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art. 24 - Conflitto di interessi (art.37/1997)

art.  24 - Conflitto di interessi (2014) codice deontologico forense


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agire contro un cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2015, n. 80agire contro un cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2015, n. 80
Illecito agire contro un cliente del collega di studio L’avvocato ha l’obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa determini un conflitto di interessi confliggenti con la controparte che sappia assistita da avvocato che eserciti la professione nei suoi stessi locali. E’, infatti, deontologicamente rilevante la condotta dell’avvocato che ponga in essere una situazione di conflitto anche solo potenziale nei confronti della parte da lui assistita o che comunque possa ingenerare nei terzi il semplice sospetto di un comportamento non improntato ai canoni di una assoluta correttezza (Nel caso di specie, l’avvocato aveva agito nei confronti di una cliente del coniuge, con cui condivideva lo studio professionale, ivi comprese le utenze telefoniche).Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2015, n. 80...
avvocato -  prestazione professionale in conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 90avvocato - prestazione professionale in conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 90
L’avvocato deve astenersi dall’assumere incarichi da soggetti che abbiano interessi e posizioni processuali divergenti, determinandosi altrimenti una violazione dei doveri di lealtà e correttezza Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Sica), sentenza del 6 giugno 2013, n. 90 L’avvocato deve astenersi dall’assumere incarichi da soggetti che abbiano interessi e posizioni processuali divergenti, determinandosi altrimenti una violazione dei doveri di lealtà e correttezza (Nel caso di specie, l’avvocato aveva richiesto il risarcimento dei danni da incidente stradale per conto di un cliente, al quale aveva altresì richiesto per conto di altro cliente il risarcimento dei danni per un secondo sinistro stradale verificatosi il giorno stesso del primo. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense,...
avvocato amministratore di sostegno - non ha come clienti i parenti del beneficiario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 luglio 2013, n. 102avvocato amministratore di sostegno - non ha come clienti i parenti del beneficiario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 luglio 2013, n. 102
L’avvocato amministratore di sostegno non ha come clienti i parenti del beneficiario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 luglio 2013, n. 102 Poiché l’amministratore di sostegno riceve incarico dal giudice tutelare e, peraltro, con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario (art. 408 c.c.), ove tale munus sia ricoperto da un avvocato, nei confronti dei familiari del beneficiario stesso non trovano applicazione gli obblighi ed i divieti previsti a tutela dei clienti, giacché il ruolo, i compiti e le funzioni dell’amministratore di sostegno possono appunto essere anche confliggenti con quelli dei predetti familiari (Nel caso di specie, il professionista era stato sanzionato dal COA di appartenenza per una presunta violazione dell’art. 51 cdf, avendo egli agito, peraltro in asserito conflitto di interessi, mediante ricorso per separazione personale nei confronti della moglie del beneficiario, la quale aveva in precedenza espresso il...
Avvocato domiciliatario: PCT e PEC non bastano ad escludere il conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 393Avvocato domiciliatario: PCT e PEC non bastano ad escludere il conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 393
Avvocato domiciliatario: PCT e PEC non bastano ad escludere il conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 393 Anche il domiciliatario deve uniformarsi ai doveri di lealtà, correttezza, imparzialità ed indipendenza, sicché non può accettare incarichi contro propri clienti, a nulla rilevando che si tratti di procedimenti celebrati telematicamente mediante PCT e PEC ovvero con potenziale attività diretta del dominus, la quale infatti non elide né scrimina il conflitto, anche solo potenziale, di interessi in quanto, più che la forma giuridica nella quale viene svolta la collaborazione fra colleghi, assume rilevanza il rapporto stesso di collaborazione continuativa e pubblica, tale da indurre chiunque a dubitare dell’autonomia di determinazione dei professionisti partecipi al sodalizio che si trovino a tutelare soggetti con posizioni opposte (Nel caso di specie, il professionista veniva sanzionato perché domiciliatario in una causa contro...
avvocato eletto sindaco - deve rinunciare al mandato già ricevuto da clienti successivamente imputati per reati edilizi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 229avvocato eletto sindaco - deve rinunciare al mandato già ricevuto da clienti successivamente imputati per reati edilizi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 229
L’avvocato eletto sindaco deve rinunciare al mandato già ricevuto da clienti successivamente imputati per reati edilizi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 229 Ai sensi dell’art. 37 del codice deontologico forense (ora, 24 ncdf), l’avvocato ha l’obbligo di astenersi dal prestare la propria attività professionale non solo quando questa determini un conflitto con gli interessi di un proprio assistito, ma anche nel caso in cui essa interferisca con lo svolgimento di un altro incarico anche non professionale: in entrambe le ipotesi, la regola deontologica è funzionale a prevenire situazioni in cui, secondo un criterio di normalità, si possa essere indotti a ritenere che l’avvocato possa essere stato, o sia per risultare, influenzato da interessi contrastanti (Nel caso di specie, l’avvocato veniva eletto sindaco di un Comune ma ciononostante, dopo oltre un anno dall’elezione, non dismetteva il mandato nei confronti di più imputati di reati edilizi nei...
Conflitto di competenza - Ricusazione - AstensioneConflitto di competenza - Ricusazione - Astensione
Conflitto di competenza - Ricusazione - Astensione Una presunta parzialità del consigliere dell'Ordine chiamato a far parte del collegio giudicante in procedimento disciplinare, per ragioni che attengano esclusivamente allo svolgimento dell'attività istituzionale, non costituisce motivo per la ricusazione e, quindi, per l'astensione. (C.N.F. 27 Dicembre 1990, n. 132 - Pres. CAGNANI - Rel. RICCIARDI - P.M. NICITA (concl. conf.) - (Decide conflitto di competenza sollevato dal Consiglio Ordine Roma, 7 dicembre 1989). Conflitto di competenza - Ricusazione - Astensione Una presunta parzialità del consigliere dell'Ordine chiamato a far parte del collegio giudicante in procedimento disciplinare, per ragioni che attengano esclusivamente allo svolgimento dell'attività istituzionale, non costituisce motivo per la ricusazione e, quindi, per l'astensione. L'istituto dell'astensione può interessare la persona fisica dei singoli consiglieri e non il Consiglio dell'Ordine quale organo innanzi al...
Conflitto di interessi  - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 393Conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 393
Avvocato domiciliatario: PCT e PEC non bastano ad escludere il conflitto di interessi Anche il domiciliatario deve uniformarsi ai doveri di lealta`, correttezza, imparzialita` ed indipendenza, sicché non può accettare incarichi contro propri clienti, a nulla rilevando che si tratti di procedimenti celebrati telematicamente mediante PCT e PEC ovvero con potenziale attività diretta del dominus, la quale infatti non elide né scrimina il conflitto, anche solo potenziale, di interessi in quanto, piu` che la forma giuridica nella quale viene svolta la collaborazione fra colleghi, assume rilevanza il rapporto stesso di collaborazione continuativa e pubblica, tale da indurre chiunque a dubitare dell’autonomia di determinazione dei professionisti partecipi al sodalizio che si trovino a tutelare soggetti con posizioni opposte (Nel caso di specie, il professionista veniva sanzionato perché domiciliatario in una causa contro un proprio cliente, ritenendo che l’attività richiestagli fosse “...
Conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186Conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186
Illecito agire in conflitto di interessi anche solo potenziale L’art. 37 c.d.f. (ora, 24 ncdf) mira ad evitare situazioni che possano far dubitare della correttezza dell’operato dell’avvocato e, quindi, perché si verifichi l’illecito, è sufficiente che potenzialmente l’opera del professionista possa essere condizionata da rapporti di interesse con la controparte. Peraltro, facendo riferimento alle categorie del diritto penale, l’illecito contestato all’avvocato è un illecito di pericolo, quindi l’asserita mancanza di danno è irrilevante perché il danno effettivo non è elemento costitutivo dell’illecito contestato (Nel caso di specie, il professionista era difensore dell’imputato nel procedimento penale, e della persona offesa nel procedimento per la nomina di un amministratore di sostegno. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due)....
Conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394Conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394
Illecito assistere il convenuto ed il terzo chiamato in potenziale conflitto di interessi tra loro L’art. 24 ncdf (già art. 37 cdf) mira ad evitare situazioni che possano far dubitare della correttezza dell’operato dell’avvocato e, quindi, perché si verifichi l’illecito, è sufficiente che potenzialmente l’opera del professionista possa essere condizionata da rapporti di interesse con la controparte, a nulla rilevando la consapevolezza ed il consenso delle parti stesse a tale prestazione professionale (Nel caso di specie, un condomino citava in causa il proprio Condominio al fine di ottenere il risarcimento dei danni conseguenti al dissesto del lastrico solare. Il Condominio si costituiva chiamando a manleva l’impresa costruttrice del lastrico stesso, ma convenuto e terzo chiamato si costituivano mediante il medesimo difensore). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394...
Conflitto di interessi – Violazione art. 37 c.d.f. – Configurabilità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 ottobre 2010, n. 142Conflitto di interessi – Violazione art. 37 c.d.f. – Configurabilità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 ottobre 2010, n. 142
Conflitto di interessi – Violazione art. 37 c.d.f. – Configurabilità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 ottobre 2010, n. 142 Il conflitto d’interessi perseguito dall’art. 37 c.d. va ravvisato in tutti quei comportamenti nei quali la mancanza di linearità e trasparenza della condotta professionale possa implicare, anche solo in via potenziale, il venire meno del rapporto fiduciario tra professionista e cliente. (Nella specie l’incolpato, che aveva assistito l’esponente in determinate precedenti vicende, aveva successivamente prospettato allo stesso, proprio in base a tale nesso fiduciario, l’opportunità di acquistare un’unità immobiliare, tacendo tuttavia i vincoli di cointeressenza correnti tra lui stesso ed il coniuge e la parte venditrice). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Novara, 13 luglio 2009). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 ottobre 2010, n. 142...
Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186
Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) garantisce l’assoluta terzietà dell’avvocato al di sopra di ogni dubbio Affinché possa dirsi rispettato il canone deontologico posto dall’art. 24 ncdf (già art. 37 codice previgente) non solo deve essere chiara la terzietà dell’avvocato, ma è altresì necessario che in alcun modo possano esservi situazioni o atteggiamenti tali da far intendere diversamente. La suddetta norma, invero, tutela la condizione astratta di imparzialità e di indipendenza dell’avvocato – e quindi anche la sola apparenza del conflitto – per il significato anche sociale che essa incorpora e trasmette alla collettività, alla luce dell’id quod plerumque accidit, sulla scorta di un giudizio convenzionale parametrato sul comportamento dell’uomo medio, avuto riguardo a tutte le circostanze e peculiarità del caso concreto, tra cui la natura del precedente e successivo incarico (Nel caso di specie, il professionista era difensore dell’imputato nel procedimento penale, e...
Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) garantisce l’assoluta terzietà dell’avvocato al di sopra di ogni dubbio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 186Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) garantisce l’assoluta terzietà dell’avvocato al di sopra di ogni dubbio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 186
Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) garantisce l’assoluta terzietà dell’avvocato al di sopra di ogni dubbio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 186 Affinché possa dirsi rispettato il canone deontologico posto dall’art. 24 ncdf (già art. 37 codice previgente) non solo deve essere chiara la terzietà dell’avvocato, ma è altresì necessario che in alcun modo possano esservi situazioni o atteggiamenti tali da far intendere diversamente. La suddetta norma, invero, tutela la condizione astratta di imparzialità e di indipendenza dell’avvocato – e quindi anche la sola apparenza del conflitto – per il significato anche sociale che essa incorpora e trasmette alla collettività, alla luce dell’id quod plerumque accidit, sulla scorta di un giudizio convenzionale parametrato sul comportamento dell’uomo medio, avuto riguardo a tutte le circostanze e peculiarità del caso concreto, tra cui la natura del precedente e successivo incarico. Consiglio Nazionale...
Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) garantisce l’assoluta terzietà dell’avvocato al di sopra di ogni dubbio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) garantisce l’assoluta terzietà dell’avvocato al di sopra di ogni dubbio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186
Conflitto di interessi: l’illecito (di pericolo) garantisce l’assoluta terzietà dell’avvocato al di sopra di ogni dubbio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186 Affinché possa dirsi rispettato il canone deontologico posto dall’art. 24 ncdf (già art. 37 codice previgente) non solo deve essere chiara la terzietà dell’avvocato, ma è altresì necessario che in alcun modo possano esservi situazioni o atteggiamenti tali da far intendere diversamente. La suddetta norma, invero, tutela la condizione astratta di imparzialità e di indipendenza dell’avvocato – e quindi anche la sola apparenza del conflitto – per il significato anche sociale che essa incorpora e trasmette alla collettività, alla luce dell’id quod plerumque accidit, sulla scorta di un giudizio convenzionale parametrato sul comportamento dell’uomo medio, avuto riguardo a tutte le circostanze e peculiarità del caso concreto, tra cui la natura del precedente e successivo incarico (Nel caso di specie...
Conflitto di interessi: l’illecito di pericolo non presuppone la produzione di un danno - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 26 settembre 2014, n. 110Conflitto di interessi: l’illecito di pericolo non presuppone la produzione di un danno - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 26 settembre 2014, n. 110
