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Art. 12 - Dovere di diligenza codice deontologico forense


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mandato - Rinuncia o revoca del mandato: fino al subentro del nuovo difensore, permane il dovere di informare l’ex cliente - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 2755 del 30 gennaio 2019mandato - Rinuncia o revoca del mandato: fino al subentro del nuovo difensore, permane il dovere di informare l’ex cliente - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 2755 del 30 gennaio 2019
Rinuncia o revoca del mandato: fino al subentro del nuovo difensore, permane il dovere di informare l’ex cliente - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 2755 del 30 gennaio 2019 L’avvocato che rinunci al mandato, fino a che non sia avvenuta la sostituzione del difensore deve comunque informare la parte assistita delle comunicazioni e notificazioni che dovessero pervenirgli relativamente al precedente incarico, al fine di evitare pregiudizi alla difesa (art. 32 ncdf, già art. 47 codice previgente). Tali principi sono validi anche per la revoca del mandato, quanto meno sotto il profilo della violazione dei doveri di correttezza e di diligenza (artt. 9 e 12 ncdf, già artt. 6 e 8 codice previgente). (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha respinto il ricorso proposto avverso Consiglio Nazionale Forense, pres. f.f. Picchioni e rel. Pasqualin, sentenza del 25 maggio 2018, n. 56) Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 2755 del 30 gennaio 2019...
Il rapporto professionale tra avvocato e cliente non presuppone il conferimento della procura ad litem - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 settembre 2018, n. 107Il rapporto professionale tra avvocato e cliente non presuppone il conferimento della procura ad litem - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 settembre 2018, n. 107
Il rapporto professionale tra avvocato e cliente non presuppone il conferimento della procura ad litem - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 settembre 2018, n. 107 Per l’esistenza di un rapporto professionale avvocato-cliente e dei relativi doveri deontologici non è indispensabile una procura alle liti (negozio unilaterale con il quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio), essendo sufficiente il cd. contratto di patrocinio (negozio bilaterale con il quale il legale viene incaricato, secondo lo schema negoziale che è proprio del mandato, di svolgere la sua opera professionale in favore della parte), essendo in ogni caso irrilevante il versamento di un fondo spese o di un anticipo sul compenso, che infatti ben possono essere richiesti dal professionista successivamente, ovvero durante lo svolgimento del rapporto o al termine dello stesso (Nel caso di specie, trattavasi di omesso appello). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 settembre 2018, n. 107...
inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 settembre 2018, n. 108inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 settembre 2018, n. 108
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 settembre 2018, n. 108 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 settembre 2018, n. 108...
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 giugno 2018, n. 70L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 giugno 2018, n. 70
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 giugno 2018, n. 70 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf, già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 giugno 2018, n. 70...
Mandato - Rinuncia o revoca del mandato: fino al subentro del nuovo difensore, permane il dovere di informare l’ex cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 maggio 2018, n. 56Mandato - Rinuncia o revoca del mandato: fino al subentro del nuovo difensore, permane il dovere di informare l’ex cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 maggio 2018, n. 56
Rinuncia o revoca del mandato: fino al subentro del nuovo difensore, permane il dovere di informare l’ex cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 maggio 2018, n. 56 L’avvocato che rinunci al mandato, fino a che non sia avvenuta la sostituzione del difensore deve comunque informare la parte assistita delle comunicazioni e notificazioni che dovessero pervenirgli relativamente al precedente incarico, al fine di evitare pregiudizi alla difesa (art. 32 ncdf, già art. 47 codice previgente). Tali principi sono validi anche per la revoca del mandato, quanto meno sotto il profilo della violazione dei doveri di correttezza e di diligenza (artt. 9 e 12 ncdf, già artt. 6 e 8 codice previgente). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 maggio 2018, n. 56  ...
L’inadempimento al mandato professionale per tardiva costituzione in giudizio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 4L’inadempimento al mandato professionale per tardiva costituzione in giudizio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 4
L’inadempimento al mandato professionale per tardiva costituzione in giudizio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 4 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione del dovere di diligenza (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che proponga opposizione a decreto ingiuntivo assegnando al convenuto opposto un termine a comparire inferiore a novanta giorni, ma ometta di costituirsi nel termine dimezzato di cinque giorni, con conseguente improcedibilità dell’opposizione stessa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 4...
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 7L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 7
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 7 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 7...
