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art. 4 - Volontarietà dell'azione (2014)

art. 4 - volontarietà dell'azione - codice deontologico forense (2014)

 


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 Rapporti con il giudicato penale – Sentenza di patteggiamento – Valutazione del giudice disciplinare – Limiti – Giudicato – Efficacia – Ampiezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 settembre 2011, n. 149 Rapporti con il giudicato penale – Sentenza di patteggiamento – Valutazione del giudice disciplinare – Limiti – Giudicato – Efficacia – Ampiezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 settembre 2011, n. 149
Avvocato – Procedimento disciplinare – Rapporti con il giudicato penale – Sentenza di patteggiamento – Valutazione del giudice disciplinare – Limiti – Giudicato – Efficacia – Ampiezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 settembre 2011, n. 149 In tema di rapporti tra la sentenza di patteggiamento ed il grado di autonomia di valutazione in ordine al disvalore della condotta da riconoscersi al giudice disciplinare (nella specie, l’aver posto in essere una situazione di incompatibilità con l’esercizio della professione), quest’ultimo, alla luce del quadro normativo conforme a costituzione, non può spingersi oltre nello scrutinio del fatto quale risulta irretrattabilmente scolpito nella sentenza di applicazione della pena su richiesta, così come deve ritenersi ad esso preclusa qualsiasi indagine circa l’illiceità del fatto e la responsabilità dell’interessato: tanto più quando il ricorrente, come nel caso di specie, non offra comunque argomenti al fine di consentire –...
Albo Avvocati – Incompatibilità – Amministratore di condominio – Cancellazione – Art. 3 co. 3 r.d.l. n. 1578/33 – Natura eccezionale – Interpretazione estensiva – Esclusione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 13Albo Avvocati – Incompatibilità – Amministratore di condominio – Cancellazione – Art. 3 co. 3 r.d.l. n. 1578/33 – Natura eccezionale – Interpretazione estensiva – Esclusione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 13
Avvocato – Tenuta albi – Albo Avvocati – Incompatibilità – Amministratore di condominio – Cancellazione – Art. 3 co. 3 r.d.l. n. 1578/33 – Natura eccezionale – Interpretazione estensiva – Esclusione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 13 Ad onta della sicura inadeguatezza dell’attuale sistema delle incompatibilità, lo svolgimento dell’attività di amministratore di condominio, fatto salvo il necessario dovere di adeguamento ai canoni di dignità e decoro propri dello status professionale, non può essere ritenuta incompatibile di per sé con l’iscrizione all’Albo degli Avvocati ai sensi dell’art. 3 co. 3, r.d.l. n. 1578/33. Le incompatibilità previste da tale norma, invero, rappresentano forme di restrizione di un diritto soggettivo perfetto all’esercizio dell’attività di avvocato per chi sia iscritto nel relativo Albo, la cui conseguente natura eccezionale e tassativa, de jure condito, impone di escludere in subiecta materia interpretazioni estensive o...
Anche la colpa (e non solo il dolo) è fonte di responsabilità disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 217Anche la colpa (e non solo il dolo) è fonte di responsabilità disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 217
Anche la colpa (e non solo il dolo) è fonte di responsabilità disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 217 Per l’imputabilità dell’infrazione disciplinare non è necessaria la consapevolezza dell’illegittimità dell’azione, dolo generico o specifico, ma è sufficiente la volontarietà con la quale è stato compiuto l’atto deontologicamente scorretto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 217...
Anche la colpa (e non solo il dolo) può essere fonte di responsabilità disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 223Anche la colpa (e non solo il dolo) può essere fonte di responsabilità disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 223
Anche la colpa (e non solo il dolo) può essere fonte di responsabilità disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 223 Per l’imputabilità dell’infrazione disciplinare non è necessaria la consapevolezza dell’illegittimità dell’azione, dolo generico o specifico, ma è sufficiente la volontarietà con la quale è stato compiuto l’atto deontologicamente scorretto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 223...
attività commerciale - è incompatibile con la professione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10attività commerciale - è incompatibile con la professione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10
