indiziarie - presunzioni - in genere (nozione) – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 9225 del 04/05/2005prova civile - prove indiziarie - presunzioni - in genere (nozione) – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 9225 del 04/05/2005

Presupposti e requisiti - Sussistenza - Accertamento del giudice di merito - Portata - Incensurabilità in Cassazione - Limiti - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 9225 del 04/05/2005

In materia di presunzioni, è riservata al giudice di merito la valutazione discrezionale della sussistenza sia dei presupposti per il ricorso a tale mezzo di prova, sia dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare elementi di fatto come fonti di presunzione, ovverosia come circostanze idonee a consentire illazioni che ne discendano secondo il criterio dell'"id quod plerumque accidit"; l'unico sindacato riservato in proposito al giudice di legittimità è quello sulla congruenza della relativa motivazione. (Nella specie, relativa a controversia in cui l'acquirente affermava che il venditore aveva consegnato e fatturato merce in quantità superiore a quella ordinata, il giudice di merito aveva negato che tale circostanza potesse presumersi sulla base del fatto che l'acquirente non aveva pagato il maggior prezzo richiesto; la Corte Cass. nel confermare la sentenza impugnata ha enunziato il principio di cui alla massima).

Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 9225 del 04/05/2005

 

Assistenza e beneficenza pubblica - prestazioni assistenziali - Corte di Cassazione Sez. 6 - L, Ordinanza n. 9010 del 05/05/2016Assistenza e beneficenza pubblica - prestazioni assistenziali - Corte di Cassazione Sez. 6 - L, Ordinanza n. 9010 del 05/05/2016

Pensione di inabilità - Requisito reddituale - Tipizzazione legale della prova - Autocertificazioni - Inidoneità nel giudizio civile - Fattispecie. PROVA CIVILE - ATTO NOTORIO - In genere.

In materia di pensione di inabilità, la prova del requisito reddituale deve essere fornita attraverso le attestazioni degli uffici finanziari richieste dall'art. 26 della l. n. 153 del 1969, potendo la documentazione a corredo della domanda essere sostituita da autocertificazioni rese dall'interessato sotto la propria responsabilità solo in sede di procedimento amministrativo, non di giudizio civile. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto i modelli 730 e CUD inidonei a dimostrare la sussistenza del requisito reddituale).

Corte di Cassazione Sez. 6 - L, Ordinanza n. 9010 del 05/05/2016

 

Assistenza e beneficenza pubblica - prestazioni assistenziali - in genere – Corte di Cassazione Sez. 6 - L, Ordinanza n. 9010 del 05/05/2016Assistenza e beneficenza pubblica - prestazioni assistenziali - in genere – Corte di Cassazione Sez. 6 - L, Ordinanza n. 9010 del 05/05/2016

Pensione di inabilità - Requisito reddituale - Tipizzazione legale della prova - Autocertificazioni - Inidoneità nel giudizio civile - Fattispecie.

In materia di pensione di inabilità, la prova del requisito reddituale deve essere fornita attraverso le attestazioni degli uffici finanziari richieste dall'art. 26 della l. n. 153 del 1969, potendo la documentazione a corredo della domanda essere sostituita da autocertificazioni rese dall'interessato sotto la propria responsabilità solo in sede di procedimento amministrativo, non di giudizio civile. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto i modelli 730 e CUD inidonei a dimostrare la sussistenza del requisito reddituale).

Corte di Cassazione Sez. 6 - L, Ordinanza n. 9010 del 05/05/2016

 

prova civile - prove indiziarie - presunzioni - semplici – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 12802 del 29/05/2006prova civile - prove indiziarie - presunzioni - semplici – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 12802 del 29/05/2006

 Deduzione del fatto ignoto da quello noto -Criteri. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 12802 del 29/05/2006

Nella prova per presunzioni non occorre che tra il fatto noto e il fatto ignoto, sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile secondo un criterio di normalità da stabilire alla stregua di canoni di probabilità con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di accadimenti.

Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 12802 del 29/05/2006

 

Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - in genere – Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - in genere – Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

Società di capitali - Dati risultanti dai conti correnti bancari - Utilizzabilità - Limitazione a quelli formalmente intestati alla società - Esclusione - Conti formalmente intestati ai soci ed agli amministratori - Estensione - Condizioni - Sostanziale riferibilità dei conti alla società - Prova da parte dell'Ufficio - Anche per presunzioni - Conseguenze.

In sede di rettifica e di accertamento d'ufficio delle imposte sui redditi, ai sensi dell'art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, l'utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all'ente, ma riguarda anche quelli intestati ai soci, agli amministratori o ai procuratori generali, allorché risulti provata dall'Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all'ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati, senza necessità di provare altresì che tutte le movimentazioni di tali rapporti rispecchino operazioni aziendali, atteso che, ai sensi dell'art. 32 del d.P.R. n. 600 cit., incombe sulla società contribuente dimostrarne l'estraneità alla propria attività di impresa.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

 

Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

Società di capitali - Dati risultanti dai conti correnti bancari - Utilizzabilità - Limitazione a quelli formalmente intestati alla società - Esclusione - Conti formalmente intestati ai soci ed agli amministratori - Estensione - Condizioni - Sostanziale riferibilità dei conti alla società - Prova da parte dell'Ufficio - Anche per presunzioni - Conseguenze.

In sede di rettifica e di accertamento d'ufficio delle imposte sui redditi, ai sensi dell'art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, l'utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all'ente, ma riguarda anche quelli intestati ai soci, agli amministratori o ai procuratori generali, allorché risulti provata dall'Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all'ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati, senza necessità di provare altresì che tutte le movimentazioni di tali rapporti rispecchino operazioni aziendali, atteso che, ai sensi dell'art. 32 del d.P.R. n. 600 cit., incombe sulla società contribuente dimostrarne l'estraneità alla propria attività di impresa.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

 

Tributi erariali diretti - accertamento dellez imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016Tributi erariali diretti - accertamento dellez imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

Società di capitali - Dati risultanti dai conti correnti bancari - Utilizzabilità - Limitazione a quelli formalmente intestati alla società - Esclusione - Conti formalmente intestati ai soci ed agli amministratori - Estensione - Condizioni - Sostanziale riferibilità dei conti alla società - Prova da parte dell'Ufficio - Anche per presunzioni - Conseguenze.

In sede di rettifica e di accertamento d'ufficio delle imposte sui redditi, ai sensi dell'art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, l'utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all'ente, ma riguarda anche quelli intestati ai soci, agli amministratori o ai procuratori generali, allorché risulti provata dall'Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all'ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati, senza necessità di provare altresì che tutte le movimentazioni di tali rapporti rispecchino operazioni aziendali, atteso che, ai sensi dell'art. 32 del d.P.R. n. 600 cit., incombe sulla società contribuente dimostrarne l'estraneità alla propria attività di impresa.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

 

Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

Società di capitali - Dati risultanti dai conti correnti bancari - Utilizzabilità - Limitazione a quelli formalmente intestati alla società - Esclusione - Conti formalmente intestati ai soci ed agli amministratori - Estensione - Condizioni - Sostanziale riferibilità dei conti alla società - Prova da parte dell'Ufficio - Anche per presunzioni - Conseguenze.

In sede di rettifica e di accertamento d'ufficio delle imposte sui redditi, ai sensi dell'art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, l'utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all'ente, ma riguarda anche quelli intestati ai soci, agli amministratori o ai procuratori generali, allorché risulti provata dall'Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all'ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati, senza necessità di provare altresì che tutte le movimentazioni di tali rapporti rispecchino operazioni aziendali, atteso che, ai sensi dell'art. 32 del d.P.R. n. 600 cit., incombe sulla società contribuente dimostrarne l'estraneità alla propria attività di impresa.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

 

Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016Tributi erariali diretti - accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - accertamenti e controlli - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

Società di capitali - Dati risultanti dai conti correnti bancari - Utilizzabilità - Limitazione a quelli formalmente intestati alla società - Esclusione - Conti formalmente intestati ai soci ed agli amministratori - Estensione - Condizioni - Sostanziale riferibilità dei conti alla società - Prova da parte dell'Ufficio - Anche per presunzioni - Conseguenze.

