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art. 29 - Richiesta di pagamento (2014)

Art. 29 - Richiesta di pagamento - Codice deontologico forense 2014


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Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56
Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56 Il divieto di richiedere compensi manifestamente sproporzionati (art. 29 ncdf, già art. 43 cdf) è posto a tutela del cliente e prescinde dal consenso di questi. Conseguentemente, l’accordo sul compenso tra avvocato e cliente non può derogare al principio di proporzionalità, dovendo sempre essere correlato all’attività svolta. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56...
Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 57Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 57
Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 57 Il divieto di richiedere compensi manifestamente sproporzionati (art. 29 ncdf, già art. 43 cdf) è posto a tutela del cliente e prescinde dal consenso di questi. Conseguentemente, l’accordo sul compenso tra avvocato e cliente non può derogare al principio di proporzionalità, dovendo sempre essere correlato all’attività svolta. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 57...
Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44
Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44 Il divieto di richiedere compensi manifestamente sproporzionati (art. 29 ncdf, già art. 43 cdf) è posto a tutela del cliente e prescinde dal consenso di questi. Conseguentemente, l’accordo sul compenso tra avvocato e cliente non può derogare al principio di proporzionalità, dovendo sempre essere correlato all’attività svolta. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44...
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2015, n. 87Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2015, n. 87
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2015, n. 87 Il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 codice deontologico (ora, 29 ncdf) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività che, come ovvio, presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2015, n. 87...
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 aprile 2018, n. 23Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 aprile 2018, n. 23
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 aprile 2018, n. 23 Il compenso per l’attività posta in essere deve essere computato alla stregua della tariffa professionale ratione temporis vigente, e, al tempo stesso, deve essere pur sempre proporzionato alla reale consistenza ed all’effettiva valenza professionale espletata. In particolare, il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 C.D. (ora art. 29 nuovo CDF) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato, può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività, che presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 aprile 2018, n....
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 9Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 9
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 9 Il compenso per l’attività posta in essere deve essere computato alla stregua della tariffa professionale ratione temporis vigente, e, al tempo stesso, deve essere pur sempre proporzionato alla reale consistenza ed all’effettiva valenza professionale espletata. In particolare, il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 C.D. (ora art. 29 nuovo CDF) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato, può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività, che presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 9...
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 17Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 17
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 17 Il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 codice deontologico solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività che, come ovvio, presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 17...
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2018, n. 14Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2018, n. 14
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2018, n. 14 Il compenso per l’attività posta in essere deve essere computato alla stregua della tariffa professionale ratione temporis vigente, e, al tempo stesso, deve essere pur sempre proporzionato alla reale consistenza ed all’effettiva valenza professionale espletata. In particolare, il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 C.D. (ora art. 29 nuovo CDF) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato, può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività, che presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2018, n. 14...
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 346Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 346
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 346 La richiesta di un compenso non dovuto è inidonea di per sé ad integrare la fattispecie deontologicamente rilevante consistente nella richiesta di un compenso sproporzionato od eccessivo (art. 29 ncdf, già art. 43 codice previgente), poiché quest’ultimo può valutarsi come tale solo solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività che, come ovvio, presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa (Nel caso di specie, il professionista aveva richiesto un compenso più che doppio). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre...
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 241Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 241
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 241 Il compenso per l’attività posta in essere deve essere computato alla stregua della tariffa professionale ratione temporis vigente, e, al tempo stesso, deve essere pur sempre proporzionato alla reale consistenza ed all’effettiva valenza professionale espletata. In particolare, il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 C.D. (ora art. 29 nuovo CDF) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato, può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività, che presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa (Nel caso di specie, il compenso richiesto era circa quattro...
