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art. 11 - Rapporto di fiducia e accettazione dell'incarico (ex art.35/1997)

Art. 11 - Rapporto di fiducia e accettazione dell'incarico - codice deontologico forense (2014)


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 rapporti con i magistrati – dovere di difesa – diffida a magistrato – illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 luglio 2004, n. 147 rapporti con i magistrati – dovere di difesa – diffida a magistrato – illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 luglio 2004, n. 147
Avvocato – norme deontologiche – dovere di probità e decoro – rapporti con i magistrati – dovere di difesa – diffida a magistrato – illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 luglio 2004, n. 147 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che, travalicando i limiti della difesa diligente, diffidi pretestuosamente un magistrato a compiere qualsiasi atto nei confronti del proprio cliente. (Nella specie, è stata confermata la sanzione dell’avvertimento nei confronti dell’avvocato che indicando pretestuosamente il P.M. quale responsabile di una azione ingiusta, per la quale chiedeva il risarcimento per il proprio cliente, lo diffidava, in quanto debitore del proprio assistito, dal compiere qualsiasi atto nel procedimento aperto a carico di quest’ultimo). (Dichiara inammissibile il ricorso avverso decisione C.d.O. di Trieste, 26 ottobre 2002). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 5 luglio 2004, n. 147  ...
Abbandono di difesa – Espressioni offensive verso assistente giudiziario – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2002, n. 110Abbandono di difesa – Espressioni offensive verso assistente giudiziario – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2002, n. 110
Avvocato – Norme deontologiche – Principi generali – Dovere di correttezza – Dovere di difesa – Abbandono di difesa – Espressioni offensive verso assistente giudiziario – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2002, n. 110 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che abbandoni la difesa non presentandosi in udienza e usi espressioni offensive nei confronti di un assistente giudiziario. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per mesi due). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Vicenza, 12 giugno 2000). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2002, n. 110...
Assenza in udienza per impedimento improvviso dovuto a motivi di salute – Omessa preventiva comunicazione al giudice – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 198Assenza in udienza per impedimento improvviso dovuto a motivi di salute – Omessa preventiva comunicazione al giudice – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 198
Norme deontologiche – Dovere di difesa – Assenza in udienza per impedimento improvviso dovuto a motivi di salute – Omessa preventiva comunicazione al giudice – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 198 Pone in essere un comportamento deontologicamente corretto il professionista che, colto da malore improvviso, non possa partecipare all’udienza e non possa neppure comunicare al giudice il suo impedimento, a nulla rilevando il fatto che il professionista abbia documentato tale improvviso malore con prove testimoniali e non con un certificato medico, se comunque il professionista sia credibile per i suoi buoni precedenti e per il suo comportamento sempre corretto e leale. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 28 novembre 2006). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 198...
Attività extragiudiziale svolta nell’interesse del proprio assistito – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 novembre 2004, n. 248Attività extragiudiziale svolta nell’interesse del proprio assistito – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 novembre 2004, n. 248
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di colleganza – Dovere di difesa – Omessa comunicazione al collega di controparte – Attività extragiudiziale svolta nell’interesse del proprio assistito – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 novembre 2004, n. 248 Pone in essere un comportamento deontologicamente corretto l’avvocato che non comunichi al collega di controparte lo svolgimento di una attività extragiudiziale svolta nell’interesse del proprio assistito. (Nella specie è stato ritenuto non responsabile disciplinarmente l’avvocato che nell’ambito di un procedimento contenzioso di separazione fra due coniugi, a mezzo di una procura notarile rilasciata dal suo cliente aveva provveduto ad estinguere i conti intesati ai due coniugi e, dopo la redazione dell’inventario, ad aprirne uno nuovo intestato al suo assistito). (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Varese, 20 marzo 2001). Consiglio Nazionale Forense,...
avvocato amministratore di sostegno - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 luglio 2013, n. 102avvocato amministratore di sostegno - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 luglio 2013, n. 102
L’avvocato amministratore di sostegno non ha come clienti i parenti del beneficiario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 luglio 2013, n. 102 Poiché l’amministratore di sostegno riceve incarico dal giudice tutelare e, peraltro, con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario (art. 408 c.c.), ove tale munus sia ricoperto da un avvocato, nei confronti dei familiari del beneficiario stesso non trovano applicazione gli obblighi ed i divieti previsti a tutela dei clienti, giacché il ruolo, i compiti e le funzioni dell’amministratore di sostegno possono appunto essere anche confliggenti con quelli dei predetti familiari (Nel caso di specie, il professionista era stato sanzionato dal COA di appartenenza per una presunta violazione dell’art. 51 cdf, avendo egli agito, peraltro in asserito conflitto di interessi, mediante ricorso per separazione personale nei confronti della moglie del beneficiario, la quale aveva in precedenza espresso il...
Avvocato difensore d’ufficio – Avvocato non reperibile durante il turno di difesa – Omesso adempimento della difesa – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2005, n. 121Avvocato difensore d’ufficio – Avvocato non reperibile durante il turno di difesa – Omesso adempimento della difesa – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2005, n. 121
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di difesa – Avvocato difensore d’ufficio – Avvocato non reperibile durante il turno di difesa – Omesso adempimento della difesa – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2005, n. 121 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato, difensore d’ufficio, che non si renda telefonicamente raggiungibile durante il turno di reperibilità, che gravato della difesa d’ufficio non svolga il mandato e non avverta l’autorità giudiziaria della impossibilità ad adempiere all’obbligo di difesa. (Nella specie è stata ritenuta congrua la sanzione della censura in luogo della più grave sospensione per mesi quattro). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Novara, 20 settembre 2004). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2005, n. 121...
Avvocato nominato difensore d’ufficio – Assenza alle udienze – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 maggio 2007, n. 65Avvocato nominato difensore d’ufficio – Assenza alle udienze – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 maggio 2007, n. 65
