diritto di difesa - deposito memorie

diritto di difesa - deposito memorie - rinvio alle norme del c.p.c. 2-enti pubblici - ufficio legale 1-Il Consiglio nazionale forense ritiene ragionevole, in mancanza di una disposizione ad hoc, che, se a garanzia del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, deve esservi un termine, anteriore all'udienza, entro il quale depositare delle memorie onde consentire alle parti di poterle conoscere e contestare, esso vada ricercato nella norma del codice di procedura civile che fissa alle parti il termine di dieci giorni liberi prima dell'udienza per procedere allo scambio delle rispettive conclusionali. Nella fattispecie, non è stata conseguentemente presa in esame, perchè tardiva, una memoria presentata dal Consiglio dell'Ordine interessato depositata meno di dieci giorni prima dell'udienza. 2-Solo i legali degli enti pubblici sono da considerare esclusi dal regime di incompatibilità previsto dall'art. 3 u.s. lett. b) del R.D.L. n. 1578 del 1933. La ratio di questa eccezione va individuata nell'essere soltanto gli enti pubblici titolari di poteri pubblici relativamente alla propria organizzazione, per cui gli atti con cui dettano la disciplina della loro organizzazione sono da considerare atti normativi, con tutte le conseguenze che tale qualificazione comporta, mentre gli atti con i quali un soggetto privato detta tale disciplina, restano sempre solamente manifestazione di autonomia privata. Se la ragione dell'incompatibilità, stabilita nell'art. 3, va individuata nell'esigenza di tutelare l'indipendenza della professione legale e l'autonomia di giudizio e d'iniziativa degli avvocati, le eccezioni dello stesso previste debbono risultare coerenti con essa. Pertanto, alla costituzione, da parte di un ente pubblico, di un ufficio legale scaturisce un insieme di norme tra le quali necessariamente anche quelle che valgono a garantire l'indipendenza dell'avvocato, che non può non sussistere dove si abbia un ufficio che meriti di chiamarsi legale. Quali che siano le regole particolari dettate per le cosiddette banche d'interesse nazionale in ragione della loro particolare rilevanza, e pure ammessa la funzione rivolta a fini di pubblica utilità svolta da dette banche, resta pur sempre che tali enti non solo si configurano come enti che operano con gli strumenti del diritto privato ma - ed è ciò che più conta - risultano strutturati e organizzati in base a criteri privatistici. Non è stata conseguentemente accolta la domanda di iscrizione all'Albo presentata da un dipendente della Banca Commerciale Italiana. (C.N.F. 14 Luglio 1989, n. 95 - Pres. LANDRISCINA - Rel. MAZZAROLLI - P.M. JANNELLI (concl. conf.) - Rigetta ricorso contro decisione Consiglio Ordine Roma, 19 luglio 1988).

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