Art. 9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza - codice deontologico forense


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art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Vita privata del professionista - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 4994 del 2 marzo 2018
La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista Deve ritenersi disciplinarmente responsabile l’avvocato per le condotte che, pur non riguardando strictu sensu l’esercizio della professione, ledano comunque gli elementari doveri di probita`, dignita` e decoro (art. 9 ncdf, già art. 5 cod. prev.) e, riflettendosi negativamente sull’attivita` professionale, compromettono l’immagine dell’avvocatura quale entita` astratta con contestuale perdita di credibilita` della categoria (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha respinto il ricorso proposto avverso Consiglio Nazionale Forense -pres. f.f. Picchioni, rel. Losurdo, sentenza del 12 luglio 2016, n. 192). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 4994 del 2 marzo 2018  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2017, n. 220
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2017, n. 220  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 198
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause (Nel caso di specie, il professionista riferiva al cliente di aver depositato ricorso per ATP nonché, sempre contrariamente al vero, che controparte si era costituita in giudizio difendendosi senza fondate ragioni, che il Presidente del Tribunale aveva nominato il CTU, il quale aveva quindi fissato la data del sopralluogo presso l’immobile oggetto di accertamento, invitando infine il cliente stesso a presenziarvi unitamente al proprio CTP. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare aggravata della sospensione dall’esercizio professionale per mesi tre). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 198  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10La notifica del precetto in violazione del rapporto di colleganza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 185
La notifica del precetto in violazione del rapporto di colleganza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 185 Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante ed in contrasto con il principio di colleganza l’avvocato che, richiesto dal collega di controparte di quantificare l’importo dovuto dal suo cliente non dia alcuna risposta, ma notifichi l’atto di precetto, ovvero -anche in mancanza di una tale richiesta avversaria ed in assenza altresì di un effettivo, immediato e concreto pericolo temporale per la tutela del diritto del proprio assistito- proceda in tempi estremamente solleciti alla notifica dell’atto di precetto senza alcuna previa informale richiesta di adempimento spontaneo, così determinando un ingiustificato aggravio di spese per il debitore e un ingiustificato nocumento all’immagine professionale del collega di controparte agli occhi della propria assistita. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 185...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10La notifica dell’atto di precetto senza preavviso al collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 185
La notifica dell’atto di precetto senza preavviso al collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 185 Non integra illecito deontologico alcuno, sotto il profilo della slealtà e della scorrettezza, il comportamento del professionista che, mediante intimazione di precetto di pagamento, dia esecuzione alla sentenza nei confronti della parte soccombente senza preventivamente avvertire i Colleghi avversari, atteso che, per un verso, un tale obbligo deve ritenersi sussistente solo quando il difensore della controparte abbia espressamente richiesto i conteggi della somma dovuta ai fini dell’adempimento spontaneo ed immediato, e che, per altro verso, il precetto di pagamento è di per sé, e per volontà del legislatore, l’esatto contrario della slealtà, costituendo l’invito (precedente il processo di esecuzione cui è esterno) ad adempiere nel termine dilatorio che deve concedersi prima di dar corso all’esecuzione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 185...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Atto di precetto e richiesta avversaria dei conteggi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 185
Atto di precetto e richiesta avversaria dei conteggi per poter adempiere spontaneamente L’avvocato, espressamente richiesto dal collega avversario dei conteggi della somma dovuta ai fini dell’adempimento spontaneo ed immediato, è tenuto a preavvertire il difensore della controparte soccombente della intenzione di porre in esecuzione la sentenza, mediante intimazione formale di adempiere nel termine dilatorio prescritto dalla legge ex art. 480 cpc. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 185  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 187
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probita`, dignita` e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause (Nel caso di specie, il professionista era stato incaricato di agire in sede civile nei confronti dei responsabili della morte della figlia. Successivamente, l’avvocato consegnava al cliente un atto di citazione, rassicurandolo della imminente pubblicazione della sentenza, sebbene la causa di risarcimento non fosse stata in realtà mai instaurata. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare aggravata della sospensione dall’esercizio professionale per mesi quattro). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 187  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probita`, dignita` e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare aggravata della sospensione dall’esercizio professionale per anni uno). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2017, n. 189  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178
