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art. 6 - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997)

Art. 6 - Dovere di evitare incompatibilità - codice deontologico forense

Articolo vigente 

Art. 6 - Dovere di evitare incompatibilità

1. L'avvocato deve evitare attività incompatibili con la permanenza dell'iscrizione all'albo.

2. L'avvocato non deve svolgere attività comunque incompatibili con i doveri di indipendenza, dignità e decoro della professione forense.

riferimenti normativi

LEGGE 31 dicembre 2012, n. 247 Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense. (GU n.15 del 18-1-2013) Entrata in vigore dal: 02/02/2013

Art. 18.(Incompatibilità)

1. La professione di avvocato è incompatibile:

a) con qualsiasi altra attività di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente, escluse quelle di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale, e con l'esercizio dell'attività di notaio. È consentita l'iscrizione nell'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nell'elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili o nell'albo dei consulenti del lavoro;

b) con l'esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio o in nome o per conto altrui. È fatta salva la possibilità di assumere incarichi di gestione e vigilanza nelle procedure concorsuali o in altre procedure relative a crisi di impresa;

c) con la qualità di socio illimitatamente responsabile o di amministratore di società di persone, aventi quale finalità l'esercizio di attività di impresa commerciale, in qualunque forma costituite, nonché con la qualità di amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, anche in forma cooperativa, nonché con la qualità di presidente di consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione. L'incompatibilità non sussiste se l'oggetto della attività della società è limitato esclusivamente all'amministrazione di beni, personali o familiari, nonché per gli enti e consorzi pubblici e per le società a capitale interamente pubblico;

d) con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato.

Art. 19.(Eccezioni alle norme sulla incompatibilità)

1. In deroga a quanto stabilito nell'articolo 18, l'esercizio della professione di avvocato è compatibile con l'insegnamento o la ricerca in materie giuridiche nell'università, nelle scuole secondarie pubbliche o private parificate e nelle istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione pubblici.

2. I docenti e i ricercatori universitari a tempo pieno possono esercitare l'attività professionale nei limiti consentiti dall'ordinamento universitario. Per questo limitato esercizio professionale essi devono essere iscritti nell'elenco speciale, annesso all'albo ordinario.

3. È fatta salva l'iscrizione nell'elenco speciale per gli avvocati che esercitano attività legale per conto degli enti pubblici con le limitate facoltà disciplinate dall'articolo 23.

Precedente formulazione:

art. 16 Dovere di evitare incompatibilità (articolo modificato con delibera 27.01.2006 e poi il 15 luglio 2011)

E' dovere dell'avvocato evitare situazioni di incompatibilità ostative alla permanenza nell'albo, e, comunque nel dubbio, richiedere il parere del proprio Consiglio dell'ordine.

I. L'avvocato non deve porre in essere attività commerciale o comunque incompatibile con i doveri di indipendenza e di decoro della professione forense.

II. Costituisce infrazione disciplinare l'avere richiesto l'iscrizione all'albo in pendenza di cause di incompatibilità, non dichiarate, ancorché queste siano venute meno.

 art.16.Dovere di evitare incompatibilità

È dovere dell'avvocato evitare situazioni di incompatibilità ostativealla permanenza nell'albo, e comunque, nel dubbio, richiedere il parere del proprio consiglio dell'ordine. 

* I. - Costituisce infrazione disciplinare l'aver richiesto l'iscrizione all'albo in pendenza di cause di incompatibilità, non dichiarate, ancorchè queste siano venute meno. 

 