L’esercizio di una attività commerciale è incompatibile con la professione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10 La professione di avvocato è incompatibile con l’esercizio del commercio in nome proprio o in nome altrui ai sensi dell’art. 3 del R.D.L. 27 novembre 1933 n. 1578, che si riferirisce anche all’amministratore di società di persone o di capitali che eserciti una attività commerciale, a meno che non ricopra una carica meramente rappresentativa e onoraria o non abbia delegato tutte le funzioni gestorie ad altri soggetti (Amministratore delegato, Direttore generale, altri componenti del Consiglio di Amministrazione) in virtù di una facoltà statutariamente prevista (Nel caso di specie, dalle visure camerali risultava che l’incolpato era Presidente del Consiglio di Amministrazione con tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10...
attività incompatibile con la professione di avvocato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10attività incompatibile con la professione di avvocato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10
La rilevanza deontologica dell’esercizio di attività incompatibile con la professione di avvocato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10 La violazione della previsione sulla incompatibilità non solo genera una grave responsabilità deontologica per la sua contrarietà all’art. 3 delle norme istitutive dell’Ordinamento Professionale Forense, ma si pone in contrasto con i generali principi di autonomia e indipendenza ed i doveri di probità, dignità e decoro che devono ispirare la condotta dell’avvocato, nonché con lo specifico ulteriore dovere di evitare incompatibilità ostative alla permanenza nell’Albo Professionale e con il divieto di esercitare attività commerciale, espressamente previsto dall’art. 16 del Codice Deontologico Forense. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 gennaio 2012, n. 10...
attività incompatibile con la professione forense - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 48attività incompatibile con la professione forense - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 48
La carica di presidenza dell’API non è incompatibile con la professione forense - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 48 L’API (Associazione Piccole Imprese) è un’associazione con finalità lato sensu sindacali e non può pertanto qualificarsi come società commerciale, sicché la partecipazione al Consiglio di amministrazione non comporta, per conseguenza, esercizio del commercio, neppure in via indiretta, occulta o per conto terzi. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 48...
attività incompatibili con la permanenza dell’iscrizione all’albo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96attività incompatibili con la permanenza dell’iscrizione all’albo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96
La violazione dell’obbligo di evitare attività incompatibili con la permanenza dell’iscrizione all’albo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96 E’ deontologicamente rilevante il comportamento dell’avvocato che richieda o mantenga l’iscrizione all’albo in pendenza di una causa di incompatibilità con l’esercizio della professione (Nel caso di specie, trattavasi di contratto di formazione e lavoro poi convertito in rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze dell’Agenzia delle Entrate, circostanza che l’incolpato aveva sottaciuto al momento della domanda di iscrizione all’albo e nei successivi anni. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare di mesi nove di sospensione dall’esercizio professionale). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96...
Avvocati di enti pubblici: i requisiti per l’iscrizione all’elenco speciale dell’albo professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 luglio 2015, n. 114Avvocati di enti pubblici: i requisiti per l’iscrizione all’elenco speciale dell’albo professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 luglio 2015, n. 114
Avvocati di enti pubblici: i requisiti per l’iscrizione all’elenco speciale dell’albo professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 luglio 2015, n. 114 L’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo, nei limiti consentiti dall’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933 (ora, 18 L. n. 247/2012), presuppone il concorso di tre elementi imprescindibili: (i) deve esistere, nell’ambito strutturale dell’ente pubblico, un ufficio legale che costituisca un’unità organica autonoma; (ii) colui che richiede l’iscrizione – in possesso, ovviamente, del titolo abilitativo all’esercizio professionale (condictio facti soggettiva) – faccia parte dell’ufficio legale e sia incaricato di svolgervi tale attività professionale, limitatamente alle cause ed agli affari propri dell’ente; infine, (iii) la destinazione del dipendente-avvocato a svolgere l’attività professionale presso l’ufficio legale deve realizzarsi mediante il suo stabile inquadramento. Costituiscono, poi, corollari di tali...
Doveri di probità, dignità e decoro - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 198Doveri di probità, dignità e decoro - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 198