L’inadempimento al mandato professionale (e le false o mancate comunicazioni al cliente) Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia altresì omesso di informare l’assistito ovvero gli abbia fornito false indicazioni circa lo stato delle stesse. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 novembre 2017, n. 178  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Principi deontologici di lealtà e correttezza - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 27200 del 16 novembre 2017
Il dovere di difesa non giustifica la violazione dei principi deontologici di lealtà e correttezza Il dovere di difesa non giustifica la commissione di illeciti disciplinari a pretesa tutela del cliente, giacché l’avvocato deve sempre agire nel rispetto dei principi di lealta` e correttezza, che ispirano ogni più specifica previsione deontologica, come il rapporto di colleganza (Nel caso di specie, il professionista veniva sanzionato disciplinarmente per aver infondatamente richiesto la condanna in proprio del collega avversario per responsabilità processuale aggravata. In applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato l’impugnazione proposta avverso Consiglio Nazionale Forense -pres. f.f. Logrieco, rel. Sica- sentenza n. 10/2017, che a sua volta aveva confermato la sanzione comminata dal Consiglio territoriale). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 27200 del 16 novembre 2017  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Compensi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150
Illecito richiedere compensi al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che, in violazione dell’art. 85 DPR n. 115/2002, richieda un compenso al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, a nulla rilevando in contrario la circostanza che, quantomeno per colpa, il professionista non fosse a conoscenza dell’ammissione al beneficio stesso (Nel caso di specie, il professionista aveva controfirmato, per autentica, l’istanza di ammissione e, per presa visione, il decreto di Ammissione al beneficio da parte del Giudice. In applicazione del principio di cui in massima, avuto riguardo all’incensuratezza dell’incolpato, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Rapporti con terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125
L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi Commette e consuma illecito deontologico l’avvocato che non provveda al puntuale adempimento delle proprie obbligazioni nei confronti dei terzi e ciò indipendentemente dalla natura privata o meno del debito, atteso che tale onere di natura deontologica, oltre che di natura giuridica, è finalizzato a tutelare l’affidamento dei terzi nella capacità dell’avvocato al rispetto dei propri doveri professionali e la negativa pubblicità che deriva dall’inadempimento si riflette sulla reputazione del professionista ma ancor più sull’immagine della classe forense. E ancora più grave risulta essere l’illecito deontologico nel caso in cui il professionista, non adempiendo ad obbligazioni titolate, giunga a subire protesti, sentenze, atti di precetto e richieste di pignoramento, considerato che l’immagine dell’avvocato risulta in tal modo compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto quali giudici ed ufficiali giudiziari. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Espressioni sconvenienti od offensive: i limiti di verità, continenza e pertinenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 120
Espressioni sconvenienti od offensive: i limiti di verità, continenza e pertinenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 120 Nel conflitto tra diritto a svolgere la difesa giudiziale nel modo più largo e insindacabile e il diritto della controparte al decoro e all’onore prevale il primo, salvo l’ipotesi in cui le espressioni offensive siano gratuite, ossia non abbiano relazione con l’esercizio del diritto di difesa e siano oggettivamente ingiuriose; pertanto non commette illecito disciplinare l’avvocato che, in un atto del giudizio, usi espressioni forti per effettuare valutazioni generali attinenti alla materia del contendere e a scopo difensivo (Nel caso di specie, seppur con esposizione altrimenti esprimibile ma oggettivamente non ingiuriosa né estranea alle esigenze di difesa, il professionista aveva attribuito a controparte comportamenti disdicevoli, che tuttavia avevano trovato effettivo riscontro nei fatti di causa). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 120...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10La “minaccia” di azioni risarcitorie al giudice della propria causa - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 17720 del 18 luglio 2017
La “minaccia” di azioni risarcitorie al giudice della propria causa - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 17720 del 18 luglio 2017 Il ritardo del Giudice nell’emissione del provvedimento richiestogli non legittima il difensore a minacciare richieste risarcitorie nei suoi confronti (specie se avanzate in pendenza del giudizio stesso al fine di precostituirsi una ragione di ricusazione), anche in considerazione dei presupposti nonché della legittimazione attiva e passiva che regolano l’azione esperibile nei confronti del Magistrato per asseriti danni derivanti da comportamenti dolosi o gravemente colposi nell’esercizio delle sue funzioni (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato il ricorso avverso Consiglio Nazionale Forense – pres. Mascherin, rel. Losurdo, sentenza del 28 luglio 2016, n. 256). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 17720 del 18 luglio 2017...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Prove false - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 89