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art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10Mediatori - espunta la norma sulla incompatibilità ed i conflitti di interesse del singolo mediatore - TAR Lazio Roma Sentenza n. 3989 del 1 aprile 2016
annullamento dell’art. 14-bis del Decreto del Ministro della Giustizia del 18 ottobre 2010 n. 180 così come introdotto dall’art. 6 del Decreto del Ministro della Giustizia n. 139/2014 - La norma espunta si occupa di disciplinare direttamente l’incompatibilità ed i conflitti di interesse del singolo mediatore - TAR Lazio Roma Sentenza n. 3989 del 1 aprile 2016 Decreto ministeriale 10 ottobre 2010, n. 180 Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo n. 28 del 2010.(testo con le modifiche apportate dal d.m. giustizia 6 luglio 2011, n. 145 e dal D.M. giustizia 4 agosto 2014, n. 139) omissis Art. 14 bis Incompatibilità e conflitti di interesse (1)1. Il mediatore non può essere parte ovvero rappresentare o in ogni modo assistere parti in procedure di mediazione dinanzi all’organismo presso cui è iscritto o relativamente al quale è socio o riveste una carica a qualsiasi titolo; il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli stessi locali.2. Non può assumere la funzione di mediatore colui il quale ha in corso ovvero ha avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti, o quando una delle parti è assistita o è stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che ha esercitato la professione negli stessi locali; in ogni caso costituisce condizione ostativa all’assunzione dell’incarico di mediatore la ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’articolo 815, primo comma, numeri da 2 a 6, del codice di procedura civile.3. Chi ha svolto l’incarico di mediatore non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti se non sono decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitano negli stessi locali.---(1) Articolo inserito dall’articolo 6, comma 1, del D.M. 4 agosto 2014, n. 139. Vedi al riguardo la sentenza del TAR Lazio 3989/2016. TAR Lazio Roma Sentenza n. 3989 del 1 aprile 2016 SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 14664 del 2014, integrato da motivi aggiunti,omissisper l’annullamento1) quanto al ricorso, previa sospensione:dell’art. 6 – nella sua interezza – del Decreto del Ministro della Giustizia del 4.08.2014 n. 139, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 221 del 23.09.2014, che ha inserito l’art. 14-bis nel Decreto del Ministro della Giustizia del 18.10.2010 n. 180;- ovvero, in via subordinata, dell’art. 6 del decreto del Ministro della Giustizia del 4.8.2014 n. 139 nella parte in cui dispone che “1. Il mediatore non può essere parte ovvero rappresentare o in ogni modo assistere parti in procedure di mediazione dinanzi all’organismo presso cui è iscritto o relativamente al quale è socio o riveste una carica a qualsiasi titolo; il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli stessi locali” (art. 14-bis, comma 1, Decreto del Ministro della Giustizia del 18.10.2010 n. 180);- ovvero, in via ulteriormente subordinata, dell’art. 6 del Decreto del Ministro della Giustizia del 04.08.2014 n. 139 nella parte in cui dispone che “1...il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10Mediatore e avvocato: incompatibilità e conflitto di interesse - Tar Lazio, sentenza n. 3989 del 1° aprile 2016
Mediatore e avvocato: incompatibilità e conflitto di interesse L’art. 14 bis d.m. n. 180/2010(*) è illegittimo per eccesso di potere. Tar Lazio, Sez. I (pres. Volpe, rel. Correale), sentenza n. 3989 del 1° aprile 2016(*) “Il mediatore non può essere parte ovvero rappresentare o in ogni modo assistere parti in procedure di mediazione dinanzi all’organismo presso cui è iscritto o relativamente al quale è socio o riveste una carica a qualsiasi titolo; il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli stessi locali. Non può assumere la funzione di mediatore colui il quale ha in corso ovvero ha avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti, o quando una delle parti è assistita o è stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che ha esercitato la professione negli stessi locali; in ogni caso costituisce condizione ostativa all’assunzione dell’incarico di mediatore la ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’articolo 815, primo comma, numeri da 2 a 6, del codice di procedura civile. Chi ha svolto l’incarico di mediatore non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti se non sono decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitano negli stessi locali...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10L’insegnante di scuola primaria è (ora) incompatibile con la professione forense - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 21949 del 28 ottobre 2015
L’insegnante di scuola primaria è (ora) incompatibile con la professione forense L’attività di insegnante, seppur part-time, in una scuola primaria statale è incompatibile con l’esercizio della professione forense.Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 21949 del 28 ottobre 2015...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10attività incompatibili - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96
La violazione dell’obbligo di evitare attività incompatibili con la permanenza dell’iscrizione all’albo E’ deontologicamente rilevante il comportamento dell’avvocato che richieda o mantenga l’iscrizione all’albo in pendenza di una causa di incompatibilità con l’esercizio della professione (Nel caso di specie, trattavasi di contratto di formazione e lavoro poi convertito in rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze dell’Agenzia delle Entrate, circostanza che l’incolpato aveva sottaciuto al momento della domanda di iscrizione all’albo e nei successivi anni. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare di mesi nove di sospensione dall’esercizio professionale).Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10incompatibilità - tirocinio teorico pratico presso l’Agenzia delle Entrate - Consiglio Nazionale Forense (rel. Morlino), parere del 17 luglio 2013, n. 75
tirocinio teorico pratico presso l’Agenzia delle Entrate di durata di mesi sei - Il COA di Massa Carrara chiede che il CNF voglia chiarire se sia compatibile con l’esercizio della professione forense la partecipazione a tirocinio teorico pratico presso l’Agenzia delle Entrate di durata di mesi sei, rientrante nell’ambito della procedura della selezione pubblica per l’assunzione di unità lavorative.  Il quesito proposto attiene alle incompatibilità, oggi, tassativamente stabilite dall’art. 18 della legge n. 247/12. Le stesse riguardano qualsiasi attività di lavoro autonomo svolto continuativamente o professionalmente, qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome o conto altrui, ovvero la qualità di socio, illimitatamente responsabile o amministratore di società di persone con finalità commerciale e anche di società di capitali, anche costituite in forma cooperativa, nonché qualsiasi attività di lavoro subordinato anche con orario part-time. Ne discende che nessuna incompatibilità è prevista dalla legge relativamente alla partecipazione a tirocini a nulla rilevando che gli stessi siano presupposto di una futura potenziale assunzione rimanendo questa pur sempre soggetta a procedura di selezione. Nessuna incompatibilità sussiste anche in ragione della durata (mesi 6) per la quale non si prevede l’instaurazione di alcun rapporto di lavoro dipendente, né il tirocinio può farsi rientrare nella nozione di “qualsiasi altra attività di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente”, dal momento che trattandosi di tirocinio, questo è svolto certamente in maniera continuativa, ma non professionale in quanto caratteristica propria del tirocinio è quella di non rappresentare un’attività professionale. Solo al termine dello stesso e una volta completata con esito positivo la procedura di selezione, conseguendo il rapporto d’impiego, si manifesterebbero i presupposti per l’incompatibilità. In un’interpretazione non restrittiva della nuova legge professionale, addirittura, il tirocinio potrebbe rientrare all’interno del continuo e costante aggiornamento relativamente a specifica competenza professionale. Infatti, per il tirocinante che non avrà completato positivamente la procedura, nessun rapporto di lavoro sarà instaurato e conseguentemente il periodo di tirocinio svolto varrà al solo fine della acquisizione di una specifica competenza in materia tributaria e fiscale.Alla luce delle considerazioni che precedono è parere di questa Commissione che non sussista alcuna incompatibilità tra l’esercizio della professione forense e lo svolgimento del tirocinio teorico pratico presso l’Agenzia delle Entrate prodromico a procedura di selezione pubblica per l’assunzione.Consiglio Nazionale Forense (rel. Morlino), parere del 17 luglio 2013, n. 75Quesito n. 273, COA di Massa Carrara - Pubblicato in Prassi: pareri CNF...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10incompatibilità post carica a cui sono soggetti per 12 mesi i liberi professionisti che abbiano concluso il mandato politico o amministrativo Consiglio Nazionale Forense (rel. Salazar), parere del 17 luglio 2013, n. 88