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2017, n. 226L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2017, n. 226
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2017, n. 226 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2017, n. 226...
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 187L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 187
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 187 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause (Nel caso di specie, il professionista era stato incaricato di agire in sede civile nei confronti dei responsabili della morte della figlia. Successivamente, l’avvocato consegnava al cliente un atto di citazione, rassicurandolo della imminente pubblicazione della sentenza, sebbene la causa di risarcimento non fosse stata in realtà mai instaurata. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare aggravata della sospensione dall’esercizio professionale per mesi quattro). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 187...
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2016, n. 140L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2016, n. 140
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2016, n. 140 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2016, n. 140...
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 maggio 2016, n. 113L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 maggio 2016, n. 113
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 maggio 2016, n. 113 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause (Nel caso di specie, il professionista incassava diversi acconti per instaurare un giudizio di opposizione ad esecuzione immobiliare di cui garantiva il successo ma in realtà mai proposta, riferendo altresì al cliente di aver ottenuto la sospensione dell’esecuzione stessa. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi quattro). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 maggio 2016, n. 113...
L’inadempimento al mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 229L’inadempimento al mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 229
L’inadempimento al mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 229 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 229...
provvedimenti da adottare nel caso di assenze reiterate anche non consecutive, di un Consigliere alle sedute del Consiglio Consiglio nazionale forense (rel. Picchioni), parere 17 luglio 2014, n. 52provvedimenti da adottare nel caso di assenze reiterate anche non consecutive, di un Consigliere alle sedute del Consiglio Consiglio nazionale forense (rel. Picchioni), parere 17 luglio 2014, n. 52
Si chiede un parere in ordine "agli eventuali provvedimenti da adottare nel caso di assenze reiterate anche non consecutive, di un Consigliere alle sedute del Consiglio". Consiglio nazionale forense (rel. Picchioni), parere 17 luglio 2014, n. 52 E' da premettere che la vigente legge professionale n. 247/2012, ed analogamente accadeva per la precedente, non ricollega conseguenze di sorta alle ipotesi di reiterate assenze da parte del Consigliere alle sedute del Consiglio.Al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati non può applicarsi, in via analogica la normativa prevista per altri Enti Pubblici locali (art. 43 T.U.E.L. 267/2000) la quale, peraltro, demanda alla fonte statutaria l'individuazione delle ipotesi di decadenza dei Consiglieri Comunali a seguito di mancata partecipazione alle sedute consiliari.Ne consegue che non può prevedersi, in assenza di una fonte primaria che lo legittimi, il potere del C.O.A. di individuare ipotesi di decadenza da un ufficio costituente, nell'ambito ordinamentale professionale, una sorta di munus publicum.Il fatto che la fattispecie non sia specificatamente disciplinata non comporta però che nel sistema professionale non sussistano norme idonee ad orientare le iniziative del C.O.A: il comportamento del Consigliere del C.O.A., che con la propria assenza comprometta il buon funzionamento dell'Organo Collegiale, e che, quanto meno, dimostra di essere dimentico del proprio ruolo liberamente assunto, deve infatti essere valutato in base a tutti i principi di ordine deontologico che presiedono all'esercizio della professione forense.Trattasi di norme pacificamente applicabili allo svolgimento di detto incarico istituzionale che, alla luce dell'importanza della funzione svolta e dell'alta responsabilità connessa, impone un rispetto ancor più rigoroso dei già stringenti principi che regolano l'attività di tutti gli avvocati.Tale essendo il contesto il comportamento del Consigliere ingiustificatamente assente deve essere valutato dall'Organo competente eventualmente chiamato a giudicare alla luce dei principi affermati dal vigente Codice Deontologico e segnatamente da quelli enunciati agli artt. 5, 8 e 15 C.D.Consiglio nazionale forense (rel. Picchioni), parere 17 luglio 2014, n. 52Quesito n. 416, COA di Terni...
I criteri per la determinazione in concreto della sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 ottobre 2014, n. 130I criteri per la determinazione in concreto della sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 ottobre 2014, n. 130
I criteri per la determinazione in concreto della sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 ottobre 2014, n. 130 La determinazione della sanzione disciplinare non è frutto di un mero calcolo matematico, ma è conseguenza della complessiva valutazione dei fatti, della gravità dei comportamenti contestati, violativi dei doveri di probità, dignità e decoro sia nell’espletamento della attività professionale che nella dimensione privata, con compromissione della immagine della classe forense. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 ottobre 2014, n. 130...