L’introduzione in giudizio di prove false: l’illecito non è escluso dalla rinuncia alla prova stessa Contravviene ai doveri di lealtà, correttezza e verità (artt. 9, 19 e 50 ncdf , già artt. 6 e 14 cod. prev) l’avvocato che introduca intenzionalmente nel processo prove false, a nulla rilevando, in ordine alla già avvenuta commissione dell’illecito, la rinuncia ad avvalersi delle prove stesse e la loro asserita superfluità probatoria (Nel caso di specie, trattavasi della ricevuta di accettazione di una raccomandata postale). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 89...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Vita privata del professionista - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 75
La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista Deve ritenersi disciplinarmente responsabile l’avvocato per le condotte che, pur non riguardando strictu sensu l’esercizio della professione, ledano comunque gli elementari doveri di probita`, dignita` e decoro (art. 9 ncdf, già art. 5 cod. prev.) e, riflettendosi negativamente sull’attivita` professionale, compromettono l’immagine dell’avvocatura quale entita` astratta con contestuale perdita di credibilita` della categoria. Deve conseguentemente ritenersi deontologicamente rilevante il comportamento dell’avvocato che, approfittando dell’altrui stato di bisogno, si offra di prestare denaro contante ad un elevato tasso di interesse (nella specie, 10% trimestrale) ed emetta assegni privi di provvista (In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi dodici). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 75...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Obbligazioni nei confronti dei terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 80
L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi L’inadempimento delle obbligazioni inerenti l’esercizio della professione forense configura automaticamente l’illecito disciplinare, mentre l’inadempimento delle obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare, quando, per modalita` o gravita`, sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella capacita` dell’avvocato di assolvere ai propri doveri professionali (Nella specie trattavasi di emissione di assegno senza provvista). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 80...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 61
L’illecito disciplinare a forma libera o “atipico” Il nuovo Codice Deontologico Forense è informato al principio della tipizzazione della condotta disciplinarmente rilevante, “per quanto possibile” (art. 3, co. 3, L. 247/2012), poiché la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti (anche della vita privata) costituenti illecito disciplinare non ne consente una individuazione dettagliata, tassativa e non meramente esemplificativa. Conseguentemente, la mancata “descrizione” di uno o più comportamenti e della relativa sanzione non genera l’immunità, giacché è comunque possibile contestare l’illecito anche sulla base della citata norma di chiusura, secondo cui “la professione forense deve essere esercitata con indipendenza, lealtà, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo sociale e della difesa e rispettando i principi della corretta e leale concorrenza”, in combinato disposto con l’art. 9 ncdf (“Doveri di probita`, dignita`, decoro e indipendenza”), già artt. 5 e 6 codice previgente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 61...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Esecuzione presso terzi “a tappeto” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 66
L’esecuzione presso terzi “a tappeto” non integra, di per sé, illecito disciplinare Non vìola il codice privacy (in quanto costituisce adempimento di un obbligo, al quale va quantomeno equiparato quello dell’esercizio del diritto), né è deontologicamente rilevante (in quanto non sussiste violazione dei doveri di correttezza e riservatezza) il comportamento dell’avvocato che, sulla base delle informazioni acquisite nell’espletamento del proprio mandato, notifichi atto di pignoramento presso terzi a plurimi presunti “debitores debitoris”, tra cui genitori, parenti e altri familiari della propria controparte, ove ciò corrisponda ad effettive ragioni di tutela della parte assistita (art. 66 ncdf, già 49 cdf) (Nel caso di specie, il professionista veniva sottoposto a procedimento disciplinare con l’accusa di aver attivato una procedura di pignoramento presso terzi nei confronti di molteplici soggetti, tra cui diversi familiari del debitore, al solo asserito scopo di divulgare presso i medesimi terzi pignorati la notizia circa le condizioni economiche del predetto debitore esecutato. Nel corso del procedimento, tuttavia, l’incolpato riferiva di aver ottenuto dal proprio assistito informazioni idonee a ritenere sussistenti potenziali rapporti di credito del debitore esecutato nei confronti dei terzi pignorati, ivi compresi i suoi familiari. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso e annullato la sanzione disciplinare comminatagli in primo grado). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 66...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 72
L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente) Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probita`, dignita` e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 72...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10L’illecito disciplinare a forma libera o “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 61