Norme deontologiche – Dovere di correttezza e probità – Dovere di difesa – Avvocato nominato difensore d’ufficio – Assenza alle udienze – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 maggio 2007, n. 65 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che nominato difensore d’ufficio sia stato assente a due udienze e richiesto non dia chiarimenti al C.d.O. sul suo comportamento; infatti, è dovere dell’avvocato espletare l’incarico con diligenza e collaborare con il C.d.O. per l’attuazione delle finalità istituzionali, osservando scrupolosamente il dovere di verità. (Nella specie è stata inflitta la sanzione della censura). (Accoglie il ricorso avverso C.d.O. di Roma, 8 novembre 2005). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 maggio 2007, n. 65...
Avvocato nominato difensore d’ufficio – Assenza in udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1 aprile 2004, n. 59Avvocato nominato difensore d’ufficio – Assenza in udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1 aprile 2004, n. 59
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di difesa – Avvocato nominato difensore d’ufficio – Assenza in udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1 aprile 2004, n. 59 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che nominato difensore d’ufficio dell’imputato non si presenti a due successive udienze dibattimentali. (Nella specie visti i buoni precedenti è stata ritenuta congrua la sanzione dell’avvertimento). (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Milano, 1 ottobre 2001) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1 aprile 2004, n. 59...
Corrispondenza informativa” e “Consultazione con il cliente” – Onorari – “Redazione delle difese (comparse conclusionali e repliche)” – Spettanza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 dicembre 2010, n. 202Corrispondenza informativa” e “Consultazione con il cliente” – Onorari – “Redazione delle difese (comparse conclusionali e repliche)” – Spettanza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 dicembre 2010, n. 202
Avvocato – Tariffe forensi – Richiesta onorario eccessivo – Doveri di lealtà e correttezza – Violazione – Diritti – “Corrispondenza informativa” e “Consultazione con il cliente” – Onorari – “Redazione delle difese (comparse conclusionali e repliche)” – Spettanza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 dicembre 2010, n. 202 L’ambiguità, da parte dell’avvocato, nella redazione del documento relativo al regolamento delle competenze professionali integra un contegno non commendevole, giacché idoneo a trarre in errore il cliente, in violazione degli artt. 6 (doveri di lealtà e correttezza), 7 (dovere di fedeltà), 8 (dovere di diligenza) e 35 (rapporto di fiducia) del codice deontologico forense.In tema di competenze professionali, il diritto “corrispondenza informativa” ed il diritto “consultazione col cliente” spettano per una sola volta per ogni grado del processo civile, e non per ogni lettera inviata. Per quanto, invece, concerne gli onorari, l’onorario per la voce “...
Difensore d’ufficio – Dovere di difesa – Obblighi informativi – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 13 luglio 2011, n. 94Difensore d’ufficio – Dovere di difesa – Obblighi informativi – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 13 luglio 2011, n. 94
Avvocato – Norme deontologiche – Difensore d’ufficio – Dovere di difesa – Obblighi informativi – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 13 luglio 2011, n. 94 Viola dell’art. 11 C.D.F. il professionista che, nominato difensore d’ufficio, ometta di comunicare all’indagato sia la facoltà, per quest’ultimo, di scegliersi un difensore di fiducia sia l’obbligo di retribuire l’opera professionale svolta. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Pordenone, 27 maggio 2009). Consiglio Nazionale Forense, decisione del 13 luglio 2011, n. 94...
Dovere di colleganza e collaborazione – Rapporti con il C.d.O. – Omessi chiarimenti – Silenzio – Diritto di difesa – Rilevanza – Art. 24, I e II canone, c.d.f. – Differenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 maggio 2010, n. 35Dovere di colleganza e collaborazione – Rapporti con il C.d.O. – Omessi chiarimenti – Silenzio – Diritto di difesa – Rilevanza – Art. 24, I e II canone, c.d.f. – Differenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 maggio 2010, n. 35
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di colleganza e collaborazione – Rapporti con il C.d.O. – Omessi chiarimenti – Silenzio – Diritto di difesa – Rilevanza – Art. 24, I e II canone, c.d.f. – Differenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 maggio 2010, n. 35 Le ipotesi contemplate dai primi due canoni dell’art. 24 c.d.f., ancorché entrambe palesemente riferite all’avvocato nei cui confronti sia stata sollevata una questione disciplinare, ne distinguono tuttavia la posizione in relazione alle diverse fasi procedimentali nelle quali si svolge l’obbligo dell’iscritto di collaborare con il C.d.O. per l’attuazione delle finalità istituzionali di tale organismo pubblico osservando il dovere di verità. Allorquando sia stato aperto il procedimento disciplinare, il rapporto con il Consiglio è definito dalla posizione e dai connessi diritti di incolpato, e non sussistono esigenze di informative o chiarimenti preliminari diretti a stabilire la sussistenza di elementi che...
Dovere di difesa – Azione contro il collega per la tutela del proprio assistito – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 novembre 2000, n. 185Dovere di difesa – Azione contro il collega per la tutela del proprio assistito – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 novembre 2000, n. 185
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di colleganza – Dovere di difesa – Azione contro il collega per la tutela del proprio assistito – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 novembre 2000, n. 185 Il principio e il vincolo di colleganza non può spingersi sino a invalidare il fondamentale dovere di fedeltà nella tutela degli interessi del cliente e di una corretta esecuzione del mandato; è pertanto legittimo il comportamento del professionista che, incaricato dal suo cliente, dopo aver tentato una bonaria conciliazione, agisca penalmente nei confronti di un collega per l’appropriazione indebita di somme. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 16 maggio 1996). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 novembre 2000, n. 185...
Dovere di lealtà – Dovere di difesa – Limiti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2007, n. 246Dovere di lealtà – Dovere di difesa – Limiti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2007, n. 246
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di lealtà – Dovere di difesa – Limiti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2007, n. 246 Deve escludersi la responsabilità disciplinare del professionista che, costituitosi in un giudizio d’appello, mantenga nel corso del procedimento l’eccezione di improcedibilità del gravame ancorché in seguito ne risulti evidente l’infondatezza in fatto. Invero, il rispetto del dovere di lealtà deve essere considerato congiuntamente a quello del dovere di difesa, il cui esercizio assume rilievo disciplinare solo qualora travalichi la normale dialettica processuale ed in particolare allorché l’eccesso di difesa ridondi in mala fede e sia percepibile una distorta, disonesta ed abusiva finalità. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. Firenze, 24 settembre 2005). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2007, n. 246...
