Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola ilgiudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione - Foroeuropeo logo Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola ilgiudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione - Foroeuropeo foro_rivista

392 visitatori e un utente online

Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola ilgiudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione

Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola ilgiudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione -liberta' di apprezzamento del giudice temperata dall’obbligo di motivazione

Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola il giudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione - libertà di apprezzamento del giudice temperata dall’obbligo di motivazione (Cassazione – Sezione prima penale (pp) – sentenza 8-28 maggio 2003, n. 23461)

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 23 marzo 2001, il Gup presso il Tribunale di Genova, in esito a un giudizio celebrato con il rito abbreviato, assolveva Dxxxxxxxxxx Stefano dal delitto di omicidio aggravato in danno della madre Petrucci Silvana avvenuto nella stessa città la mattina del 22 ottobre 1999 riconoscendolo incapace di intendere e di volere al momento del fatto e lo condannava alla pena di otto mesi di reclusione, con la sospensione condizionale, in relazione al delitto di simulazione del reato, costituita dalla falsa denuncia di un furto, originariamente aggravato dalla finalità di conseguire l’impunità dal matricidio.

Secondo la ricostruzione fatta dal Gup, la donna era stata uccisa a martellate e a coltellate dal figlio per futili motivi, tali dovendo considerarsi quelli di aver fatto credere alla vittima di aver discusso una falsa tesi di laurea e di non rivelarle la vera situazione dei suoi studi. Prima di commettere il delitto, il giovane aveva trascorso una nottata movimentata, vagabondando da un locale all’altro in compagnia della fidanzata, acquistando cocaina, consumando un rapporto sessuale con la ragazza, andando poi a ballare da solo in una discoteca del centro e facendo infine colazione in un bar per poi rientrare a casa. Dopo aver ucciso la madre, aveva simulato le tracce di una rapina prelevando i soldi e i gioielli della donna, si era liberato del giubbotto sporco di sangue e dei gioielli trattenendo il denaro ed era tornato al bar. Quindi era ritornato a casa, aveva inscenato la scoperta del delitto e aveva chiamato il 113, riferendo alla polizia che il delitto era probabilmente opera di rapinatori che gli avevano sottratto una settimana prima te chiavi di casa dall’interno della macchina, furto che egli aveva prontamente denunciato ai carabinieri.

Il problema centrale del processo era costituito dalla necessità di verificare la sussistenza della capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto, ciò che aveva indotto il Pm ad affidare al dr. Mongodi una consulenza di parte e il Gup, in sede di udienza preliminare, a disporre una perizia psichiatrica d’ufficio di carattere collegiale.

La sentenza faceva proprie pressoché interamente le valutazioni espresse dalla perizia di ufficio (giudicata “approfondita, pienamente coerente, senza alcuna contraddizione”), che aveva concluso, in contrasto con gli esiti della consulenza tecnica disposta dal Pm, che il Dxxxxxxxxxx, al momento dei fatti per cui era imputato, era “affetto da una psicosi confusionale acuta, caratterizzata da una grave compromissione della coscienza dell’Io” e che tale psicosi si era manifestata all’improvviso in presenza di una situazione psicologicamente intollerabile, sulla base di una personalità predisposta, connotata da disturbo istrionico e da tratti narcisistici. (p. 55).

Con la sentenza ora impugnata (che è del 23 gennaio 2002), la Corte di Assise di appello di Genova - a seguito dell’impugnazione proposta dal Pm, dal Pg e dallo stesso imputato - ribaltava in parte le conclusioni espresse dal primo giudice, dichiarando il Dxxxxxxxxxx colpevole del delitto di omicidio volontario, con tutte le aggravanti contestate (premeditazione, futili motivi, rapporto di parentela) e di simulazione di reato aggravata dal nesso teleologico e lo condannava alla pena di trent’anni di reclusione. Alla condanna seguivano le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dello stato di interdizione legale per l’intera durata della pena.

Secondo i giudici di secondo grado, i periti di ufficio, sposando in modo aprioristico la tesi del raptus, avevano ignorato, se non addirittura travisato, alcuni tra i fatti più importanti del processo, dimostrando un distacco preoccupante dai reali accadimenti. Il collegio peritale, in particolare, non aveva tenuto conto di importanti gesti di autonomia dell’imputato, capaci di alterare non poco il quadro di totale dipendenza dalla madre come il perseguimento di un modello di tipo sportivo (il nuoto) tutt’altro che “nettamente fallito”, l’aver svolto di nascosto il servizio militare, l’essersi trovato un lavoro presso una ditta informatica, l’aver sperimentato una breve convivenza con la fidanzata in casa di lei.

I periti di ufficio - proseguiva la corte - avevano elaborato la tesi della pseudologia fantastica e della menzogna patologica, abbracciando l’idea sicura di trovarsi davanti a un mentitore patologico, senza riscontrare alcun altro episodio che quello della falsa carriera universitaria vantata peraltro solo col suo più immediato entourage (la madre, la fidanzata e alcuni conoscenti).

Seguendo questa scia, i periti avevano del tutto ignorato nella loro ricostruzione un episodio assolutamente centrale come quello della falsa denunzia del furto delle chiavi di cosa, escludendo qualunque suo legame con l’omicidio, insistendo sulla tesi del corto circuito patologico che aveva per pochi momenti reso incapace l’imputato, che aveva ucciso la madre in un impeto incontrollato ed incontrollabile, senza rendersene conto, facendo leva sulla forza dirompente di una frase pronunciata a suo dire dalla madre (È arrivato il gran giorno, festeggiamo..), che niente provava peraltro che fosse stata effettivamente pronunciata (p. 92).