L’illecito disciplinare a forma libera o “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 61 Il nuovo Codice Deontologico Forense è informato al principio della tipizzazione della condotta disciplinarmente rilevante, “per quanto possibile” (art. 3, co. 3, L. 247/2012), poiché la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti (anche della vita privata) costituenti illecito disciplinare non ne consente una individuazione dettagliata, tassativa e non meramente esemplificativa. Conseguentemente, la mancata “descrizione” di uno o più comportamenti e della relativa sanzione non genera l’immunità, giacché è comunque possibile contestare l’illecito anche sulla base della citata norma di chiusura, secondo cui “la professione forense deve essere esercitata con indipendenza, lealtà, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo sociale e della difesa e rispettando i principi della corretta e leale concorrenza”, in combinato disposto con l’art. 9 ncdf (“Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza”), già artt. 5 e 6 codice previgente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 61...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Colleganza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 10
Il rapporto tra dovere di difesa e dovere di colleganza L’impegno nella difesa del proprio cliente non puo` travalicare i limiti della rigorosa osservanza delle norme disciplinari e del rispetto che deve essere sempre osservato nei confronti della controparte, del suo legale e dei terzi, in ossequio ai doveri di lealta` e correttezza e ai principi di colleganza, giacché il dovere di difesa non giustifica la commissione di illeciti a pretesa tutela del cliente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 10  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Illecito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 10
Illecito disciplinare: la richiesta infondata di condanna per responsabilità processuale aggravata Integra illecito disciplinare, per violazione dei doveri di correttezza e colleganza (art. 19 ncdf, già art. 22 codice previgente), il comportamento dell’avvocato che richieda la condanna della controparte per responsabilità processuale aggravata (art. 96 cpc) in solido con il suo difensore (art. 94 cpc) qualora il relativo giudizio si concluda escludendo in radice i presupposti dell’aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave nonché l’asserita trasgressione del dovere di lealtà e probità (art. 88 cpc). (Nel caso di specie, la domanda avversaria -ritenuta scorretta e in mala fede- veniva accolta in primo grado e confermata in appello. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 10...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi: la Cassazione conferma in via cautelare la giurisprudenza del CNF - Corte di Cassazione, SS.UU, ordinanza n. 4877 del 27 febbraio 2017
L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi: la Cassazione conferma in via cautelare la giurisprudenza del CNF - Corte di Cassazione, SS.UU, ordinanza n. 4877 del 27 febbraio 2017 Commette e consuma illecito deontologico l’avvocato che non provveda al puntuale adempimento delle proprie obbligazioni nei confronti dei terzi e ciò indipendentemente dalla natura privata o meno del debito, atteso che tale onere di natura deontologica, oltre che di natura giuridica, è finalizzato a tutelare l’affidamento dei terzi nella capacità dell’avvocato al rispetto dei propri doveri professionali e la negativa pubblicità che deriva dall’inadempimento si riflette sulla reputazione del professionista ma ancor più sull’immagine della classe forense. E ancora più grave risulta essere l’illecito deontologico nel caso in cui il professionista, non adempiendo ad obbligazioni titolate, giunga a subire sentenze, atti di precetto e richieste di pignoramento, considerato che l’immagine dell’avvocato risulta in tal modo compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto quali giudici ed ufficiali giudiziari (In applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato l’istanza di sospensione cautelare di Consiglio Nazionale Forense – pres. f.f. Logrieco, rel. Calabrò, sentenza del 17 febbraio 2016, n. 8, per “evidente mancanza di fumus”, giacché “l’organo disciplinare si è premurato di esaminare, del tutto correttamente, e senza incorrere nei vizi denunciati in questa sede, i fatti addebitati”). Corte di Cassazione, SS.UU, ordinanza n. 4877 del 27 febbraio 2017...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 gennaio 2017, n. 2
La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 gennaio 2017, n. 2 Deve ritenersi disciplinarmente responsabile l’avvocato per le condotte che, pur non riguardando strictu sensu l’esercizio della professione, ledano comunque gli elementari doveri di probità, dignità e decoro e, riflettendosi negativamente sull’attività professionale, compromettono l’immagine dell’avvocatura quale entità astratta con contestuale perdita di credibilità della categoria. La violazione deontologica, peraltro, sussiste anche a prescindere dalla notorietà dei fatti, poiché in ogni caso l’immagine dell’avvocato risulta compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 gennaio 2017, n. 2...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Obbligazioni nei confronti dei terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 402
L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi L’inadempimento delle obbligazioni inerenti l’esercizio della professione forense configura automaticamente l’illecito disciplinare, mentre l’inadempimento delle obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare, quando, per modalita` o gravita`, sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella capacita` dell’avvocato di assolvere ai propri doveri professionali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 402...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10assunzione di incarichi contro ex clienti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 346
L’assunzione di incarichi contro ex clienti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 346 Integra certamente la violazione dei doveri di lealtà, di correttezza e di fedeltà ex artt. 5, 6, 7 c.d.f. nei confronti della parte assistita, configurando altresì l’illecito deontologico previsto dal successivo art. 51, la condotta del professionista che in seguito alla dismissione del mandato – indipendentemente dal fatto che questa sia dovuta a revoca o rinuncia – assuma un mandato professionale contro il proprio precedente cliente, tanto più quanto il nuovo incarico sia inerente al medesimo procedimento nel quale il difensore abbia assistito un’altra parte, che abbia un interesse confliggente con quello del nuovo assistito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 346...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 luglio 2016, n. 274