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79 Il compenso per l’attività posta in essere deve essere computato alla stregua della tariffa professionale ratione temporis vigente, e, al tempo stesso, deve essere pur sempre proporzionato alla reale consistenza ed all’effettiva valenza professionale espletata. In particolare, il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 C.D. (ora art. 29 nuovo CDF) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato, può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività, che presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79...
Come stabilire se il compenso è sproporzionato o eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 settembre 2017, n. 136Come stabilire se il compenso è sproporzionato o eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 settembre 2017, n. 136
Come stabilire se il compenso è sproporzionato o eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 settembre 2017, n. 136 Il compenso per l’attività posta in essere deve essere computato alla stregua della tariffa professionale ratione temporis vigente, e, al tempo stesso, deve essere pur sempre proporzionato alla reale consistenza ed all’effettiva valenza professionale espletata. In particolare, il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 C.D. (ora art. 29 nuovo CDF) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato, può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività, che presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa (Nel caso di specie, pur dopo aver dichiarato di accettare...
Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150
Illecito richiedere compensi al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che, in violazione dell’art. 85 DPR n. 115/2002, richieda un compenso al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, a nulla rilevando in contrario la circostanza che, quantomeno per colpa, il professionista non fosse a conoscenza dell’ammissione al beneficio stesso (Nel caso di specie, il professionista aveva controfirmato, per autentica, l’istanza di ammissione e, per presa visione, il decreto di Ammissione al beneficio da parte del Giudice. In applicazione del principio di cui in massima, avuto riguardo all’incensuratezza dell’incolpato, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150  ...
Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102
La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi L’avvocato che chieda compensi eccessivi e anche sproporzionati rispetto alla natura e alla quantità delle prestazioni svolte pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità a cui ciascun professionista è tenuto (Nel caso di specie, a fronte di un congruo importo di 25mila euro circa, l’avvocato aveva richiesto un compenso di oltre 400mila euro). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102...
Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 settembre 2017, n. 136Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 settembre 2017, n. 136
Come stabilire se il compenso è sproporzionato o eccessivo Il compenso per l’attività posta in essere deve essere computato alla stregua della tariffa professionale ratione temporis vigente, e, al tempo stesso, deve essere pur sempre proporzionato alla reale consistenza ed all’effettiva valenza professionale espletata. In particolare, il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 C.D. (ora art. 29 nuovo CDF) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato, può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività, che presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa (Nel caso di specie, pur dopo aver dichiarato di accettare transattivamente la somma di euro 200, il professionista aveva tuttavia...
Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo Il compenso per l’attività posta in essere deve essere computato alla stregua della tariffa professionale ratione temporis vigente, e, al tempo stesso, deve essere pur sempre proporzionato alla reale consistenza ed all’effettiva valenza professionale espletata. In particolare, il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 C.D. (ora art. 29 nuovo CDF) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato, può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività, che presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79...
Compensi eccessivi: la parcella predisposta dal collaboratore di studio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44Compensi eccessivi: la parcella predisposta dal collaboratore di studio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44
Compensi eccessivi: la parcella predisposta dal collaboratore di studio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44 Vìola l’art. 29 ncdf (già art. 43 cdf) l’avvocato che pretenda un compenso manifestamente sproporzionato ed ingiustificato in relazione alla qualità ed alla quantità dell’attività in concreto svolta, a nulla rilevando l’eventuale assenza di dolo, essendo sufficiente a fondare la responsabilità disciplinare la mera volontarietà e consapevolezza della condotta (Nel caso di specie, l’incolpato aveva sostenuto che la parcella, dallo stesso pure sottoscritta, fosse stata redatta da un collaboratore di studio, senza peraltro allegare una incolpevole svista ovvero un proprio comportamento omissivo concretizzatosi in una mancata incolpevole verifica). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44...
Compenso - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41Compenso - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41