Dovere di lealtà – Revoca del mandato – Omesse informazioni – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 novembre 2000, n. 214Dovere di lealtà – Revoca del mandato – Omesse informazioni – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 novembre 2000, n. 214
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita – Dovere di difesa – Dovere di lealtà – Revoca del mandato – Omesse informazioni – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 novembre 2000, n. 214 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che, se pur revocato dall’incarico, ometta di informare la parte assistita della avvenuta notifica della sentenza, consentendo il formarsi del giudicato; la revoca del mandato non esime, infatti, il difensore dal dovere di informare la parte già assistita delle comunicazioni ricevute nel suo interesse. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 novembre 2000, n. 214...
Doveri di correttezza e lealtà – Violazione –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 giugno 2010, n. 42Doveri di correttezza e lealtà – Violazione –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 giugno 2010, n. 42
Doveri di correttezza e lealtà – Violazione –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 giugno 2010, n. 42 Rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale influenti sul rapporto professionale – Fattispecie. Viola gli artt. 22, 10, 35 e 36 c.d.f. l’avvocato che intervenga quale legale di fiducia nella controversia familiare che il proprio assistito abbia in corso con la moglie, intrattenendo una corrispondenza con il collega di controparte al fine di far trascorrere il tempo necessario a consentire al cliente medesimo, per mezzo di alienazione ad un prezzo di gran lunga inferiore a quello effettivo in favore di una S.p.A. amministrata dalla figlia del professionista il quale altresì risulti titolare di quote societarie, di disfarsi dell’immobile che costituisca la residenza familiare nella quale abitino con il coniuge le figlie minori, così da un lato prestandosi a sottrarre a minori l’unica fonte di possibile soddisfazione del loro diritto di credito alimentare verso il...
Doveri di probità, dignità e decoro – Richiesta di prestiti personali al cliente – Illecito deontologico – Circostanze contingenti sofferenza finanziaria – Effetto esimente – EsclusioneDoveri di probità, dignità e decoro – Richiesta di prestiti personali al cliente – Illecito deontologico – Circostanze contingenti sofferenza finanziaria – Effetto esimente – Esclusione
Avvocato – Norme deontologiche – Doveri di probità, dignità e decoro – Richiesta di prestiti personali al cliente – Illecito deontologico – Circostanze contingenti sofferenza finanziaria – Effetto esimente – Esclusione La richiesta di prestiti personali ad un cliente per soddisfare situazioni contingenti di sofferenza finanziaria del professionista e senza provvedere alla restituzione integra un illecito disciplinare di rilievo che giustifica la sanzione disciplinare della sospensione per mesi tre dall’esercizio della professione, non potendo peraltro rilevare come esimenti le circostanze, pur gravi, addotte dal ricorrente a giustificazione del suo operato. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Parma, 19 dicembre 2006). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 198...
Doveri di probità, dignità, fedeltà, correttezza e decoro – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 206Doveri di probità, dignità, fedeltà, correttezza e decoro – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 206
Doveri di probità, dignità, fedeltà, correttezza e decoro – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 206 Contegno elusivo – Violazione L’adozione, da parte dell’avvocato, di contegni elusivi volti ad impedire alla cliente di conoscere gli esatti termini dell’accordo raggiunto con la compagnia di assicurazione, al fine di ottenere dalla conclusione della pratica un maggior profitto in suo favore, integra sicuramente altrettante violazioni dei doveri di probità, dignità, fedeltà, correttezza e decoro sanciti dagli artt. 5, 6, 7, 35, 40 e 42 c.d.f. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Milano, 12 maggio 2008). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 206...
Doveri di probità, lealtà e fedeltà –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 154Doveri di probità, lealtà e fedeltà –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 154
Doveri di probità, lealtà e fedeltà –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 154 Patrocinio simulato – Autentica di firme non apposte alla presenza dell’interessato – Truffa ai danni di Compagnie assicurative – Sanzione disciplinare – Misura Pone in essere un contegno connotato da particolare gravità l’avvocato che svolga attività giudiziale e stragiudiziale nei confronti di compagnie di assicurazione, ottenendo indennizzi per sinistri inesistenti o per danni inesistenti riferiti ai sinistri accaduti, senza avere mai avuto né ricercato contatti diretti con i simulati ed ignoti clienti per il fatto di aver ricevuto il conferimento degli incarichi direttamente dal titolare di una carrozzeria mediante la consegna al legale fogli con firme di procura alle liti mai apposte in sua presenza eppure autenticate unitamente a quelle risultanti sulle quietanze. Mediante il compimento di atti giudiziali e stragiudiziali, invero, il legale assume specifica responsabilità nei...
Eccezioni relative alla costituzione del collega di controparte – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza -Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 febbraio 2004, n. 17Eccezioni relative alla costituzione del collega di controparte – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza -Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 febbraio 2004, n. 17
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di difesa – Eccezioni relative alla costituzione del collega di controparte – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza -Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 febbraio 2004, n. 17 E’ corretto il comportamento dell’avvocato che per la tutela della parte assistita eccepisca la non corretta costituzione della parte attraverso il suo difensore. Il diritto di svolgere la difesa giudiziale è infatti prevalente sul diritto all’onore della controparte quando le eccezioni svolte siano attinenti e costituiscano uno strumento per indirizzare la decisione del giudice, e siano state ingenerate dal comportamento tenuto dal difensore della controparte. (Nella specie, è stato assolto l’avvocato che aveva eccepito la irrituale procura a difensore e quindi la nullità dell’atto di appello in quanto, per un disguido degli uffici la copia in suo possesso era in effetti priva della procura al difensore). (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di...
Espressioni offensive – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 giugno 2003, n. 186Espressioni offensive – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 giugno 2003, n. 186
