Divorzio - Obbligo per il marito a corrispondere
l'assegno divorzile - Un nuovo rapporto di convivenza della moglie more uxorio con altro
con il quale ha avuto un figlio non determina il venir meno dell'obbligo di corrispondere
l'assegno poiche' il rapporto di convivenza more uxorio ha carattere di precarieta' (Corte
di Cassazione Sezione 1 Civile Sentenza del 22 gennaio 2010, n. 1096)
Corte di Cassazione Sezione 1 Civile Sentenza del 22 gennaio 2010, n. 1096
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Il Tribunale di Bari con decreto del 3.1.2007, in accoglimento del ricorso proposto da
***, modificava le condizioni di carattere patrimoniale disposte con la sentenza
dichiarativa della cessazione degli effetti civili del matrimonio, negando alla ex moglie
***. il diritto all'assegno divorzile che le era stato liquidato nella misura di euro
1.082,97.
La Mi. proponeva reclamo ed all'esito del giudizio, nel quale si costituiva il Ca.
chiedendone il rigetto, la Corte d'Appello di Bari con decreto del 6 - 14.11.2007 riduceva
l'assegno divorzile in euro 500,00.
Dopo aver precisato che in sede di revisione possono prendersi in considerazione solo le
circostanze sopravvenute e che in tale ambito non rientravano nel caso in esame ne' la
relazione extraconiugale intrattenuta dalla Mi. ne' la nascita di una figlia nata da tale
relazione in quanto entrambe precedenti alla pronuncia di divorzio, senza che possa
assumere rilievo l'ignoranza dedotta al riguardo dal Ca. sia perche' il giudicato copre il
dedotto ed il deducibile e sia perche' l'affermazione non risulta provata in un contesto
in cui e' difficile ipotizzare a dispersione di tutti i rapporti parentali ed amichevoli,
rilevava la Corte d'Appello che gli unici elementi sopravvenuti utilizzabili erano
costituiti dal mutamento di residenza della Mi. avvenuta in data (OMESSO) con il
trasferimento da (OMESSO) a (OMESSO) nella stessa abitazione del padre della bambina
(Dott. Gi.Br. ) e dalla realizzazione da parte della medesima Mi. di alcuni acquisti
immobiliari.
Quanto a quest'ultima circostanza, prendeva atto dell'acquisto della casa facente parte
del complesso balneare (OMESSO) che, seppure limitato ad un uso stagionale, consente
tuttavia di godere di una sistemazione turistica con risparmio di spesa, nonche'
dell'acquisto di un'abitazione destinata ai genitori.
Per quanto riguarda il mutamento della residenza anagrafica, ne riconosceva la rilevanza,
precisando pero' che, pur essendo esso indice di un rapporto non estemporaneo, l'unione
non potrebbe ancora considerarsi definitiva in assenza di un nuovo matrimonio.
Riteneva quindi che non sussistevano le condizioni per escludere il diritto all'assegno
divorzile, ma solo per operarne una riduzione. Al riguardo sottolineava che sia il Ca. che
il Gi. svolgevano la stessa professione di medico ospedaliero od anche se quest'ultimo era
dedito pure ad un'attivita' complementare (che il Tribunale aveva definito artistica),
dagli introiti pero' incerti, la nuova coppia doveva provvedere al mantenimento della
figlia.
Avverso tale decreto propone ricorso per cassazione Ca. Gi. che deduce tre motivi di
censura.
Resiste con controricorso, illustrato anche con memoria, Mi. Gi. che eccepisce sotto vari
profili l'inammissibilita' del ricorso (impugnabilita' del decreto solo ai sensi
del'articolo 111 Cost., e quindi unicamente per violazione di legge; prospettazione del
quesito senza la formulazione della "regula iuris" applicabile; riproposizione
di questioni non deducibili in sede di revisione in quanto coperte dal giudicato).
MOTIVI DELLA DECISIONE
Prioritario e' l'esame delle tre questioni pregiudiziali sollevate dalla controricorrente
a sostegno della richiesta di inammissibilita' del ricorso.
Quanto alla prima - con cui si deduce che il ricorso per cassazione avverso il decreto
della Corte d'Appello pronunciato in sede di reclamo in tema di modifica delle condizioni
patrimoniali stabilite con la sentenza divorzile puo' essere proposto solo per violazione
di legge ai sensi dell'articolo 111 Cost., - ben due ordini di considerazioni ne rivelano
l'infondatezza.
In primo luogo non considera la difesa della Mi. che tutte le censure, articolate in tre
distinti motivi di ricorso, riguardano pretese violazioni di legge.