La proposizione di un mezzo di impugnazione inammissibile - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2013, n. 161La proposizione di un mezzo di impugnazione inammissibile - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2013, n. 161
La proposizione di un mezzo di impugnazione inammissibile - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2013, n. 161 La proposizione di un mezzo di impugnazione palesemente e specificamente inammissibile configura violazione dell’art. 38 del Codice Deontologico Forense (Nella specie, l’incolpato aveva appellato in Tribunale una sentenza del Giudice di Pace appello, nonostante il disposto di cui all’art. 339 cpc). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2013, n. 161...
L’illecita consegna di denaro al detenuto per il tramite dell’agente di Polizia Penitenziaria - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 88L’illecita consegna di denaro al detenuto per il tramite dell’agente di Polizia Penitenziaria - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 88
L’illecita consegna di denaro al detenuto per il tramite dell’agente di Polizia Penitenziaria - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 88 Vìola i doveri di probità, dignità, decoro nonché quelli di lealtà, correttezza, fedeltà e diligenza non solo nei confronti della parte assistita ma anche verso l’ordinamento, la società ed i terzi in genere, l’avvocato che, per il tramite di un agente di Polizia Penitenziaria, faccia pervenire ad un detenuto somme di denaro finalizzate all’acquisto di stupefacente, schede telefoniche, apparati cellulari, pen-drive per connessione ad internet, strumenti atti ad offendere (Nel caso di specie, l’avvocato impugnava la sanzione disciplinare della sospensione dall’attività professionale per mesi sei, di cui chiedeva quantomeno la riduzione perché ritenuta eccessiva. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha rigettato in toto il ricorso). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 88...
indebito trattenimento del danaro ricevuto dal cliente per un fine diverso dal pagamento della parcella - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 68indebito trattenimento del danaro ricevuto dal cliente per un fine diverso dal pagamento della parcella - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 68
L’indebito trattenimento del danaro ricevuto dal cliente per un fine diverso dal pagamento della parcella - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 68 Integra illecito disciplinare la condotta dell’avvocato che, in assenza di espressa autorizzazione del cliente, trattenga le somme da questi consegnategli ad altro fine in pretesa compensazione di crediti professionali ovvero le distragga rispetto allo scopo originario per cui queste erano state consegnate (Nel caso di specie, il cliente aveva consegnato al professionista una certa somma affinché promuovesse un’azione giudiziaria di ATP, poi rivelatasi non più necessaria. L’avvocato tratteneva tuttavia buona parte della somma stessa imputandola a proprio compenso. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio professionale per mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 68...
avvocato di fiducia che non si presenti all’udienza nella speranza di ottenere un termine a difesa, vìola il dovere di diligenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 aprile 2013, n. 56avvocato di fiducia che non si presenti all’udienza nella speranza di ottenere un termine a difesa, vìola il dovere di diligenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 aprile 2013, n. 56
L’avvocato di fiducia che non si presenti all’udienza nella speranza di ottenere un termine a difesa, vìola il dovere di diligenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 aprile 2013, n. 56 Sebbene l’assenza ingiustificata del difensore di fiducia all’udienza penale non abbia automatico rilievo deontologico se dovuta a strategia difensiva (dilatoria) o strumentalmente omissiva, deve comunque affermarsi la responsabilità disciplinare del difensore per negligenza professionale ove la strategia stessa fosse quella di ottenere un mero rinvio da parte del difensore d’ufficio nominato in sua sostituzione, giacché a quest’ultimo non è appunto consentito chiedere i termini a difesa ex art. 108 cpp, non ricorrendo i casi di rinuncia, ovvero di revoca, od ancora di incompatibilità, od infine di abbandono della difesa (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha affermato la responsabilità sostanziale dell’incolpato per il mancato rispetto degli artt. 8 e 38 del cod. deont.) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 aprile 2013, n. 56...
L’indicazione, in precetto, di voci non dovute e manifestamente abnormi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 febbraio 2013, n. 21L’indicazione, in precetto, di voci non dovute e manifestamente abnormi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 febbraio 2013, n. 21
L’indicazione, in precetto, di voci non dovute e manifestamente abnormi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 febbraio 2013, n. 21 L’indicazione di voci non dovute e manifestamente abnormi in un atto di precetto relativo al pagamento di propri compensi professionali, costituisce comportamento lesivo della dignità e del decoro della classe forense, concretando violazione dei doveri di lealtà, diligenza e competenza, sanciti agli artt. 6, 8 e 12 del Codice Deontologico. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 febbraio 2013, n. 21...
La richiesta di un compenso sproporzionato rispetto a quello riconosciuto alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197La richiesta di un compenso sproporzionato rispetto a quello riconosciuto alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197