La richiesta di un compenso sproporzionato L’avvocato che richieda un compenso manifestamente sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività documentata, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità, a nulla rilevando ai fini della responsabilità disciplinare, l’eventuale assenza di dolo o la circostanza per cui il cliente abbia corrisposto la somma richiestagli. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41  ...
Compenso - denaro spettante al cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 58Compenso - denaro spettante al cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 58
L’avvocato non può subordinare all’incasso del proprio compenso la consegna del denaro spettante al cliente L’Avvocato non può condizionare il versamento alla parte assistita delle somme riscosse per conto di questa, al riconoscimento delle proprie competenze, a meno che la medesima non vi consenta espressamente, con dichiarazione specifica e dettagliata, ovvero si tratti di somme che il difensore stesso abbia anticipato a titolo di spese vive, purche´ ne dia immediata comunicazione all’assistito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 58...
Compenso - proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56Compenso - proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56
Anche l’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità Il divieto di richiedere compensi manifestamente sproporzionati (art. 29 ncdf, già art. 43 cdf) è posto a tutela del cliente e prescinde dal consenso di questi. Conseguentemente, l’accordo sul compenso tra avvocato e cliente non può derogare al principio di proporzionalità, dovendo sempre essere correlato all’attività svolta. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56...
compenso è sproporzionato ed eccessivocompenso è sproporzionato ed eccessivo
Come stabilire se il compenso è sproporzionato ed eccessivo Il compenso può ritenersi sproporzionato od eccessivo ex art. 43 codice deontologico (ora, 29 ncdf) solo al termine di un giudizio di relazione condotto con riferimento a due termini di comparazione, ossia l’attività espletata e la misura della sua remunerazione da ritenersi equa; solo una volta che sia stato quantificato l’importo ritenuto proporzionato può essere formulato il successivo giudizio di sproporzione o di eccessività che, come ovvio, presuppone che la somma richiesta superi notevolmente l’ammontare di quella ritenuta equa.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2015, n. 87...
Compenso eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143Compenso eccessivo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143
La richiesta di un compenso eccessivo non costituisce altresì minaccia di azioni od iniziative sproporzionate La richiesta di pagamento del proprio compenso professionale da effettuarsi entro un termine congruo (nella specie, 10 giorni) sotto pena delle conseguenze di legge costituisce usuale sollecito di adempimento, che pertanto di per sè non assume altresì rilievo deontologico quale asserita minaccia di “azioni od iniziative sproporzionate o vessatorie” (art. 65 codice deontologico, già art. 48 codice previgente) sol perché l’importo richiesto sia eccessivo rispetto all’attività effettivamente svolta (art. 29 codice deontologico, già art. 43 codice previgente). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143  ...
Compenso eccessivo: l’attività non conteggiata in parcella non scrimina la condotta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44Compenso eccessivo: l’attività non conteggiata in parcella non scrimina la condotta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44
Compenso eccessivo: l’attività non conteggiata in parcella non scrimina la condotta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44 La rilevanza deontologica della richiesta di compenso eccessivo (art. 29 ncdf, già art. 43 cdf), non viene meno qualora l’importo stesso appaia congruo ove si conteggi anche l’ulteriore attività professionale, successiva alla parcella stessa e da questa non contemplata. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 marzo 2016, n. 44...
Compenso professionale e criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 337Compenso professionale e criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 337
Compenso professionale e criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 337 Nei rapporti tra avvocato e cliente, sussiste sempre la possibilità di concreto adeguamento del compenso al valore effettivo e sostanziale della controversia, ove sia ravvisabile una manifesta sproporzione con quello derivante dall’applicazione delle norme del codice di rito, in armonia con il principio generale di proporzionalità ed adeguatezza del compenso stesso all’opera professionale effettivamente prestata. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 337...
I limiti deontologici all’accordo con il cliente sul proprio compenso professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2012, n. 203I limiti deontologici all’accordo con il cliente sul proprio compenso professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2012, n. 203
I limiti deontologici all’accordo con il cliente sul proprio compenso professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2012, n. 203 Ferma restando la disciplina dettata dall’art. 2233 c.c., che pone come fonte primaria nella determinazione dei compensi l’accordo tra le parti, le somme concordemente pattuite tra professionista e cliente non possono derogare al principio di proporzionalità tra attività svolta e compensi richiesti, come enunciato nell’art. 43 cdf (e ribadito nel successivo art. 45 CDF), che mira proprio a mitigare i contrapposti interessi, prevenendo condotte del professionista in danno del cliente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2012, n. 203  ...
I limiti deontologici del c.d. palmario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196I limiti deontologici del c.d. palmario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196