La serrata critica dei giudici investiva anche il profilo squisitamente medico-legale della perizia di ufficio, che non era stata capace di ribattere praticamente a nessuna delle censure rivolte dal consulente tecnico del Pm: il quale aveva escluso che il Dxxxxxxxxxx fosse affetto da un disturbo istrionico della personalità inquadrabile nosograficamente difettando oltretutto prove concrete di comportamenti sintomatici di questa malattia (come pure della pseudologia fantastica e della menzogna patologica asseritamene rilevata dai periti) e di una condotta di dissociazione. Il dottor Mongoli non aveva esitato a contestare che ci fossero state nel Dxxxxxxxxxx manifestazioni nevrotiche gravi e fosse presente in lui qualche tratto psicotico.

Quanto all’idea dei periti che l’imputato fosse stato colpito da uno stato crepuscolare e/o confusionale e/o reazione acuta da stress che gli aveva fatto perdere il senso di proprietà dei propri atti di coscienza e delle proprie azioni, la corte evidenziava, in contrasto con la loro ricostruzione, che i comportamenti tenuti prima durante e dopo il delitto erano stati perfettamente lucidi, lineari e coerenti, specie se riferiti alla vita e alle abitudini di un giovane di 24 anni e riguardati in funzione dello scopo perseguito che era di dar corpo ad una precisa strategia difensiva facendosi “notare e riconoscere altrove” (p. 102). La stessa dinamica del delitto (caratterizzata dalla doppia ricerca di un’arma idonea – prima il martello e poi un coltello da arrosto – e da un triplice assalto alla madre – colpita una prima volta nel letto, poi in cucina e da ultimo sul terrazzo), lungi dal far pensare ad allucinazioni e a un distacco persistente della realtà, appariva concentrata nell’esecuzione di “azioni logiche, adeguatamente finalizzate all’obiettivo” avuto di mira (p. 104). Così come lucida fredda logica coerente e “astuta” si presentava la messa in scena della rapina (perpetrata mediante l’uso delle chiavi di casa rubate e oggetto di una denunzia sicuramente falsa presentata ai Carabinieri sette giorni prima) e l’intera condotta serbata successivamente al delitto (caratterizzata da “callidità, prontezza e improntitudine”: p. 110), compreso il racconto fatto al magistrato inquirente (“vigile e per nulla disposto a lasciarsi imbeccare”: p. 109).

Pacifica, secondo la Corte di merito, era anche la sussistenza dell’aggravante della premeditazione, perché la sua condotta nella notte del delitto “durante la quale ogni suo spostamento o atteggiamento era inteso a obiettivare una sua presenza lontano da casa protrattasi senza interruzione fino al momento della “scoperta” del delitto ed era “frutto di un progetto meditato lucidamente e la cui attuazione era iniziata proprio con la falsa denuncia” (p. 115). Nel momento in cui aveva presentato la falsa denuncia di furto delle chiavi di casa, il Dxxxxxxxxxx aveva progettato di uccidere la madre: un proposito, questo, che aveva covato dentro di sé per almeno una settimana, senza mai tradirsi, senza mai deflettere, seguendo una strategia lucida e precisa (p. 116).

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore di fiducia del Dxxxxxxxxxx, che, nei due motivi attraverso i quali si articola l’atto di impugnazione, si duole, sotto il profilo della violazione della legge penale sostanziale e processuale e del vizio di motivazione, che la Corte di assise di appello abbia ritenuto insussistente il vizio totale di mente del suo assistito ed abbia affermato altresì la sussistenza dell’aggravante della premeditazione dell’omicidio.

La difesa contesta innanzitutto le valutazioni di aperture dei giudici di appello, che, mostrando di preferire le conclusioni tecnico-giuridiche rassegnate dal consulente tecnico del Pm rispetto a quelle dei periti nominati di ufficio, avevano accusato questi ultimi di inquietante superficialità per non aver valorizzato i tentativi dell’imputato di affermarsi in settori estranei alla dipendenza della madre (perseguendo modelli di tipo sportivo e conseguendo anche dei buoni risultati, compiendo importanti gesti ei autonomia e di emancipazione, come testimonierebbero le vicende del servizio militare, il reperimento di un posto di lavoro e la breve convivenza con la fidanzata), limitandosi a recepire una mera petizione di principio del consulente tecnico del Pm, arrogandosi un potere decisorio svincolato da qualsivoglia effettivo parametro motivazionale.

L’“arroganza” motivazionale della sentenza investe – ad avviso del difensore – anche la tesi centrale della perizia di ufficio (quella della cosiddetta “menzogna patologica”), che viene smantellata, sovrapponendo ad essa una conclusione di segno opposto senza indicare le ragioni di carattere tecnico che la suffragano. I giudici avevano particolarmente accentuato la menzogna dell’imputato che, nel corso dell’interrogatorio reso davanti al Pm, dopo aver confessato l’omicidio della madre, aveva riferito che gli mancavano sette esami alla laurea in scienza dell’informazione anziché dieci, senza verificare se e in che modo una simile bugia potesse correlarsi alla patologia evidenziata dai periti. Inoltre, avevano rovesciato immotivatamente la generale presunzione di affidabilità dei periti circa la confusa situazione psichica del Dxxxxxxxxxx nel momento della reazione violenta nei confronti della madre, sostituendo ad essa una incontrollata sensazione personale: i giudici di appello, infatti, avevano ritenuto di opporre alla frase profferita dalla vittima al falso annuncio del figlio che la discussione della tesi di laurea sarebbe dovuta avvenire quello stesso pomeriggio (È arrivato il gran giorno, oggi finalmente festeggiamo) una contortesi aprioristica ed immotivata, volta a revocare in dubbio la veridicità delle affermazioni dell’imputato, ipotizzando il suo ingresso di soppiatto nell’abitazione, e a criticare il “profilo squisitamente medico” della perizia, giudicato tout court non convincente. Allo stesso modo non apparivano condivisibili, perché mancanti di logica motivazione, le considerazioni svolte sulle “dinamiche infantili edipiche” come inidonee a costituire la base del “corto circuito” descritto dai periti.