In sede di rettifica e di accertamento d'ufficio delle imposte sui redditi, ai sensi dell'art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, l'utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all'ente, ma riguarda anche quelli intestati ai soci, agli amministratori o ai procuratori generali, allorché risulti provata dall'Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all'ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati, senza necessità di provare altresì che tutte le movimentazioni di tali rapporti rispecchino operazioni aziendali, atteso che, ai sensi dell'art. 32 del d.P.R. n. 600 cit., incombe sulla società contribuente dimostrarne l'estraneità alla propria attività di impresa.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016

 

Tributi (in generale) - contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - procedimento - disposizioni comuni ai vari gradi del procedimento - istruzione del processo - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 7509 del 15/04/Tributi (in generale) - contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - procedimento - disposizioni comuni ai vari gradi del procedimento - istruzione del processo - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 7509 del 15/04/

Presunzioni - Ammissibilità - Condizioni - Divieto di prova testimoniale - Incidenza sull'ammissibilità del ricorso alle presunzioni - Esclusione - Fondamento.

Nel processo tributario, il ricorso alle presunzioni è ammissibile tanto in materia di tributi erariali che di tributi dell'ente locale, essendo positivamente esclusi dall'art. 7 del d.lgs. n. 546 del 1992 solo il giuramento e la prova testimoniale; il divieto di ammissione di quest'ultima, infatti, non comporta la conseguente inammissibilità della prova per presunzioni ai sensi dell'art. 2729, comma 2, c.c. in quanto detta norma, stante la natura della materia ed i mezzi di indagine a disposizione degli uffici e dei giudici tributari, non è applicabile nel contenzioso tributario.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 7509 del 15/04/2016

 

Tributi (in generale) - contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - procedimento - disposizioni comuni ai vari gradi del procedimento - istruzione del processo - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 7509 del 15/04/Tributi (in generale) - contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - procedimento - disposizioni comuni ai vari gradi del procedimento - istruzione del processo - Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 7509 del 15/04/

Presunzioni - Ammissibilità - Condizioni - Divieto di prova testimoniale - Incidenza sull'ammissibilità del ricorso alle presunzioni - Esclusione - Fondamento.

Nel processo tributario, il ricorso alle presunzioni è ammissibile tanto in materia di tributi erariali che di tributi dell'ente locale, essendo positivamente esclusi dall'art. 7 del d.lgs. n. 546 del 1992 solo il giuramento e la prova testimoniale; il divieto di ammissione di quest'ultima, infatti, non comporta la conseguente inammissibilità della prova per presunzioni ai sensi dell'art. 2729, comma 2, c.c. in quanto detta norma, stante la natura della materia ed i mezzi di indagine a disposizione degli uffici e dei giudici tributari, non è applicabile nel contenzioso tributario.

Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 7509 del 15/04/2016

 

Lavoro - lavoro subordinato - lavoro domestico - in genere (nozione, distinzioni) - Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 12433 del 16/06/2015Lavoro - lavoro subordinato - lavoro domestico - in genere (nozione, distinzioni) - Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 12433 del 16/06/2015

Collaborazione domestica in situazione di convivenza - Rapporto affettivo e di familiarità tra due persone - Presunzione di gratuità - Superamento - Condizioni - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 12433 del 16/06/2015

Ogni attività oggettivamente configurabile come prestazione di lavoro dipendente può essere ricondotta ad un rapporto diverso, istituito in virtù di un legame affettivo e di familiarità tra due persone caratterizzato dalla gratuità della prestazione lavorativa. Nondimeno tale presunzione può essere superata fornendo la prova dell'esistenza del vincolo di subordinazione mediante il riferimento alla qualità e quantità delle prestazioni svolte ed alla presenza di direttive, controlli ed indicazioni da parte del datore di lavoro. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato di tipo domestico, intercorso per circa vent'anni tra due donne legate da vincolo affettivo, con svolgimento di plurime mansioni di pulizia ed accudimento delle faccende di casa da parte di una di esse sotto la direzione dell'altra e dietro promessa di un compenso mai effettivamente corrisposto). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 12433 del 16/06/2015

