| art. 140 cod. proc. civ. - parziale
illegittimità costituzionale - dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 140
cod. proc. civ., nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il
destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il
ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione. (Corte
Costituziona sentenza n. 3 dell'11 gennaio 2010)
Corte Costituziona sentenza n. 3 dell'11 gennaio 2010
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori: Presidente: Francesco AMIRANTE; Giudici : Ugo DE SIERVO, Paolo
MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano
SILVESTRI, Sabino CASSESE, Maria Rita SAULLE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO,
Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI,
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 140 del codice di procedura civile
(Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia), promossi dal Tribunale di Bologna con
ordinanza dell'11 febbraio 2008 e dalla Corte d'appello di Milano con ordinanza del 22
dicembre 2008, rispettivamente iscritte ai nn. 75 e 88 del registro ordinanze 2009 e
pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, nn. 11 e 13, prima serie speciale,
dell'anno 2009.
Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nella camera di consiglio del 4 novembre 2009 il Giudice relatore Paolo Maddalena.
Ritenuto in fatto
1. ( Con ordinanza emessa in data 11 febbraio 2008 (reg. ord. n. 75 del 2009), il
Tribunale ordinario di Bologna ha sollevato, in riferimento agli artt. 111, primo e
secondo comma, 3, primo comma, e 24, secondo comma, della Costituzione, questione di
legittimità costituzionale dell'art. 140 cod. proc. civ. (Irreperibilità o rifiuto di
ricevere la copia), nella parte in cui non prevede che il contraddittorio si instauri
all'atto della consegna al destinatario o a chi per esso della raccomandata informativa,
o, qualora la consegna non sia ancora avvenuta, al verificarsi della compiuta giacenza
della suddetta raccomandata.
La questione è stata sollevata nel corso di un giudizio nel quale si discute della
tempestività dell'opposizione ad un decreto ingiuntivo la cui notificazione è stata
effettuata ex art. 140 cod. proc. civ.
In punto di non manifesta infondatezza, il rimettente ricorda che la Corte costituzionale
è intervenuta più volte (a partire dalla sentenza n. 213 del 1975, fino all'ordinanza n.
97 del 2004) a proposito dell'art. 140 cod. proc. civ., sempre disattendendo le eccezioni
di illegittimità prospettate in relazione al fatto che il perfezionamento della notifica
si verifica al compimento delle formalità prescritte dalla norma, e non alla ricezione
della raccomandata.
Il Tribunale di Bologna osserva che il diritto vivente relativo all'art. 140 cod. proc.
civ. si evince ora da due arresti delle Sezioni unite, entrambi posteriori all'ultimo
intervento della Corte costituzionale.
L'ordinanza n. 458 del 2005, nell'affermare la nullità della notifica ex art. 140 cod.
proc. civ. nell'ipotesi in cui non sia allegato l'avviso di ricevimento della raccomandata
all'originale dell'atto notificato, ha precisato che il dettato della norma realmente
impone di ritenere che il perfezionamento si realizzi con la spedizione della
raccomandata, anche perché, essendo questa diretta a disciplinare un effetto legale
tipico (di conoscibilità), sul piano logico è ragionevole ritenere che il legislatore
abbia inteso ancorare tale effetto ad una data certa qual è quella derivante dalla
spedizione della raccomandata stessa.
Ad avviso del rimettente, con questa pronuncia la Corte di cassazione avrebbe affiancato
all'effetto anticipato per il notificante un ulteriore provvisorio e anticipato effetto
per il destinatario.
Secondo il Tribunale di Bologna, se appare logico che, essendo il notificante il primo
soggetto che entra nel procedimento (attivandolo), l'effetto a lui rapportato sia
anticipato e dunque provvisorio, non può non destare perplessità ritenere tale anche
l'effetto per il destinatario, che ontologicamente dovrebbe concludere la sequenza
procedimentale. E - osserva il rimettente - non si vede come sia possibile che un atto
perfezionato divenga successivamente nullo per non avere raggiunto il suo scopo in base ad
un quid pluris esterno.
Il giudice a quo precisa che una correzione di questo "problematico" profilo
viene dall'ordinanza n. 627 del 2008, con la quale le Sezioni unite hanno affermato che,
nel caso della notifica del ricorso per cassazione sia a mezzo posta sia ex art.140 cod.
proc. civ., l'avviso di ricevimento non è un elemento costitutivo della notifica, bensì
esclusivamente una prova dell'intervenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e
dunque dell'instaurazione del contraddittorio. La sua mancata produzione, quindi, si pone
ora su un piano probatorio anziché su quello della validità, per cui non sussiste più
una necessità di consolidamento dell'effetto perfezionativo verso il destinatario, che è
già determinato dalla spedizione della raccomandata.
