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18 Aprile 2009 - Avvocati - Ordine di Roma - Sfratto dalla Cassazione ?

L’Ordine forense di Roma dovrà fare armi e bagagli e lasciare la storica sede di Piazza Cavour che da quasi un secolo occupa all’interno della Corte di cassazione. Così almeno ha deciso il Tar Lazio. Perché i legali romani, secondo i magistrati capitolini, non hanno nessun titolo per restare lì. Ma il presidente del Consiglio dell’Ordine della Capitale non si dà per vinto e promette battaglia in appello. (rassegna stampa - Articolo tratto da: Diritto e Giustizia Data Pubblicazione 17/4/2009)

L’Ordine forense di Roma dovrà fare armi e bagagli e lasciare la storica sede di Piazza Cavour che da quasi un secolo occupa all’interno della Corte di cassazione. Così almeno ha deciso il Tar Lazio. Perché i legali romani, secondo i magistrati capitolini, non hanno nessun titolo per restare lì. Ma il presidente del Consiglio dell’Ordine della Capitale non si dà per vinto e promette battaglia in appello.

Preoccupazione. È un Alessandro Cassiani addolorato, ma deciso a difendere fino in fondo il suo Ordine quello che risponde al telefono dallo studio. E la sentenza del Tar Lazio (vedi articolo sopra) lo spinge a parlare. Perché la sede prestigiosa, inserita nella “casa” a più inquilini della Suprema corte rischia, presto e chissà dove, di traslocare. I ricordi riaffiorano: «Da quando, nel lontano 1958 – si legge nella lettera che Cassiani inviò nel 2006 all’allora primo presidente della Corte di Cassazione Nicola Marvulli – ho cominciato a frequentare i corridoi del Palazzo, non mi ha mai sfiorato il sospetto che il Consiglio non fosse legittimato ad utilizzare la sua sede». Da allora, continua il presidente «Ho sempre pensato agli Uffici di Piazza Cavour come alla casa degli avvocati e ai presidenti dell’Ordine come ai custodi di quelle mura».

Le tracce della presenza della categoria a Piazza Cavour risalgono al 4 gennaio 1911, data in cui Cesare Fani, ministro Guardasigilli dell’epoca, inaugurò il Palazzo di Giustizia di Roma, nel quale furono collocati i principali uffici giudiziari romani (Tribunale, Corte d’appello, Procure) e i servizi ausiliari (notifiche, cancelleria, esecuzione, ufficio registro atti ecc.).

Presenza. Ragioni di diritto e di opportunità – ricostruisce il presidente – fanno ritenere legittima la collocazione del Consiglio dell’ordine romano nei locali nel Palazzo dove hanno sede la Suprema corte e la Procura generale presso la Cassazione. Liceità avvalorata, secondo Cassiani, dall’attribuzione di un posto fisso al Consiglio dell’Ordine forense nella Commissione di manutenzione che gestisce il Palazzo di Giustizia. Mai in cento anni magistrati o ministri hanno messo in dubbio la presenza dell’Istituzione a Piazza Cavour. E poi, osserva Cassiani, nel “Palazzaccio” sono collocati gli uffici di altre associazioni di categoria (l’Anm e l’associazione dei cancellieri), le attività collaterali (la posta, la banca, l’ambulatorio medico e il bar) e quelle strumentali al servizio giudiziario (la rivendita di valori bollati).

Soluzione. Il senatore Giuseppe Valentino (Pdl), avvocato penalista, membro della commissione Giustizia di Palazzo Madama, ha fatto visita la scorsa settimana al Consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma. E ha promesso che si batterà affinché nel disegno di legge sulla riforma dell’Ordinamento professionale venga inserita una norma che indichi nella Suprema corte la sede dell’Ordine romano. Perché, replica Cassiani, «solo a Roma c’è la Cassazione». Ovvie considerazioni di carattere storico impongono, infatti, spiega il presidente, di individuare come peculiare, e per nulla assimilabile agli altri Ordini, la collocazione degli uffici del Consiglio romano nel “Palazzaccio”.

Riforma. Al senatore Valentino l’Ordine capitolino ha espresso le sue perplessità sulla proposta di riforma dell’ordinamento professionale approvata dal Consiglio nazionale forense. In particolare, sulla composizione numerica del Cnf: il distretto del Lazio, per fare un esempio, ha un solo rappresentante. La legge prevede, difatti, che la rappresentanza degli Ordini sia correlata alla presenza sul territorio delle Corti d’appello. In altre parole, una sola Corte d’appello un solo rappresentante al “Parlamentino” forense. Per questa ragione, il Consiglio dell’Ordine capitolino chiede la previsione di meccanismi che assicurino l’eguale rappresentanza proporzionale di tutta l’Avvocatura italiana. Eliminando così sproporzioni: talvolta significative realtà territoriali non sono rappresentate affatto o altre, pur con un numero non rilevante di iscritti, sono rappresentate in modo consistente.

Solidarietà. Il grido d’allarme sulla minaccia di sfratto è stato raccolto da tutti gli Ordini forensi. Innumerevoli gli attestati di solidarietà al Consiglio capitolino sia dai colleghi romani che dagli Ordini d’Italia. Una manifestazione di sostegno che – si legge nella missiva del segretario Antonio Conte– «ci ha commosso e rassicurato sulla giustezza del principio da noi difeso». (cri.cap)