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.La deontologia forense (dal 1997 al 2014)

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La deontologia forense (dal 1997 al 2014)

Gli avvocati debbono adempiere al loro ministero con dignità e con decoro, come si conviene all'altezza della funzione che sono chiamati ad esercitare nell'amministrazione della giustizia.

Essi giurano di adempiere ai doveri professionali con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia (art. 12 R.D.L. n. 1578/33).

Gli avvocati che si rendano colpevoli di abusi o mancanze nell'esercizio della loro professione o comunque di fatti non conformi alla dignità e al decoro professionale sono sottoposti a procedimento disciplinare (art. 38 R.D.L. n. 1578/33).

La giurisprudenza disciplinare è stata, dunque, la fonte primaria ed unica della deontologia.
Per giurisprudenza disciplinare si intendono le decisioni dei Consigli dell’Ordine locali, le decisioni del Consiglio Nazionale Forense e le sentenze della Cassazione a Sezioni Unite.

L’Avvocatura ha, però, avvertito l’esigenza di una codificazione per rendere omogenee in primo luogo le decisioni dei Consigli dell’Ordine locali e per avere in secondo luogo un corpus di norme condivise dall’intera categoria.
Il 17 aprile del 1997 è stato, così, approvato dal Consiglio Nazionale Forense il codice deontologico forense.
Sulla natura del codice, l’orientamento della Corte di Cassazione è estremamente chiaro.

“Nell’ambito della violazione di legge – in relazione alla quale (oltre che per incompetenza ed eccesso di potere) le decisioni del Consiglio nazionale forense sono ricorribili per cassazione (art. 56 del regio decreto – legge 27 novembre 1933, n. 1578 e art. 111 della Costituzione) – va compresa anche la violazione delle norme del codice deontologico dell’Ordinamento professionale, trattandosi di norma giuridiche obbligatorie valevoli per gli iscritti all’albo degli avvocati che integrano il diritto oggettivo ai fini della configurazione dell’illecito disciplinare”(Cass. Sez. Unite 23/3/2004 n. 5776)

“In tema di giudizi disciplinari, le deliberazioni con le quali il Consiglio Nazionale Forense procede alla determinazione dei principi di deontologia professionale e delle ipotesi di violazione degli stessi costituiscono regolamenti adottati da un’autorità non statuale in forza di autonomo potere in materia che ripete la sua disciplina da leggi speciali, in conformità dell’art. 3, comma 2, delle disposizioni sulla legge in generale, onde, trattandosi di legittima fonte secondaria di produzione giuridica, va esclusa qualsiasi lesione del principio di legalità ” (Cass. Sez. Unite 3/5/2005 n. 9097).

“ In materia di responsabilità disciplinare dell’avvocato, le norme del Codice Deontologico forense costituiscono fonti normative integrative del precetto legislativo che attribuisce al Consiglio Nazionale Forense il potere disciplinare, con funzione di giurisdizione speciale appartenente all’ordinamento generale dello Stato, e come tali sono interpretabili direttamente dalla Corte di legittimità” (Cass. Sez. Unite 20.12.2007 n. 26810).

Il codice deontologico ha la fondamentale caratteristica di non essere un corpo di norme chiuse, ma di essere, viceversa, sempre al passo con i tempi; tant’è che nel corso degli anni ha subito una serie di modificazioni ed integrazioni (16 ottobre 1999, 26 ottobre 2002, 27 gennaio 2006, 14 dicembre 2006 e 12 giugno 2008).

L’anzidetta connotazione è rafforzata dall’ultimo articolo del codice, ovvero l’art. 60, che viene definito come norma di chiusura, ma che in effetti costituisce l’apertura alla continua evoluzione della giurisprudenza disciplinare.

Il codice, nell’attuale formulazione, si divide in cinque parti. Le singole norme si distinguono in regole deontologiche, che esprimono i principi generali, ed in canoni complementari, che sono indicati in numero romano e specificano i comportamenti più ricorrenti riconducibili alle regole.

Il titolo Primo (artt. 1-21) è dedicato ai principi generali che si richiamano, per quanto riguarda quelli propriamente di indirizzo, ai valori espressi dal R.D.L. n. 1578/33 ovvero dignità, decoro, lealtà, onore e diligenza.
I doveri espressi dal codice deontologico sono dei doveri additivi, propri cioè dell’avvocato, in ragione dell’altezza della funzione che lo stesso è chiamato a svolgere nell’amministrazione della giustizia.

Si tenga conto che il servizio giustizia è da considerare tra i fondamentali segnalatori della democraticità di un ordinamento e dell’efficienza del sistema statale nel suo insieme.

Il secondo Titolo (artt. 22-34) è dedicato al rapporto con i colleghi e con il Consiglio dell’Ordine. L’importanza di tali norme discende dall’insieme di due fattori, ovvero l’aumento dei traffici giuridici, sia in termini quantitativi che qualitativi, e l’aumento esponenziale del numero degli avvocati iscritti negli Albi.

Il terzo Titolo (artt. 35-47) riguarda i rapporti con la parte assistita. Le norme sono di estrema rilevanza, perché è nel rapporto con la parte assistita che per lo più insorgono profili di criticità.