Tale essendo il diritto vivente formatosi sull'art. 140 cod. proc. civ., da intendere nel
senso che la spedizione della raccomandata ne rappresenta il perfezionamento per il
destinatario, il rimettente si chiede come possa, da sola, la spedizione inserire l'atto
nella sfera di conoscibilità di quest'ultimo, se non fondandosi su una perfetta e
drastica fictio iuris. Secondo il giudice a quo, sussiste conoscibilità nel momento in
cui un atto entra nella sfera del destinatario, il che accade successivamente al momento
in cui viene spedito in tale direzione. Ciò troverebbe riscontro, sul piano sostanziale,
nell'art. 1335 cod. civ., che pone la presunzione di conoscenza degli atti ricettizi nel
momento in cui giungono all'indirizzo del destinatario, e non nel momento in cui sono
spediti a tale indirizzo.
Questa realtà logica è alla radice della previsione, nell'art. 140 cod proc. civ., della
raccomandata "con avviso di ricevimento"; ed è alla radice, altresì, delle
considerazioni sul ruolo da attribuire a tale avviso nelle sopra citate ordinanze delle
Sezioni unite.
Ad avviso del rimettente, non vi sarebbe un'adeguata tutela per il destinatario che si
costituisce: «se il destinatario si costituisce, per legge egli ha avuto conoscenza non
quando la raccomandata informativa è giunta al suo indirizzo, bensì quando vi è stata
spedita».
Per il destinatario che si costituisce vi sarebbe una riduzione dei termini a difesa
(siano quelli per proporre una opposizione, siano quelli di comparizione per una
costituzione tempestiva) rispetto ai soggetti che ricevono la notifica a mani proprie
oppure a mezzo posta.
Nel complessivo sistema notificatorio civile, nessuna altra ipotesi di notificazione
confliggerebbe così evidentemente con il principio della ricezione.
Ad avviso del Tribunale rimettente, identificare, qualora il processo sia avviato con
notifica ex art. 140 cod. proc. civ., l'instaurazione del contraddittorio con il momento
perfezionativo della notifica dal punto di vista solo del notificante, senza tenere conto
del momento in cui l'atto informativo entra (che è cosa diversa dall'esservi spedito)
nella sfera di conoscibilità del notificato, significherebbe da un lato configurare il
contraddittorio come mero simulacro e non in modo effettivo (il che contrasterebbe con
l'art. 111, secondo comma, Cost. nella parte in cui impone l'effettività del
contraddittorio in ogni processo), dall'altro far prevalere la posizione del notificante
su quella del notificato senza che ciò sia supportato da una ragionevole esigenza di
tutela del notificante (il che contrasterebbe sia con il principio della parità delle
parti sempre dettato dalla stessa norma costituzionale, sia con l'ancor più generale
principio della "giustizia del processo", rinvenibile nell'art. 111, primo
comma, Cost.).
L'insussistenza di motivi di ragionevolezza alla base della fictio iuris che identifica
l'instaurazione del contraddittorio ex art. 140 cod. proc. civ. contrasterebbe con l'art.
3, primo comma, Cost., nella sua accezione di precetto impositivo della ragionevolezza
come confine della discrezionalità del legislatore ordinario.
Infine, la "retrocessione" del contraddittorio, che l'art. 140 cod. proc. civ.
impone tramite fictio iuris, lederebbe l'art. 24 Cost., nella parte in cui, al secondo
comma, tutela il diritto di difesa come inviolabile in ogni stato del processo, e quindi
anche al momento dell'instaurazione del contraddittorio: i termini di difesa che il
legislatore concede a seguito della in ius vocatio sono infatti ridotti per chi subisce la
notifica ex art. 140 cod. proc. civ. in misura superiore a quella necessaria per rendere
attuabile in tempi ragionevoli il perfezionamento della notifica.
2. ( Nel giudizio dinanzi alla Corte costituzionale è intervenuto il Presidente del
Consiglio dei ministri, rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha
concluso per l'inammissibilità o, comunque, per l'infondatezza della questione.
La questione sarebbe inammissibile, perché il Tribunale di Bologna non avrebbe indicato
per quale ragione non possa essere data una lettura costituzionalmente orientata dell'art.
140 cod. proc. civ.
In ogni caso, ad avviso della difesa erariale, la questione sarebbe infondata nel merito.
L'art. 140 cod. proc. civ. e l'art. 149 cod. proc. civ. non sarebbero utilmente
comparabili, in quanto perseguono diverse finalità. Mentre la disciplina dettata
dall'art. 140 cod. proc. civ. - per l'ipotesi di notificazione eseguita personalmente
dall'ufficiale giudiziario, ma resa impossibile per irreperibilità o rifiuto del
destinatario - è ispirata all'evidente fine di non pregiudicare il diritto di difesa del
notificante, a causa di circostanze personali o di possibili comportamenti dilatori del
destinatario; l'art. 149 cod. proc. civ., invece, riguarda la diversa ipotesi di
notificazione effettuata a mezzo del servizio postale e persegue l'inderogabile finalità
di tutelare il diritto di difesa del notificatario.