I limiti deontologici del c.d. palmario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196 In caso di esito favorevole della lite, è lecita la pattuizione scritta di un compenso ulteriore, purché sia contenuto nei limiti ragionevoli e sia giustificato dal risultato conseguito (Nel caso di specie, a fronte di un indennizzo di un milione di euro procurato al proprio assistito, l’avvocato aveva percepito da quest’ultimo un compenso di euro duecentomila oltre ai 50mila euro già corrispostigli dall’assicurazione controparte. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto il professionista disciplinarmente responsabile, confermando la sanzione della sospensione di otto mesi dall’albo inflittagli dal COA territoriale di appartenenza). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196...
Il patto di quota lite non può derogare al divieto deontologico di richiedere compensi manifestamente sproporzionati - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 25012 del 25 novembre 2014Il patto di quota lite non può derogare al divieto deontologico di richiedere compensi manifestamente sproporzionati - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 25012 del 25 novembre 2014
Il patto di quota lite non può derogare al divieto deontologico di richiedere compensi manifestamente sproporzionati - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 25012 del 25 novembre 2014 La proporzione e la ragionevolezza nella pattuizione del compenso rimangono l’essenza comportamentale richiesta all’avvocato, indipendentemente dalle modalità di determinazione del corrispettivo a lui spettante, sicché l’eventuale patto di quota lite non può comunque derogare al divieto deontologico di richiedere compensi manifestamente sproporzionati. Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 25012 del 25 novembre 2014...
Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 8 aprile 2016, n. 58Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 8 aprile 2016, n. 58
Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 8 aprile 2016, n. 58 Integra illecito deontologico il comportamento dell’avvocato che condizioni i diritti della parte assistita al pagamento del proprio compenso, senza congruo preavviso e quindi con violazione dei doveri connessi all’esercizio dell’attività professionale (Nel caso di specie, il professionista aveva subordinato, all’immediato pagamento della parcella appena emessa, la partecipazione all’imminente udienza. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della censura). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 8 aprile 2016, n. 58...
Illecito richiedere compensi al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150Illecito richiedere compensi al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150
Illecito richiedere compensi al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150 Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che, in violazione dell’art. 85 DPR n. 115/2002, richieda un compenso al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, a nulla rilevando in contrario la circostanza che, quantomeno per colpa, il professionista non fosse a conoscenza dell’ammissione al beneficio stesso (Nel caso di specie, il professionista aveva controfirmato, per autentica, l’istanza di ammissione e, per presa visione, il decreto di Ammissione al beneficio da parte del Giudice. In applicazione del principio di cui in massima, avuto riguardo all’incensuratezza dell’incolpato, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150...
Illecito richiedere compensi al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato (a prescindere dall’eventuale futura revoca del beneficio) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 240Illecito richiedere compensi al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato (a prescindere dall’eventuale futura revoca del beneficio) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 240
Illecito richiedere compensi al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato (a prescindere dall’eventuale futura revoca del beneficio) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 240 Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che, in violazione dell’art. 85 DPR n. 115/2002, richieda un compenso al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, a nulla rilevando in contrario la successiva revoca dell’ammissione al patrocinio da parte del magistrato competente ex art. 112 co. 1 lett. b DPR cit. (nella specie, peraltro, non avvenuta). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 240...
Illecito richiedere un compenso sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività professionale svolta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 aprile 2018, n. 23Illecito richiedere un compenso sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività professionale svolta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 aprile 2018, n. 23
Illecito richiedere un compenso sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività professionale svolta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 aprile 2018, n. 23 L’avvocato che richieda un compenso manifestamente sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività professionale svolta, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 aprile 2018, n. 23...
L’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 febbraio 2014, n. 3L’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 febbraio 2014, n. 3
L’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 febbraio 2014, n. 3 L’accordo sul compenso tra avvocato e cliente non può derogare al principio di proporzionalità, dovendo sempre essere correlato all’attività svolta. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 febbraio 2014, n. 3...
L’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 42L’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 42
L’accordo sul compenso deve rispettare il criterio di proporzionalità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 42 L’accordo sul compenso tra avvocato e cliente non può derogare al principio di proporzionalità, dovendo sempre essere correlato all’attività svolta. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 42...