Ma, soprattutto, non tiene conto della formulazione dell'articolo 360 c.p.c., come
introdotto dal Decreto Legislativo n. 40 del 2006, articolo 2, applicabile "ratione
temporis" al caso in esame (vedi la norma transitoria di cui al detto Decreto
Legislativo, articolo 27, al comma 1) il quale all'ultimo comma, prevede la possibilita'
anche per i provvedimenti diversi dalla sentenza, di ricorrere per tutti i motivi previsti
dal comma 1.
Anche il secondo motivo di inammissbilita' - riguardante la formulazione dei quesiti di
diritto richiesti dall'articolo 366 bis c.p.c., che ad avviso della controricorrente si
risolverebbero in una enunciazione di questioni di fatto - e' infondato, ben potendosi
individuare una chiara sintesi logico - giuridica delle questioni sottoposte alla
valutazione del giudice di legittimita' con espresso riferimento ai punti controversi ed
alle norme che si considerano violate. Indipendentemente da ogni considerazione in ordine
alla dedotta fondatezza dei motivi del ricorso, di cui si parlera' a breve, la lettura dei
quesiti mostra all'evidenza la loro stretta correlazione, espressa in termini chiari e
sintetici, con il motivo cui ciascuno si riferisce e con le particolari circostanze del
caso concreto.
Con il primo motivo di ricorso Ca. Gi. denuncia violazione e falsa applicazione della
Legge n. 898 del 1970, articolo 9, come modificato dalla Legge n. 74 del 1987, articolo
13, nonche' dell'articolo 2697 c.p.c., comma 2, articolo 115 c.p.c.. Lamenta che la Corte
d'Appello abbia ritenuto non valorizzabili ai fini della revisione una parte delle
circostanze dedotte, vale a dire la relazione extraconiugale intrattenuta dalla Mi. e la
nascita della figlia nata da questa relazione, senza considerare che egli non aveva fatto
riferimento ad una mera relazione extraconiugale ma ad una convivenza "more
uxorio", la quale e' qualcosa di ben diverso, in quanto indice di stabilita',
unitamente alla nascita della bambina avvenuta in data (OMESSO), vale a dire poco dopo il
deposito del ricorso introduttivo del giudizio di divorzio ((OMESSO)) e poco prima del
deposito della sentenza di divorzio ((OMESSO)). Deduce altresi' che erroneamente la Corte
d'Appello ha ritenuto che incombesse a lui l'onere di provare la mancata conoscenza di
tali accadimenti all'epoca del divorzio, non avendo considerato, da una parte, che tali
circostanze configurassero delle eccezioni il cui onere della prova incombeva a chi le
aveva sollevate e, dall'altra, la perdita totale dei contatti a seguito del trasferimento
della Mi. in altra citta' ed in mancanza di una prole comune.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione della Legge b. 898 del 1970,
articoli 9 e 5, come modificati, nonche' dall'articolo 2697 c.c., e dagli articoli 115 e
116 c.p.c.. Lamenta che la Corte d'Appello nell'apprezzare sebbene in maniera riduttiva la
stabilizzazione della nuova coppia, abbia considerato solo una delle fonti di reddito del
Gi. , non avendo adeguatamente tenuto conto della sua seconda attivita' artistica
pluriennale sia come autore che come direttore di importanti plessi, come il teatro
(OMESSO), oltre che come organizzatore di rassegne annuali (festival di (OMESSO)), ed
omettendo qualsiasi accertamento al riguardo anche mediante informazioni presso la
S.I.A.E., come era stato richiesto, nonche' di tener conto del reddito di euro 10.000,00
risultante dalla dichiarazione dei redditi della Mi. e della durata minima del matrimonio
(30 mesi).
Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione della Legge n. 898 del 1970,
articolo 5, come modificato dalla Legge n. 74 del 1987, articolo 10, dell'articolo 2697
c.c., comma 2, e dagli articoli 115 e 116 c.p.c., nonche' carenza di motivazione. Lamenta
che la Corte d'Appello, nel comparare i redditi delle parti con riferimento anche a quelli
del Gi. , abbia ritenuto di valorizzare i costi che la presenza della bambina comporta
nell'economia della nuova coppia, omettendo pero' di considerare che anch'egli ha due
figlie a carico, come documentalmente provato.
Le esposte censure, da esaminarsi congiuntamente per la loro intima connessione logica e
giuridica, sono infondate.