Peraltro – proseguiva la difesa del ricorrente – la successiva esposizione della sentenza era un condensato delle critiche mosse alla perizia di ufficio dal consulente tecnico del Pm, con un’acritica ed aprioristica adesione alle medesime, senza che fosse dato di capire perché non erano ravvisabili nel comportamento del Dxxxxxxxxxx i sintomi indicatori di un disturbo istrionico della personalità come avevano affermato invece i periti, che avevano evidenziato l’esistenza di manifestazioni “conclamate” di un disturbo dissociativo. La corte aveva ritenuto apoditticamente e inaccettabilmente lucidi e lineari i comportamenti tenuti a cavallo del delitto dall’imputato, che decise di simulare il furto delle chiavi di casa e andò a denunziarlo ai carabinieri, senza però – continuava ad osservare la difesa – raccontarlo in giro e alle persone a lui vicine; circostanza, questa, spiegabilissima solo come espressione per così dire “necessitata” della patologia di cui era affetto, evidenziata dai periti di ufficio.

La sentenza impugnata era carente di motivazione – come si sostiene nel secondo motivo di ricorso – anche nella parte in cui sviluppava laconiche osservazioni circa la sussistenza dell’aggravante della premeditazione, ancorata alla pretesa volontà dell’imputato di “porsi in mostra” la sera precedente all’omicidio.

Con motivi nuovi depositati proprio a ridosso dell’odierno dibattimento, la difesa del ricorrente insisteva sulla insussistenza dell’aggravante della premeditazione, osservando che l’argomento posto dai giudici a fondamento della sua sussistenza era stato anche “riciclato” come argomento per escludere la concessione delle circostanze attenuanti generiche, attraverso un discutibile modus operandi che lo aveva indotto a non prendere in considerazione elementi meritevoli di considerazione, come la giovane età dell’imputato e le sue peculiari condizioni psichiche. Allo stesso modo appariva censurabile la pretesa di utilizzare la ritenuta sussistenza dell’aggravante dei futili motivi come elemento ostativo alla concessione delle invocate circostanze attenuanti generiche, posto che la effettiva situazione universitaria del Dxxxxxxxxxx aveva costituto la ragione determinante dell’azione omicidiaria.

Motivi della decisione

L’impugnazione del Dxxxxxxxxxx è sostanzialmente imperniata sul mancato assolvimento da parte del giudice di appello dell’obbligo della motivazione in un settore come è quello dell’imputabilità dell’autore del reato, la cui delicatezza, correlata al tecnicismo dell’approccio interpretativo, imporrebbe al giudice di merito il ricorso a strumenti di valutazione (leggi: perizia) che non potrebbero prescindere dall’apporto di esperti. Soprattutto quando, come nel caso in esame, il giudice di appello ha completamente ribaltato le conclusioni cui era pervenuto il giudice di primo grado, che aveva fatto proprie le valutazioni del collegio peritale.

È bene dir subito che il responso peritale non è vincolante per il giudice, anche se, ove maggiore è la complessità dell’accertamento tecnico-scientifico, maggiore dovrebbe essere il “tasso di aderenza” alle relative risultanze.

Le posizioni della giurisprudenza in punto di valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione, pur diversificate, sono tutte espressive del riconoscimento della piena libertà di apprezzamento del giudice, temperata dall’obbligo di motivazione. La giurisprudenza di questa Corte, in particolare, è orientata nel senso che il giudice, qualora non ritenga attendibili le conclusioni del perito sottoposte a motivata critica dalle parti o da una di esse, è tenuto a dare logica e adeguata ragione del suo dissenso, fornendo un’analitica motivazione tecnico-scientifica del caso oggetto del suo esame e dimostrando così di essersi soffermato sulla tesi che ha ritenuto di non dover seguire (Cassazione, sezione prima, 24 maggio 2000, Stevanin, in Ced Cassazione 216613, dove si evidenzia la necessità che il giudice tenga costantemente presenti, nell’effettuare tale operazione, le altre risultanze processuali, confrontando con queste la tesi recepita). Partendo da tale dato, è di tutta evidenza che il giudice, ove disattenda il merito tecnico di una perizia d’ufficio, non è affatto tenuto a nominare un altro perito, potendo motivare correttamente le ragioni del dissenso in altro modo (cfr., in ogni caso, sul punto p. 110 della sentenza impugnata).