La questione sollevata in riferimento all'art. 24 Cost. sarebbe, in via preliminare,
inammissibile, perché il giudice rimettente non spiegherebbe quale sarebbe il termine
"normale" per la difesa ed in quale misura esso sarebbe ridotto. In ogni caso,
essa sarebbe infondata nel merito. Difatti, nell'ipotesi di notifica ex art. 140 cod.
proc. civ. ciò che viene spedito con la raccomandata con avviso di ricevimento è
l'avviso con il quale l'ufficiale giudiziario comunica alla parte di avere effettuato il
deposito dell'atto nella casa comunale; nella notificazione a mezzo posta, invece, ciò
che viene spedito è proprio l'atto da notificare. Pertanto, un problema di conoscenza
effettiva dell'atto in questione, per l'ipotesi di notifica ex art. 140 cod. proc. civ.,
non si pone mai, in quanto, appunto, anche con la ricezione della raccomandata il
destinatario non viene a conoscenza del contenuto dell'atto.
La difesa erariale esclude, infine, che si ponga un problema di violazione del giusto
processo e del principio dell'effettività del contraddittorio.
3. ( Con ordinanza emessa il 22 dicembre 2008 (reg. ord. n. 88 del 2009), la Corte
d'appello di Milano ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di
legittimità costituzionale dell'art. 140 cod. proc. civ., nella parte in cui, secondo il
diritto vivente, fa decorrere gli effetti della notifica, per il destinatario della
stessa, dal momento in cui l'ufficiale giudiziario, dopo aver eseguito il deposito
dell'atto da notificare presso la casa comunale ed aver affisso il prescritto avviso alla
porta dell'abitazione del destinatario, completa l'iter notificatorio inviando al
destinatario medesimo una raccomandata con avviso di ricevimento contenente notizia
dell'avvenuto deposito, anziché prevedere che la notificazione si ha per eseguita decorsi
dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata ovvero dalla data del
ritiro della copia dell'atto, se anteriore, in modo analogo a quanto previsto dall'art. 8,
quarto comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e
di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), come
modificato dall'art. 2 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti
nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale),
convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80.
La Corte d'appello motiva la sussistenza del requisito della rilevanza osservando che nel
giudizio si discute proprio di quale sia la data di notifica del decreto ingiuntivo -
effettuata ex art. 140 cod. proc. civ. - da considerare efficace per i destinatari,
attuali appellanti. Seguendosi la tesi della Corte di cassazione, fatta propria dal primo
giudice, secondo cui tale data coinciderebbe con il giorno in cui l'ufficiale giudiziario
spedisce al destinatario la raccomandata (nella specie il 22 marzo 2004), l'opposizione
dovrebbe considerarsi tardiva e quindi improcedibile, perché proposta oltre il termine
decadenziale di quaranta giorni di cui all'art. 641, primo comma, cod. proc. civ. (l'atto
di opposizione essendo stato notificato a mezzo posta e consegnato agli ufficiali
giudiziari in data 4 maggio 2004); mentre, reputandosi che la data coincida con il giorno
di effettivo ritiro del piego (30 marzo 2004) o con il decorso dei dieci giorni successivi
alla spedizione (1° aprile 2004), l'opposizione monitoria dovrebbe considerarsi
tempestiva e quindi procedibile.
Quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo osserva che l'art. 140 cod. proc.
civ. e l'art. 8 della legge n. 890 del 1982 prevedono modalità notificatorie alquanto
simili in presenza di analoghi presupposti di fatto. In entrambi i casi, la notifica non
può effettuarsi direttamente al destinatario, perché questi non è reperibile in loco o
perché le persone abilitate a ricevere il piego in luogo di lui rifiutano di riceverlo,
ovvero perché vi è temporanea assenza del destinatario o la mancanza, inidoneità o
assenza delle persone sopra menzionate. In un caso, quello di cui all'art. 140 cod. proc.
civ., l'ufficiale giudiziario deposita la copia dell'atto da notificare nella casa del
comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e
sigillata alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, e
gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento; analogamente, nel caso di
notifica ex art. 8 della legge n. 890 del 1982, l'agente postale deposita il piego presso
l'ufficio postale preposto alla consegna o presso una sua dipendenza, e del tentativo di
notifica del piego e del suo deposito presso l'ufficio postale o una sua dipendenza dà
notizia al destinatario mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con
avviso di ricevimento. In sostanza, l'unica vera differenza strutturale sarebbe che,
nell'un caso, l'ufficiale giudiziario provvede al deposito della copia presso la casa
comunale, mentre, nell'altro, l'agente postale provvede al deposito del piego presso
l'ufficio postale.
Si tratta allora di verificare - prosegue il rimettente - se questa differenza possa ex se
giustificare l'operare della successiva regola differenziatrice secondo cui solo nella
notifica postale il destinatario ha dieci giorni di tempo dalla spedizione della
raccomandata per ritirare l'atto presso l'ufficio postale, senza che tale periodo decorra
a suo svantaggio, laddove l'art. 140 cod. proc. civ. - secondo la tradizionale
interpretazione di legittimità - fa coincidere la data della notifica con la stessa data
di spedizione della raccomandata.