Conflitto di interessi: l’illecito di pericolo non presuppone la produzione di un danno - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 26 settembre 2014, n. 110 L’art. 37 c.d.f. (ora, 24 ncdf) mira ad evitare situazioni che possano far dubitare della correttezza dell’operato dell’avvocato e, quindi, perché si verifichi l’illecito, è sufficiente che potenzialmente l’opera del professionista possa essere condizionata da rapporti di interesse con la controparte. Facendo riferimento alle categorie del diritto penale, l’illecito contestato all’avvocato è un illecito di pericolo e non di danno. Quindi l’asserita mancanza di danno è irrilevante perché il danno effettivo non è elemento costitutivo dell’illecito contestato. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 26 settembre 2014, n. 110...
Deontologicamente irrilevante il conflitto di interessi con soggetto diverso dal cliente o dalla parte assistita - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 giugno 2014, n. 77Deontologicamente irrilevante il conflitto di interessi con soggetto diverso dal cliente o dalla parte assistita - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 giugno 2014, n. 77
Deontologicamente irrilevante il conflitto di interessi con soggetto diverso dal cliente o dalla parte assistita - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 giugno 2014, n. 77 Non può sussistere conflitto di interessi, rilevante ex art. 24 ncdf (già art. 37 cdf), ove esso riguardi un soggetto diverso dalla parte assistita o dal cliente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 giugno 2014, n. 77...
Deontologicamente irrilevante il conflitto di interessi con soggetto diverso dal cliente o dalla parte assistita Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 giugno 2014, n. 77Deontologicamente irrilevante il conflitto di interessi con soggetto diverso dal cliente o dalla parte assistita Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 giugno 2014, n. 77
Deontologicamente irrilevante il conflitto di interessi con soggetto diverso dal cliente o dalla parte assistita Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 giugno 2014, n. 77 Non può sussistere conflitto di interessi, rilevante ex art. 24 ncdf (già art. 37 cdf), ove esso riguardi un soggetto diverso dalla parte assistita o dal cliente.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 giugno 2014, n. 77...
Divieto di conflitto di interessi – Art. 37 c.d.f. – Conferimento del mandato da soggetto avversario in altro processo – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre Divieto di conflitto di interessi – Art. 37 c.d.f. – Conferimento del mandato da soggetto avversario in altro processo – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre
Divieto di conflitto di interessi – Art. 37 c.d.f. – Conferimento del mandato da soggetto avversario in altro processo – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 199 Realizza l’ipotesi prevista dall’art. 37 c.d.f. in materia di conflitto d’interessi il comportamento dell’avvocato che, al di là dell’effettività o potenzialità del conflitto, si presenti agli occhi della collettività come chi accetti un mandato da un soggetto che sia suo avversario in altro processo. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Terni, 21 aprile 2008). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 199...
Divieto di conflitto di interessi – Art. 37 c.d.f. – Ratio – Fattispecie - Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 48 del 20 aprile 2011Divieto di conflitto di interessi – Art. 37 c.d.f. – Ratio – Fattispecie - Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 48 del 20 aprile 2011
Divieto di conflitto di interessi – Art. 37 c.d.f. – Ratio – Fattispecie - Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 48 del 20 aprile 2011 Affinché possa dirsi rispettato il canone deontologico posto dall’art. 37 c.d.f., non solo deve essere chiara la terzietà dell’avvocato, ma è altresì necessario che in alcun modo possano esservi situazioni o atteggiamenti tali da far intendere diversamente. La suddetta norma, invero, tutela la condizione astratta di imparzialità e di indipendenza dell’avvocato – e quindi anche la sola apparenza del conflitto – per il significato anche sociale che essa incorpora e trasmette alla collettività, alla luce dell’id quod plerumque accidit, sulla scorta di un giudizio convenzionale parametrato sul comportamento dell’uomo medio, avuto riguardo a tutte le circostanze e peculiarità del caso concreto, tra cui la natura del precedente e successivo incarico.La ratio sottesa all’art. 37 c.d.f. è diretta ad assicurare che il mandato professionale debba...
Dovere di correttezza – Dovere di indipendenza e imparzialità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2007, n. 234Dovere di correttezza – Dovere di indipendenza e imparzialità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2007, n. 234
Dovere di correttezza – Dovere di indipendenza e imparzialità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2007, n. 234 Integra violazione degli artt. 37 e 51 del codice deontologico la condotta del professionista che, ricevuto incarico dal proprio cliente di rappresentarlo ed assisterlo in una controversia successoria sorta con gli altri coeredi, assuma, dopo la revoca del mandato, la difesa di altro coerede, in quanto il mandato originariamente espletato deve ritenersi tale da limitare la sua indipendenza e da ingenerare nei terzi il sospetto che la condotta dell’avvocato non sia improntata a canoni di assoluta correttezza. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. Roma, 22 aprile 2004). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2007, n. 234...
Dovere di indipendenza – Intermediazione nel rapporto con il cliente –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 31 del 16 marzo 2011Dovere di indipendenza – Intermediazione nel rapporto con il cliente –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 31 del 16 marzo 2011
Dovere di indipendenza – Intermediazione nel rapporto con il cliente –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 31 del 16 marzo 2011 Violazione – Svolgimento dell’attività professionale in forma societaria – Società di fatto – Elementi oggettivi e soggettivi – Sussistenza Viene meno al dovere di indipendenza, impostogli dall’art. 10 del codice deontologico forense, l’avvocato che riceva i mandati professionali non direttamente dal cliente interessato, ma attraverso società di consulenza, la quale mantiene il rapporto con tale cliente ricevendo l’incarico di agire giudizialmente e ricevendo i relativi compensi.Costituiscono elementi di carattere oggettivo e soggettivo, idonei a configurare l’esistenza di una società di fatto tra l’avvocato ed una società di consulenza e, quindi, il non consentito svolgimento dell’attività professionale in forma societaria, la condivisione dei locali, l’utilizzo promiscuo di mobili ed attrezzature, l’accostamento di targhe sulla pubblica via del...
Dovere di indipendenza, correttezza e probità –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 dicembre 2009, n. 190Dovere di indipendenza, correttezza e probità –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 dicembre 2009, n. 190
Dovere di indipendenza, correttezza e probità –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 dicembre 2009, n. 190 Commistione di interessi personali e professionali – Violazione. L’avvocato che, in un contesto negoziale complessivamente equivoco nel quale egli compaia come cessionario del credito ceduto da soggetto già fallito che egli assista legalmente nella medesima procedura concorsuale, curi un interesse proprio in danno dell’apparente cliente e dei soggetti che con lo stesso sono venuti a contatto, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante che, oltre a svilire i doveri di indipendenza e di autonomia del rapporto, non rispetta i divieti relativi al conflitto di interessi ed al patto di quota lite, con conseguente grave pregiudizio per l’immagine della categoria. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Bergamo, 5 giugno 2007). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 dicembre 2009, n. 190...