Il COA di Palermo chiede parere sull’interpretazione della L. n. 215/2004 recante disposizioni in materia di incompatibilità post carica a cui sono soggetti per 12 mesi i liberi professionisti che abbiano concluso il mandato politico o amministrativo.  In particolare si invoca la pronunzia del CNF sulle seguenti questioni: A. la latitudine delle limitazioni all’attività professionale nel periodo definitivo post-carica;B. l’applicabilità ai componenti degli organi di governo di una Regione a statuto speciale che non ha puntualmente normato la fattispecie, in presenza di una disposizione normativa sul regime delle incompatibilità (durante e dopo lo svolgimento del mandato amministrativo) che rinvia espressamente all’esercizio della potestà legislativa regionale;C. la compatibilità delle delineate preclusioni previste dalla normativa nazionale – ammesso e non concesso che, come si dubita, esse operino anche nell’ordinamento regionale – con il settore della consulenza legale; settore nel quale, ormai, per pacifica evoluzione legislativa e della giurisprudenza amministrativa, “si possono conferire incarichi solo a seguito di procedura ad evidenza pubblica e non di tipo fiduciario” (così il quesito). E quanto meno con specifico riferimento a tale fattispecie.La risposta è nei seguenti termini:A. La latitudine temporale è fissata dalla legge in 12 mesi decorrenti dalla cessazione della carica. L’incompatibilità riguarda qualunque attività professionale o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, in favore di soggetti pubblici o privati (art. 2, lett. f).B. Il CNF non ha competenza ad emettere pareri in materia di potenziali conflitti tra Stato e Regioni, ancorché riguardanti la professione di avvocato. Va in ogni caso tenuto presente che la legge in esame non è stata impugnata da alcuna Regione e deve ritenersi quindi applicabile erga omnes senza limitazioni di ordine regionale.C. L’incompatibilità in questione è prevista dalla legge con specifico riferimento al soggetto cessato dalla carica, il quale, per il periodo della incompatibilità, non può essere beneficiario di alcun incarico professionale, ancorché conferibile con il sistema della selezione competitiva o con altre modalità, né può comunque esercitare le suddette attività professionali. Consiglio Nazionale Forense (rel. Salazar), parere del 17 luglio 2013, n. 88 - Quesito n. 294, COA di Palermo - Pubblicato in Prassi: pareri CNF...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10incompatibilità - qualifica di socio accomandante - Consiglio Nazionale Forense, parere 11 luglio 2012, n. 45
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Forlì Cesena ha richiesto parere sul seguente quesito: “se esistono cause di incompatibilità ostative al fatto che un avvocato rivesta la qualifica di socio accomandante in una società immobiliare Consiglio Nazionale Forense (Rel. Cons. Morlino), parere 11 luglio 2012, n. 45  Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Forlì Cesena ha richiesto parere sul seguente quesito: “se esistono cause di incompatibilità ostative al fatto che un avvocato rivesta la qualifica di socio accomandante in una società immobiliare – costituita nella forma societaria di società in accomandita semplice (s.a.s.) – ove la società medesima, dopo aver acquistato un immobile ad uso commerciale, lo ceda in locazione all’avvocato medesimo quale sede del proprio studio legale”   Questo Consiglio Nazionale ha già avuto modo di affermare in più occasioni, seguendo un indirizzo costante, che l’incompatibilità ex art. 3 Rdl 27/11/33 n. 1578 discende dall’assunzione di una carica sociale che comporti poteri di gestione e rappresentanza essendo irrilevante la distinzione tra effettività dell’attività commerciale e titolarità della carica incompatibile posto che quest’ultima abilita comunque allo svolgimento “dell’esercizio del commercio”.La ratio dell’incompatibilità (che è quella di evitare i condizionamenti all’esercizio indipendente della professione) verrebbe infatti elusa dalla potenziale idoneità della carica sociale a compromettere l’indipendenza dell’avvocato assoggettandolo alle dinamiche della concorrenza.Nel contesto delineato dal quesito l’avvocato, rivestendo la qualifica di socio accomandante, non si trova esposto al rischio di compromissione della propria indipendenza alla luce del divieto di immistione di cui all’art. 2320 c.c. che gli impedisce il compimento di quegli atti di amministrazione sia interna che esterna che sono riservati all’accomandatario.L’esclusione di un’idoneità, anche potenziale, allo svolgimento di attività commerciale (ove sia, ovviamente, rispettato il divieto di cui all’art. 2320 c.c.) consente quindi di ritenere che non versi in situazione di incompatibilità l’avvocato che rivesta la qualifica di socio accomandante all’interno di una società in accomandita semplice, a nulla rilevando l’oggetto sociale di quest’ultima...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10incompatibilità con “un contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto”. Consiglio Nazionale Forense, parere 11 luglio 2012, n. 47
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Parma chiede, stante quanto sancito dall’art. 3 RDL 1578/33, se sussista causa di incompatibilità all’iscrizione all’albo per soggetto che, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione, abbia in essere “un contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto”. Consiglio Nazionale Forense (Rel. Cons. Morlino), parere 11 luglio 2012, n. 7 Consiglio Nazionale Forense (Rel. Cons. Morlino), parere 11 luglio 2012, n. 47 Il quesito, così come posto, non può trovare soluzione senza una preliminare disamina della natura giuridica e delle caratteristiche del contratto di collaborazione continuativa a progetto, meglio noto con l’acronimo Co.co.Pro.Tale strumento rappresenta l’evoluzione del contratto di collaborazione coordinata e continuativa, comunemente definito Co.Co.Co., con il quale si era introdotta la possibilità di instaurare, in alternativa al rapporto di lavoro dipendente, una nuova forma di rapporto lavorativo, quello di collaborazione. Questa forma contrattuale, originariamente risultò spesso elusiva della instaurazione di un vero e proprio rapporto di dipendenza. In sostanza, nella pratica, si faceva ricorso ad un tale istituto per porre in essere un rapporto di lavoro che aveva tutte le caratteristiche di fatto di quello del lavoro dipendente, senza rispettarne le tutele e la disciplina giuridica. Al fine di evitare abusi e strumentalizzazioni dell’istituto, nella ridefinizione dei contratti di lavoro individuali, con la legge c.d. Biagi i Co.Co.Co., vennero sostituiti dai Co.Co.Pro. La fondamentale differenza consisteva nel fatto che mentre i primi erano a tempo indeterminato, i secondi avevano una durata prefissata e, mentre, i redditi derivanti dai primi erano assimilati, ai fini fiscali, a redditi da lavoro dipendente, i secondi, sempre in materia fiscale, sono assimilati a redditi da lavoro autonomo.Elemento centrale di questo contratto di lavoro è da individuarsi nello stretto legame tra prestazione lavorativa e progetto, infatti, i contratti di lavoro devono essere ricondotti ad uno o più progetti specifici o a programmi di lavoro oppure a fasi di un programma di lavoro che deve essere gestito autonomamente dal lavoratore a progetto in funzione del risultato. La durata del contratto deve essere determinata o determinabile in maniera funzionale al progetto. In sostanza il legislatore obbliga le parti a definire un’attività produttiva ben identificabile funzionalmente collegata alla realizzazione di un risultato finale che può essere connessa all’attività principale oppure riguardare un’attività accessoria dell’impresa committente. Ne discendono come caratteristiche: l’autonomia del collaboratore in funzione del risultato, l’irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione nonché l’assenza di un vincolo di subordinazione.Naturalmente sarà necessario analizzare ogni singola fattispecie contrattuale per verificarne la reale natura.Ciò premesso ai fini del corretto inquadramento del Co.co.pro., al fine di verificare un’eventuale incompatibilità con l’esercizio dell’attività professionale, è necessario stabilire se un tale tipo di lavoro debba o meno rientrare nella previsione dell’art. 3 RDL 1578/33 che stabilisce l’incompatibilità dell’esercizio della professione di Avvocato “con qualunque impiego o ufficio retribuito” a carico dello stato o di enti pubblici ed, inoltre, “con ogni altro impiego retribuito, anche se consistente nella...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10Avvocato - Amministratore condominio - Incompatibilità - non sussiste - Commissione consultiva del Consiglio nazionale forense Seduta del 20 febbraio 2013
l’attività di amministratore di condominio si riduce, alla fine, all’esercizio di un mandato con rappresentanza conferito da persone fisiche , in nome e per conto delle quali egli agisce e l’esecuzione di mandati, consistenti nel compimento di attività giuridica per conto ed (eventualmente) in nome altrui è esattamente uno dei possibili modi di svolgimento dell’attività professionale forense sicché la circostanza che essa sia svolta con continuità non aggiunge né toglie nulla alla sua legittimità di fondo quale espressione, appunto, di esercizio della professione. Estratto del verbale della Commissione consultiva del Consiglio nazionale forenseSeduta del 20 febbraio 2013; rel. Cons. Avv. Ubaldo Perfetti(…..omissis…….)Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli pone il quesito se l’art. 18 della legge n. 247 del 2012 (legge di riforma dell’ordinamento professionale forense) impedisca all’avvocato di esercitare l’attività di amministratore di condominio. La commissione reputa che al quesito debba darsi risposta negativa per i motivi che seguono.Premesso che nel vigore della precedente normativa l’art. 3 del RdL n. 1578/1933 era interpretato – data l’eccezionalità dei divieti - nel senso della compatibilità delle due attività (da ultimo sent. CNF 16 marzo 2010, n. 13), il nuovo art. 18 cit. individua quattro macro aree di incompatibilità con la professione di avvocato e precisamente:  a) l’esercizio di qualsiasi attività (diversa da quella forense) di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente, fatte salve le attività espressamente escluse dal divieto (di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale, di notaio), mentre è consentita l’iscrizione nell’albo dei commercialisti e degli esperti contabili, nell’elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili, o nell’albo dei consulenti del lavoro; b) l’esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio, o in nome o per conto altrui (fatta salva l’assunzione di incarichi di gestione e vigilanza nelle procedure concorsuali, o in procedure di crisi d’impresa); c) l’assunzione della qualità di socio illimitatamente responsabile, o di amministratore, di società di persone, aventi quali finalità l’esercizio di attività di impresa commerciale, in qualunque forma costituite, nonché con la qualità di amministratore unico, o consigliere delegato di società di capitali anche in forma cooperativa, nonché con la qualità di presidente del consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione, a meno che l’oggetto dell’attività della società sia limitato esclusivamente all’amministrazione di beni personali, o familiari, nonché per gli enti e consorzi pubblici e per le società a capitale interamente pubblico; d) l’esercizio di attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato. Esclusa la ricorrenza dell’ipotesi sub d) tenuto conto che la nomina quale amministratore di un condominio non instaura un rapporto di subordinazione con quest’ultimo (Commissione consultiva CNF, parere 25 giugno 2009, n. 26; Id, n. 1 del 29 gennaio 2009; Id, n. 154 del 26 settembre 2003), va anzitutto ricordato che il condominio è un ente di gestione privo di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini i quali sono rappresentati dall’amministratore e non costituiscono un’entità diversa da quest’ultimo (in termini, Cass. 11 gennaio 2012 n. 177 [ord.] in CED Cassazione rv 620729), tanto vero che l’...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10Incompatibilià - Ufficio legale ente pubblico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 166
L’ufficio legale dell’ente pubblico cui fa riferimento l’eccezione al regime delle incompatibilità disciplinato dall’art. 3 L.P.F. deve costituire un’unità organica autonoma e gli avvocati ad esso addetti devono esercitare le funzioni di competenza con sostanziale estraneità all’apparato amministrativo dell’ente, in una posizione d’indipendenza da tutti i settori previsti dall’organico. Il contemporaneo svolgimento di un attività legale e di una attività amministrativa non consente pertanto di ritenere integrato l’essenziale requisito dell’esclusività che, inteso in senso oggettivo ed esterno, assicura l’autonomina della funzione, ne garantisce l’indipendenza e la preserva da condizionamenti derivanti dall’attività amministrativa. Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Vermiglio), sentenza del 29 novembre 2012, n. 166  Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 166 FATTOIl Consiglio dell’Ordine di Roma, con atto dell’8 Luglio 2010, deliberava di cancellare l’avvocato L. V. dall’Albo degli avvocati istituito presso lo stesso Consiglio per incompatibilità ex art.3 del R.D.L. n. 1578/1933, sull’assunto della inesistenza dell’Ufficio Legale presso l’Agenzia delle Entrate conforme alla normativa e alla delibera del Consiglio dell’Ordine di Roma approvata in data 28 ottobre 2004 che regola l’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo.Avverso detta delibera propone ricorso l’avv. V., in data 30 giugno 2011 e chiede a questo Consiglio Nazionale di sospendere il provvedimento impugnato, di dichiararne la nullità,nonchè di dichiarare la sua reiscrizione nell’albo degli Avvocati di Roma – Elenco Speciale Agenzie Entrate.Chiede altresì di dichiarare, nella denegata ipotesi di rigetto del ricorso, che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma è responsabile delle spese ingiustamente da lui sostenute, per l’iscrizione e il mantenimento all’Albo, condannando lo stesso Consiglio al risarcimento delle stesse, oltre interessi e rivalutazione.Il ricorso si fonda sui seguenti motivi:a) il ricorrente deduce la violazione del termine per la notifica del provvedimento evidenziando che, in base all’art. 37 del R.D.L. n. 1578/1933 convertito in legge n. 36 del 22.01.1934 “le deliberazioni del Consiglio dell’Ordine in materia di cancellazione sono notificate, entro 15 giorni all’interessato ed al Pubblico Ministero presso la Corte d’appello”. Nel caso in questione il provvedimento di cancellazione contenuto nella delibera adottata in sede di adunanza del 08.07.2010 è stato notificato soltanto in data 14.06.2011 ;b) deduce altresì la mancanza delle ipotesi di incompatibilità previste dall’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933, sostenendo che l’attività svolta e la sussistenza di titoli, presentati e valutati dal Consiglio degli Avvocati di Roma in base ai quali fu deliberata l’iscrizione nell’albo, sono rimasti invariati dall’anno 2007, né sono sorti eventi nuovi che giustificano la cancellazione.Il presente procedimento è stato trattato nella seduta giurisdizionale del 26 gennaio 2012 e poi rinviato su richiesta dell’avv. V., il quale, non potendo comparire per motivi familiari, faceva pervenire una nota riportandosi integralmente a quanto dedotto.Nella medesima seduta, il P.M., rilevata preliminarmente la probabile intempestività del deposito del ricorso, ne chiedeva l’inammissibilità e/o il rigetto in quanto infondato.All’sito dell’istruttoria, il C.N.F. con ordinanza emessa e depositata in pari data, riteneva...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10incompatibilità commercio in nome proprio ed altrui - Parere Consiglio nazionale forense 24-05-2012, n. 28
Avvocati - Sussiste incompatibilità di cui all'art. 3 R.D.L. 27/11/1933 n. 1578 (a norma del quale l'esercizio della professione forense è incompatibile "con l'esercizio del commercio in nome proprio ed altrui") per un avvocato che ricopra la carica di Amministratore Unico di una società di capitali, di esclusiva proprietà dei soci dello studio legale, il cui unico cespite sia costituito dalla proprietà dell'immobile ove l'associazione professionale esercita l'attività - Parere Consiglio nazionale forense 24-05-2012, n. 28 Quesito del COA di Genova, rel. cons. Picchioni Consiglio nazionale forense Quesito del COA di Genova, rel. cons. Picchioni Parere 24 maggio 2012, n. 28Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Genova chiede di sapere se sussista l'incompatibilità di cui all'art. 3 R.D.L. 27/11/1933 n. 1578 (a norma del quale l'esercizio della professione forense è incompatibile "con l'esercizio del commercio in nome proprio ed altrui") per un avvocato che ricopra la carica di Amministratore Unico di una società di capitali, di esclusiva proprietà dei soci dello studio legale, il cui unico cespite sia costituito dalla proprietà dell'immobile ove l'associazione professionale esercita l'attività.Va preliminarmente precisato che il dubbio può porsi solo nell'ipotesi in cui l'avvocato sia anch'egli socio dello studio legale interessato perché, ove così non fosse, dovrebbe sicuramente ravvisarsi un'ipotesi di incompatibilità in ragione di una carica ricoperta in una società proprietaria di immobili nel cui oggetto sociale rientri la compravendita e/o la gestione degli stessi.La ratio della norma richiamata è infatti quella di tutelare la professione e, in particolare, l'autonomia di giudizio, di valutazione tecnico-giuridica e di iniziativa processuale ed extraprocessuale dell'avvocato nell'interesse del cliente evitando tutte quelle attività commerciali idonee ad incidere negativamente sul libero esercizio professionale perché rivolte alla cura di particolari e diversi interessi.Non vi è dubbio che vada riconosciuta natura di impresa commerciale ad una società che sia proprietaria di beni immobili, secondo la nozione di imprenditore commerciale delineata e delimitata dagli artt. 2082 c.c. e 2195 e che lo scopo di lucro, che integra requisito essenziale della nozione di impresa, sussista nel caso in esame nella sua accezione più ampia e cioè di "attività svolta con modalità astrattamente lucrative".L'immobile nel quale è allocato lo studio associato e/o l'associazione costituisce quindi una parte dell'ampia organizzazione volta a fornire al cliente quella prestazione intellettuale cui concorrono i soci, i collaboratori, i dipendenti, i macchinari ed i beni di consumo e "pur non essendo di per sé suscettibile di produrre reddito in senso stretto" vi concorre in via mediata e con tutti gli altri elementi che costituiscono l'organizzazione dello studio legale associato: non è quindi un "immobile merce" ma un "immobile strumentale" per natura e destinazione.Da tanto non può però farsi automaticamente discendere l'esclusione dello scopo di lucro anche perché dalla particolare utilizzazione del bene (il reddito catastale degli immobili utilizzati esclusivamente per l'attività professionale ed artistica non deve infatti essere indicato nella dichiarazione dei redditi ex D.P.R. 22/12/1986 n. 917) discende ipso facto la percezione di un utile e/o di un lucro soggettivo sotto forma di minori oneri fiscali, e/o semplificazione a livello...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10incompatibilita' - carica di amministratore straordinario di Unità Sanitaria Locale - Consiglio nazionale forense Parere del 20-06-2012, n. 42