A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 346 del 1998, il legislatore - con
l'art. 2 del decreto-legge n. 35 del 2005 - non si è limitato a introdurre in modo
espresso l'obbligo di spedizione della raccomandata, ma ha anche posto una regola di
maggior tutela per il destinatario della notifica a mezzo posta attraverso la fissazione
di un termine (massimo) di dieci giorni per il ritiro del piego, termine utile a far
decorrere gli effetti della notifica per il destinatario stesso al fine dello svolgimento
di ogni ulteriore e successiva attività processuale di suo interesse. Pertanto, quanto
alle notifiche di atti giudiziari a mezzo posta nei casi di assenza o rifiuto di cui
all'art. 8, secondo comma, della legge n. 890 del 1982, il sistema - ormai basato sul
generale principio di scissione soggettiva del momento perfezionativo del procedimento
notificatorio - si completa in questo senso: per il notificante, a seguito della sentenza
della Corte costituzionale n. 477 del 2002, la notifica si perfeziona comunque al momento
della consegna dell'atto da notificare; per il notificatario, si perfeziona decorsi dieci
giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma ovvero
dalla data del ritiro del piego, se anteriore.
Posto che, secondo l'esegesi consolidata della Corte di cassazione, la data di notifica ex
art. 140 cod. proc. civ. coincide per il destinatario con l'invio della raccomandata,
l'esistenza stessa di tale interpretazione, ad avviso del rimettente, configura e conforma
il precetto normativo e non consente di percorrere una interpretazione difforme che si
pretenda costituzionalmente orientata.
Così interpretata, la disposizione denunciata violerebbe l'art. 3 Cost., perché casi
identici verrebbero trattati in modo ingiustificatamente diverso. Difatti, l'art. 8,
quarto comma, della legge n. 890 del 1982, dando un termine (massimo) di dieci giorni per
il ritiro del piego, elimina in radice l'ingiusta erosione del termine per svolgere le
successive attività difensive (come nel caso di specie per proporre opposizione a decreto
ingiuntivo), riportando la situazione di garanzia delle parti in equilibrio: per un verso,
lascia un tempo congruo al destinatario per ritirare l'atto; mentre, per l'altro, non
rende troppo onerosa la notifica per il mittente, che, comunque, potrà dare per
notificato l'atto decorso il termine di dieci giorni.
Un simile effetto non è garantito dall'art. 140 cod. proc. civ., esponendo il
destinatario di una notifica effettuata ai sensi di tale norma ad un trattamento meno
garantista, pur in presenza di presupposti di fatto analoghi, e per di più sulla base di
una scelta della tipologia di notifica che viene effettuata, di norma, da soggetti,
l'ufficiale giudiziario e il notificante, privi di qualsivoglia interesse alla
conoscibilità dell'atto da parte del notificatario.
Vi sarebbe anche un contrasto con l'art. 24 Cost., per la minor tutela offerta al
destinatario di una notifica ex art. 140 cod. proc. civ., essendo questi costretto a
presidiare con tendenziale continuità la sua cassetta postale anche in periodo di vacanza
o ferie, per evitare il rischio di perdere tempo utile al compimento di attività
difensive che prendano data a partire dall'avvenuta notifica, mentre molto meno rischiosa
e onerosa è la situazione del destinatario di una notifica postale ex art. 8 della legge
n. 890 del 1982.
Del resto, la stessa Corte di cassazione, con l'ordinanza delle Sezioni unite n. 458 del
2005, anche se ha ritenuto che per il notificante la notifica ex art. 140 cod. proc. civ.
prenda effetto dalla data di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, ha considerato
comunque necessario che il notificante, esibendo l'avviso di ricevimento, ponga il giudice
nelle condizioni di verificare se l'atto sia stato effettivamente consegnato al
destinatario o sia comunque convenientemente entrato nella sua sfera di conoscibilità.
Ciò, ad avviso del rimettente, significa che non ha più alcun rilievo la circostanza
che, spedendo l'avviso ex art. 140 cod. proc. civ., l'ufficiale giudiziario metta il
notificatario potenzialmente in grado di conoscere la natura dell'atto notificando,
poiché ciò che conta, nella nuova ricostruzione interpretativa della Corte stessa, è la
produzione dell'avviso di ricevimento come strumento per accertare l'effettiva conoscenza
o conoscibilità dell'atto. Pertanto non vi sarebbe più motivo di distinguere le due
forme di notifica in esame sulla base di una differenza - la possibilità di immediata
conoscenza dei dati salienti dell'atto da notificare per la presenza delle indicazioni
prescritte dall'art. 48 disp. att. cod. proc. civ. - che non rileva comunque ai fini della
decorrenza di efficacia della notifica ex art. 140 cod. proc. civ., né per il
notificante, né per il notificatario.
4. ( Nel giudizio dinanzi alla Corte costituzionale è intervenuto il Presidente del
Consiglio dei ministri, rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha
concluso per l'infondatezza della questione.