 

Prova civile - prove indiziarie - presunzioni - in genere (nozione) – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 12866 del 22/06/2015Prova civile - prove indiziarie - presunzioni - in genere (nozione) – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 12866 del 22/06/2015

Pagamento di canone di locazione eccedente quello legale o concordato - Prova del maggiore versamento per intervalli di tempo non corrispondenti alla intera durata del rapporto - Prova presuntiva per i periodi intermedi - Violazione del divieto di "praesumptio de praesumpto" - Esclusione. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 12866 del 22/06/2015

Nel giudizio di ripetizione di indebito instaurato dal conduttore, il giudice può trarre la prova del pagamento di canoni di locazione in misura eccedente quella concordata o quella legale, senza violare il divieto di "praesumptio de praesumpto", allorché, essendo stato provato con documenti e testimoni il versamento di somme maggiori del canone contrattuale, o di quello dovuto ai sensi della legge 27 luglio 1978, n. 392, per periodi di tempo non corrispondenti all'intera durata del rapporto, ritenga presuntivamente provato il versamento, anche per i periodi intermedi, di un canone mensile di quello stesso importo.

Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 12866 del 22/06/2015

 

Contratti in genere - simulazione - assoluta – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13345 del 30/06/2015Contratti in genere - simulazione - assoluta – Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13345 del 30/06/2015

Alienazione di un bene - Diversità rispetto all'atto soggetto a revocatoria - Sottrazione alla garanzia generica dei creditori - Sufficienza - Esclusione - Prova specifica dell'apparenza dell'alienazione - Necessità. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13345 del 30/06/2015

In considerazione della diversità di presupposti esistenti tra negozio simulato e negozio soggetto ad azione revocatoria, ad integrare gli estremi della simulazione non è sufficiente la prova che, attraverso l'alienazione di un bene, il debitore abbia inteso sottrarlo alla garanzia generica dei creditori, ma è necessario provare specificamente che questa alienazione sia stata soltanto apparente, nel senso che né l'alienante abbia inteso dismettere la titolarità del diritto, né l'altra parte abbia inteso acquisirla.

Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13345 del 30/06/2015

SIMULAZIONE

CONTRATTI

 

Prescrizione civile - interruzione - atti interruttivi - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 10630 del 22/05/2015Prescrizione civile - interruzione - atti interruttivi - in genere – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 10630 del 22/05/2015

Lettera raccomandata di costituzione in mora - Produzione in giudizio di copia della lettera e dell'avviso di ricevimento - Presunzione di coincidenza tra la missiva ricevuta e quella prodotta - Sussistenza. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 10630 del 22/05/2015

Ai fini dell'interruzione della prescrizione, la produzione in giudizio di copia della lettera di costituzione in mora unitamente all'avviso di ricevimento "ex adverso" della relativa raccomandata implica una presunzione di corrispondenza di contenuto tra la copia prodotta e la missiva ricevuta dalla controparte, salva la prova, a carico del destinatario, di avere ricevuto una missiva di contenuto diverso o un plico privo di contenuto.

Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 10630 del 22/05/2015

 

documentale (prova) - scrittura privata - fatture commerciali - Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 299 del 12/01/2016documentale (prova) - scrittura privata - fatture commerciali - Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 299 del 12/01/2016

Natura - Funzione - Contenuto - Contestazione del rapporto - Prova delle prestazioni eseguite - Configurabilità - Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 299 del 12/01/2016

La fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale ed alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all'esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione, indirizzata all'altra parte, di fatti concernenti un rapporto già costituito, sicché, quando tale rapporto sia contestato, non può costituire valido elemento di prova delle prestazioni eseguite ma, al più, un mero indizio.

Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 299 del 12/01/2016

 


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