parere in ordine al seguente quesito: "se la carica di amministratore straordinario di Unità Sanitaria Locale, istituita con D.L. 6.2.1991 n. 35 convertito con modificazioni in L. 4.4.1991 n. 11, sia da ritenersi incompatibile con l'esercizio della professione forense". Consiglio nazionale forense Parere  del 20-06-2012, n. 42 Consiglio nazionale forense Parere  del 20-06-2012, n. 42 Quesito del COA di Modena, rel. cons. Berruti Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Modena ha richiesto, con nota del 29 maggio 2012, parere in ordine al seguente quesito: "se la carica di amministratore straordinario di Unità Sanitaria Locale, istituita con D.L. 6.2.1991 n. 35 convertito con modificazioni in L. 4.4.1991 n. 11, sia da ritenersi incompatibile con l'esercizio della professione forense".Osserva preliminarmente la Commissione che, ai fini del corretto inquadramento normativo della materia de qua, la normativa indicata nel quesito risulta abrogata ad effetto del D.L. 25 giugno 2008 n. 112 (convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008 n. 133) e che la disciplina legislativa di riferimento si individua nel Decreto Lgs. 30 dicembre 1992 n. 502, il cui art. 3, comma 1 bis ha comportato la trasformazione della Unità Sanitaria Locale, originariamente organo della regione, in Azienda "con personalità giuridica pubblica ed autonomia imprenditoriale". In considerazione di tale definizione, l'Azienda Sanitaria Locale viene comunemente inquadrata nella categoria degli enti pubblici economici.L'amministratore straordinario (o, più propriamente, commissario straordinario) è l'organo apicale dell'ente che, sostituendo in virtù di provvedimento regionale il direttore generale, accentra i poteri di indirizzo e di gestione dell'ente stesso; si tratta, quindi, di una funzione di amministrazione attiva e di rappresentanza esterna dell'ente.Il trattamento economico del commissario straordinario è espressamente previsto dalla legge e grava sul bilancio dell'ente pubblico.La Commissione ritiene, pertanto, sussistere, sia per la natura dell'attività che per la sua remunerazione, i profili di incompatibilità all'esercizio della professione ed alla permanenza stessa nell'Albo, prescritti dall'art. 3, comma 2 del R.D.L. 27 novembre 1933 n. 1578...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10Incompatibilità - iscrizione all'albo quale ex magistrato - presidente del consiglio d'amministrazione di un ente pubblico Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 11
Avvocati - Incompatibilità - iscrizione all'albo quale ex magistrato - presidente del consiglio d'amministrazione di un ente pubblico, con deleghe a rappresentare l'ente, congiuntamente e disgiuntamente dall'amministratore delegato - sono compatibili con il disposto dell'art. 3 l.p.f. solo quegli incarichi che prevedono la sottrazione dell'avvocato alla gestione operativa, ad esempio in ragione della presenza di un amministratore delegato dotato di adeguati poteri - Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 11 Quesito del COA di Roma, rel. cons. Perfetti. Parere 14 gennaio 2011, n. 11Il quesito verte sulla possibilità di iscrivere nell'albo un soggetto che, avendo titolo per l'iscrizione all'albo quale ex magistrato, rivesta al momento la qualità di presidente del consiglio d'amministrazione di un ente pubblico, con deleghe a rappresentare l'ente, congiuntamente e disgiuntamente dall'amministratore delegato."Deve essere anzitutto ricordata la stabile interpretazione della Commissione Consultiva e della giurisprudenza del Consiglio Nazionale sul tema in esame, secondo la quale è incompatibile con l'esercizio della professione forense l'assunzione della carica di presidente del Consiglio di amministrazione di società commerciale che comporti poteri gestori (v., da ultimo, il parere 23 luglio 2009, n. 33 e i precedenti ivi richiamati).Pur dovendosi giudicare ciascuna fattispecie concreta alla luce delle circostanze del caso (ad es. tramite l'analisi dello statuto sociale), compito spettante in via esclusiva al Consiglio dell'Ordine circondariale, la Commissione sottolinea come siano compatibili con il disposto dell'art. 3 l.p.f. solo quegli incarichi che prevedono la sottrazione dell'avvocato alla gestione operativa, ad esempio in ragione della presenza di un amministratore delegato dotato di adeguati poteri, connotando così la carica dell'iscritto nell'albo con una funzione di rappresentanza o di garanzia, incarichi che preservino dunque l'indipendenza e l'autonomia di giudizio che devono permanere in capo al libero professionista, per cui la legge qualifica incompatibile con l'iscrizione nell'albo l'eventuale svolgimento di attività imprenditoriale."  ...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10Incompatibilita' - funzione di Direttore Generale e/o City Manager di un ente pubblico - funzione di Direttore Generale e/o City Manager di un ente pubblico da parte di un avvocato Parere Consiglio nazionale forense 14 gennaio 2011, n. 14 Parere Consig
Avvocati - Incompatibilita' - ipotesi di esercizio della funzione di Direttore Generale e/o City Manager di un ente pubblico da parte di un avvocato Parere Consiglio nazionale forense 14 gennaio 2011, n. 14 Parere Consiglio nazionale forense 14 gennaio 2011, n. 14Il quesito riguarda l'esistenza di incompatibilità per l'iscrizione all'albo, prevista dall'art. 3 RDL 1578/33 in ipotesi di esercizio della funzione di Direttore Generale e/o City Manager di un ente pubblico da parte di un avvocato."La Commissione, ricordato che la verifica della sussistenza delle condizioni per l'iscrizione nell'elenco speciale annesso all'albo riguarda esclusivamente l'ordine territoriale unico legittimato a pronunciarsi nel merito, osserva in via di premessa che la funzione di Direttore Generale e/o City Manager nasce a seguito di apposito contratto stipulato dall'ente con un soggetto che non necessariamente è inquadrato come alto dirigente dall'amministrazione ma può operare anche esternamente alla stessa in forza di contratto di consulenza.Il rapporto tra l'avvocato e l'ente pubblico va quindi verificato alla luce del contratto stipulato, del conseguente rapporto instaurato, dello statuto dell'ente e delle mansioni concretamente attribuite (controllo, supervisione, gestione del personale, consulenza ecc...) talchè paiono del tutto conferenti sul punto i pareri già espressi richiamati dal C.O.A. istante (n. 44/2005, 88/2005, 91/2005) a mente dei quali sussiste incompatibilità in tutte le ipotesi nelle quali siano attribuiti all'avvocato deleghe operative e/o poteri gestorii, o l'attività dello stesso non riguardi esclusivamente l'ufficio, o il settore legale dell'ente di appartenenza, o venga svolta, al di là delle ipotesi di rapporto di lavoro dipendente, un'attività non limitata ai soli affari legali assoggettata, comunque, alla direzione altrui e retribuita con un corrispettivo a carico dell'ente.Prescindendosi, comunque, dalla verifica circa l'inquadramento nell'organico dell'ente, nel caso specifico la stessa qualifica attribuita al soggetto interessato (che fa desumere una notevole ampiezza di poteri operativi) porta del tutto verosimilmente ad escludere che un City Manager, o Direttore Generale, possa occuparsi in via esclusiva delle cause e degli affari legali dell'ente nell'ambito di un ufficio autonomo a ciò deputato, talché pare sussistere l'ipotesi di incompatibilità di cui all'art. 3, comma 2, RDL 27/11/1933, n. 1578.    Documento pubblicato su ForoEuropeo - il portale del giurista - www.foroeuropeo.it    ...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10Incompatibilità presidenza di un'associazione di lavoratori autonomi e di professionisti - Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 17
Avvocati - Incompatibilità iscrizione albo - presidenza di un'associazione di lavoratori autonomi e di professionisti di settore diversi da quelle legale - non sussiste ipotesi di incompatibilità tra l'attività di amministratore di condominio e l'iscrizione all'albo degli avvocati onde sotto tale profilo pare compatibile anche l'assunzione dell'incarico di Presidente di un'associazione di liberi professionisti - presso lo studio dello stesso possa stabilirsi la sede di tale associazione (nello specifico di amministratori di condominio) indicandosi come numeri di telefono, fax ed e-mail quelli dell'avvocato - accaparramento di clientela - Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 17 Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 17 Quesito del COA di Verbania, rel. cons. Picchioni.Il quesito riguarda la possibilità per un avvocato iscritto al libero foro di assumere la presidenza di un'associazione di lavoratori autonomi e di professionisti di settore diversi da quelle legale e, ulteriormente, se presso lo studio dello stesso possa stabilirsi la sede di tale associazione (nello specifico di amministratori di condominio) indicandosi come numeri di telefono, fax ed e-mail quelli dell'avvocato."Per costante orientamento di questo consiglio (v. i pareri 29 gennaio 2009, n. 1 e 15 giugno 2009, n. 26) non sussiste ipotesi di incompatibilità tra l'attività di amministratore di condominio e l'iscrizione all'albo degli avvocati onde sotto tale profilo pare compatibile anche l'assunzione dell'incarico di Presidente di un'associazione di liberi professionisti (ancorché delle più varie estrazioni professionali) che si siano riuniti per perseguire gli scopi comuni di utilità della loro professione.Completezza di esposizione vuole non si dimentichi come - per quanto attiene l'evidenziazione del numero di telefono e di tutti quegli altri dati, riferibili al singolo professionista che, in virtù dello stabilimento presso lo studio legale della sede dell'associazione, risultano come riferibili anche a quest'ultima - possa porsi un problema di incanalamento di potenziale clientela determinato dalla necessità di rivolgersi esclusivamente al numero dello studio-associazione per quei terzi che, quand'anche non interessati nell'immediato a prestazioni legali, potrebbero in futuro divenire clienti dello studio proprio in virtù dell' "occasionale" contatto iniziale.Giova ricordare che per giurisprudenza di questo Consiglio (sentenza n. 137 del 27/10/2008) viola l'art. 19 c.d.f. l'avvocato presso il cui studio sia ubicata un'associazione di categoria quando, tenuto conto delle circostanze del caso concreto, pone in essere un potenziale accaparramento di clientela, che potrebbe trovare origine e causa proprio nel riferirsi ad un professionista operante nella duplice veste di avvocato del libero foro e di rappresentante di associazione, talché la commistione dei ruoli potrebbe essere strumentalmente utilizzata per acquisire pratiche legali.La verifica della ricorrenza nel concreto dell'ipotesi prospettata integra accertamento rimesso al potere esclusivo del Consiglio dell'Ordine territoriale".   Documento pubblicato su ForoEuropeo - il portale del giurista - www.foroeuropeo.it      ...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10incompatibilità presidente del consiglio di amministrazione di una società a responsabilità limitata a totale capitale pubblico e con fine di lucro - Quesito del COA di Pescara. Parere 14 gennaio 2011, n. 2