L’avvocato non può subordinare all’incasso del proprio compenso la consegna del denaro spettante al cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 58L’avvocato non può subordinare all’incasso del proprio compenso la consegna del denaro spettante al cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 58
L’avvocato non può subordinare all’incasso del proprio compenso la consegna del denaro spettante al cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 58 L’Avvocato non può condizionare il versamento alla parte assistita delle somme riscosse per conto di questa, al riconoscimento delle proprie competenze, a meno che la medesima non vi consenta espressamente, con dichiarazione specifica e dettagliata, ovvero si tratti di somme che il difensore stesso abbia anticipato a titolo di spese vive, purché ne dia immediata comunicazione all’assistito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 58...
L’omessa fatturazione di compensi percepiti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 marzo 2015, n. 21L’omessa fatturazione di compensi percepiti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 marzo 2015, n. 21
L’omessa fatturazione di compensi percepiti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 marzo 2015, n. 21 L’omessa fatturazione di compensi percepiti costituisce illecito disciplinare ai sensi dell’art. 15 codice deontologico (ora, 16 e 29 ncdf). (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della cancellazione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 marzo 2015, n. 21...
L’omessa imputazione degli acconti ricevuti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 8 giugno 2013, n. 96L’omessa imputazione degli acconti ricevuti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 8 giugno 2013, n. 96
L’omessa imputazione degli acconti ricevuti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 8 giugno 2013, n. 96 L’avvocato è tenuto a consegnare al cliente, che ne faccia richiesta, la nota dettagliata dell’imputazione dei pagamenti e degli acconti dallo stesso ricevuti (art. 43 cdf). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 8 giugno 2013, n. 96...
La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102
La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102 L’avvocato che chieda compensi eccessivi e anche sproporzionati rispetto alla natura e alla quantità delle prestazioni svolte pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità a cui ciascun professionista è tenuto (Nel caso di specie, a fronte di un congruo importo di 25mila euro circa, l’avvocato aveva richiesto un compenso di oltre 400mila euro). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102...
La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196
La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196 L’avvocato che richieda un compenso manifestamente sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività professionale svolta, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità (Nel caso di specie, a fronte di un indennizzo di un milione di euro procurato al proprio assistito, l’avvocato aveva preteso da quest’ultimo un compenso di duecentomila euro, oltre ai 50mila euro già liquidatogli dall’assicurazione controparte. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto il professionista disciplinarmente responsabile, confermando la sanzione della sospensione di otto mesi dall’albo inflittagli dal COA territoriale di appartenenza). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196...
La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 160La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 160
La richiesta di compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 160 L’avvocato che richieda un compenso manifestamente sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività documentata, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità, a nulla rilevando ai fini della responsabilità disciplinare, neanche l’eventualità che tra il professionista ed il cliente sia intervenuta la transazione della controversia. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 160...
La richiesta di compensi sproporzionati ed eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 18La richiesta di compensi sproporzionati ed eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 18
La richiesta di compensi sproporzionati ed eccessivi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 18 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che richieda compensi eccessivi per attività mai svolta, che utilizzi documenti ricevuti in ragione del mandato per ottenere decreti di pagamento verso i propri clienti, e relativi ai pagamenti delle proprie spettanze professionali, e svolga attività dopo la revoca del mandato anche in contrasto con l’interesse del cliente stesso. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 18...
La richiesta di un compenso eccessivo non costituisce altresì minaccia di azioni od iniziative sproporzionate - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143La richiesta di un compenso eccessivo non costituisce altresì minaccia di azioni od iniziative sproporzionate - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143
La richiesta di un compenso eccessivo non costituisce altresì minaccia di azioni od iniziative sproporzionate - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143 La richiesta di pagamento del proprio compenso professionale da effettuarsi entro un termine congruo (nella specie, 10 giorni) sotto pena delle conseguenze di legge costituisce usuale sollecito di adempimento, che pertanto di per sè non assume altresì rilievo deontologico quale asserita minaccia di “azioni od iniziative sproporzionate o vessatorie” (art. 65 codice deontologico, già art. 48 codice previgente) sol perché l’importo richiesto sia eccessivo rispetto all’attività effettivamente svolta (art. 29 codice deontologico, già art. 43 codice previgente). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143...