Illecito disciplinare a forma libera o “atipico”: la violazione dei doveri di probità, dignità e decoro non è esclusa dalla sanzionabilità Il nuovo sistema deontologico forense -governato dall’insieme delle norme, primarie (artt. 3 c.3 – 17 c.1, e 51 c.1 della L. 247/2012) e secondarie (artt. 4 c.2, 20 e 21 del C.D.)- è informato al principio della tipizzazione della condotta disciplinarmente rilevante e delle relative sanzioni “per quanto possibile” (art. 3, co. 3, cit.), poiché la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti (anche della vita privata) costituenti illecito disciplinare non ne consente una individuazione dettagliata, tassativa e non meramente esemplificativa. Conseguentemente, l’eventuale mancata “descrizione” di uno o più comportamenti e della relativa sanzione non genera l’immunità, giacché è comunque possibile contestare l’illecito anche sulla base della citata norma di chiusura, secondo cui “la professione forense deve essere...
Doveri di probità, dignità e decoro - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186Doveri di probità, dignità e decoro - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 186
Illecito disciplinare a forma libera o “atipico”: la violazione dei doveri di probità, dignità e decoro non è esclusa dalla sanzionabilità Il nuovo sistema deontologico forense -governato dall’insieme delle norme, primarie (artt. 3 c.3 – 17 c.1, e 51 c.1 della L. 247/2012) e secondarie (artt. 4 c.2, 20 e 21 del C.D.) - è informato al principio della tipizzazione della condotta disciplinarmente rilevante e delle relative sanzioni “per quanto possibile” (art. 3, co. 3, cit.), poiché la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti (anche della vita privata) costituenti illecito disciplinare non ne consente una individuazione dettagliata, tassativa e non meramente esemplificativa. Conseguentemente, l’eventuale mancata “descrizione” di uno o più comportamenti e della relativa sanzione non genera l’immunità, giacché è comunque possibile contestare l’illecito anche sulla base della citata norma di chiusura, secondo cui “la professione forense deve essere...
Doveri di probità, dignità e decoro- Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 207Doveri di probità, dignità e decoro- Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 207
Illecito disciplinare a forma libera o “atipico”: la violazione dei doveri di probità, dignità e decoro non è esclusa dalla sanzionabilità Il nuovo sistema deontologico forense -governato dall’insieme delle norme, primarie (artt. 3 c.3 – 17 c.1, e 51 c.1 della L. 247/2012) e secondarie (artt. 4 c.2, 20 e 21 del C.D.)- è informato al principio della tipizzazione della condotta disciplinarmente rilevante e delle relative sanzioni “per quanto possibile” (art. 3, co. 3, cit.), poiché la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti (anche della vita privata) costituenti illecito disciplinare non ne consente una individuazione dettagliata, tassativa e non meramente esemplificativa. Conseguentemente, l’eventuale mancata “descrizione” di uno o più comportamenti e della relativa sanzione non genera l’immunità, giacché è comunque possibile contestare l’illecito anche sulla base della citata norma di chiusura, secondo cui “la professione forense deve essere...
Elenco Speciale degli Avvocati dipendenti da enti pubblici – Cancellazione ex art. 3 L.P. – Mancata comunicazione al p.m. della decisione di apertura del procedimento – Nullità della decisione – Esclusione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 noElenco Speciale degli Avvocati dipendenti da enti pubblici – Cancellazione ex art. 3 L.P. – Mancata comunicazione al p.m. della decisione di apertura del procedimento – Nullità della decisione – Esclusione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 no
Avvocato – Tenuta degli albi – Elenco Speciale degli Avvocati dipendenti da enti pubblici – Cancellazione ex art. 3 L.P. – Mancata comunicazione al p.m. della decisione di apertura del procedimento – Nullità della decisione – Esclusione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 novembre 2011, n. 175 Va esclusa la nullità della decisione con la quale il Consiglio dell’Ordine disponga la cancellazione ex art. 3 L.P. dall’Elenco speciale annesso all’Albo degli Avvocati in difetto della comunicazione al P.M. dell’apertura del procedimento di cancellazione, atteso che, ai sensi dell’art. 37 L.P., al pubblico ministero va notificata la sola deliberazione di cancellazione, e non anche quella di apertura del relativo procedimento amministrativo, spettando peraltro soltanto ad esso la legittimazione a sollevare la relativa eccezione. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Paola, 17 gennaio 2011). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 novembre 2011, n. 175...
Illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 139Illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 139
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilita`. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 139  ...
Illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178Illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilità. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178  ...
Illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 181Illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 181
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilità. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 181  ...
Illecito disciplinare: ignorantia legis non excusat (soprattutto il giurisperito) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 aprile 2018, n. 38Illecito disciplinare: ignorantia legis non excusat (soprattutto il giurisperito) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 aprile 2018, n. 38
Illecito disciplinare: ignorantia legis non excusat (soprattutto il giurisperito) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 aprile 2018, n. 38 In materia di illeciti disciplinari, la «coscienza e volontà delle azioni o omissioni» di cui all’art. 4 del nuovo Codice Deontologico consistono nel dominio anche solo potenziale dell’azione o omissione, che possa essere impedita con uno sforzo del volere e sia quindi attribuibile alla volontà del soggetto. Il che fonda la presunzione di colpa per l’atto sconveniente o addirittura vietato a carico di chi lo abbia commesso, lasciando a costui l’onere di provare di aver agito senza colpa. Sicché l’agente resta scriminato solo se vi sia errore inevitabile, cioè non superabile con l’uso della normale diligenza, oppure se intervengano cause esterne che escludono l’attribuzione psichica della condotta al soggetto. Ne deriva che non possa parlarsi d’imperizia incolpevole ove si tratti di professionista legale e quindi in grado di...
Illecito disciplinare: interpretazione della norma - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 181Illecito disciplinare: interpretazione della norma - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 181
Illecito disciplinare: l’errata interpretazione della norma deontologica non scusa La «coscienza e volontà delle azioni o omissioni» di cui all’art. 4 del nuovo Codice Deontologico (già art. 3 codice previgente) consistono nel dominio anche solo potenziale dell’azione o omissione, che possa essere impedita con uno sforzo del volere e sia quindi attribuibile alla volontà del soggetto. Il che fonda la presunzione di colpa per l’atto sconveniente o addirittura vietato a carico di chi lo abbia commesso, lasciando a costui l’onere di provare di aver agito senza colpa. Sicché l’agente resta scriminato solo se vi sia errore inevitabile, cioè non superabile con l’uso della normale diligenza, oppure se intervengano cause esterne che escludono l’attribuzione psichica della condotta al soggetto. Ne deriva che non possa parlarsi d’imperizia incolpevole ove si tratti di professionista legale e quindi in grado di conoscere e interpretare correttamente l’ordinamento giudiziario e forense....
Illecito penale e prescrizione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 settembre 2015, n. 137Illecito penale e prescrizione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 settembre 2015, n. 137
Illecito penale e prescrizione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 settembre 2015, n. 137 In caso di identità dei fatti tra processo penale e procedimento disciplinare, il dies a quo per la decorrenza della prescrizione è quello della definitività della sentenza penale che costituisce fatto esterno alla condotta.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 settembre 2015, n. 137...
incompatibilità ex art. 3 L.P.F. - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 1° giugno 2011, n. 84incompatibilità ex art. 3 L.P.F. - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 1° giugno 2011, n. 84
Avvocato – Tenuta degli albi – Elenco Speciale degli Avvocati di Enti Pubblici – Regime di incompatibilità ex art. 3 L.P.F. – Eccezione – Condizioni – Indipendenza ed autonomia – Contestuale svolgimento attività legale ed amministrativa – Esclusione – Avvocato Dirigente della Segreteria Generale di Istituto bancario – Cancellazione amministrativa dall’Elenco speciale – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 1° giugno 2011, n. 84 L’Ufficio Legale dell’Ente Pubblico, cui fa riferimento l’eccezione al regime delle incompatibilità disciplinato dall’art. 3 L.P.F., deve costituire un’unità organica autonoma e gli avvocati ad esso addetti devono esercitare le funzioni di competenza con sostanziale estraneità all’apparato amministrativo dell’Ente, in una posizione d’indipendenza da tutti i settori previsti dall’organico. Deve pertanto ritenersi legittimo il provvedimento di cancellazione dall’Elenco Speciale annesso all’Albo degli Avvocati, qualora, come nella specie...
incompatibilità ex art. 3 L.P.F. – Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 213incompatibilità ex art. 3 L.P.F. – Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 213