L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 luglio 2016, n. 274 L’inadempimento delle obbligazioni inerenti l’esercizio della professione forense configura automaticamente l’illecito disciplinare, mentre l’inadempimento delle obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare, quando, per modalità o gravità, sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella capacità dell’avvocato di assolvere ai propri doveri professionali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 luglio 2016, n. 274...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Collega associato nella difesa: l’iniziativa autonoma ai fini della riscossione della parcella costituisce illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 216
Collega associato nella difesa: l’iniziativa autonoma ai fini della riscossione della parcella costituisce illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 216 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che, associato ad altro collega nello svolgimento dell’incarico professionale, agisca in via del tutto autonoma al fine di riscuotere integralmente le competenze relative alla propria notula, pur nella consapevolezza che talune di tali attività possano interferire o sovrapporsi o duplicarsi con quelle svolte dal codifensore e senza curarsi delle maggiori difficoltà che un tale comportamento possa procurare all’attività di riscossione delle competenze del collega di studio, e che non possa costituire di per sé causa di esclusione di responsabilità la circostanza che un siffatto contegno corrisponde al proprio diritto di veder remunerata la propria attività professionale. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 216...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 221
La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 221 Deve ritenersi disciplinarmente responsabile l’avvocato per le condotte che, pur non riguardando strictu sensu l’esercizio della professione, ledano comunque gli elementari doveri di probità, dignità e decoro e, riflettendosi negativamente sull’attività professionale, compromettono l’immagine dell’avvocatura quale entità astratta con contestuale perdita di credibilità della categoria. La violazione deontologica, peraltro, sussiste anche a prescindere dalla notorietà dei fatti, poiché in ogni caso l’immagine dell’avvocato risulta compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 221...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10L’inadempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi
L’inadempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi Ogni avvocato e' tenuto a provvedere puntualmente all’adempimento delle obbligazioni che assume nei confronti dei terzi (art. 64 ncdf) e cio' indipendentemente dalla natura privata del debito. Tale obbligo di natura deontologica oltre che giuridica mira a tutelare l’affidamento dei terzi nella capacità dell’avvocato di rispettare i propri doveri professionali e la negativa pubblicità che deriva dall’inadempimento si riflette sulla reputazione del professionista, ma ancor piu' sull’immagine della classe forense. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 novembre 2015, n. 173  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10L’obbligo di attendere in udienza l’arrivo del collega avversario
L’obbligo di attendere in udienza l’arrivo del collega avversario Contravviene ai doveri di lealtà, correttezza e colleganza l’avvocato che, pur avvertito del ritardo incolpevole della controparte all’udienza (nella specie dovuto ad un pneumatico forato), dopo un’attesa di appena 5 minuti chieda al Giudice di dare atto dell’assenza del collega e di trattare la causa fissata per l’escussione delle prove orali avversarie con conseguente decadenza istruttoria. Peraltro, l’esclusione di un pregiudizio a seguito di rimessione in termini, non far venir meno la rilevanza disciplinare della condotta, ma anzi rappresenta la conferma che l’incolpato avrebbe potuto tenere un contegno diverso, senza con ciò mancare ai propri doveri di difesa. Consiglio Nazionale Forense sentenza del 11 novembre 2015, n. 160  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10L’illecito disciplinare “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180
L’illecito disciplinare “atipico” - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180 Il nuovo Codice Deontologico Forense è informato al principio della tipizzazione della condotta disciplinarmente rilevante, “per quanto possibile” (art. 3 c. 3 L. 247/2012), poiché la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti (anche della vita privata) costituenti illecito disciplinare non ne consente una individuazione dettagliata, tassativa e non meramente esemplificativa. Conseguentemente, ove l’illecito non sia stato espressamente previsto (rectius, tipizzato) dalla fonte regolamentare, deve quindi essere ricostruito sulla base della legge (art. 3 c. 3 cit.) e del Codice Deontologico, a mente del quale l’avvocato “deve essere di condotta irreprensibile” (art. 17 c. 1 lett. h). Nel caso di illecito atipico, inoltre, per la determinazione della relativa pena dovrà farsi riferimento ai principi generali ed al tipo di sanzione applicabile in ipotesi che presentino, seppur parzialmente, analogie con il caso specifico (Nel caso di specie, nell’ambito dell’attività professionale e con una strumentalizzazione del ruolo di avvocato, il professionista era stato condannato in sede penale per il reato di appropriazione indebita e falso in scrittura privata, condotte -queste- non espressamente tipizzate dal Codice Deontologico, che tuttavia prevede la responsabilità disciplinare dell’avvocato “cui sia imputabile un comportamento non colposo che abbia violato la legge penale” (art. 4 c. 2°). In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha pertanto ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio professionale per la durata di anni tre). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 193