Dovere di riservatezza – Rapporti con la stampa – Divulgazione di notizia relative al mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2011, n. 150Dovere di riservatezza – Rapporti con la stampa – Divulgazione di notizia relative al mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2011, n. 150
Dovere di riservatezza – Rapporti con la stampa – Divulgazione di notizia relative al mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2011, n. 150 In materia di corretto rapporto tra il professionista e gli organi di stampa, pone in essere un comportamento contrario agli obblighi imposti dalla normativa deontologica il professionista che intrattenga con la stampa una crescente rapporto, consentendo la divulgazione di notizie relative al mandato difensivo conferito dal clienteLa deontologia forense ha uno dei suoi pilastri fondamentali nella tutela della riservatezza del rapporto avvocato – cliente, che impone al primo il vincolo di tenere riservata la stessa esistenza del rapporto, con particolare riguardo alla trattazione/esternazione dell’oggetto del mandato difensivo. Il rispetto di tale vincolo da parte dell’avvocato costituisce condizione imprescindibile per la realizzazione del diritto costituzionale del cittadino a difendersi,...
Doveri di correttezza e lealtà – Violazione –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 giugno 2010, n. 42Doveri di correttezza e lealtà – Violazione –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 giugno 2010, n. 42
Doveri di correttezza e lealtà – Violazione –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 giugno 2010, n. 42 Rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale influenti sul rapporto professionale – Fattispecie. Viola gli artt. 22, 10, 35 e 36 c.d.f. l’avvocato che intervenga quale legale di fiducia nella controversia familiare che il proprio assistito abbia in corso con la moglie, intrattenendo una corrispondenza con il collega di controparte al fine di far trascorrere il tempo necessario a consentire al cliente medesimo, per mezzo di alienazione ad un prezzo di gran lunga inferiore a quello effettivo in favore di una S.p.A. amministrata dalla figlia del professionista il quale altresì risulti titolare di quote societarie, di disfarsi dell’immobile che costituisca la residenza familiare nella quale abitino con il coniuge le figlie minori, così da un lato prestandosi a sottrarre a minori l’unica fonte di possibile soddisfazione del loro diritto di credito alimentare verso il...
Esercizio attività di agente immobiliare – Violazione del dovere di indipendenza – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2008, n. 104Esercizio attività di agente immobiliare – Violazione del dovere di indipendenza – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2008, n. 104
Esercizio attività di agente immobiliare – Violazione del dovere di indipendenza – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2008, n. 104 L’avvocato che in via continuativa svolga attività commerciali o di mediazione viola sia il dovere di evitare incompatibilità (art. 16 C.D.) sia il dovere di conservare la propria indipendenza e difendere la propria libertà da pressioni e condizionamenti esterni ex art. 10 C.D. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Palermo, 8 febbraio 2007). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2008, n. 104...
Ex cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180Ex cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180
Illecito agire contro un ex cliente utilizzando informazioni dallo stesso assunte nell’espletamento del precedente mandato Costituisce illecito deontologico la condotta del professionista che in seguito alla dismissione del mandato – indipendentemente dal fatto che questa sia dovuta a revoca o rinuncia – assuma il mandato da soggetto che abbia un interesse confliggente con quello del proprio ex cliente utilizzando contro quest’ultimo informazioni dallo stesso assunte nell’espletamento del precedente mandato. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180  ...
I limiti all’assunzione di incarichi contro una parte già assistita - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180I limiti all’assunzione di incarichi contro una parte già assistita - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180
I limiti all’assunzione di incarichi contro una parte già assistita - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180 La ratio dell’art. 68, co. 1, ncdf (già art. 51 codice previgente) (*) va ricercata nella tutela dell’immagine della professione forense, ritenendosi non decoroso né opportuno che un avvocato muti troppo rapidamente cliente, passando nel campo avverso senza un adeguato intervallo temporale e prescinde anche dal concreto utilizzo di eventuali informazioni acquisite nel precedente incarico, non solo quando il nuovo incarico sia inerente al medesimo procedimento nel quale il difensore abbia assistito un’altra parte, che abbia un interesse confliggente con quello del nuovo assistito, ma anche nella ipotesi in cui il giudizio successivamente instaurato, pur avendo un petitum diverso, scaturisca da un identico rapporto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180 (*) Art. 68 codice deontologicoAssunzione di incarichi contro...
I presupposti del segreto e riserbo professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 luglio 2016, n. 203I presupposti del segreto e riserbo professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 luglio 2016, n. 203
I presupposti del segreto e riserbo professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 luglio 2016, n. 203 Il professionista è tenuto a mantenere il segreto ed il massimo riserbo sull’attività prestata e su tutte le informazioni che gli siano fornite dal cliente e dalla parte assistita, nonché su quelle delle quali sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato. Elementi del relativo illecito disciplinare sono quindi, da un lato, l’esistenza di un mandato professionale tra cliente e professionista e, dall’altro, che le notizie siano state riferite dal proprio assistito in funzione del mandato ricevuto (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso dell’incolpato ed annullato la sanzione disciplinare comminatagli in primo grado). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 luglio 2016, n. 203...
Il compimento di atti contrari all’interesse del proprio assistito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194Il compimento di atti contrari all’interesse del proprio assistito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194
Il compimento di atti contrari all’interesse del proprio assistito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194 Deve ritenersi disciplinarmente rilevante il comportamento dell’avvocato che, officiato della difesa ed assistenza di un assistito assoggettato, contro il suo volere, a trattamenti psichiatrici obbligatori, invece di procedere ai necessari atti giudiziari valutando adeguatamente e con il supporto medico-scientifico indispensabile la reale situazione del paziente, per assisterlo con la necessaria perizia e competenza nel miglior modo possibile, si adoperi esclusivamente in via stragiudiziale, richiedendo anche l’intervento di associazioni, aventi scopi non scientifici, per aiutarlo a sottrarsi alle cure psichiatriche, ritenute ideologicamente distruttive, e di fatto lasciandolo privo di difesa tecnica. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194...
Il conflitto di interessi dell’avvocato dipendente pubblico part time - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 luglio 2012, n. 103Il conflitto di interessi dell’avvocato dipendente pubblico part time - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 luglio 2012, n. 103
Il conflitto di interessi dell’avvocato dipendente pubblico part time - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 luglio 2012, n. 103 L’art. 1, comma 56 bis, L. n. 662/96 vieta all’avvocato dipendente pubblico iscritto all’Ordine in regime di part time, di assumere la difesa di una parte se in contrasto con gli interessi della p.a., quand’anche questa non sia parte processuale del rapporto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 luglio 2012, n. 103...