Avvocato – Tenuta degli albi – Elenco Speciale degli Avvocati di Enti Pubblici – Regime di incompatibilità ex art. 3 L.P.F. – Eccezione – Condizioni – Indipendenza ed autonomia – Contestuale svolgimento attività legale ed amministrativa e facoltà discrezionale di revoca – Esclusione – Cancellazione – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 213 L’ufficio legale dell’ente pubblico cui fa riferimento l’eccezione al regime delle incompatibilità disciplinato dall’art. 3 L.P.F. deve costituire un’unità organica autonoma e gli avvocati ad esso addetti devono esercitare le funzioni di competenza con sostanziale estraneità all’apparato amministrativo dell’ente, in una posizione d’indipendenza da tutti i settori previsti dall’organico. Il contemporaneo svolgimento di una attività legale e di una attività amministrativa non consente pertanto di ritenere integrato l’essenziale requisito dell’esclusività che, inteso in senso oggettivo ed esterno,...
Iscrizione all’albo ed incompatibilità sopravvenuta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 36Iscrizione all’albo ed incompatibilità sopravvenuta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 36
Iscrizione all’albo ed incompatibilità sopravvenuta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 36 L’art. 16 del R.D. n. 1578/1933, nel prevedere che debba essere sempre ordinata la cancellazione dall’albo quando vengano a mancare i titoli o i requisiti in base ai quali fu disposta l’iscrizione, non esclude che la legge possa prevedere cause sopravvenute, rispetto al tempo dell’iscrizione, di incompatibilità con l’esercizio della professione (Nel caso di specie, un dipendente pubblico part time già iscritto all’albo professionale, successivamente all’entrata in vigore della L. n. 339/2003 non aveva optato tra il mantenimento dell’iscrizione e la conservazione del rapporto di pubblico impiego come stabilito dall’art. 2 Legge cit., sicché il COA di appartenenza ne aveva disposto la cancellazione, ritenuta lecita dal CNF). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 marzo 2012, n. 36...
iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati  - Consiglio Nazionaiscrizione all’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati - Consiglio Naziona
Avvocato – Tenuta degli albi – Domanda di iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati ex art. 3, co. 4 lett. b), R.D.L. n. 1578/1933 – Diniego – Impugnazione – Ricorso proposto personalmente dall’esponente privo di jus postulandi – Inammissibilità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 117 È inammissibile per difetto di jus postulandi il ricorso al C.N.F. presentato personalmente dal ricorrente che non risulti iscritto all’albo degli avvocati, senza assistenza di un avvocato abilitato all’esercizio della professione. (Nella specie, la ricorrente, abilitata all’esercizio della professione di avvocato, aveva impugnato ai sensi dell’art. 31 R.D.L. n. 1578/1933 il diniego apposto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati alla sua domanda di iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati di cui all’art. 3, comma 4, lett. b) del citato R.D.L. n. 1578/1933 quale dipendente dell’Ente regionale con la qualifica di funzionario...
iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 120iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 120
Avvocato – Tenuta degli albi – Domanda di iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati ex art. 3, co. 4 lett. b), R.D.L. n. 1578/1933 – Diniego – Impugnazione – Duplice successivo tempestivo ricorso anteriore alla declaratoria di improcedibilità del primo – Ammissibilità – Deroga incompatibilità  In materia disciplinare è applicabile il principio generale secondo cui l’impugnazione in due successivi ricorsi di una sentenza, e dunque della decisione del C.d.O., è ammissibile qualora l’improcedibilità del primo non sia stata dichiarata quando è notificato il secondo ricorso, e questo sia proposto entro il termine.La deroga alla incompatibilità prevista dall’art. 3, comma 4, lett. b), R.D.L. n. 1578/1933, secondo la consolidata giurisprudenza del C.N.F., opera nel solo caso in cui il dipendente pubblico, abilitato all’esercizio dell’avvocatura, sia addetto ad un ufficio legale istituito dall’ente ed autonomo in seno alla struttura degli uffici, nel quale svolga...
L’illecito disciplinare a forma libera o “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 206L’illecito disciplinare a forma libera o “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 206
L’illecito disciplinare a forma libera o “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 206 Il nuovo Codice Deontologico Forense è informato al principio della tipizzazione della condotta disciplinarmente rilevante, “per quanto possibile” (art. 3, co. 3, L. 247/2012), poiché la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti (anche della vita privata) costituenti illecito disciplinare non ne consente una individuazione dettagliata, tassativa e non meramente esemplificativa. Conseguentemente, la mancata “descrizione” di uno o più comportamenti e della relativa sanzione non genera l’immunità, ma impone l’applicazione dell’art. 21 del nuovo CDF secondo il quale: i) oggetto della valutazione degli Organi giudicanti deve essere il comportamento complessivo dell’incolpato; ii) le sanzioni debbono essere adeguate e proporzionate alla violazione deontologica commessa, e vanno quindi scelte ed inflitte fra quelle previste dal...