L’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 193 L’inadempimento delle obbligazioni inerenti l’esercizio della professione forense configura automaticamente l’illecito disciplinare, mentre l’inadempimento delle obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare, quando, per modalità o gravità, sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella capacità dell’avvocato di assolvere ai propri doveri professionali (Nel caso di specie, il professionista aveva omesso di corrispondere per diversi anni l’imposta di registro del contratto di locazione, nonostante l’impegno a provvedervi, assunto anche in sede conciliativa avanti al proprio COA di appartenenza, e un avviso di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della censura). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 193...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Sospensione dall’esercizio della professione: il “periodo presofferto” in sede cautelare va computato nel periodo di espiazione della sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180
Sospensione dall’esercizio della professione: il “periodo presofferto” in sede cautelare va computato nel periodo di espiazione della sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180 La sospensione cautelare, già sofferta ex art. 43 Rdl 1578/33, deve essere computata nel periodo di espiazione della sospensione disciplinare, e ciò in applicazione del principio della fungibilità della pena ex art. 657 c.p.p. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 12 luglio 2016, n. 180...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10probita', dignita' e decoro
I fondamentali principi della deontologia I concetti di probita', dignita' e decoro costituiscono doveri generali e concetti guida, a cui si ispira ogni regola deontologica, giacché essi rappresentano le necessarie premesse per l’agire degli avvocati, e mirano a tutelare l’affidamento che la collettività ripone nella figura dell’avvocato, quale professionista leale e corretto in ogni ambito della propria attività.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 105...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Rilevanza deontologica della vita privata del professionista
La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista  Deve ritenersi disciplinarmente responsabile l’avvocato per le condotte che, pur non riguardando strictu sensu l’esercizio della professione, ledano comunque gli elementari doveri di probita', dignita' e decoro e, riflettendosi negativamente sull’attivita' professionale, compromettono l’immagine dell’avvocatura quale entita' astratta con contestuale perdita di credibilita' della categoria.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 luglio 2014, n. 102...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10rilevanza deontologica della vita privata del professionista - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 141
La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista Deve ritenersi disciplinarmente responsabile l’avvocato per le condotte che, pur non riguardando strictu sensu l’esercizio della professione, ledano comunque gli elementari doveri di probità, dignità e decoro e, riflettendosi negativamente sull’attività professionale, compromettono l’immagine dell’avvocatura quale entità astratta con contestuale perdita di credibilità della categoria. La violazione deontologica, peraltro, sussiste anche a prescindere dalla notorietà dei fatti, poiché in ogni caso l’immagine dell’avvocato risulta compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 settembre 2015, n. 141  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Avvocato e procuratore - giudizi disciplinari - in genere – Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 10090 del 18/05/2015
Dovere di probità - Rilevanza disciplinare - Fondamento - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 10090 del 18/05/2015 In tema di responsabilità disciplinare dell'avvocato, il dovere di probità, dignità e decoro, sancito dall'art. 6 del codice deontologico forense, ha riscontro nell'art. 88 cod. proc. civ., che non solo sancisce il dovere delle parti e dei difensori di comportarsi in giudizio con lealtà e probità, ma impone al giudice, ove il patrocinatore lo infranga, di riferirne all'autorità disciplinare. (Nella specie, applicando l'enunciato principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la condanna disciplinare inflitta ad un avvocato che aveva notificato atti di precetto per somme già incassate dall'assistito). Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 10090 del 18/05/2015  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10espressioni sconvenienti ed offensive - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 47
Il diritto-dovere di difesa non giustifica l'uso di espressioni sconvenienti ed offensive - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 47 Benche´ l'avvocato possa e debba utilizzare fermezza e toni accesi nel sostenere la difesa della parte assistita o nel criticare e contrastare le decisioni impugnate, tale potere/dovere trova un limite nei doveri di probita' e lealta', i quali non gli consentono di trascendere in comportamenti non improntati a correttezza e prudenza, se non anche offensivi, che ledono la dignita' della professione, giacché la liberta' che viene riconosciuta alla difesa della parte non puo' mai tradursi in una licenza ad utilizzare forme espressive sconvenienti e offensive nella dialettica processuale, con le altre parti e il giudice, ma deve invece rispettare i vincoli imposti dai doveri di correttezza e decoro.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 47...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10La rilevanza disciplinare dell'inadempimento alle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 febbraio 2014, n. 11