Avvocato - incompatibilità con l'iscrizione all'albo - incompatibilità con l'iscrizione all'albo, ex art. 3 della legge professionale, d ella funzione di presidente del consiglio di amministrazione di una società a responsabilità limitata a totale capitale pubblico e con fine di lucro, il cui statuto preveda in capo allo stesso i più ampi poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, senza facoltà di delega - Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 2 Quesito del COA di Pescara. Parere 14 gennaio 2011, n. 2Il quesito riguarda l'incompatibilità con l'iscrizione all'albo, ex art. 3 della legge professionale, della funzione di presidente del consiglio di amministrazione di una società a responsabilità limitata a totale capitale pubblico e con fine di lucro, il cui statuto preveda in capo allo stesso i più ampi poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, senza facoltà di delega."Deve essere anzitutto ricordata la stabile interpretazione della Commissione consultiva e della giurisprudenza del Consiglio nazionale sul tema in esame, secondo la quale è incompatibile con l'esercizio della professione forense l'assunzione della carica di presidente del Consiglio di amministrazione di società commerciale che comporti poteri gestori. Di per sé la sola funzione di rappresentanza giudiziale e direzione del Consiglio di amministrazione non determina incompatibilità (C.N.F. sent. 12 novembre 1996, n. 159): per cui certamente non versa in situazione d'incompatibilità il presidente che sia stato privato, per statuto sociale o per successiva deliberazione, dei poteri gestori attraverso la nomina di un amministratore delegato (C.N.F. sent. 159/1996, cit; 20 settembre 2000, n.90; Cass., SS.UU., 5 gennaio 2007, n. 37).Con riferimento al quesito specifico va premesso che l'analisi della fattispecie concreta è sempre di stretta competenza del Consiglio locale: senza sostituirvisi, la Commissione rileva che nel caso astratto sottoposto ad esame appare innegabile l'attribuzione al presidente del consiglio d'amministrazione dei più ampi poteri di gestione della società commerciale.La natura potenzialmente pubblica (con riferimento al capitale sociale) e lo scopo della società non incidono sull'eventuale incompatibilità (parere 21 novembre 2001...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10Incompatibilità rapporto di lavoro subordinato retribuito a tempo parziale con una società cooperativa - Consiglio Nazionale Forense 12-05-2010, decisione n. 33
Avvocati - Incompatibilità con l'esercizio della professione forense per il fatto di intrattenere un rapporto di lavoro subordinato retribuito a tempo parziale con una società cooperativa - sanzione (Consiglio Nazionale Forense 12-05-2010, n. 33) Il procedimento disciplinare dinanzi al Consiglio territoriale ha natura tipicamente amministrativa, con conseguente irrilevanza della variazione di composizione del Collegio disciplinare, che rimane sottratto alla regola dell'unità e continuità di formazione.La mancata formulazione della censura avente ad oggetto l'omessa astensione di taluni Consiglieri nella fase dibattimentale del procedimento disciplinare da parte dell'incolpato, ad esso presente ed altresì partecipe, configura sostanziale rinuncia ad avvalersi del rimedio della ricusazione, costituente nel sistema processuale lo strumento per resistere alla eventuale violazione dell'obbligo di astensione.E' configurabile la responsabilità disciplinare dell'avvocato che, versando in una situazione di incompatibilità con l'esercizio della professione forense per il fatto di intrattenere un rapporto di lavoro subordinato retribuito a tempo parziale con una società cooperativa, domandi l'iscrizione all'Albo e successivamente eserciti l'attività professionale, così permanendo nella suddetta condizione per lungo tempo e fino all'intervento autoritativo della Cassa forense, che solo abbia costituito la fonte del ravvedimento operoso del ricorrente. Tuttavia, ai fini del trattamento sanzionatorio della condotta contestata, il Consiglio territoriale è tenuto ad operare un bilanciamento tra la considerazione di gravità dei fatti addebitati ed i concorrenti criteri di valutazione, pure rilevanti, connessi alla giovane età ed inesperienza dell'incolpato, all'assenza di precedenti disciplinari ed alla circostanza dell'essere stata la condizione di incompatibilità rimossa, seppur tardivamente, prima dell'avvio formale del procedimento disciplinare. (Nella specie, il Consiglio Nazionale ha sostituito alla comminata sanzione della sospensione dall'esercizio della professione per la durata di mesi due quella più tenue della censura).(Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Cuneo, 14 ottobre 2008)La sentenza integraleConsiglio Nazionale Forense 12-05-2010, decisione n. 33DECISIONEFATTOLa Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense, con nota 7 aprile 2008 Prot. N. 216141/FRZ49292 del Servizio Iscrizioni e Prestazioni, comunicava al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo che la Giunta Esecutiva, nella seduta del 6 marzo 2008, aveva disposto la cancellazione dell’Avv. C.S.A. essendosene accertata la sopravvenuta incompatibilità con l’esercizio della professione forense.Il Consiglio territoriale deliberava, nell’adunanza del 22 aprile 2008, di richiedere informazioni al professionista interessato e, a tale proposito, inviava la comunicazione 23 aprile 2008; l’Avv. A. risultava, infatti, iscritta sin dal 21 settembre 2004 all’Albo degli Avvocati in custodia all’Ordine territoriale, a seguito di domanda di iscrizione presentata il 16 marzo 2004.Per una puntuale ed esaustiva ricognizione dei fatti, che non si coglie nella narrativa dell’impugnata decisione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo, occorre dare conto di talune circostanze emergenti dal fascicolo dell’iscritto rimesso a questo Consiglio Nazionale dall’ente territoriale.Con una prima domanda di iscrizione, presentata al Consiglio dell’Ordine degli...
art.  6  - Dovere di evitare incompatibilità (ex art. 16/1997) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online freccia_27_10incompatibilita' - Azienda Municipale Ambiente - AMA SpA - Natura pubblicistica degli enti - Cassazione , SS.UU. civili, sentenza 03.05.2005 n. 9096
Avvocati - Art. 3 del R.D.L. 1578/1933 incompatibilita' dell’esercizio delle professioni di avvocato Iscrizione all’albo speciale - Natura pubblicistica degli enti Art. 3 del R.D.L. 1578/1933 incompatibilità dell’esercizio delle professioni di avvocato Iscrizione all’albo speciale - Natura pubblicistica degli enti (Cassazione , SS.UU. civili, sentenza 03.05.2005 n. 9096)SVOLGIMENTO DEL PROCESSOL’avv. (omissis) iscritto all’Albo dell’Ordine degli Avvocati di Roma, dal 16 novembre 1989, in data 13 settembre 2001 ha instaurato un rapporto di lavoro alle dipendenze dell’Azienda Municipale Ambiente - AMA SpA, in qualità di responsabile dell’Ufficio Legale, ed ha richiesto al COA di Roma di essere iscritto all’elenco speciale dello stesso ordine ex art. 3, la IV comma lett. b) R.D.L. 1578/1933.Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma con deliberazioni del 7 novembre 2002, e del 19 novembre 2002, notificate rispettivamente il 21 novembre 2002 e il 16 gennaio 2003 respingeva la richiesta di trasferimento dell’iscrizione dell’avv. (omissis) dall’Albo degli Avvocati del libero foro all’elenco speciale degli Avvocati con esercizio limitato alle cause ed agli affari inerenti all’ufficio cui sono addetti e disponeva conseguentemente la sua cancellazione dall’Albo ordinario per incompatibilità.Ciò sull’assunto che “l’AMA è attualmente, una società per azioni, a seguito di trasformazione dell’originaria azienda e non viene dedotta, ai fini della richiesta dell’avv. (omissis), una oggettiva natura pubblicistica della stessa”.Il Consiglio di Roma soggiungeva altresì che “diritto quesito” di cui all’art. 3 della legge 218/90 è utilizzabile nell’ipotesi in cui gli enti trasformatisi in società per azioni mantengano un proprio ufficio legale già esistente, avvalendosi di legali che già ne facevano parte, non invece nell’ipotesi in cui sia instaurato -come nel caso di specie - un nuovo rapporto di lavoro.Avverso la deliberazione del COA, l’avv. (omissis) proponeva ricorso, svolgendo le seguenti censure:1) in primo luogo la violazione dell’ari 3 della R.D.L. 1578/33 ove si esclude l’assimilazione dell’AMA a qualsiasi istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Province e dei Comuni.2) In secondo luogo la disparità di trattamento rispetto ai quattro avvocati già in servizio presso l’Ufficio Legale dell’AMA..Il Consiglio Nazionale Forense con sentenza n. 61/04 del l° aprile 2004 accoglieva il ricorso dell’avv.to R..Osservava il CNF che il rigetto dell’istanza presentata dall’avv. (omissis) muoveva da due ordini di considerazioni:- dalla mancata dimostrazione della oggettiva natura pubblicistica della AMA S.p.A;- della avvenuta instaurazione del rapporto di lavoro a seguito della compiuta trasformazione dell’AMA in SpA (e cioè in una fase successiva alla sua configurazione quale Azienda Speciale del Comune di Roma).Respingeva per altro, entrambe le argomentazioni, sottolineando che una complessa evoluzione della nozione di “soggetto pubblico” ha caratterizzato, negli ultimi decenni la produzione legislativa nazionale e comunitaria, nella disciplina dell’esercizio della funzione amministrativa. A partire, quanto meno dalla L. 142/90 (la legge sulle autonomie locali) l’ordinamento nazionale sarebbe contrassegnato dall’apertura dei modelli pubblicistici di gestione della cosa pubblica alle istanze ed ai moduli privatistici.L’esercizio dei servizi pubblici, in forma societaria, alla stregua della formulazione dell’art. 22 L....