Dopo avere rilevato che l'art. 140 cod. proc. civ. e l'art. 8 della legge n. 890 del 1982
non sarebbero utilmente comparabili, l'Avvocatura osserva che la questione sarebbe
infondata anche in riferimento all'art. 24 Cost. Sotto quest'ultimo profilo, la difesa
erariale premette che il problema prospettato dal rimettente si pone per tutte le
notificazioni effettuate attraverso la spedizione di una raccomandata e che il termine di
dieci giorni previsto dal citato art. 8 non costituirebbe idonea tutela per il
destinatario.
5. ( In prossimità della camera di consiglio, l'Avvocatura generale dello Stato ha
depositato, nell'uno e nell'altro giudizio, memorie illustrative.
La difesa erariale - nel ribadire che la giurisprudenza costituzionale, sin dal 1975, ha
affermato la legittimità costituzionale della norma denunciata con riguardo al
perfezionamento della notificazione con decorrenza dalla data di spedizione della
raccomandata e non da quella del ricevimento della stessa - osserva, con riguardo alla
questione sollevata dal Tribunale di Bologna, che l'ordinanza di rimessione non prospetta
profili di illegittimità nuovi o diversi da quelli già sottoposti ed esaminati dalla
Corte costituzionale. La differente disciplina del perfezionamento del procedimento
notificatorio dell'art. 140 cod. proc. civ. rispetto a quello della notifica a mezzo posta
- si afferma - è stata ampiamente giustificata dalla Corte costituzionale. Inoltre, ad
avviso della difesa erariale, il rispetto del principio dell'effettività del
contraddittorio, quale corollario del più ampio principio del giusto processo sancito
dall'art. 111 Cost., non aggiunge nulla rispetto a quanto è stato già stabilito dalla
Corte costituzionale con riferimento al diritto di difesa garantito dall'art. 24 Cost. La
questione sarebbe altresì infondata se analizzata alla luce della fattispecie concreta,
avendo il debitore goduto di un lasso di tempo più che congruo (quaranta giorni) per
approntare la propria difesa e per notificare l'atto di citazione in opposizione a decreto
ingiuntivo.
In relazione alla questione sollevata dalla Corte d'appello di Milano, l'Avvocatura
osserva che, con la sentenza n. 346 del 1998, la Corte costituzionale non ha affermato la
necessità che tutti i procedimenti notificatori siano identici o strettamente omogenei -
ciò che lederebbe la discrezionalità legislativa - bensì che viola il diritto di difesa
la mancanza di un avviso del compimento delle formalità di cui all'art. 8 della legge n.
890 del 1982 e la ristrettezza del termine di dieci giorni a seguito dei quali l'ufficio
postale poteva rispedire al mittente l'atto senza che il destinatario avesse più la
possibilità di reperirlo.
Secondo la difesa erariale, le modalità della notifica stabilite dall'art. 140 cod. proc.
civ. garantiscono i diritti di difesa ed il ragionevole trattamento, non venendo in gioco
alcuna necessità di uniformarle ulteriormente senza invadere il campo della
discrezionalità propria del legislatore.
Considerato in diritto
1. ( Le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale ordinario di
Bologna (reg. ord. n. 75 del 2009) e dalla Corte d'appello di Milano (reg. ord. n. 88 del
2009), investono l'art. 140 cod. proc. civ., il quale, sotto la rubrica «Irreperibilità
o rifiuto di ricevere la copia», prevede che se non è possibile eseguire la consegna per
irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell'articolo
precedente, l'ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del comune dove la
notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla
porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, e gliene dà notizia
per raccomandata con avviso di ricevimento.
L'art. 140 cod. proc. civ. è denunciato da entrambi i rimettenti nella parte in cui,
secondo il diritto vivente - quale risulta dalla consolidata giurisprudenza della Corte di
cassazione, anche a Sezioni unite -, fa decorrere gli effetti della notifica, nei
confronti del destinatario della stessa, dal compimento dell'ultimo degli adempimenti
prescritti, ossia dalla spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento.
Così interpretata, la norma denunciata - non prevedendo che il contraddittorio si
instauri all'atto della consegna al destinatario o a chi per esso della raccomandata
informativa o, qualora la consegna non sia ancora avvenuta, al verificarsi della compiuta
giacenza della suddetta raccomandata - violerebbe, ad avviso del Tribunale di Bologna, gli
artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, e 111, primo e secondo comma, della Costituzione,
per irragionevolezza, per ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla
notificazione di atti giudiziari a mezzo posta, per l'incidenza sul diritto di difesa del
destinatario di atti notificati ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ. e per la lesione
dei principi costituzionali in materia di giusto processo (contraddittorio e parità delle
parti).
Lo scrutinio di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., è
sollecitato dalla Corte d'appello di Milano attraverso l'indicazione, come tertium
comparationis, dell'art. 8, quarto comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890
(Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la
notificazione di atti giudiziari), come modificato dall'art. 2 del decreto-legge 14 marzo
2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo
economico, sociale e territoriale), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio
2005, n. 80, che fa coincidere il compimento della notificazione dal lato del destinatario
con il decorso di dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata ovvero
con la data del ritiro della copia dell'atto, se anteriore.