La richiesta di un compenso sproporzionato rispetto a quello riconosciuto alla controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197 L’avvocato che richieda alla propria assistita una compenso assai maggiore (nella specie, di sei volte) rispetto a quello che il medesimo riconosca congruo per la medesima attività professionale svolta dal legale di controparte implica un comportamento scorretto (art. 6 c.d.), infedele e contrario agli interessi del proprio assistito (art. 7 c.d.) ed altrettanto negligente (art. 8 c.d.). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197...
Il compimento di atti contrari all’interesse del proprio assistito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194Il compimento di atti contrari all’interesse del proprio assistito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194
Il compimento di atti contrari all’interesse del proprio assistito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194 Deve ritenersi disciplinarmente rilevante il comportamento dell’avvocato che, officiato della difesa ed assistenza di un assistito assoggettato, contro il suo volere, a trattamenti psichiatrici obbligatori, invece di procedere ai necessari atti giudiziari valutando adeguatamente e con il supporto medico-scientifico indispensabile la reale situazione del paziente, per assisterlo con la necessaria perizia e competenza nel miglior modo possibile, si adoperi esclusivamente in via stragiudiziale, richiedendo anche l’intervento di associazioni, aventi scopi non scientifici, per aiutarlo a sottrarsi alle cure psichiatriche, ritenute ideologicamente distruttive, e di fatto lasciandolo privo di difesa tecnica. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194...
La responsabilità disciplinare del falsus procurator - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 dicembre 2012, n. 184La responsabilità disciplinare del falsus procurator - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 dicembre 2012, n. 184
La responsabilità disciplinare del falsus procurator - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 dicembre 2012, n. 184 Costituisce illecito deontologico il comportamento dell’avvocato che, in difetto dei relativi poteri ovvero di procura scritta, rimetta la querela per conto di un proprio preteso cliente, e ciò quand’anche tale attività professionale sia compiuta nel sostanziale interesse di quest’ultimo, il cui eventuale vantaggio non esclude infatti la responsabilità disciplinare del professionista, potendo tutt’al più attenuare la relativa sanzione (Nel caso di specie, la procura speciale non veniva esibita ai Carabinieri al momento della remissione della querela, né prodotta nel corso del successivo giudizio disciplinare di primo e secondo grado instaurato a carico del professionista su esposto del “cliente”). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 dicembre 2012, n. 184...
assenza ingiustificata del difensore all’udienza non costituisce automatica violazione dei doveri deontologici - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 ottobre 2012, n. 141assenza ingiustificata del difensore all’udienza non costituisce automatica violazione dei doveri deontologici - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 ottobre 2012, n. 141
L’assenza ingiustificata del difensore all’udienza non costituisce automatica violazione dei doveri deontologici - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 ottobre 2012, n. 141 L’assenza ingiustificata dell’avvocato all’udienza non integra ipso facto abbandono di difesa né lesione dei doveri di diligenza e correttezza, in quanto può infatti essere dettata da una ben precisa strategia processuale, la quale costituisce espressione del libero, autonomo ed inviolabile esercizio del diritto di difesa (Nel caso di specie, su segnalazione del magistrato, il COA locale aveva sanzionato il professionista per il solo fatto di non essersi presentato all’udienza, senza aver altresì valutato le conseguenze -eventualmente favorevoli al cliente- prodotte dall’assenza stessa. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso dell’incolpato e ha quindi riformato la decisione disciplinare del COA). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 ottobre 2012, n. 141...
Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 settembre 2012, n. 119Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 settembre 2012, n. 119
Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 settembre 2012, n. 119 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, perché lesivo del dovere di correttezza e diligenza propri della classe forense, l’avvocato che accetti il mandato e non lo esegua per mancato pagamento di un fondo spese. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 settembre 2012, n. 119...
Il dovere di competenza e di diligenza nell’adempimento del mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 aprile 2012, n. 89Il dovere di competenza e di diligenza nell’adempimento del mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 aprile 2012, n. 89
Il dovere di competenza e di diligenza nell’adempimento del mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 aprile 2012, n. 89 Presupposti impliciti dell’attività professionale sono la diligenza e la competenza: la prima assicura la qualità della prestazione, mentre la seconda tende ad affermare la legittimazione specifica dell’attività professionale richiesta dalla parte assistita (Nel caso di specie, il professionista è stato ritenuto responsabile per aver consigliato al cliente un’impugnazione avverso una sentenza in realtà completamente assolutoria). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 aprile 2012, n. 89...