Peraltro, la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cassazione, sezione sesta, 1 febbraio 1995, Albero, in Ced Cassazione 200996; Id, sezione prima, 13 ottobre 1993, Pelliccia, in Cassazione penale. mass. ann. 1995, p. 11547, m. 952) è prevalentemente orientata ad attribuire valore probatorio alle dichiarazioni rese dal consulente tecnico di parte ai sensi dell’articolo 501 Cpp, sul presupposto – modellato sulla figura del “testimone esperto”, export whitness, degli ordinamento anglosassoni – che il consulente tecnico partecipa al dibattimento in una posizione di soggetto di prova, cioè di soggetto che fornisce al giudice elementi idonei alla decisione.

Ciò premesso, avendo la Corte di assise di appello di Genova dimostrato in modo assolutamente lampante e inconfutabile la fallacia delle conclusioni peritali sulla scorta delle argomentazioni puntuali e pertinenti del consulente tecnico del Pm, il ricorso proposto non può ritenersi fondato.

Contrariamente a quanto si afferma nel ricorso, infatti, il consulente tecnico del Pm e il giudice di appello che ha seguito e fatto proprio il suo ragionamento non hanno affatto respinto la tesi centrale elaborata dai periti d’ufficio (della pseudologia fantastica, della menzogna patologica, del disturbo dissociativo, della psicosi confusionale e crepuscolare e di una reazione a corto circuito di carattere psicotico transuente) sulla base di affermazioni apodittiche o personalistiche o arroganti o inquietanti o di mere petizioni di principio come si sostiene, bensì percorrendo un iter motivazionale lineare e coerente con l’insieme dei vissuti dell’imputato e con la dinamica del fatto omicidiario addebitatogli, offrendo una puntuale e convincente spiegazione del collegamento esistente tra la falsa denunzia del furto delle chiavi di casa e l’uccisione della madre, a conferma e riprova dell’esistenza della premeditazione del delitto principale.

Non si fa qui questione di superficialità della valutazione dei periti e nemmeno di preponderatezza dell’approccio “clinico-psichiatrico” da loro operato rispetto a quello “medico-legale” (vedi p. 89). La critica di fondo del convincimento dei periti investe il loro tentativo di inquadrare il problema psichico dell’imputato (che presenta indiscutibili tratti narcisistici della p personalità e un nucleo patologico nel rapporto immaturo con la madre, reciprocamente invadente e vischioso) in un’area nosografia e clinic specifica, quale è quella del mentitore e del manipolatore patologico, malgrado l’assenza di idonei elementi di valenza in questa direzione, ma soprattutto senza descrivere il rapporto di tale asserito stato mentale con la condotta criminosa oggettivamente realizzata. L’incapacità di intendere e di volere del ricorrente, insomma, viene asserita ma non spiegata dai periti con riferimento al fatto-reato commesso.

I periti hanno infatti insistito sulla tesi della reazione omicida da raptus causato dalla paura del crollo dell’ideale dell’Io e del Super Io materno invasivo ed arcaico (essere come sua madre voleva che fosse), come una catastrofe sfuggita ad ogni controllo, focalizzando il discorso sul rapporto fortemente critico vissuto dal ricorrente, figlio unico, con la madre separata che lo condizionava in modo soffocante e travolgente riversando su di lui istanze compensatorie, al punto di proporre una rieducazione sul piano dinamico del matricidio oresteo (Oreste che uccide la madre per allontanare la propria intollerabile causa di sofferenza), innestatasi su uno stato di coscienza confusionale, tale da scatenare una bouffée psicotica acuta.

In questo contesto però i periti hanno mostrato di ignorare o, in ogni caso, di sottovalutare fatti e gesti dell’imputato che il consulente tecnico del Pm e la corte di merito hanno considerato invece giustamente importanti ai fini di una corretta ricostruzione della vicenda reale, perché inducono ad esaminare sotto una ottica diversa il comportamento dell’imputato, proprio alla luce dei fatti concreti succedutisi, prima, durante e dopo l’omicidio (p. 101 ss).

Un ruolo “assolutamente centrale” nella dinamica della vicenda riveste senza ombra di dubbio la denuncia pacificamente falsa del furto delle chiavi di casa presentata dall’imputato ai Carabinieri di Carignano sette giorni prima dell’omicidio, e che i periti hanno completamente ignorato (p. 90) escludendo qualunque suo collegamento con il successivo omicidio e che invece non ha altra spiegazione che quella di essere finalizzata proprio alla sua perpetuazione (p. 113.114). La denuncia del falso furto delle chiavi di casa costituisce, come sottolinea la sentenza impugnata, la “prova del nove” della piena capacità di intendere e di volere dell’imputato e della premeditazione dell’omicidio (p. 110).

L’idea del Super Io arcaico ed onnipotente (la totale dipendenza del ricorrente della madre teorizzata dai periti) subisce poi un duro contraccolpo ove si considerino i tre importanti gesti di autonomia compiuti dal Dxxxxxxxxxx eludendo l’avversione materna, pure rimarcati nella sentenza (l’espletamento del servizio militare, la ricerca di un posto di lavoro presso una ditta informatica, la breve convivenza con la fidanzata) (p. 87). Allo stesso modo è difficile disconoscere che il ricorrente dipinto dai periti come un mentitore patologico, abbia detto in realtà una sola bugia (quella relativa allo stato dei suoi studi universitari) (p. 88) il che non appare certo sufficiente – come hanno correttamente sottolineato i giudici – a dare per certo un disturbo “costituzionale” frutto di dissociazione e/o di stato crepuscolare e/o di stato confusionale.