La richiesta di un compenso sproporzionato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2014, n. 157La richiesta di un compenso sproporzionato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2014, n. 157
La richiesta di un compenso sproporzionato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2014, n. 157 L’avvocato che richieda un compenso manifestamente sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività documentata, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità, a nulla rilevando ai fini della responsabilità disciplinare, l’eventuale assenza di dolo o la circostanza per cui il cliente abbia corrisposto la somma richiestagli. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2014, n. 157...
La richiesta di un compenso sproporzionato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41La richiesta di un compenso sproporzionato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41
La richiesta di un compenso sproporzionato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41 L’avvocato che richieda un compenso manifestamente sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività documentata, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità, a nulla rilevando ai fini della responsabilità disciplinare, l’eventuale assenza di dolo o la circostanza per cui il cliente abbia corrisposto la somma richiestagli. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 aprile 2017, n. 41...
La richiesta di un compenso sproporzionato rispetto a quello riconosciuto alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197La richiesta di un compenso sproporzionato rispetto a quello riconosciuto alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197
La richiesta di un compenso sproporzionato rispetto a quello riconosciuto alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197 L’avvocato che richieda alla propria assistita una compenso assai maggiore (nella specie, di sei volte) rispetto a quello che il medesimo riconosca congruo per la medesima attività professionale svolta dal legale di controparte implica un comportamento scorretto (art. 6 c.d.), infedele e contrario agli interessi del proprio assistito (art. 7 c.d.) ed altrettanto negligente (art. 8 c.d.). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197...
La rilevanza deontologica del compenso eccessivo non è esclusa dal consenso del cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 dicembre 2014, n. 181La rilevanza deontologica del compenso eccessivo non è esclusa dal consenso del cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 dicembre 2014, n. 181
La rilevanza deontologica del compenso eccessivo non è esclusa dal consenso del cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 dicembre 2014, n. 181 Il divieto di richiedere compensi manifestamente sproporzionati (art. 43 cdf, ora 29 ncdf) è posto a tutela del cliente e prescinde dal fatto che questi accetti di provvedere al relativo pagamento. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 dicembre 2014, n. 181...
La rilevanza deontologica del compenso eccessivo non è esclusa dal consenso del cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2013, n. 9La rilevanza deontologica del compenso eccessivo non è esclusa dal consenso del cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2013, n. 9
La rilevanza deontologica del compenso eccessivo non è esclusa dal consenso del cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2013, n. 9 Il divieto di richiedere compensi manifestamente sproporzionati (art. 43 C.D.) è posto a tutela del cliente e prescinde dal consenso di questi. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2013, n. 9...
La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 68La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 68
La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 68 Vìola l’art. 29 ncdf (già art. 43 cdf), l’avvocato che richieda compensi eccessivi (nella specie, di oltre la metà) o per attività professionali non eseguite (nella specie, per la redazione di una transazione alla quale non aveva partecipato), o comunque maggiori di quelli già indicati in precedenza senza averne fatto espressa riserva. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 68...
La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178
La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178 Vìola l’art. 29 ncdf (già art. 43 cdf), l’avvocato che, a causa del mancato spontaneo pagamento delle competenze professionali e senza averne fatto espressa riserva, richieda con una successiva comunicazione un compenso maggiore di quello già indicato in precedenza (Nel caso di specie, il professionista aveva richiesto un ulteriore compenso al cliente, dopo che questi gli aveva già pagato la sua precedente parcella a saldo). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178...
La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2014, n. 203La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2014, n. 203
La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2014, n. 203 In caso di mancato spontaneo pagamento da parte del cliente, l’avvocato può richiedere un compenso maggiore di quello previamente indicatogli solo ove ne abbia fatto espressa riserva, la quale, per poter valere come tale, deve contenere la specifica previsione di una maggiorazione dell’importo in mancanza di tempestivo integrale pagamento della somma richiesta. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2014, n. 203...
La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 241La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 241
La riserva di maggiorare l’importo della parcella in caso di mancato spontaneo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 241 Vìola l’art. 29 ncdf (già art. 43 cdf), l’avvocato che, a causa del mancato spontaneo pagamento delle competenze professionali e senza averne fatto espressa riserva, richieda con una successiva comunicazione un compenso maggiore di quello già indicato in precedenza Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 241...