Dovere di diligenza - Inadempimento al mandato - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 12-10-2011, n. 161Dovere di diligenza - Inadempimento al mandato - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 12-10-2011, n. 161
Esercizio dell'attività professionale mediante l'ausilio di collaboratori - Dovere di verifica e controllo - Responsabilità disciplinare - Responsabilità personale - Gravità dell'inadempimento - Rilevanza - Adeguatezza della sanzione La condotta che consista nell'aver omesso l'adempimento del mandato e nell'aver ciononostante fornito false assicurazioni alla parte assistita senza averne verificato la corrispondenza alla realtà integra la violazione di doveri essenziali dell'avvocato, anche qualora lo stesso abbia affidato a collaboratori compiti che avrebbe dovuto svolgere personalmente o far svolgere sotto la sua personale responsabilità nello studio verificandone l'esecuzione attentamente e costantemente. Trattasi, a tal riguardo, non di una sorta di responsabilità oggettiva, ma di responsabilità personale per doveri che fanno carico a colui al quale il mandato è stato conferito e lo ha accettato. La gravità dell'inadempimento del mandato può avere rilevanza solo ai fini dell'adeguatezza della sanzione ai sensi dell'art. 2 del C.D.F., ma non anche ai fini della configurazione della violazione e della sussistenza della responsabilità, qualora, come nella specie, i fatti siano provati. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 11 dicembre 2008)  Consiglio Nazionale Forense, decisione del 12-10-2011, n. 161FATTOCon esposto presentato il 30 marzo 2005 la signora {Paola omissis} accusava l'Avv.{Arnaldo omissis}, con studio in Roma, di non avere assolto l'incarico che gli aveva conferito nell'anno 2001, e che il legale aveva accettato, al fine di promuovere azioni penali e civili contro la {Banca Popolare di Milano} ritenuta dalla stessa responsabile di gravi violazioni contrattuali.In particolare il legale aveva ritardato sino al 2003 la presentazione di una querela contro la Banca, ed aveva omesso di promuovere il giudizio civile pur avendo ricevuto la procura e un fondo spese ed avendo trasmesso alla cliente la bozza di un atto di citazione peraltro estremamente sommario.La signora {omissis} riferiva che il legale le aveva ripetutamente confermato l'avvenuto inizio della causa civile asserendo falsamente che era stata rinviata per una consulenza di ufficio e per una prova per testi.Solo allorché l'esponente, in assenza di riscontri sulle comunicazioni del legale, chiese la documentazione dell'attività svolta, questi ammise di non avere mai promosso il giudizio civile.Rivoltasi all'Avv. {Flaviano Omissis} e avendo questi preso contatto con l'Avv. {omissis}, questi ammetteva i fatti asserendo di avere affidato la gestione della pratica ad una sua collaboratrice che da tempo aveva lasciato lo studio, e che aveva omesso di curare gli adempimenti.Rifiutava tuttavia la restituzione del fondo spese ricevuto che riteneva dovuto rispetto alla attività stragiudiziale e penale svolta.Richiesto dal Consiglio dell'Ordine di chiarimenti sull'esposto, l'attuale ricorrente, comparendo il giorno 11/01/2005, ammetteva i fatti e le proprie responsabilità pur precisando di non avere procurato alcun danno all'esponente; rifiutava inoltre di fare il nome della propria collaboratrice cui aveva affidato la pratica per asseriti motivi di riservatezza.Con delibera in data 19 ottobre 2006 il Consiglio dell'Ordine apriva un procedimento disciplinare (n. 7899) contro l'attuale ricorrente per i seguenti addebiti:"A) Ricevuto nell'anno 2001 il mandato difensivo dalla signora {Paola omissis} di agire giudizialmente innanzi al Tribunale di Roma contro la {Banca Popolare di Milano} per asserite inadempienze contrattuali inerenti al c/c bancario e al deposito di titoli, aperti da quest'ultima presso il suindicato istituto bancario;- non iniziava il giudizio pur avendo ricevuto un acconto in danaro sulle spettanze professionali;- assicurava la cliente, signora {Paola omissis}, nel corso degli anni e contrariamente al vero, che il suindicato giudizio era pendente innanzi al Tribunale di Roma.B) Veniva così meno al suo dovere di correttezza compromettendo la propria dignità professionale.In Roma dal 2001 al novembre 2004." .Veniva quindi ascoltato l'incolpato, che confermava quanto già dedotto, ma non l'esponente, non comparsa sebbene regolarmente intimata.Altro esposto contro l'Avv. {omissis} veniva indirizzato il 25/02/2005 al Consiglio dell'Ordine dall'Avv. {Gianni omissis del Foro di Rimini, il quale contestava al collega il mancato riscontro di "numerosissime" lettere inviategli per sollecitare il pagamento di una notula inviata nel luglio 2003 e relativa a prestazioni di corrispondente domiciliatario.L'Avv. {omissis} precisava, anche in sede di comparizione personale, che il collega {omissis era stato nominato dalla cliente con mandato congiunto e che la comune cliente era stata posta in liquidazione e non aveva neppure corrisposto le competenze a lui dovute; si riservava di produrre documenti e chiedeva un termine per definire la questione con l'esponente, che il Consiglio gli assegnava in trentagiorni a quel fine.L'Avv. {omissis tuttavia il 30/10/2006 comunicava al Consiglio di non aver ricevuto dall'Avv. {omissis} alcuna comunicazione, né alcun pagamento.Veniva pertanto deliberata in data 8/02/2007 l'apertura del procedimento disciplinare (n. 7922) per il seguente addebito:" - Affidato l'incarico di domiciliatario all'Avv. {Gianni omissis del Foro di Rimini nell'interesse della {Leasing Medi Center} nella procedura esecutiva immobiliareavanti al Tribunale di Rimini nei confronti della signora {Oloise Teresa}, ometteva, malgrado la ricezione di ripetuti solleciti, il pagamento delle competenze al medesimo domiciliatario, violando così il dovere di colleganza e lealtà così come disciplinato dall'art. 30 del Codice Deontologico Forense.In Roma dal luglio 2003.- Dopo aver chiesto e ottenuto un termine di trenta giorni per procedere al saldo delle competenze all'Avv. {Gianni omissis, dal Consigliere Istruttore nell'audizione dell'8 maggio 2006, ometteva di ottemperare all'impegno assunto violando così...
