| Il ricordo di quattro grandi avvocati
romani: Alfredo Angelucci, classe 1921; Ennio
Parreli classe 1924; Bartolo Gallitto, classe
1921; Osvaldo Fassari, classe 1921 - Ricordo Quattro avvocati
Gran Signori a cura di Titta Madia jr.
Se ne sono andati, tutti e quattro, silenziosamente, nel mese di agosto, con laddio
dei pochi resistenti al mese vacanziero.
Quattro gran signori dellAvvocatura Romana che, nei diversi ambiti professionali e
per tante generazioni, sono stati esempi della nobile professione Forense.
Alfredo Angelucci, classe 1921, era un signore molto alto
longilineo, aristocratico nel tratto, dotato di un elegante accento romanesco segno di
appartenenza a quel nobile ceto della Capitale denominato generone.
Figlio di avvocato, sin da giovane si era specializzato nel giudizio di legittimità e
solo dinanzi alla Corte di Cassazione penale svolgeva la sua professione, con rifiuto per
il merito che diceva, umilmente, di non saper affrontare.
Lavvocato raffinato ed elitario
Notissimo a tutti gli avvocati penalisti italiani che affidavano a lui
la discussione dei ricorsi in Cassazione, conosceva la giurisprudenza delle singole
sezioni della Suprema Corte ed anche dei singoli giudici, che lo stimavano per la sua
signorilità e cultura.
Quella cultura in po retrò, ma raffinata d elitaria dei concerti
alla vecchia sala dellAuditorium, del festival di Salisburgo o di Bayreuth, dove la
musica parla a tutti, giovani e meno giovani, il suo linguaggio universale.
Il Carattere dellAvvocato di sinistra
Ennio Parreli classe 1924, era un caratteraccio, uomo di
sinistra, comunista da giovane, deputato del rinnovato partito dei D.S., avvocato
civilista di ingegno acutissimo, per tanti anni Consigliere dellOrdine degli
Avvocati di roma.
Ennio era legatissimo a Gli Oratori del Giorno che onorava
della sua autorevole firma, con pezzi che rileggo senza mai stancarmi delle sue originali
idee, della sua capacità di scovare, nel mare immenso della letteratura, i riferimenti
alla vita giudiziaria, al dramma del giudicare, alla complessità della Legge, con le sue
grottesche ricadute umane.
Perché Parrelli era un uomo ironico, dietro la sua intransigente
difesa di unetica che non ammette errori e deroghe, e sapeva ridere prima di tutto
di se stesso.
E questo lo rendeva prezioso, insostituibile collaboratore della nostra
Rivista.
LHoneste vivere dellavvocatura fascista
Bartolo Gallitto, classe 1921, era un uomo
solare, di destra, anzi fascista, ma non nel senso fatto negativo della storia del
dopoguerra, ma strenuo difensore di quei principi e valori della destra storica italiana
che si identificavano nellHoneste vivere, nella difesa della Patria, della
tradizione, dello Stato che tutti li riassumeva.
Era rimasto sempre coerente, della sua militanza nella Repubblica
Sociale di Salò, alla nomina quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura,
apprezzato da tutti i Magistrati, di destra e di sinistra, per saggezza ed umanità.
Anche Gallitto era stato Consigliere dellOrdine degli Avvocati di
Roma, come dire che erano altri i tempi, unaltra lavvocatura un altro livello
del nostro Consiglio.
Grande amico di Nicola Madìa sr., se ne và, con Gallitto, uno degli
ultimi personaggi di quel mondo di destra, che dovette tanto soffrire negli anni della
carica al fascista , ma che, a distanza di tempo e rasserenato il clima, era
popolato di tante persone perbene.
Il penalista del passato
Osvaldo Fassari, classe 1921, era un penalista puro, uomo di
fioretto e non di sciabola, cordiale, combattivo e sino allultimo impegnato in
grandi processi.
Aveva percorso per quasi 70 anni i Tribunali di tutta Italia, forte
degli insegnamenti del suo Maestro Alfredo De Marsico, che sempre accompagnava,
scortandolo, nelle sue trasferte romane.
Fassari era un avvocato penalista del passato, che con il codice alla
Perry Mason non voleva avere a che fare.
Era uomo della discussione, anzi dellarringa, nella quale
eccelleva per eloquio lucido ed elegante.
Senza trombonismi, perché era asciutto nella parola, cosi come nella
sua sorridente carica umana.
Insomma quattro grandi vecchi, cosi diversi luno dallaltro per ideologia,
carattere, tratti culturali ed impegni professionali.
Ma a ben pensarci tutti uguali per quel tratto dellAvvocatura che abbiamo
dimenticato sulla strada del necessario rinnovamento: la signorilità.
Che non è affatto stile di vita, un po formale ed ipocrita, ma una cultura
impregnata di rispetto degli altri, di osservanza delle regole, di umiltà
nellascolto, di curiosità nellapprendere.
Tutte le virtù che Angelucci, Parreli, Gallitto e Fassari ci hanno lasciato con
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