2. ( Entrambe le ordinanze di rimessione attengono a questioni di legittimità
costituzionale dell'art. 140 cod. proc. civ. e sono sollevate sotto profili analoghi; i
relativi giudizi possono pertanto essere riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia.
3. ( Preliminarmente, deve essere disattesa l'eccezione di inammissibilità sollevata
dall'Avvocatura generale dello Stato con riguardo all'ordinanza di rimessione del
Tribunale ordinario di Bologna sul rilievo che il giudice a quo sarebbe venuto meno
all'onere di sperimentare la praticabilità di un'interpretazione adeguatrice.
Il giudice rimettente ha preso atto dell'essersi formata una interpretazione costante,
proveniente dalla stessa Corte di cassazione, in termini di diritto vivente, ed ha
richiesto l'intervento di questa Corte affinché controlli la compatibilità
dell'indirizzo consolidato con i principi costituzionali.
4. ( La questione sollevata dal Tribunale ordinario di Bologna è inammissibile per
un'altra preliminare ragione, ossia per mancata motivazione sulla rilevanza della
questione. Il giudice rimettente, infatti, ha omesso sia di descrivere compiutamente la
fattispecie concreta sottoposta al suo esame sia di precisare quali effetti avrebbe, nel
giudizio a quo, la sollecitata dichiarazione di illegittimità costituzionale.
5. ( La questione sollevata dalla Corte d'appello di Milano è, invece, fondata.
5.1. ( Questa Corte ha già avuto occasione di scrutinare questioni di legittimità
costituzionale aventi ad oggetto l'art. 140 cod. proc. civ., interpretato nel senso che la
notificazione debba ritenersi perfezionata con la spedizione della raccomandata e non con
il suo recapito.
La sentenza n. 213 del 1975 ha dichiarato la questione non fondata in riferimento agli
artt. 3 e 24 della Costituzione.
Premesso che «non esistono impedimenti di ordine costituzionale a che le modalità delle
notifiche siano diversamente disciplinate, in relazione ai singoli procedimenti e
agl'interessi che attraverso essi debbono trovare tutela», questa Corte ha rilevato che
«nell'ambito del processo civile, ai fini della garanzia del diritto di difesa del
destinatario delle notificazioni per ufficiale giudiziario deve ritenersi sufficiente che
copia dell'atto pervenga nella sfera di disponibilità del destinatario medesimo»,
essendo «ovvio che, ove questi si allontani, sia un suo onere predisporre le cose in modo
che possa essere informato di eventuali comunicazioni che siano a lui dirette».
La sentenza n. 213 del 1975 ha inoltre precisato che, nell'ambito del processo civile,
«il diritto di difesa di ciascuna parte va contemperato con quello dell'altra, cosicché,
con riguardo alle notifiche, a ragione vengono tenuti presenti non solo gli interessi del
destinatario dell'atto, ma anche le esigenze del notificante, sul quale possono gravare
oneri di notifica entro termini di decadenza». Infine, ha sottolineato che non è utile
la comparazione con l'art. 149 cod. proc. civ., il quale, al contrario dell'art. 140 cod.
proc. civ., dispone, in caso di notificazione a mezzo posta, che l'avviso di ricevimento
della raccomandata debba essere allegato all'originale, con la conseguenza che la notifica
va considerata perfezionata solo alla data della ricezione della raccomandata. Secondo la
sentenza, infatti, la notifica a mezzo posta non prevede per il destinatario maggiori
garanzie di quelle previste dall'art. 140 cod. proc. civ.: nel caso di notifica per posta,
«la ricevuta di ritorno riguarda l'unica operazione predisposta perché l'atto pervenga
nella sfera del destinatario ed equivale alla relata che l'ufficiale giudiziario appone in
calce all'originale dell'atto qualora questo sia notificato ai sensi dell'art. 140 cod.
proc. civ. Se il destinatario è irreperibile o il plico venga rifiutato, si ha affissione
di avviso presso la casa del destinatario e se ne fa menzione nella ricevuta di ritorno
(così come nel caso dell'art. 140 se ne fa menzione nella relata dell'ufficiale
giudiziario), ma manca completamente il secondo avviso di cui all'art. 140 cod. proc.
civ.».
Altre pronunce hanno confermato questa conclusione. Le ordinanze n. 76 e n. 148 del 1976,
n. 57 del 1978 e n. 192 del 1980 hanno dichiarato la manifesta infondatezza di analoghe
questioni di legittimità costituzionale della medesima disposizione, sollevate nella
parte in cui questa consente di ritenere perfetta la notifica dalla data di spedizione
della raccomandata da esso prescritta e non da quella della sua ricezione. La sentenza n.
250 del 1986 ricorda che la notificazione effettuata ai sensi dell'art. 140 cod. proc.
civ. si perfeziona dopo il deposito della copia dell'atto nella casa comunale e
l'affissione dell'avviso alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del
destinatario e con la spedizione a quest'ultimo della raccomandata con avviso di
ricevimento, senza che rilevino ai fini della perfezione della notificazione la consegna
della raccomandata al destinatario e l'allegazione all'originale dell'atto dell'avviso di
ricevimento. E l'ordinanza n. 904 del 1988 precisa che «una volta realizzata la
fondamentale esigenza dell'immissione della copia dell'atto da notificare nella sfera di
disponibilità del destinatario - esigenza certamente soddisfatta dall'art. 140 cod. proc.
civ. con l'affissione dell'avviso di deposito - l'adozione di ulteriori correttivi in
senso garantista della disciplina in subiecta materia resta riservata alle scelte
discrezionali del legislatore, in relazione a situazioni di volta in volta differenti».