 

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Artt. 107 e 108 TFUE – Aiuti di stato incompatibili con il mercato interno – Art. 2033 c.c. – Principio di affidamento – Buona fede – Onere di controllo della compatibilità unionale dell’aiuto – Cass. Civ, Sez. I, 6 giugno 2019, n. 15405, commento a cura dell’Avv. Giorgia Franco.

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Successioni – Azione di riduzione – Collazione – Simulazione vendita del de cuius – Prova per testimoni e per presunzioni – Qualità di terzo del legittimario – Condizioni –. Corte di Cassazione, sez. 2, sentenza n. 12317 del 9 maggio 2019, commento a cura della Dott.ssa Ilaria Gonnellini.

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Riparazione per ingiusta detenzione – Esclusione in presenza di comportamento gravemente colposo dell’interessato – Inammissibilità della questione attinente l’incompatibilità del giudice del merito nel differente procedimento in discorso – Valutazione della condotta dell’istante precedente alla perdita della libertà – Valutazione della condotta del “difendersi tacendo” – Ragioni di sussistenza della colpa – Cassazione penale, sez. IV, sentenza n. 25152 del 06/06/2019 (ud. 07/03/2019) Commento a cura dell’Avv. Marco Grilli

Massime corte di cassazione

Giudizi disciplinari - Norme del codice deontologico forense - Natura - Fonti normative integrative del precetto legislativo -

Avvocato e procuratore - giudizi disciplinari - Norme del codice deontologico forense - Natura - Fonti normative integrative del precetto legislativo - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze in tema di contestazione dell'illecito disciplinare - Enunciazione del comportamento integrante la violazione deontologica - Necessità - Rilevanza del "nomen juris" dell'incolpazione - Esclusione - Conseguente attività valutativa del giudice disciplinare - Individuazione.