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di correttezza e probità – Rapporti con i terzi – Espressioni offensive – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 giugno 2003, n. 186 Pone in essere un comportamento deontologicamente corretto l’avvocato che in uno scritto difensivo usi espressioni forti per definire il comportamento del un terzo accusatore, ove le stesse siano state poste in essere per la piena realizzazione del dovere di difesa. (Nella specie è stato assolto il professionista che in una memoria difensiva, relativa ad un procedimento disciplinare, aveva tacciato la parte accusatrice di “pochezza intellettuale ed umana”, ed aveva denunciato da parte della stessa “atteggiamenti arroganti, prepotenti e umiliati nei confronti dei colleghi”). (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 21 marzo 2002). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 giugno 2003, n. 186...
Falsa sentenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189Falsa sentenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189
La formazione di una falsa sentenza costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà Costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà, ai quali la professione deve sempre ispirarsi, oltre che dei doveri di fedeltà (art. 10 nuovo c.d.f.) e fiducia (art. 11 nuovo c.d.f.) il comportamento dell’avvocato che falsifichi atti giudiziari e li utilizzi al fine di nascondere al cliente l’omesso svolgimento della relativa attività professionale commissionatagli (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare aggravata della sospensione dall’esercizio professionale per anni uno). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189  ...
Il conflitto di interessi dell’avvocato dipendente pubblico part time - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 luglio 2012, n. 103Il conflitto di interessi dell’avvocato dipendente pubblico part time - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 luglio 2012, n. 103
Il conflitto di interessi dell’avvocato dipendente pubblico part time - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 luglio 2012, n. 103 L’art. 1, comma 56 bis, L. n. 662/96 vieta all’avvocato dipendente pubblico iscritto all’Ordine in regime di part time, di assumere la difesa di una parte se in contrasto con gli interessi della p.a., quand’anche questa non sia parte processuale del rapporto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 luglio 2012, n. 103...
Il diritto-dovere di difesa non giustifica l’uso di espressioni sconvenienti ed offensive - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 21Il diritto-dovere di difesa non giustifica l’uso di espressioni sconvenienti ed offensive - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 21
Il diritto-dovere di difesa non giustifica l’uso di espressioni sconvenienti ed offensive - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 21 E’ facoltà e dovere dell’avvocato esporre con vigore le ragioni del proprio assistito, utilizzando tutti gli strumenti processuali di cui dispone, senza tuttavia superare il limite invalicabile costituito dal divieto di assumere comportamenti non improntati alla dignità e al rispetto sia della persona del giudicante che del suo operato o di insinuare nei confronti del magistrato il sospetto di illiceità ovvero la violazione del dovere di imparzialità nell’esercizio delle funzioni (Nel caso di specie, il difensore ricusava e querelava il giudicante, lamentando “ostilità nei suoi confronti e profonda imparzialità”, accuse poi rivelatesi infondate). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 21...
L’illecito disciplinare “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180L’illecito disciplinare “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180
L’illecito disciplinare “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180 Il nuovo Codice Deontologico Forense è informato al principio della tipizzazione della condotta disciplinarmente rilevante, “per quanto possibile” (art. 3 c. 3 L. 247/2012), poiché la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti (anche della vita privata) costituenti illecito disciplinare non ne consente una individuazione dettagliata, tassativa e non meramente esemplificativa. Conseguentemente, ove l’illecito non sia stato espressamente previsto (rectius, tipizzato) dalla fonte regolamentare, deve quindi essere ricostruito sulla base della legge (art. 3 c. 3 cit.) e del Codice Deontologico, a mente del quale l’avvocato “deve essere di condotta irreprensibile” (art. 17 c. 1 lett. h). Nel caso di illecito atipico, inoltre, per la determinazione della relativa pena dovrà farsi riferimento ai principi generali ed al tipo di sanzione applicabile in...
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2016, n. 140L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2016, n. 140
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2016, n. 140 Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2016, n. 140...
L’introduzione in giudizio di prove false - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 35L’introduzione in giudizio di prove false - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 35
L’introduzione in giudizio di prove false - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 35 Fondamentale dovere dell’avvocato è quello di contribuire all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia. E’ pertanto connotata da estrema gravità la responsabilità disciplinare dell’avvocato che falsifichi un documento e, tacendone la falsità, lo consegni ad un collega suo difensore affinché lo produca in giudizio come elemento di prova al fine di conseguire un compenso non dovuto (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi sei). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 35...
La formazione di documenti di riconoscimento falsi costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 maggio 2018, n. 52La formazione di documenti di riconoscimento falsi costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 maggio 2018, n. 52
La formazione di documenti di riconoscimento falsi costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 maggio 2018, n. 52 Costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà, ai quali la professione deve sempre ispirarsi, oltre che dei doveri di fedeltà (art. 10 nuovo c.d.f.) e fiducia (art. 11 nuovo c.d.f.) il comportamento dell’avvocato che falsifichi documenti di riconoscimento, codici fiscali e buste paga al fine di utilizzarli per scopi illeciti (Nel caso di specie, i documenti falsi erano serviti per ottenere un mutuo da un istituto di credito. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della radiazione dall’albo). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 maggio 2018, n. 52...
La formazione di una falsa sentenza costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189La formazione di una falsa sentenza costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189
La formazione di una falsa sentenza costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189 Costituisce gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà, ai quali la professione deve sempre ispirarsi, oltre che dei doveri di fedeltà (art. 10 nuovo c.d.f.) e fiducia (art. 11 nuovo c.d.f.) il comportamento dell’avvocato che falsifichi atti giudiziari e li utilizzi al fine di nascondere al cliente l’omesso svolgimento della relativa attività professionale commissionatagli (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare aggravata della sospensione dall’esercizio professionale per anni uno). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189...
La simulazione, mediante fotomontaggio, dell’adempimento dell’incarico professionale in realtà inevaso - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 16La simulazione, mediante fotomontaggio, dell’adempimento dell’incarico professionale in realtà inevaso - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 16