5.2. ( I successivi sviluppi della giurisprudenza costituzionale impongono di rimeditare
queste conclusioni.
5.2.1. ( In primo luogo, la ratio che giustificava la spedizione della raccomandata come
momento perfezionativo della notificazione ex art. 140 cod. proc. civ. in relazione alla
necessità di bilanciare gli opposti interessi del notificante e del destinatario e
all'esigenza di non addossare al primo i rischi inerenti al decorso del tempo per la
consegna della raccomandata, non è più riproponibile nel sistema delle notifiche
derivante dalla sentenza di questa Corte n. 477 del 2002. Per effetto di detta sentenza
(con cui è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale del combinato disposto
dell'art. 149 cod. proc. civ. e dell'art. 4, terzo comma, della legge n. 890 del 1982,
nella parte in cui prevedeva che la notificazione si perfezionasse, per il notificante,
alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente,
di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario) risulta infatti ormai presente
nell'ordinamento processuale civile, fra le norme generali sulle notificazioni degli atti,
il principio secondo il quale il momento in cui la notifica si deve considerare
perfezionata per il notificante deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per
il destinatario; con la conseguenza che, anche per le notificazioni eseguite ai sensi
dell'art. 140 cod. proc. civ., al fine del rispetto di un termine pendente a carico del
notificante, è sufficiente che l'atto sia consegnato all'ufficiale giudiziario entro il
predetto termine, mentre le formalità previste dal citato art. 140 possono essere
eseguite anche in un momento successivo (sentenza n. 28 del 2004; ordinanza n. 97 del
2004).
Ciò comporta che, mentre il notificante ex art. 140 cod. proc. civ., sia pure
subordinatamente al buon esito della notifica, evita ogni decadenza a suo carico con la
consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, il destinatario - in un contesto che, dal
punto di vista del perfezionamento della notifica, continua ad essere ancorato alla
spedizione della raccomandata informativa, trascurando la ricezione della stessa (o gli
altri modi considerati dal sistema equipollenti) - soffre di una riduzione dei termini per
lo svolgimento delle successive attività difensive, giacché questi cominciano a
decorrere da un momento anteriore rispetto a quello dell'effettiva conoscibilità
dell'atto.
Né la presunzione di conoscenza dell'atto da parte del destinatario con la semplice
spedizione della raccomandata prevista dall'art. 140 cod. proc. civ. può ulteriormente
giustificarsi con il ritenere che sia onere del destinatario, ove si allontani, di
predisporre le cose in modo da poter essere informato di eventuali comunicazioni che siano
a lui dirette. Difatti, l'evoluzione della vita moderna e gli spostamenti sempre più
frequenti per la generalità delle persone fanno sì che l'onere di assunzione di misure
precauzionali in vista di eventuali notificazioni non può operare anche in caso di
assenze brevi del destinatario, poiché altrimenti il suo diritto di difesa sarebbe
condizionato da oneri eccessivi.
5.2.2. ( In secondo luogo, è da tener presente che questa Corte, con la sentenza n. 346
del 1998, ha giudicato priva di ragionevolezza e lesiva della possibilità di conoscenza
dell'atto da parte del destinatario la disciplina della consimile notificazione a mezzo
posta di cui all'art. 8 della legge n. 890 del 1982, dichiarandone l'illegittimità
costituzionale: (a) sia nella parte in cui non prevedeva che, in caso di rifiuto di
ricevere il piego o di firmare il registro di consegna da parte delle persone abilitate
alla ricezione ovvero in caso di mancato recapito per temporanea assenza del destinatario
o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, fosse data notizia
al destinatario medesimo con raccomandata con avviso di ricevimento del compimento delle
formalità descritte e del deposito del piego; (b) sia nella parte in cui prevedeva che il
piego fosse restituito al mittente, in caso di mancato ritiro da parte del destinatario,
dopo dieci giorni dal deposito presso l'ufficio postale.