L’introduzione in giudizio di prove false - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 35L’introduzione in giudizio di prove false - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 35
L’introduzione in giudizio di prove false - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 35 Fondamentale dovere dell’avvocato è quello di contribuire all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia. E’ pertanto connotata da estrema gravità la responsabilità disciplinare dell’avvocato che falsifichi un documento e, tacendone la falsità, lo consegni ad un collega suo difensore affinché lo produca in giudizio come elemento di prova al fine di conseguire un compenso non dovuto (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi sei). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 35...
La rilevanza disciplinare dell’inadempimento professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 28La rilevanza disciplinare dell’inadempimento professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 28
La rilevanza disciplinare dell’inadempimento professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 28 Commette illecito deontologico l’avvocato che, per negligenza professionale, depositi tardivamente un atto giudiziario (Nel caso di specie, trattavasi di ricorso al TAR, dichiarato inammissibile perché depositato fuori termine. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 28...
Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 23Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 23
Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 23 Il comportamento dell’avvocato che subordini al pagamento di un acconto il deposito di un atto giudiziario già pronto, è condotta altamente deplorevole e certamente lesiva dei doveri di dignità e decoro, a maggior ragione allorquando il professionista abbia dal cliente già ricevuto somme di denaro seppure riferite ad altre attività svolte sempre nell’interesse del medesimo cliente (Nel caso di specie, il professionista aveva subordinato il deposito in procura della nomina a difensore di fiducia di cui era già in possesso, al pagamento di un ulteriore acconto. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per mesi 6). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 23...
La simulazione, mediante fotomontaggio, dell’adempimento dell’incarico professionale in realtà inevaso - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 16La simulazione, mediante fotomontaggio, dell’adempimento dell’incarico professionale in realtà inevaso - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 16
La simulazione, mediante fotomontaggio, dell’adempimento dell’incarico professionale in realtà inevaso - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 16  Vìola le norme deontologiche di cui agli artt. 5 (dignità, probità e decoro), 6 (lealtà e correttezza), 8 (diligenza), 35 (fiducia) e 38 (negligenza) l’avvocato che, attraverso un fotomontaggio, formi un provvedimento giurisdizionale (nella specie, sentenza) che consegni al cliente in fotocopia al fine di dimostrare in tale modo l’adempimento di un incarico professionale in realtà non adempiuto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 16...
Dichiarazione dal proprio assistito – Violazione disciplina art. 391 bis c.p.p. – Illecito deontologico – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 211Dichiarazione dal proprio assistito – Violazione disciplina art. 391 bis c.p.p. – Illecito deontologico – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 211
Avvocato – Norme deontologiche – Indagini difensive – Dichiarazione dal proprio assistito – Violazione disciplina art. 391 bis c.p.p. – Illecito deontologico – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 211 Viola i doveri di lealtà e correttez za (art. 6), di diligenza (art. 8), nonché l’art. 52 (rapporti con i testimoni) c.d.f. l’avvocato che, in vista del giudizi abbreviato da condizionare all’acquisizione del documento, raccolga dal proprio assistito presso lo studio professionale una dichiarazione nell’ambito di indagini difensive soggette alla disciplina di cui all’art. 391 bis c.p.p., senza tuttavia gli avvertimenti e le modalità prescritte dalla stessa norma. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 211...
Obbligo di dare istruzioni al collega – Obbligo di informativa – Violazione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 183Obbligo di dare istruzioni al collega – Obbligo di informativa – Violazione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 183
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Obbligo di dare istruzioni al collega – Obbligo di informativa – Violazione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 183 Pone in esser un illecito deontologico l’avvocato che, nonostante i ripetuti tentativi posti in essere dal collega per ottenere notizie in ordine alle procedure di esecuzione forzata presso terzi al primo affidate, non fornisca alcuna comunicazione, con ciò violando l’art. 31 c.d.f. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Pistoia, 16 ottobre 2009). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 183...