La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 61La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 61
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilita`. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 61...
La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 91La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 91
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilita`. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 91  ...
La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilita`. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 79...
La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 9La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 9
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilita`. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 9...
La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 113La suitas - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 113
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilita`. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 113  ...
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 139La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 139
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 139 Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 139...
suità della condotta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2014, n. 214suità della condotta - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2014, n. 214
  elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Per la configurabilità dell’illecito disciplinare sotto il profilo dell’elemento soggettivo è sufficiente il dolo generico, dal momento che il professionista, essendo in possesso delle necessarie conoscenze giuridiche per prevenire ed evitare, in presenza di vicende non dovute a caso fortuito o forza maggiore, le conseguenze del suo comportamento, ben può rappresentarsi le stesse conseguenze. Per integrare l’elemento psicologico è infatti sufficiente l’elemento della suità della condotta, intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2014, n. 214  ...
sussistenza illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2015, n. 123sussistenza illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2015, n. 123
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2015, n. 123  ...
sussistenza illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 139sussistenza illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 139
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 139  ...
sussistenza illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 142sussistenza illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 142
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 142  ...
sussistenza illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 novembre 2015, n. 173sussistenza illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 novembre 2015, n. 173
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare Ai fini della sussistenza dell’illecito disciplinare, è sufficiente la volontarietà del comportamento dell’incolpato e, quindi, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente la “suitas” della condotta intesa come volontà consapevole dell’atto che si compie, dovendo la coscienza e volontà essere interpretata in rapporto alla possibilità di esercitare sul proprio comportamento un controllo finalistico e, quindi, dominarlo. L’evitabilità della condotta, pertanto, delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 novembre 2015, n. 173  ...
Tenuta degli albi – Dipendente pubblico – Incompatibilità sopravvenuta – Cancellazione – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 21 aprile 2011, n. 57Tenuta degli albi – Dipendente pubblico – Incompatibilità sopravvenuta – Cancellazione – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 21 aprile 2011, n. 57
Avvocato – Tenuta degli albi – Dipendente pubblico – Incompatibilità sopravvenuta – Cancellazione – Legittimità - Consiglio Nazionale Forense, decisione del 21 aprile 2011, n. 57 Secondo il condiviso insegnamento della Suprema Corte “le attività il cui esercizio è ritenuto incompatibile, a norma dell’art. 3 R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, con le professioni forensi non sono caratterizzate dalla professionalità, ossia dalla normalità del loro esercizio in vista dell’attitudine a produrre reddito, bensì dalla idoneità ad incidere negativamente sulla libertà del professionista, idoneità che può, di volta in volta, derivare dall’essere esse dirette alla cura di interessi che possono interferire nell’esercizio delle suddette professioni, ovvero dalla subordinazione che esse determinano nei confronti di terzi, ovvero, infine, dai poteri che esse comportano su chi le esercita”. Ne consegue che l’attività subordinata (pubblica o privata) deve certamente dirsi incompatibile con l’...