A questo punto, dopo la declaratoria di illegittimità costituzionale, è intervenuto il
legislatore, che, con l'art. 2 del decreto-legge n. 35 del 2005, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 80 del 2005, ha sostituito, per quello che qui rileva, il
secondo ed il quarto comma dell'art. 8 della legge n. 890 del 1982, prevedendo che: (a) se
le persone abilitate a ricevere il piego, in luogo del destinatario, rifiutano di
riceverlo, ovvero se l'agente postale non può recapitarlo per temporanea assenza del
destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, il
piego è depositato lo stesso giorno presso l'ufficio postale preposto alla consegna o
presso una sua dipendenza; (b) del tentativo di notifica del piego e del suo deposito
presso l'ufficio postale o una sua dipendenza è data notizia al destinatario, a cura
dell'agente postale preposto alla consegna, mediante avviso in busta chiusa a mezzo
lettera raccomandata con avviso di ricevimento che, in caso di assenza del destinatario,
deve essere affisso alla porta d'ingresso oppure immesso nella cassetta della
corrispondenza dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda; (c) l'avviso deve contenere
l'indicazione del soggetto che ha richiesto la notifica e del suo eventuale difensore,
dell'ufficiale giudiziario al quale la notifica è stata richiesta e del numero di
registro cronologico corrispondente, della data di deposito e dell'indirizzo dell'ufficio
postale o della sua dipendenza presso cui il deposito è stato effettuato, nonché
l'espresso invito al destinatario a provvedere al ricevimento del piego a lui destinato
mediante ritiro dello stesso entro il termine massimo di sei mesi, con l'avvertimento che
la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data del
deposito e che, decorso inutilmente anche il predetto termine di sei mesi, l'atto sarà
restituito al mittente; (d) la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla
data di spedizione della lettera raccomandata ovvero dalla data del ritiro del piego, se
anteriore.
Ne risulta un capovolgimento rispetto al sistema precedente, in cui era l'art. 8 della
legge n. 890 del 1982 a prevedere una disciplina meno garantista per il notificatario
rispetto a quella apprestata, in presenza di analoghi presupposti di fatto, dall'art. 140
cod. proc. civ., perché la notifica a mezzo posta si perfeziona, per il destinatario, non
con il semplice invio a cura dell'agente postale della raccomandata che dà avviso
dell'infruttuoso accesso, ma decorsi dieci giorni dall'inoltro della raccomandata o nel
minor termine costituito dall'effettivo ritiro del plico in giacenza. E ciò, per di più,
in un contesto nel quale la scelta della tipologia di notifica viene effettuata da
soggetti, l'ufficiale giudiziario ed il notificante, privi di qualsivoglia interesse alla
conoscibilità dell'atto da parte del notificatario: il solo notificante, infatti, può
richiedere all'ufficiale giudiziario di effettuare la notifica personalmente e, qualora
ciò non faccia, l'ufficiale giudiziario può, a sua discrezione, scegliere l'uno o
l'altro modo di notificazione (sentenza n. 346 del 1998).
5.3. ( Nell'attuale sistema normativo si è dunque verificata una discrasia, ai fini
dell'individuazione della data di perfezionamento della notifica per il destinatario, tra
la disciplina legislativa della notificazione a mezzo posta, dettata dal novellato art. 8
della legge n. 890 del 1982 - dove le esigenze di certezza nella individuazione della data
di perfezionamento del procedimento notificatorio, di celerità nel completamento del
relativo iter e di effettività delle garanzie di difesa e di contraddittorio sono
assicurate dalla previsione che la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni
dalla data di spedizione della lettera raccomandata informativa ovvero dalla data di
ritiro del piego, se anteriore - e la disciplina dell'art. 140 cod. proc. civ., nella
quale il diritto vivente, ai fini del perfezionamento della notifica nei confronti del
destinatario, dà rilievo, per esigenze di certezza, alla sola spedizione della
raccomandata, sia pure recuperando ex post la ricezione della raccomandata, da allegare
all'atto notificato, o in vista del consolidamento definitivo degli effetti provvisori o
anticipati medio tempore verificatisi (Corte di cassazione, Sezioni unite, 13 gennaio
2005, n. 458), o in funzione della prova dell'intervenuto perfezionamento del procedimento
notificatorio (Corte di cassazione, Sezioni unite, 14 gennaio 2008, n. 627).
È evidente che la disposizione denunciata, così come interpretata dal diritto vivente,
facendo decorrere i termini per la tutela in giudizio del destinatario da un momento
anteriore alla concreta conoscibilità dell'atto a lui notificato, viola i parametri
costituzionali invocati dal rimettente, per il non ragionevole bilanciamento tra gli
interessi del notificante, su cui ormai non gravano più i rischi connessi ai tempi del
procedimento notificatorio, e quelli del destinatario, in una materia nella quale, invece,
le garanzie di difesa e di tutela del contraddittorio devono essere improntate a canoni di
effettività e di parità, e per l'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla
fattispecie, normativamente assimilabile, della notificazione di atti giudiziari a mezzo
posta, disciplinata dall'art. 8 della legge n. 890 del 1982.
Deve pertanto essere dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 140 cod. proc.
civ., nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con
la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o,
comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione.
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
riuniti i giudizi,
1) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 140 del
codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 111, primo e secondo
comma, 3, primo comma, e 24, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di
Bologna con l'ordinanza indicata in epigrafe;
2) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 140 cod. proc. civ., nella parte in
cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la spedizione della
raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi
dieci giorni dalla relativa spedizione.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11
gennaio 2010.
F.to:
Francesco AMIRANTE, Presidente
Paolo MADDALENA, Redattore
Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 14 gennaio 2010.
Il Direttore della Cancelleria
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