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| Mediazione finalizzata alla conciliazione Dlgs 28/2010 - Conciliazione: gli Ordini forensi chiedono che il ministero della giustizia approvi in fretta i decreti attuativi (Comunicato stampa del Consiglio Nazionale Forense)
Roma. Fare in fretta con i decreti ministeriali sui requisiti degli
organismi di conciliatori e dei conciliatori e sulle indennità, cioè i decreti che
attueranno in concreto la riforma che ha introdotto nel sistema giustizia la mediazione
(legge 69/2009 e decreto legislativo n. 28/2010). Lindicazione emersa oggi da parte del Cnf è quella di aspettare i decreti attuativi e di muoversi in un quadro aggiornato. Ma proprio per questo la richiesta al ministero della giustizia è di fare il più in fretta possibile. Con la riforma governativa, gli Ordini sono chiamati a istituire organismi di conciliazione presso i tribunali, che saranno riconosciuti di diritto dal ministero. Una opportunità certo, ma anche una sfida visto che, per chi non è già sul mercato sulla base delle vecchie regole, il rischio è quello di una partenza in salita che potrebbe trasformarsi anche in una iniziativa inutile e piuttosto costosa (stime prudenziali parlano di 9 milioni di euro per il sistema ordinistico). Le iniziative del Cnf. Con la commissione Cnf per lo studio della mediazione abbiamo avviato un confronto con il ministero della giustizia nella convinzione che gli organismi di conciliazione presso gli Ordini forensi abbiano delle caratteristiche peculiari: saranno formati da soggetti con una formazione specifica giuridica teorico-pratica e potranno garantire una maggiore imparzialità. Siamo dellavviso anche che le parti avranno interesse a essere accompagnate da un legale di fiducia. Insisterò presso il ministero perché gli Ordini siano automaticamente iscritti anche come enti formatori. E sono dellavviso che i conciliatori presso gli Ordini non potranno essere che avvocati che si siano formati presso lOrdine stesso o altri Ordini forensi, ha spiegato il presidente Cnf Guido Alpa. I dubbi sulla implosione del sistema sono tutti sul tappeto, anche perché andrà valutata la sostenibilità economica e pratica del sistema. Siamo tutti preoccupati perché non ci sono dati che ci diano un ordine di grandezza. Certo è però che il sistema si dovrà autofinanziare e quindi è importante che il ministero fissi delle tariffe che siano sufficienti a coprirne i costi, ha evidenziato Alpa. Fabio Florio, ordinatore della commissione Cnf, ha invitato a evitare
la corsa alla formazione in mancanza dei decreti attuativi perché lobiettivo deve
essere quello della qualità. La commissione comunque ha già predisposto un programma di
incontri sul territorio nei prossimi tempi. Polizza assicurativa.Altra questione emersa oggi è stata quella della polizza assicurativa: la legge la prevede come obbligatoria ma le compagnie di assicurazioni finora contattate dagli Ordini spesso non possono fornire proposte sulla base del volume di affari (che a tuttoggi non si riesce a stimare). Il Cnf sta valutando due strade alternative: o chiedere al ministero lesonero per gli Ordini, come già previsto per le Camere di Commercio; oppure stipulare una convenzione con una compagnia di assicurazione. Questioni operative. Quanto alle prime indicazioni operative in tema di formazione, Ana Uzqueda ha suggerito quali devono essere le competenze da acquisire in un corso di formazione per conciliatori: conoscenza delle dinamiche del conflitto, comunicazione efficace, tecniche di negoziazione cooperativa, tecniche di comunicazione, tecniche e procedura di mediazione dei conflitti. Quanto alla qualità dellente di formazione, gli elementi che militano a suo favore sono la presenza di un responsabile scientifico, requisiti di professionalità dei docenti, un sistema di valutazione e il sistema di selezione dei mediatori. Paola Ventura, che proviene da una esperienza sul campo a Milano, ha spiegato come istituire un ente di conciliazione sia come emanazione diretta dellOrdine o tramite una fondazione costituita ad hoc. Una fondazione avrebbe più libertà anche nella fissazione delle tariffe ma potrebbe avere più difficoltà nellassegnazione dei locali da parte del Tribunale. Angelo Santi, componente della commissione Cnf, ha annunciato che la commissione sta predisponendo un modello di regolamento per il funzionamento degli organismi di conciliazione. Dubbi interpretativi. Rimangono sullo sfondo le difficoltà
interpretative delle norme, messe in luce da Domenico Dalfino che ha suggerito di non
enfatizzare le conseguenze dellinadempimento dellobbligo di informazione da
parte dellavvocato: lassistito potrebbe agire per la ripetizione di quanto
già corrisposto allavvocato. Sul piano disciplinare sarebbe applicabile
larticolo 40 del codice deontologico. Dubbi poi sorgono, quando la mediazione è
prevista come condizione di improcedibilità, nel caso di domande riconvenzionali o alla
chiamata in causa o alintervento volontario di terzi. Paolo Luiso ha sottolineato
come la mediazione costituisce uno strumento pregiudiziale rispetto agli altri, in
particolar modo rispetto agli strumenti aggiudicativi, perché consente di dare rilievo al
mondo degli interessi e delle necessità, che sono irrilevanti nel mondo del diritto e che
per questo motivo non possono essere presi in considerazione dal giudice o
dallarbitro. |
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