La simulazione, mediante fotomontaggio, dell’adempimento dell’incarico professionale in realtà inevaso - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 16  Vìola le norme deontologiche di cui agli artt. 5 (dignità, probità e decoro), 6 (lealtà e correttezza), 8 (diligenza), 35 (fiducia) e 38 (negligenza) l’avvocato che, attraverso un fotomontaggio, formi un provvedimento giurisdizionale (nella specie, sentenza) che consegni al cliente in fotocopia al fine di dimostrare in tale modo l’adempimento di un incarico professionale in realtà non adempiuto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 16...
La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 159La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 159
La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 159 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante il professionista che ometta di informare il cliente sullo stato della causa e, di conseguenza, sull’esito della stessa, così venendo meno ai doveri di dignità, correttezza e decoro della professione forense in violazione degli artt. 38, 40 e 42 c.d. (ora, rispettivamente, 26, 27 e 33 ncdf). Deve infatti ritenersi che un rapporto fiduciario, quale è quello che lega l’avvocato al suo cliente (art. 35 Cod. Deont. Forense, ora 11 ncdf) non può tollerare alcun comportamento che violi un aspetto essenziale della “fiducia”, consistente nella completezza e verità delle informazioni destinate all’assistito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 159...
La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 159La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 159
La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 159 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante il professionista che ometta di informare il cliente sullo stato della causa e, di conseguenza, sull’esito della stessa, così venendo meno ai doveri di dignità, correttezza e decoro della professione forense in violazione degli artt. 38, 40 e 42 c.d. (ora, rispettivamente, 26, 27 e 33 ncdf). Deve infatti ritenersi che un rapporto fiduciario, quale è quello che lega l’avvocato al suo cliente (art. 35 Cod. Deont. Forense, ora 11 ncdf) non può tollerare alcun comportamento che violi un aspetto essenziale della “fiducia”, consistente nella completezza e verità delle informazioni destinate all’assistito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 159...
La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 147La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 147
La violazione dell’obbligo di informare il cliente sullo stato della causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 147 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante il professionista che ometta di informare il cliente sullo stato della causa e, di conseguenza, sull’esito della stessa, così venendo meno ai doveri di dignità, correttezza e decoro della professione forense in violazione degli artt. 38, 40 e 42 c.d. (ora, rispettivamente, 26, 27 e 33 ncdf). Deve infatti ritenersi che un rapporto fiduciario, quale è quello che lega l’avvocato al suo cliente, (art. 35 Cod. Deont. Forense, ora 11 ncdf) non può tollerare alcun comportamento che violi un aspetto essenziale della “fiducia”, consistente nella completezza e verità delle informazioni destinate all’assistito (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della censura). Consiglio Nazionale Forense,...
Omessa attesa del collega di controparte in udienza – Dovere di difesa – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 dicembre 2002, n. 216Omessa attesa del collega di controparte in udienza – Dovere di difesa – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 dicembre 2002, n. 216
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti di colleganza -Omessa attesa del collega di controparte in udienza – Dovere di difesa – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 dicembre 2002, n. 216 Pone in essere un comportamento deontologicamente corretto l’avvocato che, dopo aver atteso inutilmente l’arrivo del collega di controparte, che pure si era costituito, insista per l’assunzione dei mezzi istruttori, pur conoscendo la ferma contrarietà del collega avversario; non sussiste, infatti, l’obbligo da parte dell’avvocato di attendere il collega contraddittore senza limiti temporali, mentre certamente vi è l’obbligo di non pregiudicare gli interessi del cliente chiedendo rinvii per la mera assenza del collega di controparte. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Pesaro, 6 dicembre 1995). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 dicembre 2002, n. 216...
Omessa partecipazione ad una udienza – Omesso diligente reperimento di sostituzione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 marzo 2005, n. 45Omessa partecipazione ad una udienza – Omesso diligente reperimento di sostituzione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 marzo 2005, n. 45
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di difesa – Omessa partecipazione ad una udienza – Omesso diligente reperimento di sostituzione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 marzo 2005, n. 45 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, perché lesivo del dovere di correttezza e probità, l’avvocato che non partecipi ad una udienza, per altri concomitanti impegni processuali, e non garantendo una adeguata sostituzione, a nulla rilevando ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, che tale comportamento non abbia determinato alcun pregiudizio. (Nella specie è stata confermata la sanzione della censura nei confronti dell’avvocato che non aveva partecipato all’udienza per altri concomitanti impegni processuali, e non aveva provveduto in tempo alla ricerca di un sostituto ma aveva affidato al praticante di studio, il giorno stesso dell’udienza, l’incarico di reperire un sostituto tra gli avvocati presenti in tribunale). (...
Omesso svolgimento del mandato – Omesso deposito di comparsa conclusionale e memorie – Assenza in udienza – Omesse informazioni alla parte – Omessi chiarimenti al C.d.O. – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n.Omesso svolgimento del mandato – Omesso deposito di comparsa conclusionale e memorie – Assenza in udienza – Omesse informazioni alla parte – Omessi chiarimenti al C.d.O. – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n.
Norme deontologiche – Dovere di difesa – Rapporti con la parte assistita – Omesso svolgimento del mandato – Omesso deposito di comparsa conclusionale e memorie – Assenza in udienza – Omesse informazioni alla parte – Omessi chiarimenti al C.d.O. – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 77 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che ometta di depositare la comparsa conclusionale e le memorie difensive, sia assente in udienza, ometta di informare il cliente sull’esito della causa e richiesto non dia chiarimenti al C.d.O. sul suo comportamento. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell’avvertimento). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 24 novembre 2005). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 77...
Rapporti con i colleghi – Accaparramento di clientela - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2006, n. 16165Rapporti con i colleghi – Accaparramento di clientela - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2006, n. 16165