Notificazione - Deposito di copia analogica della decisione redatta in formato elettronico e sottoscritta digitalmente - Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 8312 del 25/03/2019

Procedimento civile - notificazione - Deposito di copia analogica della decisione redatta in formato elettronico e sottoscritta digitalmente - Omessa attestazione di conformità del difensore ex art. 16 bis, comma 9 bis, d.l. n. 179 del 2002, convertito dalla l. n. 221 del 2012 - Conseguenze - Improcedibilità del ricorso - Limiti.

Piano per insediamenti produttivi (P.I.P.) - Efficacia decennale - Proroga successiva alla scadenza - Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 8415 del 26/03/2019

Espropriazione per pubblico interesse (o utilità') - Piano per insediamenti produttivi (P.I.P.) - Efficacia decennale - Proroga successiva alla scadenza - Esclusione - Potere dell'Amministrazione alla scadenza - Contenuto e limiti - Fattispecie.

Contratti della p.a. - Organismo di diritto pubblico - Definizione - Requisito teleologico - Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 8673 del 28/03/2019

Giurisdizione civile - giurisdizione ordinaria e amministrativa - contratti della p.a. - Organismo di diritto pubblico - Definizione - Requisito teleologico - Accertamento - Conseguenze in punto di giurisdizione.

Azioni a difesa del possesso - azioni possessorie (nozione, differenza con le azioni di nunciazione, distinzioni) - procedimento possessorio - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 6030 del 28/02/2019

Possesso - azioni a difesa del possesso - azioni possessorie (nozione, differenza con le azioni di nunciazione, distinzioni) - procedimento possessorio - fasi del giudizio - Provvedimento del giudice di primo grado di accoglimento dell'istanza di tutela del possesso con omissione della remissione delle parti alla fase di merito - Reclamabilità - Esclusione - Appellabilità - Sussistenza - Esame nel merito da parte del tribunale del reclamo erroneamente proposto - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Poteri della Corte di cassazione.

Patrimoniale e non patrimoniale (danni morali) - Danni subiti da congiunto del danneggiato principale (danno parentale) - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 5807 del 28/02/2019

Risarcimento del danno - patrimoniale e non patrimoniale (danni morali) - Danni subiti da congiunto del danneggiato principale (danno parentale) - "danno conseguenza" - Oneri allegatori e probatori - Fattispecie.

Sentenza – correzione - Rigetto dell'istanza di correzione - Ricorribilità per cassazione - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 5733 del 27/02/2019

Provvedimenti del giudice civile - sentenza – correzione - Rigetto dell'istanza di correzione - Ricorribilità per cassazione - Esclusione - Fondamento.

Responsabilità civile da incidenti stradali - causalità (nesso di) - Infrazione di una norma sulla circolazione stradale -

Circolazione stradale - responsabilità civile da incidenti stradali - causalità (nesso di) - Infrazione di una norma sulla circolazione stradale - Evento non causalmente ricollegabile all'infrazione - Responsabilità del trasgressore - Esclusione - Fattispecie.

Lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - Corte di Cassazione, Sez. L - , Sentenza n. 5759 del 27/02/2019

Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - estinzione del rapporto - licenziamento individuale - reintegrazione nel posto di lavoro (tutela reale)  - Sentenza dichiarativa dell'illegittimità del licenziamento - Indennità sostitutiva della reintegra nel posto di lavoro ex art. 18, comma 3, st.lav. novellato - Scelta del lavoratore - Successiva riforma della sentenza di primo grado - Effetti espansivi sull'opzione del lavoratore - Esclusione - Fattispecie.

"Nemini res sua servit" - utilità (nozione) – Comodità od amenità - Sufficienza - Porta o porta-finestra - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 5737 del 27/02/2019

Servitu' - "nemini res sua servit" - utilità (nozione) – Comodità od amenità - Sufficienza - Porta o porta-finestra - Servitù di passaggio - Configurabilità - Condizioni - Limiti.

Condominio negli edifici (nozione, distinzioni) - uso della proprietà esclusiva - limitazioni - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 5732 del 27/02/2019

Comunione dei diritti reali - condominio negli edifici (nozione, distinzioni) - uso della proprietà esclusiva - limitazioni - veduta in appiombo o verticale esercitabile dalle aperture dei singoli appartamenti condominiali - diritto del proprietario - proprietà - "inspectio et prospectio in alienum"  - "inspectio et prospectio in alienum" - laterale od obliqua

Cause di prelazione - privilegi - speciali: sugli immobili - crediti per atti di espropriazione - Privilegio generale sui mobili - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Sentenza n. 5724 del 27/02/2019

Responsabilità patrimoniale - cause di prelazione - privilegi - speciali: sugli immobili - crediti per atti di espropriazione - Privilegio generale sui mobili - Collocazione sussidiaria sugli immobili - Oneri a carico del creditore - Contenuto - Esecuzione infruttuosa o prospettata come tale - Requisito temporale.

Proprietà di animali - Danni cagionati dalla fauna selvatica - Responsabilità della P.A. ex art. 2052 c.c. - Esclusione - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 5722 del 27/02/2019

Responsabilità civile - proprietà di animali - Danni cagionati dalla fauna selvatica - Responsabilità della P.A. ex art. 2052 c.c. - Esclusione - Responsabilità ex art. 2043 c.c. - Configurabilità anche dopo l'entrata in vigore della l. n. 157 del 1992 - Onere probatorio - Fattispecie.

Obbligazioni pecuniarie - interessi - saggio degli interessi - Contrasto al ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 5734 del 27/02/2019

Obbligazioni in genere - obbligazioni pecuniarie - interessi - saggio degli interessi - Contrasto al ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali - Decorrenza automatica degli interessi moratori - Direttiva CE n. 35 del 2000 - Disciplina di attuazione - Applicabilità al contratto di appalto - Sussistenza - Fondamento.

Documentale (prova) - riproduzioni meccaniche - valore probatorio - "Telefax" - Valore probatorio - Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 5778 del 27/02/2019

Prova civile - documentale (prova) - riproduzioni meccaniche - valore probatorio - "Telefax" - Valore probatorio - Sussistenza.

Invalidità - annullabilità del contratto - per vizi del consenso (della volontà) - dolo - in genere - Ricorrenza dei presupposti - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 5734 del 27/02/2019

Contratti in genere - invalidità - annullabilità del contratto - per vizi del consenso (della volontà) - dolo - in genere - Ricorrenza dei presupposti - Onere della prova - Accertamento devoluto al giudice di merito - Sindacabilità in sede di legittimità - Limiti.

Progetto - in genere - Appalto privato - Parte tenuta a redigere il progetto dell'opera - Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 5734 del 27/02/2019

Appalto (contratto di) - progetto - in genere - Appalto privato - Parte tenuta a redigere il progetto dell'opera - Previsione legislativa - Esclusione.

Amministrazione pubblica - opere pubbliche – strade - Strada di servizio (c.d. "strada bianca") - Responsabilità ex art. 2051 c.c. - Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 5726 del 27/02/2019

Responsabilità civile - amministrazione pubblica - opere pubbliche – strade - Strada di servizio (c.d. "strada bianca") - Responsabilità ex art. 2051 c.c. - Sussistenza - Condizioni - Fattispecie.

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