La rilevanza disciplinare dell'inadempimento alle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 febbraio 2014, n. 11 Anche al di fuori dell'esercizio del suo ministero, l'avvocato deve comportarsi, nei rapporti interpersonali, in modo tale da non compromettere la dignità della professione e l'affidamento dei terzi, adempiendo alle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi (Nel caso di specie, il professionista aveva omesso il versamento del canone di locazione, rendendosi difficilmente reperibile pur dopo aver raggiunto un accordo transattivo poi disatteso. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attivita' professionale per la durata di mesi due).Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 febbraio 2014, n. 11...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10assenza di collaborazione da parte del cliente Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2014, n. 7
avvocato - Il cliente poco collaborativo non esonera l'avvocato dal dovere di diligenza e competenza Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2014, n. 7 L'assenza di collaborazione da parte del cliente nella costruzione della linea difensiva o la sua inaffidabilità possono costituire giusta causa di recesso da parte del difensore, ma -qualora mantenga l'incarico- non lo esonerano dall'espletarlo con diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo costituzionale e sociale della difesa.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2014, n. 7...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10inadempimento alle obbligazioni assunte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2014, n. 210
La rilevanza deontologica dell’inadempimento alle obbligazioni assunte Il comportamento dell’avvocato che non adempia le obbligazioni assunte, costituisce illecito disciplinare, a prescindere dalla notorietà pubblica dei fatti. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2014, n. 210  ...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10espressioni sconvenienti od offensive non sono scriminate dalla provocazione altrui né dalla reciprocità delle offese - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 47
Le espressioni sconvenienti od offensive non sono scriminate dalla provocazione altrui né dalla reciprocità delle offese - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 47 L'avvocato ha il dovere di comportarsi, in ogni situazione (quindi anche nella dimensione privata e non propriamente nell'espletamento dell'attività forense), con la dignità e con il decoro imposti dalla funzione che l'avvocatura svolge nella giurisdizione (art. 5 c.d.f., ora 9 ncdf) e deve in ogni caso astenersi dal pronunciare espressioni sconvenienti od offensive (art. 20 c.d.f., ora 52 ncdf), la cui rilevanza deontologica non è peraltro esclusa dalla provocazione altrui, né dalla reciprocità delle offese, né dallo stato d'ira o d'agitazione che da questa dovesse derivare, non trovando applicazione in tale sede l'esimente prevista dall'art. 599 c.p. (Nel caso di specie, nella propria comparsa di costituzione e risposta, l'avvocato aveva richiesto al giudice "l'adozione di provvedimenti di carattere disciplinare nei confronti della collega affinche´ smetta definitivamente di intasare la giustizia con liti temerarie a cascata, comportamenti scorretti, cattivi e vessatori, esposti al Consiglio dell'Ordine, denunce penali, opposizioni all'archiviazione e, quant'altro le suggerisca la sua fantasia". In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha rivenuto congrua la sanzione disciplinare dell' avvertimento).Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 47...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10L’illecita consegna di denaro al detenuto per il tramite dell’agente di Polizia Penitenziaria - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 88
L’illecita consegna di denaro al detenuto per il tramite dell’agente di Polizia Penitenziaria - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 88 Vìola i doveri di probità, dignità, decoro nonché quelli di lealtà, correttezza, fedeltà e diligenza non solo nei confronti della parte assistita ma anche verso l’ordinamento, la società ed i terzi in genere, l’avvocato che, per il tramite di un agente di Polizia Penitenziaria, faccia pervenire ad un detenuto somme di denaro finalizzate all’acquisto di stupefacente, schede telefoniche, apparati cellulari, pen-drive per connessione ad internet, strumenti atti ad offendere (Nel caso di specie, l’avvocato impugnava la sanzione disciplinare della sospensione dall’attività professionale per mesi sei, di cui chiedeva quantomeno la riduzione perché ritenuta eccessiva. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha rigettato in toto il ricorso). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 giugno 2013, n. 88...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10vita privata - rilevanza deontologica - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 novembre 2012, n. 156