Il divieto di assistere un coniuge contro l'altro dopo averli assistiti entrambi Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 43Il divieto di assistere un coniuge contro l'altro dopo averli assistiti entrambi Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 43
Il divieto di assistere un coniuge contro l'altro dopo averli assistiti entrambi Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 43 L'art. 51, can. I, C.D.F. vieta al professionista, che abbia congiuntamente assistito i coniugi in controversie familiari, di assumere successivamente il mandato per la rappresentanza di uno di essi contro l'altro. Tale previsione costituisce una forma di tutela anticipata al mero pericolo derivante anche dalla sola teorica possibilità di conflitto d'interessi, non richiedendosi specificatamente l'utilizzo di conoscenze ottenute in ragione della precedente congiunta assistenza; pertanto, la norma de qua non richiede che si sia espletata attività defensionale o anche di rappresentanza, ma si limita a circoscrivere l'attività nella più ampia definizione di assistenza, per l'integrazione della quale non è richiesto lo svolgimento di attività di difesa e rappresentanza essendo sufficiente che il professionista abbia semplicemente svolto...
Il divieto di assistere un coniuge contro l’altro dopo averli assistiti entrambi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 43Il divieto di assistere un coniuge contro l’altro dopo averli assistiti entrambi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 43
Il divieto di assistere un coniuge contro l’altro dopo averli assistiti entrambi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2014, n. 43 L’art. 51, can. I, C.D.F. vieta al professionista, che abbia congiuntamente assistito i coniugi in controversie familiari, di assumere successivamente il mandato per la rappresentanza di uno di essi contro l’altro. Tale previsione costituisce una forma di tutela anticipata al mero pericolo derivante anche dalla sola teorica possibilità di conflitto d’interessi, non richiedendosi specificatamente l’utilizzo di conoscenze ottenute in ragione della precedente congiunta assistenza; pertanto, la norma de qua non richiede che si sia espletata attività defensionale o anche di rappresentanza, ma si limita a circoscrivere l’attività nella più ampia definizione di assistenza, per l’integrazione della quale non è richiesto lo svolgimento di attività di difesa e rappresentanza essendo sufficiente che il professionista abbia semplicemente svolto...
Illecito agire contro un ex cliente utilizzando informazioni dallo stesso assunte nell’espletamento del precedente mandato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180Illecito agire contro un ex cliente utilizzando informazioni dallo stesso assunte nell’espletamento del precedente mandato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180
Illecito agire contro un ex cliente utilizzando informazioni dallo stesso assunte nell’espletamento del precedente mandato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180 Costituisce illecito deontologico la condotta del professionista che in seguito alla dismissione del mandato – indipendentemente dal fatto che questa sia dovuta a revoca o rinuncia – assuma il mandato da soggetto che abbia un interesse confliggente con quello del proprio ex cliente utilizzando contro quest’ultimo informazioni dallo stesso assunte nell’espletamento del precedente mandato. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180...
Illecito agire in conflitto di interessi anche solo potenziale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186Illecito agire in conflitto di interessi anche solo potenziale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186
Illecito agire in conflitto di interessi anche solo potenziale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186 L’art. 37 c.d.f. (ora, 24 ncdf) mira ad evitare situazioni che possano far dubitare della correttezza dell’operato dell’avvocato e, quindi, perché si verifichi l’illecito, è sufficiente che potenzialmente l’opera del professionista possa essere condizionata da rapporti di interesse con la controparte. Peraltro, facendo riferimento alle categorie del diritto penale, l’illecito contestato all’avvocato è un illecito di pericolo, quindi l’asserita mancanza di danno è irrilevante perché il danno effettivo non è elemento costitutivo dell’illecito contestato (Nel caso di specie, il professionista era difensore dell’imputato nel procedimento penale, e della persona offesa nel procedimento per la nomina di un amministratore di sostegno. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione...
Illecito agire in conflitto di interessi anche solo potenziale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 luglio 2016, n. 265Illecito agire in conflitto di interessi anche solo potenziale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 luglio 2016, n. 265
Illecito agire in conflitto di interessi anche solo potenziale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 luglio 2016, n. 265 L’art. 37 c.d.f. (ora, 24 ncdf) mira ad evitare situazioni che possano far dubitare della correttezza dell’operato dell’avvocato e, quindi, perché si verifichi l’illecito, è sufficiente che potenzialmente l’opera del professionista possa essere condizionata da rapporti di interesse con la controparte. Peraltro, facendo riferimento alle categorie del diritto penale, l’illecito contestato all’avvocato è un illecito di pericolo, quindi l’asserita mancanza di danno è irrilevante perché il danno effettivo non è elemento costitutivo dell’illecito contestato. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 luglio 2016, n. 265...
Illecito assistere il convenuto ed il terzo chiamato in potenziale conflitto di interessi tra loro - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394Illecito assistere il convenuto ed il terzo chiamato in potenziale conflitto di interessi tra loro - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394
Illecito assistere il convenuto ed il terzo chiamato in potenziale conflitto di interessi tra loro - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394 L’art. 24 ncdf (già art. 37 cdf) mira ad evitare situazioni che possano far dubitare della correttezza dell’operato dell’avvocato e, quindi, perché si verifichi l’illecito, è sufficiente che potenzialmente l’opera del professionista possa essere condizionata da rapporti di interesse con la controparte, a nulla rilevando la consapevolezza ed il consenso delle parti stesse a tale prestazione professionale (Nel caso di specie, un condomino citava in causa il proprio Condominio al fine di ottenere il risarcimento dei danni conseguenti al dissesto del lastrico solare. Il Condominio si costituiva chiamando a manleva l’impresa costruttrice del lastrico stesso, ma convenuto e terzo chiamato si costituivano mediante il medesimo difensore). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 394  ...
Incarichi contro una parte già assistita - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180Incarichi contro una parte già assistita - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180
I limiti all’assunzione di incarichi contro una parte già assistita La ratio dell’art. 68, co. 1, ncdf (già art. 51 codice previgente) (*) va ricercata nella tutela dell’immagine della professione forense, ritenendosi non decoroso né opportuno che un avvocato muti troppo rapidamente cliente, passando nel campo avverso senza un adeguato intervallo temporale e prescinde anche dal concreto utilizzo di eventuali informazioni acquisite nel precedente incarico, non solo quando il nuovo incarico sia inerente al medesimo procedimento nel quale il difensore abbia assistito un’altra parte, che abbia un interesse confliggente con quello del nuovo assistito, ma anche nella ipotesi in cui il giudizio successivamente instaurato, pur avendo un petitum diverso, scaturisca da un identico rapporto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 180  ...