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Accaparramento di clientela - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2006, n. 16165 Atteso che, ai sensi dell’art. 19 c.d.f., costituiscono atti di accaparramento, come tali vietati, l’offerta di prestazioni e ogni altra attività diretta ad acquisire rapporti clientelari attraverso agenzie o procacciatori o altri mezzi illeciti, non è ravvisabile illecito disciplinare a carico del professionista che si sia limitato a ricevere da un terzo, incaricato dall’interessato di gestire l’accaduto, il mandato conferito in bianco da quest’ultimo.Invero, ai sensi del canone I° dell’art. 35 c.d.f., il mandato ben può essere conferito da persona distinta dal cliente, a condizione tuttavia che l’avvocato si assicuri che la parte abbia dato il suo consenso (certezza che, nella specie, derivava dalla sottoscrizione della procura in bianco da parte del cliente). (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Trieste, 11...
Rapporti con la parte assistita – Divieto di conflitto di interessi – Art. 35 c.d.f. – Rapporto di natura economica – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2009, n. 257Rapporti con la parte assistita – Divieto di conflitto di interessi – Art. 35 c.d.f. – Rapporto di natura economica – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2009, n. 257
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita – Divieto di conflitto di interessi – Art. 35 c.d.f. – Rapporto di natura economica – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2009, n. 257 Nei doveri primari dell’avvocato rientra quello di non porsi in conflitto di interessi, nemmeno potenziale, con il proprio assistito, evitando di intrattenere con quest’ultimo rapporti di carattere economico. Tale divieto è diretto a preservare il rapporto fiduciario tra avvocato e cliente, posto che solo l’estraneità dell’avvocato rispetto agli interessi della parte patrocinata garantisce la difesa tecnica, evita il coinvolgimento in responsabilità ed assicura la massima professionalità.Il divieto posto dall’art. 35, co. 2, c.d.f. mira a preservare due valori assoluti e portanti del ministero professionale, l’intuitus personae ed il dovere di evitare situazioni di conflitto di interessi, le quali, oltre a pregiudicare in re ipsa il...
Rapporti con la parte assistita – Omesso svolgimento del mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 197Rapporti con la parte assistita – Omesso svolgimento del mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 197
Norme deontologiche – Dovere di difesa – Rapporti con la parte assistita – Omesso svolgimento del mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 197 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che ometta di svolgere il mandato ricevuto, provocando peraltro a causa del suo comportamento gravi danni al cliente. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per mesi cinque). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Spoleto, 10 ottobre 2005). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 197...
Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 112 del 18 luglio 2011Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 112 del 18 luglio 2011
Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 112 del 18 luglio 2011 Dovere di informazione veritiera e corretta – Misura – Dovere di riservatezza – Formale cessazione dell’incarico – Irrilevanza L’art. 40 c.d.f., nel disciplinare gli obblighi (o la facoltà) di informazione al cliente, impone in ogni caso una informazione corretta e veritiera, a prescindere dalla virtuale innocuità delle false comunicazioni. Un rapporto fiduciario quale è quello che lega l’avvocato al suo cliente (art. 35 c.d.f.) non può infatti tollerare alcun comportamento che violi un aspetto essenziale della “fiducia”, consistente nella completezza e verità delle informazioni destinate all’assistito, mentre la maggiore o la minore gravità di siffatte violazioni può incidere soltanto sulla misura della sanzione applicabile (nella specie, quella dell’ avvertimento).Non incide sui generali doveri di riservatezza nei confronti dei clienti la circostanza della formale cessazione del...
rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) durante il rapporto professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 132rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) durante il rapporto professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 132
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) durante il rapporto professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 132 Dopo la cessazione del rapporto professionale, l’avvocato non ha più l’obbligo di astenersi dallo stabilire con il proprio assistito rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale, i quali infatti non possano più influire sul mandato stesso, perché già cessato, quand’anche successivamente lo riassuma (Nel caso di specie, l’avvocato veniva sanzionato disciplinarmente con l’avvertimento per aver acquistato un immobile dal proprio assistito dopo aver rinunciato al mandato da alcuni mesi e prima di riassumerlo nuovamente. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso ed annullato la sanzione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2013, n. 132...
Rapporto di colleganza e dovere di difesa – Uso di espressioni sconvenienti e offensive – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2001, n. 167Rapporto di colleganza e dovere di difesa – Uso di espressioni sconvenienti e offensive – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2001, n. 167
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Rapporto di colleganza e dovere di difesa – Uso di espressioni sconvenienti e offensive – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2001, n. 167 Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante e in contrasto con i principi della deontologia forense l’avvocato che nel corso di una causa ecceda nell’attività difensiva arrivando ad accusare il difensore di controparte di gravi reati penali. (Nella specie è stata ridotta la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione da mesi quattro a mesi tre). (Accoglie parzialmente ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma 25 maggio 1999). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2001, n. 167...
Revoca verbale dell’incarico da parte del cliente – Omessa partecipazione alla prima udienza di trattazione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 luglio 2003, n. 218Revoca verbale dell’incarico da parte del cliente – Omessa partecipazione alla prima udienza di trattazione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 luglio 2003, n. 218
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita – Dovere di difesa – Revoca verbale dell’incarico da parte del cliente – Omessa partecipazione alla prima udienza di trattazione – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 luglio 2003, n. 218 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che non abbia partecipato alla prima udienza di trattazione sebbene fosse stato invitato dal cliente stesso a disinteressarsi della causa; la revoca verbale del mandato, infatti, non libera l’avvocato dall’obbligo di difesa ed egli pertanto avrebbe dovuto comparire in udienza, formalizzare la revoca dell’incarico, comunicando al proprio ex – cliente l’esito della udienza stessa. (Nella specie è stata confermata la sanzione della censura). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Napoli, 13 luglio 1999) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 luglio 2003, n. 218...