Il professionista risponde, sotto il profilo deontologico, anche di fatti commessi al di fuori dell’esercizio dell’attività professionale atteso che il dovere dell’iscritto all’albo forense di comportarsi in modo corretto, probo e leale si estende non solo ad ogni avvenimento della sua vita professionale, ma anche alla sua vita privata, per quegli aspetti che investano in qualche modo la dignità della professione (Nel caso di specie, il professionista, dopo aver consegnato ad un collega le chiavi di un proprio immobile con l’impegno di locarglielo per un certo canone, gli intimava di sgomberare l’immobile stesso -nel frattempo già ammobiliato dal futuro conduttore- salvo sottoscrivere, nel termine di tre giorni, un contratto di locazione per una somma di molto superiore a quella verbalmente già concordata. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 novembre 2012, n. 156 Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 novembre 2012, n. 156 FATTOIl procedimento disciplinare si è aperto con un esposto presentato al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano dall’Avv. Annamaria B. l’8 marzo dell’anno 2000.La denunciante, alla ricerca di locali nei quali poter esercitare la professione, deduceva di aver tratto notizia, da un avviso esposto nella bacheca del Sindacato Avvocati, della disponibilità di due vani liberi ed affittabili, ubicati in un appartamento sito a Milano, in Via Santa Sofia n. 8.Chiamato, nei primi giorni di ottobre dell’anno 1999, il numero telefonico recato dall’annuncio, era entrata in contatto con l’Avv. R. F., con la quale aveva concordato un appuntamento per visitare i locali nei giorni successivi, il 13 od il 14 ottobre.Avuta assicurazione che la stanza che avrebbe scelto le sarebbe stata locata pulita, imbiancata ed arredata, qualche giorno dopo l’Avv. B. comunicava all’incolpata la decisione di affittare la stanza più grande, concordando un canone mensile di L. 600.000, oltre a L.80.000 a titolo di contributo alle spese ordinarie. In quella stessa occasione l’avv. F. aveva assicurato che la stanza sarebbe stata pronta per l’inizio del mese di novembre e, a tale riguardo, invitava l’Avv. B. a scegliere il colore dei mobili.In data prossima al 20 di ottobre la denunciante si recava nell’appartamento di Via Santa Sofia, ove incontrava il dott. Marco Mancuso, dal quale, presentandosi come la nuova collega di Studio e percependo dalle parole del medesimo la conoscenza di tale circostanza, riceveva in consegna le chiavi per accedere allo Studio, affinchè ne facesse copia.Notava, in quel frangente, che il locale, verbalmente locato, era ancora sporco e non arredato.Allontanatasi per far duplicare le chiavi, rientrava nell’appartamento dopo una mezz’ora ed incontrava l’Avv. F., alla quale riconsegnava il mazzo delle chiavi affidatole prima dal dott. Mancuso. L’avv. F., in quel frangente, le chiedeva il versamento della somma di L. 1.800.000, rappresentativa di un bimestre di canoni anticipati e di una cauzione pari ad un canone mensile. Poiché però, in quel momento, l’Avv. B. non aveva con sé gli assegni, il pagamento veniva convenuto per il 28 ottobre successivo, alle ore 12 nel Bar del Tribunale.Alla data succitata ed alla presenza anche dell’Avv. B., la denunciante rilasciava l’assegno richiestole in bianco, in quanto il...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 23
Il rifiuto di adempiere al mandato professionale in assenza di previo pagamento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 23 Il comportamento dell’avvocato che subordini al pagamento di un acconto il deposito di un atto giudiziario già pronto, è condotta altamente deplorevole e certamente lesiva dei doveri di dignità e decoro, a maggior ragione allorquando il professionista abbia dal cliente già ricevuto somme di denaro seppure riferite ad altre attività svolte sempre nell’interesse del medesimo cliente (Nel caso di specie, il professionista aveva subordinato il deposito in procura della nomina a difensore di fiducia di cui era già in possesso, al pagamento di un ulteriore acconto. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per mesi 6). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 23...
art.  9 - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza (ex art. 5/1997) - Foroeuropeo freccia_27_10Dovere di indipendenza – Intermediazione nel rapporto con il cliente –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 31 del 16 marzo 2011
Dovere di indipendenza – Intermediazione nel rapporto con il cliente –Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 31 del 16 marzo 2011 Violazione – Svolgimento dell’attività professionale in forma societaria – Società di fatto – Elementi oggettivi e soggettivi – Sussistenza Viene meno al dovere di indipendenza, impostogli dall’art. 10 del codice deontologico forense, l’avvocato che riceva i mandati professionali non direttamente dal cliente interessato, ma attraverso società di consulenza, la quale mantiene il rapporto con tale cliente ricevendo l’incarico di agire giudizialmente e ricevendo i relativi compensi.Costituiscono elementi di carattere oggettivo e soggettivo, idonei a configurare l’esistenza di una società di fatto tra l’avvocato ed una società di consulenza e, quindi, il non consentito svolgimento dell’attività professionale in forma societaria, la condivisione dei locali, l’utilizzo promiscuo di mobili ed attrezzature, l’accostamento di targhe sulla pubblica via del tutto identiche come materiale forma e caratteri, l’espressa indicazione della società di consulenza come “partner” nel sito web del professionista, nonché le modalità concrete di svolgimento del rapporto professionale con il cliente, sempre intermediato dalla società consulente, la quale riceve la remunerazione dell’attività legale per poi girare i relativi importi al professionista. (Nelle specie, il rapporto professionale con il comune cliente era costantemente intermediato, sia pure fittiziamente, dalla società di consulenza, che apparentemente riceveva in prima persona il mandato dal cliente stesso per il recupero dei crediti di questo verso terzi e percepiva poi effettivamente i compensi per l’attività professionale medesima svolta in concreto dall’avvocato ricorrente, il quale peraltro tali compensi provvedeva successivamente a rifatturare). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Torino, 9 ottobre 2008). Consiglio Nazionale Forense, decisione n. 31 del 16 marzo 2011...


 

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