L’arbitro non può successivamente difendere la parte in quello stesso giudizio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 73L’arbitro non può successivamente difendere la parte in quello stesso giudizio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 73
L’arbitro non può successivamente difendere la parte in quello stesso giudizio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 73 La funzione di arbitro, ancorché designato dalla parte, è improntata a principi di terzietà ed imparzialità, sicché non può essere consentito all’avvocato, che abbia in precedenza assunto la veste di arbitro, accettare la difesa di una delle parti, se non in violazione dei principi di trasparenza, imparzialità, indipendenza e terzietà che sono a presidio della funzione defensionale, che trovano presidio nell’art. 37 del c.d. (Nel caso di specie, l’avvocato impugnava il suo stesso lodo nell’interesse della parte che lo aveva nominato arbitro. In applicazione del principio di cui in massima, al professionista è stata inflitta la sanzione disciplinare della censura). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 73...
L’obbligo di astensione nel caso di avvocati che esercitino negli stessi locali - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 222L’obbligo di astensione nel caso di avvocati che esercitino negli stessi locali - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 222
L’obbligo di astensione nel caso di avvocati che esercitino negli stessi locali - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 222 L’obbligo di astensione di cui all’art. 37 cdf (ora, 24 ncdf) con riferimento agli avvocati che, pur non essendo partecipi di una stessa società o associazione professionale, esercitino tuttavia negli stessi locali, obbedisce all’esigenza di proteggere il bene giuridico non solo dell’indipendenza effettiva dell’avvocato, ma anche dell’apparenza di essa, sicché a nulla rileva l’assenza di concretezza e attualità del conflitto di interessi, in quanto l’assunzione di un tale patrocinio, quand’anche non abbia prodotto effetti pregiudizievoli agli interessi degli assistiti, determina comunque una situazione di pericolo per il rapporto fiduciario con il cliente, suscitando stato di disagio e comprensibile diffidenza, che si ripercuote negativamente sull’immagine stessa della professione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30...
La prestazione professionale in conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 90La prestazione professionale in conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 90
La prestazione professionale in conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 90 L’avvocato deve astenersi dall’assumere incarichi da soggetti che abbiano interessi e posizioni processuali divergenti, determinandosi altrimenti una violazione dei doveri di lealtà e correttezza (Nel caso di specie, l’avvocato aveva richiesto il risarcimento dei danni da incidente stradale per conto di un cliente, al quale aveva altresì richiesto per conto di altro cliente il risarcimento dei danni per un secondo sinistro stradale verificatosi il giorno stesso del primo. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 90...
La rinuncia al mandato per conflitto di interessi sopravvenuto - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 229La rinuncia al mandato per conflitto di interessi sopravvenuto - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 229
La rinuncia al mandato per conflitto di interessi sopravvenuto - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2013, n. 229 La norma di cui all’art. 37 c.d.f. (ora, 24 ncdf) mira ad assicurare che il mandato professionale sia svolto in assoluta libertà ed indipendenza da ogni vincolo, ossia in piena autonomia: prerogative, queste, funzionali a rendere effettivo e concreto il diritto di difesa. In difetto, la rinuncia al mandato -che pure non deve necessariamente realizzarsi ad horas o comunque con assoluta immediatezza- certo non può essere procrastinata per mesi ed intervenire dopo una considerevole attività professionale, e ciò a prescindere che il conflitto stesso non abbia in concreto recato pregiudizio al clienti, circostanza -questa- che vale esclusivamente ad attenuare la portata lesiva della violazione, ma non a scriminarla, riverberandosi sulla misura della sanzione (Nel caso di specie, l’avvocato veniva eletto sindaco di un Comune ma ciononostante, dopo oltre...
Norme deontologiche - conflitto d'interessi Cons. Naz. Forense 27-11-2009, n. 135Norme deontologiche - conflitto d'interessi Cons. Naz. Forense 27-11-2009, n. 135
Avvocati - Norme deontologiche - conflitto d'interessi deontologicamente rilevante nel caso in cui l'avvocato accetti da un Ente locale il mandato di agire nei confronti di un Consorzio dal medesimo professionista assistito fino a poco tempo prima -Cons. Naz. Forense 27-11-2009, n. 135 Avvocato - Norme deontologiche - conflitto d'interessi deontologicamente rilevante nel caso in cui l'avvocato accetti da un Ente locale il mandato di agire nei confronti di un Consorzio dal medesimo professionista assistito fino a poco tempo prima -(Cons. Naz. Forense 27-11-2009, n. 135  )Avvocato - Norme deontologiche - Rapporti con la parte assistita - Divieto di conflitto di interessi - Artt. 37 e 51 c.d.f. - RapportoE' configurabile una situazione di conflitto d'interessi deontologicamente rilevante nel caso in cui l'avvocato accetti da un Ente locale il mandato di agire nei confronti di un Consorzio dal medesimo professionista assistito fino a poco tempo prima, sostenendo, in favore del...
Norme deontologiche –  Rapporti con la parte assistita Cons. Naz. Forense 13-07-2009, n. 73 Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita Cons. Naz. Forense 13-07-2009, n. 73
6 marzo 2010 - Avvocato - Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita - Difesa di parti in conflitto di interessi - Richiesta onorario eccessivo - Violazione art. 43, sub II, c.d.f.  Non integra alcun illecito disciplinare il contegno dell'avvocato che, già procuratore di un creditore per il quale abbia presentato domanda di insinuazione al passivo fallimentare, accetti altresì l'incarico di legale del medesimo fallimento al fine di fornire al giudice delegato un parere circa la legittimità e la legalità di notule professionali in ordine all'ammontare delle somme oggetto di insinuazione, trattandosi di questioni completamente indipendenti l'una dall'altra ed insuscettibili di determinare collegamenti o reciproche interferenze.L'avvocato che richieda un compenso manifestamente sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all'attività documentata pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità, a nulla...
Rapporti con la controparte – Richiesta di compenso professionale alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 settembre 2011, n. 147Rapporti con la controparte – Richiesta di compenso professionale alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 settembre 2011, n. 147
Rapporti con la controparte – Richiesta di compenso professionale alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 settembre 2011, n. 147 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che impropriamente richieda le spese legali, ad esso dovute dai propri clienti, direttamente al debitore e senza darne comunicazione ai clienti medesimi, e che allo stesso tempo, dopo averle ricevute, le fatturi quali pagamento di prestazione professionale. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Modena, 14 dicembre 2009) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 settembre 2011, n. 147...