Il quarto Titolo (artt. 48-59) riflette i rapporti con la controparti

Il quinto Titolo si compone di un solo articolo, il citato art. 60.

 


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LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA

  • NEGOZIARE CON METODO

    Corso di formazione 

    LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA, - NEGOZIARE CON METODO  - Il nuovo strumento di ADR che riconosce agli avvocati un ruolo centrale nell’assistere le parti nella negoziazione finalizzata alla ricerca di un accordo –Docenti: Tiziana Fragomeni: avvocato negoziatore, mediatore e formatore in tecniche di negoziazione, mediazione e gestione costruttiva dei conflitti. Responsabile scientifico del Movimento Enne.Zero - Flavia Silla: avvocato patrocinante in Cassazione, dottore commercialista, revisore legale, mediatore ai sensi del D.lgs. n. 28/2010 e pubblicista I lezione Venerdì 11 giugno 2021 Corso di formazione - Quattro lezioni da 5 ore, con orario per un totale di 20 ore. Richiesto accreditamento al C.N.F.

  • LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA

    PREMESSA

    Chi svolge la professione dell’avvocato sa bene che già da tempo tutto sta andando in una precisa direzione: la necessità di un avvocato esperto non solo di contenzioso ma anche di negoziazione che, se utilizzata con metodo, offre al legale gli strumenti per scegliere la migliore strategia con il suo assistito per giungere a esiti soddisfacenti e produttivi, sia per il cliente sia per il professionista avvocato.

    Il corso di formazione si propone di far conoscere la negoziazione assistita, entrata in vigore con il decreto legge 132/14, convertito con la legge 162/14, quale nuovo strumento di ADR che riconosce alle parti il potere di autoregolamentazione dei loro rapporti e ai rispettivi avvocati un ruolo centrale nell’assisterle nella negoziazione finalizzata alla ricerca di un accordo. Quest’ultimo, una volta raggiunto e sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono, costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

    Viene illustrato con aspetti pratici un metodo (Metodo O.A.S.I. – Osservare, Ascoltare, Sentire, Integrare e le sue mappe sinottiche) progettato per superare le logiche delle contrapposizioni grazie a una visione d’insieme che coglie tutti gli aspetti più rilevanti di un problema, tecnici e relazionali, facendo uso di strumenti che hanno come scopo quello di aiutare le persone a comprendere che cosa è veramente importante per gestire il loro problema e raggiungere una soluzione attraverso la strategia più efficace.

    OBIETTIVI

    Conoscere e saper usare lo strumento della negoziazione assistita, nei suoi aspetti procedurali e normativi;

    Conoscere e saper usare il Metodo O.A.S.I. e le sue mappe sinottiche per negoziare efficacemente.

     

  • DURATA

     DURATA

    Quattro lezioni da 5 ore, con orario 14.00/19.00 per un totale di 20 ore.

    I lezione Venerdì 11 giugno 2021

    • Il decreto 132/14: durata, forma, contenuto, requisiti
    • Conseguenze della mancata risposta all’invito ad aderire alla procedura
    • L’omologazione dell’accordo
    • Ipotesi di annullamento, nullità, risoluzione dell’accordo 

    II lezione Venerdì 18 giugno

    • Obblighi per le parti e per i difensori relativi alla tutela della riservatezza
    • L'invito del giudice ad avviare una procedura di negoziazione
    • Cooperare in buona fede e lealtà: cosa significa, cosa comporta 

    III lezione Venerdì 25 giugno

    • Il Metodo O.A.S.I. (Osservare, Ascoltare, Sentire, Integrare)
    • Come esaminare un negoziato: l’importanza dello sguardo sinottico
    • Anatomia della negoziazione: fase preparatoria, negoziale, conclusiva 

    IV lezione venerdì 2 luglio

    • Le mappe di O.A.S.I. Come il loro uso facilita la negoziazione
    • Come costruire una mappa dei princìpi da allegare alla convenzione di negoziazione
    • Applicazione delle mappe a casi concreti di negoziazione

     

  • DOCENTI

    DOCENTI

    Tiziana Fragomeni: avvocato negoziatore, mediatore e formatore in tecniche di negoziazione, mediazione e gestione costruttiva dei conflitti. Responsabile scientifico del Movimento Enne.Zero, Membro del Consiglio Direttivo di Progetto Conciliamo e del Comitato Tecnico Scientifico, da anni progetta, organizza e conduce workshop, corsi ed eventi in materia di negoziazione, gestione dei conflitti e mediazione per enti pubblici e privati. Autrice di testi in materia di mediazione e conflitto.

    Flavia Silla: avvocato patrocinante in Cassazione, dottore commercialista, revisore legale, mediatore ai sensi del D.lgs. n. 28/2010 e pubblicista. Collabora da tempo in qualità di docente a corsi e seminari organizzati da importanti società di formazione e da Ordini professionali ed è autrice di pubblicazioni in materia societaria, fallimentare e tributaria e, da ultimo, di mediazione civile e commerciale. E’ socio fondatore dell’associazione Enne.Zero costituita tra avvocati e professionisti della negoziazione e ha partecipato a diversi

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