Tutt’altro che “caotici e confusi” sono inoltre i comportamenti che precedono la commissione dell’omicidio, che testimoniano al contrario il lavoro accurato, meticoloso, costante e “con una qualche dose di astuzia” dell’imputato a “tirar tardi” per costruirsi un alibi (p. 103), facendosi notare e riconoscere “altrove”, il più possibile fuori casa prima delle sei del mattino (ora del delitto) (p. 102).

Ma ciò che appare determinante dell’imputabilità del ricorrente sono le modalità di esecuzione dell’omicidio e la sua condotta immediatamente successiva ad esso.

La corte di merito osserva correttamente che non c’è prova alcuna che la madre abbia pronunciata la frase (dirompente, secondo i periti, perché scatenò il raptus dell’imputato): «È arrivato il gran giorno, oggi finalmente festeggiamo». I vari momenti della dinamica omicidiaria, la messa in scena organizzata subito dopo, la determinatezza di alcuni gesti dell’imputato (il piglio con cui strappa il telefono di mano a tremebondo D’Urso..l’immediata rivelazione e l’insistenza sul primo mai segnalato furto delle chiavi e la prontezza con la quale si fa trovare dalla Ps con la denuncia in mano: p. 106) sono stati correttamente indicati dalla corte come elementi sintomatici di “lucidità e freddezza”.

Diversamente da quello che hanno ritenuto i periti, non c’è niente di “caotico, faragginoso e approssimativo” in un comportamento di questo tipo, che, al contrario, appare caratterizzato fin dalle prime battute “da piena lucidità, ma anche da notevole astuzia” (p. 107).

I giudici hanno fornito una spiegazione logica e accettabile anche dell’apparente occasionalità delle armi utilizzate per il delitto (prima la mazzetta e poi un coltello da arrosto) (p. 107) del movente del delitto (dettato dalla rabbia verso una donna che gli aveva sempre causato una frustrazione e una infelicità intollerabili) (p. 116), nonché di quelle che i periti ritengono di individuare come “crepe e lacune nei ricorsi dell’imputato” (p. 108-109). La tesi del raptus o del corto circuito è stata – come osservava acutamente la sentenza impugnata – solo la difesa preordinata dello stesso imputato, assolutamente vigile e per nulla disposto a farsi imbeccare dagli inquirenti, “specie quando si trattava di ribadire o ogni pié sospinto, come egli avesse agito inconsciamente” (p. 109).

Ampiamente motivata è anche la ritenuta sussistenza della premeditazione dell’omicidio. A parte il già segnalato collegamento (sia sotto il profilo teleologico che quello temporale) tra la falsa denuncia del furto delle chiavi di casa e la perpetrazione dell’omicidio, l’intera condotta da lui tenuta nella notte dell’omicidio (obiettivare la sua ininterrotta presenza lontano da casa) e immediatamente dopo la sua commissione è senz’altro sintomatica di un progetto meditato lucidamente, covato dentro di sé per un apprezzabile lasso di tempo (una settimana), senza mai tradirsi e senza mai deflettere (pp. 115-116).

Per quanto concerne i motivi nuovi posti a sostengo del ricorso e depositati prima dell’udienza pubblica dell’8 maggio 2003, quello relativo alla illogicità della motivazione in ordine alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche (che il ricorrente avrebbe meritato per la sua giovane età e le sue precarie condizioni psichiche) introduce un thema decidendum totalmente diverso da quelli inizialmente devoluti e, come tale, deve ritenersi inammissibile (Cassazione, Sezioni unite 4683/98, Bono).

Il ricorso deve essere dunque rigettato e al rigetto seguono le conseguenze di legge, meglio precisate nel dispositivo.

PQM

Visti gli articoli 606, 616 Cpp rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Stampa Email

Attualità - News - Commenti

processo tributario telematico – Nuove disposizioni

processo tributario telematico – Nuove disposizioni in materia di giustizia tributaria digitale – articolo 16 del decreto legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136.

Accesso agli atti – accesso civico generalizzato 

contratti pubblici – procedura di gara conclusa – soggetto non concorrente – ammissibilità. Cons. St., sez. III, 5 giugno 2019, n. 3780, commento a cura dell’Avv. Silvia Albanese.

inammissibilità del ricorso per cassazione – manifesta infondatezza

impugnazioni - inammissibilità - in genere - inammissibilità del ricorso per cassazione – manifesta infondatezza – valutazione – indicazioni, Sentenza n. 19411 ud. 12/03/2019 - deposito del 08/05/2019, commento a cura dell’Avv. Marta Cigna.

riconoscimento del provvedimento giurisdizionale straniero di accertamento del rapporto di filiazione

Riconoscimento del provvedimento giurisdizionale straniero di accertamento del rapporto di filiazione – Rifiuto di trascrizione non determinato da vizi formali – Controversia di stato – Nozione di “interessato” ai sensi dell’art. 67 L. n. 218/1995 – Legittimazione del Sindaco, del Ministero dell’Interno e del Pubblico Ministero - Differenze. Corte di Cassazione, Sez. Un., sentenza n. 12193 dell’8 maggio 2019, commento a cura della Dott.ssa Ilaria Gonnellini.

Concorso di persone nel reato – mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti (art. 117 c.p.)

responsabilità oggettiva – conoscibilità in concreto della qualifica soggettiva dell’intraneus – “ai fini dell’applicabilità dell’art. 117 c.p., che disciplina il mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti, è necessaria, per l’estensione del titolo di reato proprio al concorrente extraneus, la conoscibilità della qualifica soggettiva del concorrente intraneus”. Cass. Pen. VI Sez. Sentenza n. 25390 ud. 31/01/2019 - deposito del 07/06/2019. Commento a cura dell’Avv. Emanuele Lai.