Rinuncia al mandato – Comunicazione della rinuncia effettuata il giorno dell’udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 196Rinuncia al mandato – Comunicazione della rinuncia effettuata il giorno dell’udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 196
Norme deontologiche – Dovere di correttezza e probità – Dovere di difesa – Rinuncia al mandato – Comunicazione della rinuncia effettuata il giorno dell’udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 196 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che rinunci al mandato il giorno stesso dell’udienza lasciando il proprio assistito senza difesa e non preoccupandosi di provvedere, almeno per quella udienza, alla propria sostituzione. (Nella specie è stata confermata la sanzione della censura). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Como, 13 giugno 2005). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 dicembre 2007, n. 196...
Rinuncia all’incarico il giorno prima dell’udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 78Rinuncia all’incarico il giorno prima dell’udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 78
Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita – Dovere di difesa – Rinuncia all’incarico il giorno prima dell’udienza – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 78 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, perché lesivo del dovere di difesa e correttezza a cui il professionista è tenuto l’avvocato che rinunci all’incarico il giorno prima dell’udienza, comunicando a mezzo fax tale rinuncia il giorno stesso dell’udienza , non presentandosi alla stessa e lasciando così il cliente privo di difesa. Infatti e’ dovere dell’avvocato garantire la difesa ed evitare che l’interruzione del rapporto professionale possa pregiudicare il diritto del cliente di essere difeso. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell’avvertimento). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Pisa, 22 luglio 2005). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 78...
Scelte tecniche del professionista – Insindacabilità – Illecito deontologico – Non sussiste – Illecito disciplinare per negligenza – Condizioni - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 79Scelte tecniche del professionista – Insindacabilità – Illecito deontologico – Non sussiste – Illecito disciplinare per negligenza – Condizioni - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 79
Norme deontologiche – Dovere di diligenza – Dovere di difesa – Scelte tecniche del professionista – Insindacabilità – Illecito deontologico – Non sussiste – Illecito disciplinare per negligenza – Condizioni - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 79 Non commette alcun illecito disciplinare e non integra una ipotesi di comportamento negligente il professionista che provveda correttamente e ritualmente ad un atto di riassunzione e notifica, anche se poi quest’ultima per il cambio di indirizzo del destinatario non sia stata di fatto ritualmente e tempestivamente effettuata. Infatti, ogni inadempienza addebitabile per negligenza al professionista, se pur fonte di responsabilità civile, può integrare di per sé responsabilità disciplinare solo quando le circostanze concrete denotino “rilevante trascuratezza”. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 4 novembre 2006). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 luglio 2007, n. 79...
Sospeso dalla professione l’avvocato che non rimborsi un prestito personale (peraltro richiesto ad un proprio cliente) - Consiglio Nazionale Forense, 20 aprile 2012, n. 68Sospeso dalla professione l’avvocato che non rimborsi un prestito personale (peraltro richiesto ad un proprio cliente) - Consiglio Nazionale Forense, 20 aprile 2012, n. 68
Sospeso dalla professione l’avvocato che non rimborsi un prestito personale (peraltro richiesto ad un proprio cliente) - Consiglio Nazionale Forense, 20 aprile 2012, n. 68 La richiesta di prestiti personali ad un cliente per soddisfare situazioni contingenti di sofferenza finanziaria del professionista e senza provvedere alla restituzione integra un illecito disciplinare di rilievo (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio professionale per mesi due). Consiglio Nazionale Forense, 20 aprile 2012, n. 68...
Trattenimento di somme a compensazione onorari – Omessa fatturazione – Negligenza nell’espletamento del mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 maggio 2002, n. 62Trattenimento di somme a compensazione onorari – Omessa fatturazione – Negligenza nell’espletamento del mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 maggio 2002, n. 62
Avvocato – Norme deontologiche – Principi generali – Dovere di difesa – Rifiuto di assunzione di incarico di gratuito patrocinio – Richiesta di compensi eccessivi – Trattenimento di somme a compensazione onorari – Omessa fatturazione – Negligenza nell’espletamento del mandato – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 maggio 2002, n. 62 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che rifiuti di assumere una difesa demandata dalla commissione per il gratuito patrocinio (per la presunta mancanza del rapporto fiduciario), che richieda compensi eccessivi per l’attività svolta, trattenga somme a compensazione di onorari, omettendo di provvedere alla fatturazione e non svolga l’attività professionale con diligenza, proponendo l’appello tardivamente. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per tre mesi). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Firenze, 13 dicembre 2000). Consiglio Nazionale Forense...
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102 Dopo il conferimento del mandato, l’avvocato non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale (art. 23 ncdf, già art. 35 cod. prev.), fatti salvi gli accordi sulla definizione del compenso ex art. 25 cdf (Nel caso di specie, approfittando dello stato psicologico-depressivo del proprio cliente, il professionista aveva da questi ottenuto in comodato lo studio professionale ed un’automobile, oltre a farsi rilasciare una procura generale ad negotia per l’amministrazione ordinaria e straordinaria di tutti i suoi beni. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’...
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 216Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 216
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 216 Dopo il conferimento del mandato, l’avvocato non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale, fatti salvi gli accordi sulla definizione del compenso ex art. 25 cdf (Nel caso di specie, il professionista, approfittando della precaria onorabilità bancaria della parte assistita, aveva da quest’ultima acquistato un immobile ottenendo un mutuo ipotecario, che in parte tratteneva a deconto di compensi asseritamente maturati per proprie prestazioni professionali. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi quattro)....
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) -Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) -Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125 Dopo il conferimento del mandato, l’avvocato non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale (art. 23 ncdf, già art. 35 cod. prev.), fatti salvi gli accordi sulla definizione del compenso ex art. 25 cdf (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125...