Rapporti con la parte assistita - Divieto di conflitto di interessi Consiglio Nazionale Forense 12-05-2010, decisione n. 26Rapporti con la parte assistita - Divieto di conflitto di interessi Consiglio Nazionale Forense 12-05-2010, decisione n. 26
Avvocato - Procedimento disciplinare - Rapporti con la parte assistita - Divieto di conflitto di interessi - Artt. 37 e 51 codice deontologico forense - dopo avere assistito congiuntamente i coniugi in controversie familiari, assuma successivamente il mandato in favore di uno di essi contro l'altro Consiglio Nazionale Forense 12-05-2010, decisione n. 26 Avvocato - Procedimento disciplinare - Rapporti con la parte assistita - Divieto di conflitto di interessi - Artt. 37 e 51 c.d.f  vere assistito congiuntamente i coniugi in controversie familiari, assuma successivamente il mandato in favore di uno di essi contro l'altro Consiglio Nazionale Forense 12-05-2010, n. 26Pres. ALPA - Rel. ALPA - P.M. IANNELLI (conf.)Avvocato - Procedimento disciplinare - Procedimento dinanzi al C.N.F. - Deposito di memorie - Termine - Decorrenza e scadenza - Artt. 60 e 61 r.d. n. 37/34.Avvocato - Norme deontologiche - Rapporti con la parte assistita - Divieto di conflitto di interessi - Artt. 37 e 51 c...
Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi – Violazione art. 37 c.d.f. - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 ottobre 2010, n. 90Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi – Violazione art. 37 c.d.f. - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 ottobre 2010, n. 90
Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi – Violazione art. 37 c.d.f. - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 ottobre 2010, n. 90  Controversie di diritto familiare – Potenzialità del conflitto – Sufficienza Al fine di integrare la responsabilità disciplinare per violazione dell’art. 37 c.d. – nella specie applicabile ratione temporis nella formulazione ante riforma – deve ritenersi sufficiente il carattere meramente potenziale del conflitto di interessi, cosicchè anche il solo rischio, ovvero la possibilità astratta del suo insorgere, vale a determinare la violazione deontologica, configurando la predetta norma, nell’ambito delle controversie familiari, un obbligo assoluto di astensione (nella specie, la ricorrente aveva assistito un coniuge nel giudizio di separazione per poi assumere la difesa dell’altro coniuge nel giudizio per cessazione degli effetti civili del matrimonio, nel contesto di una fattispecie che la giurisprudenza del Consiglio ha sempre...
Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi – Violazione artt. 37 e 51 c.d.f. - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 13 luglio 2011, n. 99Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi – Violazione artt. 37 e 51 c.d.f. - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 13 luglio 2011, n. 99
Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi – Violazione artt. 37 e 51 c.d.f. - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 13 luglio 2011, n. 99 Si pone in stridente contrasto con i doveri imposti dagli artt. 37 e 51 del codice deontologico forense il contegno del professionista che, in un momento immediatamente successivo alla rinuncia al mandato, agisca giudizialmente nei confronti dei suoi ex clienti. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Perugia, 10 ottobre 2008). Consiglio Nazionale Forense, decisione del 13 luglio 2011, n. 99...
Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 ottobre 2010, n. 84Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 ottobre 2010, n. 84
Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 ottobre 2010, n. 84 Art. 37, I canone, c.d.f. – Concretezza e attualità del conflitto – Necessità Tranne il caso previsto dal canone II dell’art. 37 c.d.f., nel quale soltanto non occorre verificare se la situazione di conflitto di interessi – rilevando anche quello potenziale – abbia avuto modo di manifestarsi in concreto, in tutti gli altri casi il conflitto, per avere rilevanza disciplinare, deve essere concreto ed attuale e, pertanto, l’affermazione della relativa responsabilità è risultato cui si perviene dopo aver riscontrato in che modo, attualmente e concretamente, il conflitto si sia manifestato. (Nella specie il C.N.F. ha riformato sul punto la decisione del Consiglio territoriale che non aveva osservato un tale criterio di giudizio per aver ritenuto la rilevanza anche solo potenziale del conflitto). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Belluno,...
Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi potenziale – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 maggio 2009, n. 38Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi potenziale – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 maggio 2009, n. 38
Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi potenziale – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 maggio 2009, n. 38 Atteso che l’art. 37 c.d.f. sancisce per l’avvocato l’obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando ciò determini un conflitto di interessi reale o meramente potenziale con il proprio assistito, deve ritenersi – anche in considerazione della ratio della disposizione – che anche il solo “rischio serio di conflitto” sia idoneo ad integrare la violazione del dettato deontologico. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Padova, 18 luglio 2007) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 maggio 2009, n. 38...
Rapporti con la parte assistita – Contestuale difesa di due soggetti con interessi contrastanti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 ottobre 2010, n. 140Rapporti con la parte assistita – Contestuale difesa di due soggetti con interessi contrastanti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 ottobre 2010, n. 140
Rapporti con la parte assistita – Contestuale difesa di due soggetti con interessi contrastanti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 ottobre 2010, n. 140 Conflitto di interessi – Violazione art. 37 c.d.f. – Fattispecie- Accordo simulatorio – Difesa congiunta L’assunzione della difesa contemporanea di due soggetti con interessi contrastanti, o che, in virtù di accordo simulatorio, debbano apparire contrastanti, costituisce la negazione stessa della funzione dell’avvocato, il quale deve perseguire fedelmente gli interessi del suo cliente e solo quelli, e, pertanto, vìola non soltanto i canoni generali di correttezza e probità ma anche quelli di decoro e dignità esteriori della professione, di cui l’articolo 37 c.d. è puntuale espressione. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Novara, 4 febbraio 2009). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 ottobre 2010, n. 140...
Rapporti con la parte assistita – Difesa di parti in conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 ottobre 2008, n. 149Rapporti con la parte assistita – Difesa di parti in conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 ottobre 2008, n. 149
Rapporti con la parte assistita – Difesa di parti in conflitto di interessi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 ottobre 2008, n. 149 L’assunzione della contemporanea difesa di due soggetti portatori di interessi obiettivamente configgenti (nella specie, il fallimento ed una controparte del fallimento medesimo), determina l’esteriorizzazione di una situazione ambigua e violativa dei doveri professionali dell’avvocato, il quale deve astenersi dall’assumere incarico da soggetti che hanno interessi e posizioni processuali divergenti (art. 37 c.d.f.), nonché – più in generale – informare la propria condotta ed attività professionale ai parametri comportamentali della lealtà e correttezza (art. 6 c.d.f.).L’illecito ex art. 37 del c.d.f., norma che fa divieto all’avvocato di prestare attività professionale quando questa determini un conflitto con gli interessi di un proprio assistito o interferisca con lo svolgimento di altro incarico, prescinde, per la relativa...