Rapporti con la parte assistita – Inadempimento al mandato – Mancata informazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 108Rapporti con la parte assistita – Inadempimento al mandato – Mancata informazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 108
Rapporti con la parte assistita – Inadempimento al mandato – Mancata informazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 108 Viene meno ai doveri di diligenza, dignità, correttezza e decoro della professione forense l’avvocato che non dia corso al mandato ricevuto e ometta di informare il cliente sullo stato della pratica (Nella specie, il ricorrente non aveva mai preso contatti con il cliente in oltre due anni). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Bolzano, 10 ottobre 2008). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 108...
assenza ingiustificata dell’avvocato ad un’udienza - Cassazione Civile, sez. Unite, 13 giugno 2011, n. 12903assenza ingiustificata dell’avvocato ad un’udienza - Cassazione Civile, sez. Unite, 13 giugno 2011, n. 12903
L’assenza ingiustificata dell’avvocato ad un’udienza non costituisce abbandono di difesa - Cassazione Civile, sez. Unite, 13 giugno 2011, n. 12903 In sede di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, il Consiglio nazionale forense non è vincolato alla definizione dell’illecito quale scaturisce dal testo delle disposizioni del codice deontologico forense, avendo queste ultime natura di fonti solo integrative dei precetti normativi; ne consegue che non costituisce violazione del mandato professionale (art. 38 del codice), né dei doveri di correttezza, fedeltà e diligenza (artt. 6, 7 e 8 del codice), il comportamento dell’avvocato che, nominato difensore di fiducia in un processo penale, manchi di trasmettere all’Autorità giudiziaria la comunicazione della sua assenza da un’udienza dibattimentale, poiché tale comportamento, per la sua episodicità, non è riconducibile ad un contegno abdicativo del difensore né, tantomeno, ad un abbandono della difesa. (Rigetta, Cons. Naz. Forense Roma, 22/10/2010) Cassazione Civile, sez. Unite, 13 giugno 2011, n. 12903...
Dovere di diligenza professionale -  Corte di Cassazione Civile Sentenza del 26/7/2010 n. 17506Dovere di diligenza professionale - Corte di Cassazione Civile Sentenza del 26/7/2010 n. 17506
l'avvocato officiato ha promosso un giudizio ordinario, invece di ricorrere al procedimento monitorio che avrebbe garantito un sollecito soddisfacimento del credito - linea difensiva sbagliata - l'avvocato deve risarcire i danni al cliente - Corte di Cassazione Civile Sentenza del 26/7/2010 n. 17506 Motivi della decisioneE' stata depositata la seguente relazione:1 - Il fatto che ha originato la controversia è il seguente: per ottenere il pagamento dei compensi professionali di architetto vantati nei confronti di terzi, l'avvocato officiato ha promosso un giudizio ordinario, invece di ricorrere al procedimento monitorio che avrebbe garantito un sollecito soddisfacimento del credito.Con sentenza depositata in data 22 settembre 2009 la Corte d'Appello dell'Aquila ha condannato il legale ( S.I.) a risarcire il danno subito dal cliente ( N.E.) per violazione del dovere di diligenza professionale nella sua difesa nella controversia giudiziaria. Alla Corte di Cassazione è stata devoluta la seguente questione di diritto: se possa costituire fonte di responsabilità professionale, dando luogo al risarcimento del conseguente danno, la scelta processuale del legale.2 - Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376 e 380 bis c.p.c..3. - Il primo motivo denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 1176 e 2236 c.c., e, in particolare, definisce aberrante il principio posto alla base della sentenza impugnata, secondo cui l'adozione dell'atto di citazione piuttosto che del possibile ricorso per decreto ingiuntivo, quale mezzo per il recupero di un credito, configuri responsabilità professionale del difensore.Il secondo motivo lamenta violazione o falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., e omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in particolare assumendo che la Corte territoriale ha trascurato di esaminare gli elementi di fatto posti a sostegno della difesa.Le due censure che, possono essere trattate congiuntamente presentando profili comuni, sono manifestamente infondate.Il ricorso non prospetta argomentazioni che possano indurre la Corte a modificare il proprio orientamento come espresso, tra le altre, da Cass. n. 6967 del 2006.La sentenza impugnata non si è discostata dai principi ivi enunciati avendo ravvisato, con apprezzamento di fatto congruamente e razionalmente motivato, quindi incensurabile, il danno arrecato al rappresentato nella circostanza che, fatto ricorso al procedimento monitorio giustificato dall'abbondante documentazione a disposizione, sarebbe stato agevole ottenere la provvisoria esecuzione ove le controparti avessero proposto opposizione, quindi il soddisfacimento del credito senza attendere i tempi lunghi del procedimento ordinario.4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;Il ricorrente ha presentato memoria ed ha chiesto d'essere ascoltato in camera di consiglio;Le argomentazioni addotte dal ricorrente con la memoria non offrono spunti per soluzioni diverse; qui giova sottolineare che la sentenza impugnata, con apprezzamento di merito non censurabile, ha evidenziato il diverso risultato - per lui utile - che il cliente avrebbe conseguito ove il professionista avesse scelto il procedimento monitorio;5.- Ritenuto:che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;che il ricorso deve perciò essere rigettato essendo manifestamente infondato; le spese seguono la soccombenza;visti gli artt. 380 bis e 385 c.p.c..P.Q.M.Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.600,00, di cui Euro 1.400,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge...