Gratuito Patrocinio anche per la volontaria giurisdizione

Amministrazione di sostegno – Liquidazione compensi patrocinio a spese dello Stato – D.pr. n. 115/2002. Corte di Cassazione, sez. 2, Sentenza n. 15175 del 4 giugno 2019, commento a cura dell’Avv. Ylenia Coronas.

il legittimo affidamento invocabile dal beneficiario di aiuti di stato concessi in violazione del tfue

Artt. 107 e 108 TFUE – Aiuti di stato incompatibili con il mercato interno – Art. 2033 c.c. – Principio di affidamento – Buona fede – Onere di controllo della compatibilità unionale dell’aiuto – Cass. Civ, Sez. I, 6 giugno 2019, n. 15405, commento a cura dell’Avv. Giorgia Franco.

successioni – prova per testimoni e per presunzioni, da parte del legittimario, della simulazione di vendita del de cuius

Successioni – Azione di riduzione – Collazione – Simulazione vendita del de cuius – Prova per testimoni e per presunzioni – Qualità di terzo del legittimario – Condizioni –. Corte di Cassazione, sez. 2, sentenza n. 12317 del 9 maggio 2019, commento a cura della Dott.ssa Ilaria Gonnellini.

Scuola forense foroeuropeo

Massime corte di cassazione

Convegni in Videoconferenza accreditati CNF

CONVEGNI IN VIDEOCONFERENZA ACCREDITATI DAL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE 

Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola ilgiudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione - Foroeuropeo toghe_bisACQUISTO PACCHETTO CONVEGNI IN VIDEOCONFERENZA DI GRUPPO ACCREDITATI DAL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE - Direttore scientifico avv. Domenico Condello

CONVEGNI IN VIDEOCONFERENZA ACCREDITATI DAL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola ilgiudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione - Foroeuropeo togaaaRINNOVO PACCHETTO CONVEGNI IN VIDEOCONFERENZA DI GRUPPO ACCREDITATI DAL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE - Direttore scientifico avv. Domenico Condello

9 Luglio 2019 Convegno in videoconferenza di gruppo

9 Luglio 2019 H 13.30/ 16.30- Deontologia forense: il Codice Deontologico Forense: Il procedimento disciplinare  ed  il Consiglio Distrettuale di Disciplina - Relatori Avv. Domenico Condello, Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Roma dal 1996 al 2017 - Avv. Carlo Bartolini ,Già Presidente dell'Ordine degli avvocati di Tivoli - Vice presidente  del Consiglio Distrettuale di Disciplina – Corte d’Appello di Roma – Convegno in videoconferenza di gruppo accreditato dal C.N.F. – Due crediti formativi di deontologia.

24 Settembre 2019 Convegno in videoconferenza di gruppo

24 Settembre 2019 H.13.30/16.30 - Diritto Condominiale: la consultazione dei documenti condominiali tra diritti dei condomini e doveri dell’amministratore. I reati connessi all’accesso, alla diffusione e alla falsificazione dei documenti condominiali.  Relatori: Prof. Avv. Beatrice Magro Professore Ordinario Diritto Penale e  Avv. Adriana Nicoletti Avvocato del Foro di Roma Esperta in Diritto Condominiale – Convegno in videoconferenza di gruppo in fase di accreditamento dal C.N.F.  – due crediti formativi

... segue Massime corte di cassazione

Amministratori condominio

Corso di aggiornamento online Amministratore condominio

Corso di aggiornamento ONLINE Amministratore condominio - Viene rilasciato l'attestato di partecipazione che consente di svolgere l'attività professionale ai sensi dell'art. 71 bis disp. att. c.c. e d.m. 140/2014. Agli avvocati  viene, inoltre, rilasciato un certificato con i crediti formativi riconosciuti dal Consiglio Nazionale Forense.

Corso abilitante online Amministratore condominio

Corso abilitante ONLINE Amministratore condominio - Viene rilasciato l'attestato di partecipazione che consente di svolgere l'attività professionale ai sensi dell'art. 71 bis disp. att. c.c. e d.m. 140/2014

Avvocati C.N.F. Decisioni pareri circolari - Osservatorio forense

incarico nei confronti dell’ex cliente: quando non opera il limite temporale dei due anni - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 ottobre 2018, n. 123

Divieto di assumere l’incarico nei confronti dell’ex cliente: quando non opera il limite temporale dei due anni - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 ottobre 2018, n. 123

L’autorizzazione espressa dell’ex cliente a non tener conto del divieto di agire nei suoi confronti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 ottobre 2018, n. 123

L’autorizzazione espressa dell’ex cliente a non tener conto del divieto di agire nei suoi confronti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 ottobre 2018, n. 123

Il divieto di assumere l’incarico nei confronti dell’ex cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 ottobre 2018, n. 123

Il divieto di assumere l’incarico nei confronti dell’ex cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 ottobre 2018, n. 123

Sanzione deontologica e precedenti disciplinari - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 ottobre 2018, n. 116

Sanzione deontologica e precedenti disciplinari - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 ottobre 2018, n. 116

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se continui ad utilizzare questo sito web, acconsenti all'utilizzo dei cookie Per saperne di piu'