In punto di fatto, le circostanze che nel caso in esame la Corte d'Appello ha considerato
sopravvenute e, come tali, valutabili nel giudizio di revisione per il disconoscimento
dell'assegno divorzile sono costituite dal mutamento della residenza della Mi. da (OMESSO)
a (OMESSO) presso l'abitazione del Dott. Gi. Re. in data (OMESSO), con cui la medesima ha
stabilito quindi un rapporto di convivenza more - uxorio e non gia' di semplice relazione
extraconiugale, nonche' da alcuni acquisti immobiliari.
Quanto alla prima circostanza, non v'e' ragione da parte del ricorrente di dolersi in
ordine alla corretta individuazione di un tale rapporto, avendo la Corte d'Appello dedotto
dall'avvenuto trasferimento a (OMESSO) della Mi. la sussistenza di un effettivo rapporto
di convivenza, come si sostiene in ricorso e come si desume del resto dalla giurisprudenza
richiamata dalla Corte d'Appello che a rapporti di tale natura fa riferimento.
Il tentativo poi operato dal ricorrente di includere fra le circostanze sopravvenute anche
la nascita da tale rapporto di una bambina urta contro gli accertamenti, insindacabili in
questa sede, della Corte d'Appello basati su precisi riferimenti temporali e sul rilievo
che e' rimasto privo di prova l'assunto della mancata tempestiva conoscenza di un tale
evento da parte del ricorrente medesimo.
In ogni caso le considerazioni di carattere giuridico espresse dalla sentenza impugnata in
ordine al riconoscimento dell'assegno divorzile e che questa Corte condivide rendono
superfluo ogni riferimento al riguardo.
La Corte d'Appello infatti, richiamando la giurisprudenza di questa Corte (Cass.
24056/06), ha sottolineato che il carattere precario del rapporto di convivenza more -
uxorio consente di considerare gli eventuali benefici economici che ne derivino idonei ad
incidere unicamente sulla misura dell'assegno in quanto, proprio in considerazione di
detta precarieta', e' destinato ad influire solo su quella parte dell'assegno volto ad
assicurare quelle condizioni minime di autonomia giuridicamente garantite che l'articolo 5
della legge sul divorzio ha inteso tutelare finche' l'avente diritto non contragga un
nuovo matrimonio.
Il Collegio intende dare continuita' a tale principio, condividendone il contenuto in
quanto non si potrebbe dubitare del carattere precario del rapporto di convivenza, privo
di qualsiasi tutela giuridica nei confronti del soggetto economicamente piu' debole.
Ne' la nascita di una figlia puo' considerarsi idonea a mutarne, sotto il profilo
giuridico, la natura, potendo solo di fatto cementare l'unione ma non dar luogo
all'insorgenza di diritti ed obblighi in quanto il soggetto economicamente piu' debole non
acquisisce quel grado di tutela necessario a giustificare la perdita dei diritti di
carattere economico derivanti dal matrimonio.
Anche sul piano strettamente giuridico quindi correttamente la Corte d'Appello non ha
tenuto conto di tale evento ai fini del riconoscimento del diritto all'assegno, mentre
altrettanto correttamente ha valutato la complessiva situazione venutasi a creare
(unitamente alle disponibilita' dimostrate dalla Mi. a seguito di alcuni acquisti
immobiliari), assicurando solo quella parte dell'assegno volta a superere le condizioni
minime di autonomia garantite dai benefici economici derivanti dalla convivenza.
Tali considerazioni valgono ovviamente anche in relazione alla circostanza relativa alla
dedotta migliore condizione economica che il Dott. Gi. fruirebbe in relazione alla sua
attivita' artistica esercitata in aggiunta a quella di medico ospedaliero, cui e' addetto
invece in esclusiva il dott. Ca. .
Quanto infine al terzo motivo, riguardante la incidenza che la Corte d'Appello, nella
comparazione delle rispettive condizioni economiche, ha riconosciuto in termini di costi
alla nascita della bambina dal nuovo rapporto, dimenticando di considerare che anche il
ricorrente nel frattempo era diventato padre di due bambine, il rilievo della Corte
d'Appello non e' certamente corretto, basandosi solo su una parte degli elementi di
valutazione, ma la circostanza non e' decisiva sia per la notevole riduzione, parti al 50
%, gia' operata rispetto alla liquidazione dell'assegno disposta dal Tribunale e sia,
soprattutto, perche' un eventuale difetto di motivazione sul punto, prospettabile al
riguardo, non potrebbe desumersi unicamente da tale rilievo ma avrebbe richiesto pur
sempre, per valutarne l'incidenza, il suo inserimento nell'ambito della complessiva
valutazione compiuta dal giudice di merito.
Il ricorso va pertanto rigettato.
La peculiarita' della fattispecie giustifica la totale compensazione delle spese del
presente giudizio di legittimita'.
P.Q.M.
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio di legittimita'.
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