 

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Elezioni - operazioni elettorali - Elezioni politiche - Tutela risarcitoria rispetto all'operato degli uffici elettorali circoscrizionali - Fatti costitutivi - Corte di Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 2348 del 29/01/2019

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Impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - motivi del ricorso - Errore di calcolo - Nozione – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2486 del 29/01/2019

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Sanzioni amministrative - applicazione - opposizione - procedimento - Sanzioni irrogate dalla Banca d’Italia - Giudizi di opposizione – Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 2462 del 29/01/2019

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Procedimento civile - difensori - gratuito patrocinio - Revoca del decreto di ammissione - Opposizione - Legittimazione passiva – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2517 del 29/01/2019

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Procedimento civile - notificazione - a persona non residente, ne' dimorante, ne' domiciliata nella repubblica - Repubblica di San Marino – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2482 del 29/01/2019

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Beni - immateriali - marchio (esclusivita' del marchio) - contraffazione – Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 2473 del 29/01/2019

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Impugnazioni civili - appello - citazione di appello - motivi - specificita' - Produzione di documenti in appello – Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 2461 del 29/01/2019

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Opere pubbliche (appalto di) - collaudo - Termini per il compimento del collaudo - Possibilità per l'appaltatore di agire per il pagamento – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2477 del 29/01/2019

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Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) -  Caratteri - Gravità, precisione, concordanza – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2482 del 29/01/2019

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Procedimento civile - domanda giudiziale - interesse ad agire - Testamento – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2489 del 29/01/2019

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Prova civile - confessione - giudiziale - litisconsorzio - Confessione resa da uno dei litisconsorti necessari - Efficacia nei confronti degli altri – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2482 del 29/01/2019

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Responsabilita' patrimoniale - conservazione della garanzia patrimoniale - revocatoria ordinaria (azione pauliana); rapporti con la simulazione - condizioni e presupposti (esistenza del credito, "eventus damni, consilium fraudis et scientia damni") – Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 2347 del 29/01/2019

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