 

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Previdenza (assicurazioni sociali) - prescrizione - di contributi - Contributi agricoli - Prescrizione - Decorrenza - Scadenza dei termini per il pagamento – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2432 del 29/01/2019

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Impugnazioni civili - impugnazioni in generale - termini - decorrenza - Processo civile telematico - Redazione della sentenza in formato elettronico – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2362 del 29/01/2019

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Previdenza (assicurazioni sociali) - assicurazione per l'invalidita', vecchiaia e superstiti - pensione di invalidita' - invalidita' – prova – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2361 del 29/01/2019

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Procedimento civile - notificazione - al procuratore - Notificazione della sentenza ad uno soltanto dei difensori – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2677 del 30/01/2019

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Procedimento civile - interruzione del processo - Interruzione di diritto del processo ex art. 43 l.fall. - Termine per la riassunzione – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2658 del 30/01/2019

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Procedimento civile - difensori - mandato alle liti (procura) - revoca e rinuncia - Effetti - Decorrenza – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2677 del 30/01/2019

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Usi civici - affrancazioni - Affrancazione cd. invertita ex art. 9 del r.d. n. 510 del 1891 - Nozione – Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 2704 del 30/01/2019

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Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Domanda di protezione internazionale - Procedimento di impugnazione della decisione che determina lo Stato competente a decidere sulla domanda – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2722 del 30/01/2019

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Impugnazioni civili - revocazione (giudizio di) - motivi di revocazione - errore di fatto – Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 2712 del 30/01/2019

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Previdenza (assicurazioni sociali) - controversie - domanda giudiziale - rapporto con il ricorso amministrativo – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2760 del 30/01/2019

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Donazione - impugnazione della donazione - conferma ed esecuzione volontaria di donazioni nulle Preclusione azione di nullità – Condizioni - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 2700 del 30/01/2019

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Procedimenti sommari - d'ingiunzione - decreto - opposizione - Ingiunzione di pagamento europea - Corte di Cassazione, Sez. U - , Sentenza n. 2840 del 31/01/2019

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Procedimenti speciali - procedimenti in materia di lavoro e di previdenza - procedimento di primo grado – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2930 del 31/01/2019

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Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2930 del 31/01/2019

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