 

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Massime corte di cassazione

Previdenza (assicurazioni sociali) - prescrizione - di contributi - Contributi agricoli - Prescrizione - Decorrenza - Scadenza dei termini per il pagamento – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2432 del 29/01/2019

. . . leggi tutto

Impugnazioni civili - impugnazioni in generale - termini - decorrenza - Processo civile telematico - Redazione della sentenza in formato elettronico – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2362 del 29/01/2019

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Previdenza (assicurazioni sociali) - assicurazione per l'invalidita', vecchiaia e superstiti - pensione di invalidita' - invalidita' – prova – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2361 del 29/01/2019

. . . leggi tutto

Procedimento civile - notificazione - al procuratore - Notificazione della sentenza ad uno soltanto dei difensori – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2677 del 30/01/2019

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Procedimento civile - interruzione del processo - Interruzione di diritto del processo ex art. 43 l.fall. - Termine per la riassunzione – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2658 del 30/01/2019

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Procedimento civile - difensori - mandato alle liti (procura) - revoca e rinuncia - Effetti - Decorrenza – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2677 del 30/01/2019

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Usi civici - affrancazioni - Affrancazione cd. invertita ex art. 9 del r.d. n. 510 del 1891 - Nozione – Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 2704 del 30/01/2019

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Costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) - Domanda di protezione internazionale - Procedimento di impugnazione della decisione che determina lo Stato competente a decidere sulla domanda – Corte di Cassazione, Sez. 1 - , Ordinanza n. 2722 del 30/01/2019

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Impugnazioni civili - revocazione (giudizio di) - motivi di revocazione - errore di fatto – Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 2712 del 30/01/2019

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Previdenza (assicurazioni sociali) - controversie - domanda giudiziale - rapporto con il ricorso amministrativo – Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 2760 del 30/01/2019

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Donazione - impugnazione della donazione - conferma ed esecuzione volontaria di donazioni nulle Preclusione azione di nullità – Condizioni - Corte di Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 2700 del 30/01/2019

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Procedimenti sommari - d'ingiunzione - decreto - opposizione - Ingiunzione di pagamento europea - Corte di Cassazione, Sez. U - , Sentenza n. 2840 del 31/01/2019

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Procedimenti speciali - procedimenti in materia di lavoro e di previdenza - procedimento di primo grado – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2930 del 31/01/2019

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Lavoro - lavoro subordinato (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) – Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 2930 del 31/01/2019

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