La violazione del dovere di competenza nell’adempimento del mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 maggio 2016, n. 98

La violazione del dovere di competenza nell’adempimento del mandato professionale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 maggio 2016, n. 98

Il dovere deontologico stabilito dall’art. 14 ncdf (secondo cui l’avvocato non deve accettare incarichi che non sia in grado di svolgere con adeguata competenza) non può valere a fare sindacare tout court, sotto il profilo della responsabilità disciplinare, l’attività prestata dall’avvocato e le relative scelte tecniche, ma solo negli aspetti più macroscopici, ovvero in presenza di condotte professionali platealmente divergenti da quelle esigibili in concreto, sì da far ritenere l’assoluta inesistenza della sua “competenza”, intesa come mancanza in concreto di capacità professionale (Nel caso di specie, il professionista chiedeva – con atto giudicato confuso, disarticolato e contraddittorio – la reintegra della lavoratrice non ammissibile in relazione alle dimensioni aziendali. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della censura).

Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 maggio 2016, n. 98

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