Approvo

Uso dei cookie

Foroeuropeo.eu o il “Sito” utilizza i Cookie per rendere i propri servizi semplici e efficienti per l’utenza che visiona le pagine di Foroeuropeo.eu.
Gli utenti che visionano il Sito, vedranno inserite delle quantità minime di informazioni nei dispositivi in uso, che siano computer e periferiche mobili, in piccoli file di testo denominati “cookie” salvati nelle directory utilizzate dal browser web dell’Utente.
Vi sono vari tipi di cookie, alcuni per rendere più efficace l’uso del Sito, altri per abilitare determinate funzionalità.
Analizzandoli in maniera particolareggiata i nostri cookie permettono di:

  • memorizzare le preferenze inserite
  • evitare di reinserire le stesse informazioni più volte durante la visita quali ad esempio nome utente e password
  • analizzare l’utilizzo dei servizi e dei contenuti forniti da Foroeuropeo.eu.com per ottimizzarne l’esperienza di navigazione e i servizi offerti

Tipologie di Cookie utilizzati da Foroeuropeo.eu

A seguire i vari tipi di cookie utilizzati da Foroeuropeo.eu in funzione delle finalità d’uso

Cookie Tecnici

Questa tipologia di cookie permette il corretto funzionamento di alcune sezioni del Sito. Sono di due categorie: persistenti e di sessione:

  • persistenti: una volta chiuso il browser non vengono distrutti ma rimangono fino ad una data di scadenza preimpostata
  • di sessioni: vengono distrutti ogni volta che il browser viene chiuso

Questi cookie, inviati sempre dal nostro dominio, sono necessari a visualizzare correttamente il sito e in relazione ai servizi tecnici offerti, verranno quindi sempre utilizzati e inviati, a meno che l’utenza non modifichi le impostazioni nel proprio browser (inficiando così la visualizzazione delle pagine del sito).

Cookie analitici

I cookie in questa categoria vengono utilizzati per collezionare informazioni sull’uso del sito. Foroeuropeo.eu userà queste informazioni in merito ad analisi statistiche anonime al fine di migliorare l’utilizzo del Sito e per rendere i contenuti più interessanti e attinenti ai desideri dell’utenza. Questa tipologia di cookie raccoglie dati in forma anonima sull’attività dell’utenza e su come è arrivata sul Sito. I cookie analitici sono inviati dal Sito Stesso o da domini di terze parti.

Cookie di analisi di servizi di terze parti

Questi cookie sono utilizzati al fine di raccogliere informazioni sull’uso del Sito da parte degli utenti in forma anonima quali: pagine visitate, tempo di permanenza, origini del traffico di provenienza, provenienza geografica, età, genere e interessi ai fini di campagne di marketing. Questi cookie sono inviati da domini di terze parti esterni al Sito.

Cookie per integrare prodotti e funzioni di software di terze parti

Questa tipologia di cookie integra funzionalità sviluppate da terzi all’interno delle pagine del Sito come le icone e le preferenze espresse nei social network al fine di condivisione dei contenuti del sito o per l’uso di servizi software di terze parti (come i software per generare le mappe e ulteriori software che offrono servizi aggiuntivi). Questi cookie sono inviati da domini di terze parti e da siti partner che offrono le loro funzionalità tra le pagine del Sito.

Cookie di profilazione

Sono quei cookie necessari a creare profili utenti al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente all’interno delle pagine del Sito.


Foroeuropeo.eu, secondo la normativa vigente, non è tenuto a chiedere consenso per i cookie tecnici e di analytics, in quanto necessari a fornire i servizi richiesti.

Per tutte le altre tipologie di cookie il consenso può essere espresso dall’Utente con una o più di una delle seguenti modalità:

  • Mediante specifiche configurazioni del browser utilizzato o dei relativi programmi informatici utilizzati per navigare le pagine che compongono il Sito.
  • Mediante modifica delle impostazioni nell’uso dei servizi di terze parti

Entrambe queste soluzioni potrebbero impedire all’utente di utilizzare o visualizzare parti del Sito.

Siti Web e servizi di terze parti

Il Sito potrebbe contenere collegamenti ad altri siti Web che dispongono di una propria informativa sulla privacy che può essere diverse da quella adottata da Foroeuropeo.eu e che che quindi non risponde di questi siti.


Cookie utilizzati da Foroeuropeo.eu

A seguire la lista di cookie tecnici e di analytics utilizzati da questo Sito:

  • __utma – persistente – tempo di visita dell’utente – necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics. Dura 2 anni
  • __utmb – persistente – tasso di abbandono (valore approssimativo)  dell’utente –  necessario al servizio di terze parti Google Analytics. Dura 30 minuti
  • __utmz – persistente – provenienza dell’utente – necessario al servizio di terze parti Google Analytics. Dura 6 mesi
  • _dc – di sessione – utilizzato per limitare le richieste di remarketing (non presente ad ora su Foroeuropeo.eu.com) che sono state fatte necessario al servizio di terze parti di Google Analytics. Dura 10 minuti
  • PHPSESSID  – di sessione – necessarioda WordPress per identificare la singola sessione di un utente.
  • _ga – persistente – usato per distinguere gli utenti – necessario al servizio di terze parti Google Analytics. Dura 2 anni
  • frm_form8_0398a1368566c8697942eb6f74ad02a5 – sessione – necessario per i referral del modulo di contatto

Cookie di terze parti:

  • Facebook:
    • act – sessione
    • c_user – persistente
    • csm – persistente
    • datr – persistente
    • fr – persistente
    • i_user – sessione
    • lu – persistente
    • p – sessione
    • presence – sessione
    • s – persistente
    • x-src – persistente
    • xs – persistente
    • datr – persistente
    • lu – persistente
  • Google +
    • AID – persistente
    • APISID – persistente
    • HSID – persistente
    • NID – persistente
    • OGP – persistente
    • OGPC – persistente
    • PREF – persistente
    • SAPISID – persistente
    • SID – persistente
    • SSID – persistente
    • TAID – persistente
    • OTZ – persistente
    • PREF – persistente
    • ACCOUNT_CHOOSER – persistente
    • GAPS – persistente
    • LSID – persistente
    • LSOSID – persistente
    • RMME – persistente
  • Twitter
    • __utma – persistente
    • __utmv – persistente
    • __utmz – persistente
    • auth_token – persistente
    • guest_id – persistente
    • pid – persistente
    • remember_checked – persistente
    • remember_checked_on – persistente
    • secure_session – persistente
    • twll – persistente
    • dnt – persistente
    • eu_cn – persistente
    • external_referer – persistente
  • Mozcast
    • __utma – persistente
    • __utmz – persistente

Come disabilitare i cookie mediante configurazione del browser

Chrome

  1. Eseguire il Browser Chrome
  2. Fare click sul menù Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola ilgiudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione - Foroeuropeo chrome-impostazioni presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione
  3. Selezionare Impostazioni
  4. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate
  5. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti
  6. Nella sezione “Cookie” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie:
    • Consentire il salvataggio dei dati in locale
    • Modificare i dati locali solo fino alla chiusura del browser
    • Impedire ai siti di impostare i cookie
    • Bloccare i cookie di terze parti e i dati dei siti
    • Gestire le eccezioni per alcuni siti internet
    • Eliminazione di uno o tutti i cookie

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.

Mozilla Firefox

  1. Eseguire il Browser Mozilla Firefox
  2. Fare click sul menù Omicidio aggravato - Responso peritale non vincola ilgiudice - valutazione dei risultati peritali e corrispondente obbligo di motivazione - Foroeuropeo firefox-impostazioni presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione
  3. Selezionare Opzioni
  4. Seleziona il pannello Privacy
  5. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate
  6. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti
  7. Nella sezione “Tracciamento” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie:
    • Richiedi ai siti di non effettuare alcun tracciamento
    • Comunica ai siti la disponibilità ad essere tracciato
    • Non comunicare alcuna preferenza relativa al tracciamento dei dati personali
  8. Dalla sezione “Cronologia” è possibile:
    • Abilitando “Utilizza impostazioni personalizzate” selezionare di accettare i cookie di terze parti (sempre, dai siti più visitato o mai) e di conservarli per un periodo determinato (fino alla loro scadenza, alla chiusura di Firefox o di chiedere ogni volta)
    • Rimuovere i singoli cookie immagazzinati

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.

Internet Explorer

  1. Eseguire il Browser Internet Explorer
  2. Fare click sul pulsante Strumenti e scegliere Opzioni Internet
  3. Fare click sulla scheda Privacy e nella sezione Impostazioni modificare il dispositivo di scorrimento in funzione dell’azione desiderata per i cookie:
    • Bloccare tutti i cookie
    • Consentire tutti i cookie
    • Selezione dei siti da cui ottenere cookie: spostare il cursore in una posizione intermedia in modo da non bloccare o consentire tutti i cookie, premere quindi su Siti, nella casella Indirizzo Sito Web inserire un sito internet e quindi premere su Blocca o Consenti

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.

Safari 6

  1. Eseguire il Browser Safari
  2. Fare click su Safari, selezionare Preferenze e premere su Privacy
  3. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet.
  4. Per visionare quali siti hanno immagazzinato i cookie cliccare su Dettagli

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.

Safari iOS (dispositivi mobile)

    1. Eseguire il Browser Safari iOS
    2. Tocca su Impostazioni e poi Safari

  • Tocca su Blocca Cookie e scegli tra le varie opzioni: “Mai”, “Di terze parti e inserzionisti” o “Sempre”
  • Per cancellare tutti i cookie immagazzinati da Safari, tocca su Impostazioni, poi su Safari e infine su Cancella Cookie e dati

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.

Opera

  1. Eseguire il Browser Opera
  2. Fare click sul Preferenze poi su Avanzate e infine su Cookie
  3. Selezionare una delle seguenti opzioni:
    • Accetta tutti i cookie
    • Accetta i cookie solo dal sito che si visita: i cookie di terze parti e che vengono inviati da un dominio diverso da quello che si sta visitando verranno rifiutati
    • Non accettare mai i cookie: tutti i cookie non verranno mai salvati

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.


Come disabilitare i cookie di servizi di terzi


Questa pagina è visibile, mediante link in calce in tutte le pagine del Sito ai sensi dell’art. 122 secondo comma del D.lgs. 196/2003 e a seguito delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.126 del 3 giugno 2014 e relativo registro dei provvedimenti n.229 dell’8 maggio 2014.

chi siamo        contatti            collabora con noi                        pubblicità note legali -                          hanno collaborato           privacy - informativa trattamento dati
FOROEUROPEO - Settimanale di informazione giuridica - Rivista Specialistica Ordine Giornalisti Lazio - Reg. n.98/2014 Tribunale di Roma - Direttore Editoriale avv. Domenico Condello
Foroeuropeo S.r.l. - Via Cardinal de Luca 1 - 00196 Roma - C.F.- P.I . 13989971000 - Reg. Imprese Roma - Copyright © 2001 - tutti i diritti riservati