 


 

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Massime corte di cassazione

Previdenza (assicurazioni sociali) - prescrizione - di contributi - Contributi agricoli - Prescrizione - Decorrenza - Scadenza dei termini per il pagamento – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2432 del 29/01/2019

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Impugnazioni civili - impugnazioni in generale - termini - decorrenza - Processo civile telematico - Redazione della sentenza in formato elettronico – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2362 del 29/01/2019

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Previdenza (assicurazioni sociali) - assicurazione per l'invalidita', vecchiaia e superstiti - pensione di invalidita' - invalidita' – prova – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2361 del 29/01/2019

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Procedimento civile - notificazione - al procuratore - Notificazione della sentenza ad uno soltanto dei difensori – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2677 del 30/01/2019

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Procedimento civile - interruzione del processo - Interruzione di diritto del processo ex art. 43 l.fall. - Termine per la riassunzione – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2658 del 30/01/2019

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Procedimento civile - difensori - mandato alle liti (procura) - revoca e rinuncia - Effetti - Decorrenza – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2677 del 30/01/2019

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Usi civici - affrancazioni - Affrancazione cd. invertita ex art. 9 del r.d. n. 510 del 1891 - Nozione – Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 2704 del 30/01/2019

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Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Domanda di protezione internazionale - Procedimento di impugnazione della decisione che determina lo Stato competente a decidere sulla domanda – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2722 del 30/01/2019

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Impugnazioni civili - revocazione (giudizio di) - motivi di revocazione - errore di fatto – Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 2712 del 30/01/2019

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Previdenza (assicurazioni sociali) - controversie - domanda giudiziale - rapporto con il ricorso amministrativo – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2760 del 30/01/2019

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Donazione - impugnazione della donazione - conferma ed esecuzione volontaria di donazioni nulle Preclusione azione di nullità – Condizioni - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 2700 del 30/01/2019

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Procedimenti sommari - d'ingiunzione - decreto - opposizione - Ingiunzione di pagamento europea - Corte di Cassazione, Sez. U - , Sentenza n. 2840 del 31/01/2019

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Procedimenti speciali - procedimenti in materia di lavoro e di previdenza - procedimento di primo grado – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2930 del 31/01/2019

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Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2930 del 31/01/2019

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