 

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Previdenza (assicurazioni sociali) - prescrizione - di contributi - Contributi agricoli - Prescrizione - Decorrenza - Scadenza dei termini per il pagamento – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2432 del 29/01/2019

. . . leggi tutto

Impugnazioni civili - impugnazioni in generale - termini - decorrenza - Processo civile telematico - Redazione della sentenza in formato elettronico – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2362 del 29/01/2019

. . . leggi tutto

Previdenza (assicurazioni sociali) - assicurazione per l'invalidita', vecchiaia e superstiti - pensione di invalidita' - invalidita' – prova – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2361 del 29/01/2019

. . . leggi tutto

Procedimento civile - notificazione - al procuratore - Notificazione della sentenza ad uno soltanto dei difensori – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2677 del 30/01/2019

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Procedimento civile - interruzione del processo - Interruzione di diritto del processo ex art. 43 l.fall. - Termine per la riassunzione – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2658 del 30/01/2019

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Procedimento civile - difensori - mandato alle liti (procura) - revoca e rinuncia - Effetti - Decorrenza – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2677 del 30/01/2019

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Usi civici - affrancazioni - Affrancazione cd. invertita ex art. 9 del r.d. n. 510 del 1891 - Nozione – Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 2704 del 30/01/2019

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Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Domanda di protezione internazionale - Procedimento di impugnazione della decisione che determina lo Stato competente a decidere sulla domanda – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2722 del 30/01/2019

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Impugnazioni civili - revocazione (giudizio di) - motivi di revocazione - errore di fatto – Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 2712 del 30/01/2019

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Previdenza (assicurazioni sociali) - controversie - domanda giudiziale - rapporto con il ricorso amministrativo – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2760 del 30/01/2019

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Donazione - impugnazione della donazione - conferma ed esecuzione volontaria di donazioni nulle Preclusione azione di nullità – Condizioni - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 2700 del 30/01/2019

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Procedimenti sommari - d'ingiunzione - decreto - opposizione - Ingiunzione di pagamento europea - Corte di Cassazione, Sez. U - , Sentenza n. 2840 del 31/01/2019

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Procedimenti speciali - procedimenti in materia di lavoro e di previdenza - procedimento di primo grado – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2930 del 31/01/2019

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Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2930 del 31/01/2019

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